Tutti i post della categoria: +Nord

Ospite di ‘La telefonata di Belpietro’

postato il 5 febbraio 2013
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L’esperienza di Pioltello, come vincere al nord

postato il 1 luglio 2011

Quando ai primi di novembre 2010 abbiamo deciso di intraprendere il cammino di preparazione alle elezioni amministrative del maggio 2011, noi “Giovani per Pioltello” ci siamo trovati di fronte ad una scelta: accettare le lusinghe e le proposte di PD o PDL o creare una alternativa, costruita sui giovani, sui programmi e soprattutto sulla nostra città. Scegliere il PD, il sindaco uscente e un’alleanza molto sbilanciata a sinistra, avrebbe significato avere la quasi certezza (poi puntualmente verificatasi) della vittoria, e quindi di un posto in Giunta; ma avrebbe anche e soprattutto significato la svendita del nostro patrimonio di idee e battaglie portate avanti nei precedenti 5 anni in consiglio comunale e in tutta la città.

Viceversa scegliere di allearsi con PDL e Lega avrebbe potuto darci il vantaggio di raccogliere tutte le opposizioni presenti sul territorio (eccezion fatta per IDV che per dissidi con il sindaco ha deciso di correre in solitaria) ma ci avrebbe anche fatto perdere quello spirito e quel modo di far politica che ci ha sempre contraddistinto fin dal 2006. Pioltello è una cittadina di circa 36.000 abitanti, divisi in 4 quartieri; una città tendenzialmente di centro destra alle elezioni politiche, europee e regionali, ma che in occasioni di ogni tornata elettorale amministrativa si riscopre di centro sinistra (da ormai 16 anni). Per chi come noi cerca di costruire un’alternativa tra questi due poli, gli spazi sono ristretti e la conformazione del territorio (i 4 quartieri ognuno con le proprie particolarità) non aiuta di certo. In seguito ad una assemblea di tutti gli iscritti alla lista Giovani per Pioltello (fatta insieme agli iscritti UDC) si è deciso di aprire un canale di dialogo con il neonato gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia, qui a Pioltello rappresentato da Ronnie Basile (avvocato, classe 1980) ex capogruppo di AN e responsabile PDL locale con il quale i nostri rapporti sono sempre stati ottimi. A metà dicembre la scelta: formiamo un polo, lo chiamiamo: Polo per Pioltello. Ne entrano a far parte Fli, UDC e Giovani per Pioltello, più la costituenda sezione locale dell’API. Il lavoro è tanto, partiamo con i banchetti nelle piazze, utili per spiegare la nostra nuova formazione, le nostre prime proposte e per presentare il nostro candidato sindaco, Ronnie Basile.

Da metà dicembre al 7 di maggio tutti i sabati e le domeniche mattina siamo stati nelle piazze della nostra città con tre gazebi e tanti attivisti, giovani, ragazzi e ragazze, uomini e donne. Abbiamo creato entusiasmo tra le persone, con alcuni slogan legati a tematiche locali, ma anche attraverso un ciclo di 5 incontri ognuno dei quali relativo ad un punto del programma: Politiche sociali (la famiglia al centro), legalità e sicurezza (Pioltello città del convivere civile), urbanistica e territorio (conservazione, recupero e tutela), commercio e trasporti (unire per rivitalizzare), cultura e sport (protagonismo giovanile).

L’idea che abbiamo cercato di trasmettere ai pioltellesi è stata quella di un gruppo forte, unito, preparato e realmente pronto a diventare classe dirigente, desideroso di dare una svolta alla nostra città. La difficoltà maggiore che abbiamo incontrato è stata quella di far capire alle persone che al di là dei partiti nazionali, al di la dei leader politici, sul territorio, a Pioltello la vera alternativa al centro sinistra non erano PDL e Lega ma era il Polo per Pioltello. A poco a poco questo messaggio è passato e così il 16 maggio abbiamo potuto festeggiare. La nostra coalizione ha raggiunto il 12,29%, risultando a tutti gli effetti il terzo polo pioltellese alle spalle del centro sx (47,82%) e del centro destra (28,64%). In particolare, all’interno della nostra coalizione un ottimo risultato è stato il nostro: la lista Giovani per Pioltello – UDC ha ottenuto 1014 voti, pari al 7,21%! Se consideriamo che nel 2006 le due liste GxP e UDC (allora separate) non avevano superato insieme il 5% (500 voti i GxP, 217 l’UDC) è davvero un grande risultato. Abbiamo anche avuto all’interno della nostra lista il consigliere che ha conquistato il maggior numero di voti (283 preferenze per Andrea Galimberti), che da pochi giorni è stato eletto anche vice presidente del consiglio comunale. Polo per Pioltello ha eletto quindi 3 consiglieri comunali di minoranza (su 10) e nei prossimi 5 anni farà certo sentire la propria voce.

Insomma, noi pensiamo di aver davvero ottenuto il massimo. La nostra lista è stata la forza trainante dell’intera coalizione (la lista di Fli ha ottenuto il 3,56% e l’API l’1,89%) ed ha ottenuto consensi intorno al 21% nei seggi di Pioltello Vecchia, vale a dire il centro storico della città. Ora iniziano 5 anni di opposizione, con la responsabilità di non deludere i 1014 pioltellesi che hanno dato fiducia ai Giovani per Pioltello – UDC.

Giovani per Pioltello – UDC

 

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Lavoro? in Liguria è il momento di agire

postato il 28 dicembre 2010

Un mercoledì come un altro. 37 anni. 3 figli e 1 moglie. Un lavoro. Prima. Crisi, lavorativa e depressiva. Ora. Basta. Fine. Non ce la faccio più. Giù. Mi butto. Mi butto giù!

Ho provato a narrativizzare un tragico evento, accaduto mercoledì scorso nel Levante di Genova. E mi ha fatto pensare: “Che dramma, che disgrazia”. Vien spontaneo dire così, e ci mancherebbe!
Poi, però, ti fermi. Ti fermi a contare e a pensare: lui mercoledì, poi un altro venedì. Ma ce ne era già stato uno la settimana scorsa. E non era il primo! E poi, uno anche Sabato. Basta lo dico io e vorrei lo dicessero tutti. Ma voglio staccarmi dalla cronaca. Mera triste somma di singole tragiche vicende.

Via la cronaca. Si passi alla politica, ai fatti. O meglio, alle soluzioni che la politica deve dare ai problemi della società. Senno’, che ci sta a fare?!

Premessa: non si può prendere il tema sottogamba, non si scherza col Lavoro. E’ incastonato, scritto (con idealità, certo, ma ci sta scritto) nell’ Art.1 della Costituzione e in modo più specifico (seppur sempre generale, come si confa ad una Legge Fondamentale) agli Artt. 35 e 36.

“Siamo in un periodo di forte crisi economica”, “la crisi sta colpendo”, “tutto l’Occidente sta attraversando un’impressionante momento di crisi”, e tante altre espressioni di questo tipo. “Non ci sono più soldi”, “L’Italia ha il debito pubblico più grande dell’Europa, e non solo”, “Negli Anni ’80 ci si è indebitati oltre misura”, “il Welfare non potrà garantire nemmeno più chi già oggi lavora”, e tante altre espressioni di questo tipo. Io mi sono stufato e credo con me si sia stufato ancor di più chi se le sente “raccontare” da più tempo di me. Sono tutte parole che sappiamo a memoria dai Tg.

E’ ora di cambiare musica, di affrontare la crisi e le difficoltà. E’ ora di rimboccarsi le maniche, di prendere il coraggio a 2 mani e decidere “che fare”: Se c’è la crisi, va bene tirare le corde della borsa, va bene decidere di non spendere più, ma non può bastare. Ci vuole coraggio, il coraggio di fare Riforme -con la “R” maiuscola- e, magari, anche Riforme impopolari. Parlo di liberalizzazioni, pensioni, università e accesso al lavoro.

Tutti, rossi, neri, azzurri, verdi, bianchi e a pois, negli anni, si sono riempiti la bocca si slogan e buone intenzioni. Non basta più.
La crisi sta soffocando chi fino a ieri riusciva, magari barcamenandosi tra una rinuncia e 100 saldi di fine stagione, a tirare avanti, e invece oggi proprio non ce la fa, non solo economicamente, ma anche proprio moralmente. Sente che intorno a lui, fuori dalle mure di casa, non c’è una società, non c’è uno Stato, non un tessuto sociale, non c’è un Welfare State capace di accoglierlo e sostenerlo. E questo, comprensibilmente, “ti butta giù”…

E’ necessario, ora più che mai, che lo Stato si riappropri di quel ruolo che gli spetta di diritto. Non con politiche assistenzialiste incapaci di creare un vero cambiamento, ma investendo in modo mirato e ponderato dove riesce. Detto così sembra facile, ma non lo è, chiaramente. Però, non è certo con i tagli lineari e “il braccino corto” che si può cambiare veramente.

Un esempio? Le prospettive nell’ambito Portuale Lgure. A chi piace leggere e seguire un poco le vicende, appare uno scenario molto interessante per il futuro: un futuristico“piano MiNova” (ossia un’alleanza strategica tra Genova e Milano, stile Parigi, caldeggiata dal Presidente dell’Autorità Portuale di Genova); 1500 nuovi posti di lavoro, in un futuro prossimo, tra il Porto di Genova e quello di Savona; “Terzo Valico” (si parla di dimezzare il tempo di percorrenza del tratto MI-GE!); il Boom dei Container a La Spezia, e tante altre. Ma anche una rinascita prospettata a Cornigliano (nel Ponente di Genova), e non solo. Solo veramente tante, tantissime le prospettive di una nuova ripresa, in tutta la Liguria.

Ma possiamo crederci?! Sono ottimista sul fatto che tutto ciò si verifichi, ma possiamo pensare che tutto accada lasciando al caso o (dando meriti a chi se li merita, appunto) per il merito e l’impegno di tanti singoli?! Perché non fare squadra?! Perché non coordinare il tutto, semplificando e velocizzando processi che potrebbero richiedere un periodo di realizzazione ancora troppo ampio?! Perché non assumersi la responsabilità di farsi primo motore della ripresa? Serve coraggio, tenacia, e un pizzico di audacia. Quella che ti permette di andare anche contro alcuni veti e perplessità (vedi Terzo Valico e Gronda, sia di Levante sia di Ponente), quella che ti permette di dire alla gente che scelte impopolari devono essere fatte, per stare meglio, veramente meglio, domani.

Ma poi, ovviamente, si è liberi di pensare che sia meglio andare avanti così, “tirare a campare”, pur di non rischiare di fare qualche piccolo sacrificio oggi, anche se porterebbe un benessere domani… Ma chi ci pensa al Domani? ciò che conta è solo l’Oggi!

I primi a pensare al Domani devono e sono i Veri Giovani! Non chi ad essere giovane si atteggia o, al limite, lo è anagraficamente.  Ma Giovane nello spirito e nel modo di pensare. Per cambiare veramente, bisogna cambiare molto, lasciarsi alle spalle alcune abitudini e anche, oso dire, alcune comodità e privilegi a cui si è abituati.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Edoardo Marangoni

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Post-it natalizio, tanti auguri alla mia Milano

postato il 26 dicembre 2010

Una realtà vasta e complessa come Milano e la sua Area Metropolitana ha tanto da dire e da chiedere in questo periodo di attesa, di bilanci, di aspettative. Ognuno con le sue molteplici sfumature e peculiarità potrebbe vorrebbe donare quel qualcosa che manca e che sente di poter dare al tessuto umano e sociale nel quale si trova inserito.

Il Natale delle maschere forse nasconde tante verità,oltre il velo della miseria umana, il non senso che ha caratterizzato l’attualità di questi mesi, quando la vera finanziaria da varare la fa ogni famiglia a fine mese, quando l’augurio secondo me più vero è quello di lasciarsi provocare da questa festa nelle nostre coscienze per non lasciare nuovamente nella mangiatoia colui che è venuto per noi.

Sicuramente il mio grazie va in primis agli operatori che si spendono in solidarietà, che innanzitutto vuol dire aiutare gli emarginati (famiglie separate, minori, senzatetto, tossicodipendenti, extracomunitari in difficoltà) a ritrovare fiducia in loro stessi ed inserirsi o reinserirsi nella società, in secondo luogo anche cibo, vestiti e coperte. Un’opera infaticabile va di sicuro riconosciuta ai City Angels ed a tutto il capillare mondo dell’associazionismo e volontariato attivo che gravitano come satelliti luminosi nei meandri più bui di una metropoli,che troppo spesso ultimamente ha smesso di brillare in operosità e convergenze di intenti, dimenticandosi che la Pace non è solo una Marcia occasionale che si svolge in Umbria, ma è quanto dovremmo far accadere ogni giorno nei nostri territori.

Mi sento anche di ringraziare questi operatori che cercano di supplire alle carenze educative di tutte le periferie che spesso si sentono collegate al grande centro luminoso di cemento e negozi solo per mezzo di un tram che compie un viaggio lunghissimo, a tutti coloro che sentono di creare relazioni nei quartieri come antidodo alla droga e ai legami familiari carenti, sono loro la vera diga sociale che tiene a fatica insieme i pezzi quando le amministrazioni pubbliche sono distratte a mettere in atto dei provvedimenti, sono loro le ultime coscienze morali rimaste con le rotelle attive in questa città e nella sua provincia, che sembra aver perso la borghesia illuminata che l’ha contraddistinta per anni.

La città non è fatta di soli piani regolatori, o piani di governi del territorio, e di innumerevoli cantieri sparsi a destra e a manca, dove spesso la parte debole e marcia della politica arriva a compromessi con le cosche inquinando la filiera e l’economia. Se guardiamo Milano da un punto di vista nuovo dobbiamo ricordarci che la città ha bisogno di immensi “cantieri sociali”, che vanno realizzati con una mappatura ben definita in cui lavorare e in cui gli spiriti creativi e propositivi debbano innestare la loro opera di cambiamento per smantellare la frammentazione sociale spesso diffusa mista a depressione che si respira in città.

Senza far torto e dimenticare nessuno, faccio anche i miei auguri a chi è fuggito senza casa né parenti, a chi non ha identità, a chi non conosce onorevoli, deputati, magistrati, e nemmeno un appuntato a cui votarsi, a chi non siede in nessuno Cda, a chi non ha il macellaio che gli conserva la miglior fetta, a chi non ha più una fabbrica aperta in cui tornare, a chi ha la nostalgia di stadi o teatri pieni di sogni ed emozioni da inseguire, agli anziani, a tutto il personale ospedaliero, ai migranti, a chi vive in questo territorio, ai business man, ai separati, a chi è appena entrato in politica, a chi cerca futuro di esame in esame, di colloquio in colloquio, a chi si siede ai tavoli delle trattative rappresentando i lavoratori, e chi oggi si sente piu solo degli altri giorni, -Auguri-

“Riceviamo e pubblichiamo” di Christian Condemi

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Milano, una settimana dopo

postato il 28 novembre 2010

Verso il Partito della Nazione… che sappia anche essere “di quartiere”

Ogni qual volta torno a casa da una convention, un’assemblea, un congresso in cui si parla di politica, bhé, su giornali e tv le polemiche infuriano, i commenti si sprecano, e le interpretazioni delle parole sono le più molteplici.
Ecco, allora, che mi è venuta proprio voglia di dire la mia. Contrariamente a quanto letto sulla stampa, mi son fatto un’idea diversa delle parole di Pier Ferdinando Casini (e non solo). Per prima cosa sinceramente non ho sentito un’apertura a braccia aperte verso Berlusconi né verso il Governo. Così come, dall’altra parte, non mi pare ci sia stata un’apertura particolare al PD o alla Sinistra.
Ho sentito, invece, ribadite e confermate, le scelte cominciate a maturare quasi ormai 4 anni fa, all’inizio di questo lungo e difficile –perché negarlo?!- percorso verso il Partito della Nazione. “Un partito serio, repubblicano”, come direbbe Pier Ferdinando Casini, è quello che vuole assumersi le responsabilità. E’ quello che, consapevole della complicata fase politico-economica-sociale in cui ci troviamo, decide di rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani e mettersi in gioco per primo, se necessario anche al Governo del Paese, per provare a tirar fuori l’Italia da questa palude in cui si trova.

Un partito serio” è quello che si dimostra pronto a dialogare con tutti, capace di ascoltare le tante voci rappresentative del popolo. Certo, è necessario essere chiari, mettere i puntini sulle i quando si parla di valori e principi, ma sarebbe “serio” un partito che urla solo contro gli altri?! Altri che, peraltro, considera “nemici”, e non piuttosto “avversari”. Sarebbe “serio” voler restare ‘puri’, non lasciarsi ‘corrompere’, restare, o meglio, ‘tirarsi fuori’ dalla situazione attuale, pensando di ‘salvarsi’…  sennonché, così facendo, si potrebbe sì dire di non aver avuto commistioni, ma a quale prezzo?! C’è in gioco l’economia, le imprese, cioè il nostro tessuto sociale, le famiglie di tutti e ciascuno di noi, il futuro di ognuno di noi. Come ci si potrebbe sentire privi di responsabilità?! Come si potrebbe “fare spallucce”, o, peggio, pensare che il sol dire “arrangiatevi”, è colpa vostra, colpa di questo bipolarismo forzato che ha portato allo sfinimento la politica e, quel che è peggio, la società italiana?! Come si potrebbe?! Come?!
C’è proprio da cambiare mentalità, cambiare il modo di vedere, prima ancora che la politica, il mondo! Non è uno “zig-zagare” tattico-politico. E non perché lo dica Casini, né tantomeno perché lo dico io. Ma perché i fatti dicono il contrario: Sono 2 Legislature che l’UdC  si trova all’Opposizione, senza poltrone né cariche da spartire.

E’ stata una battaglia difficile, controcorrente, contro il bipolarismo “all’italiana”… e contro tutti! Ed oggi, questa battaglia, pare proprio essere vinta. O no?! PD e PdL sono al collasso. Spaccati profondamente all’interno, dalla base, presso l’opinione pubblica. E non potrebbe essere altrimenti!
Ma dire “noi l’avevamo detto”, “noi lo sapevamo”, “ecco, avevamo ragione” sarebbe del tutto sterile, improduttivo. E quindi, invece, bisogna darsi da fare! A che serve aver avuto ragione, senza aver pensato ad una nuova prospettiva per il futuro?!  Partendo da una nuova idea per il Paese e per la società italiana, unita.
Ma certo, la Convention a Milano non può essere stata solo sogni e buone idee. Se si vuole essere responsabili è necessario guardare prima a se stessi e vedere “come si sta”. E come sta l’Unione di Centro – Verso il Partito della Nazione?! Che dire… c’è tanto da fare, tanto da costruire. A partire da una vera strutturazione locale e periferica del Partito.

Certo, non sarà domani che si potrà dire “c’è una sede in ogni comune”, ma intanto bisogna cominciare a darsi da fare, da costruire ci sarà anche una nuova classe dirigente, un nuovo fronte di uomini e donne, pronti per le nuove sfide che verranno. Non può bastare più avere un grande e carismatico leader nazionale. Se vogliamo puntare in alto, dobbiamo cominciare (noi giovani) a chiedere al partito di formare le nuove leve, e tra di esse cercare giovani “liberi e forti”, capaci di guidare un vero progresso di rinnovamento, ognuno dal suo territorio, partendo dalla gente che conosce, che frequenta. Perché così può nascere un vero nuovo partito, un partito che parta dalla gente, dal territorio, dai veri problemi e dalle istanze concrete di chi si trova ad affrontare, ogni giorno, piccole grandi difficoltà. Una politica “di quartiere”, vicina alla gente, perché fatta, interpretata e portata avanti da chi di quella gente fa veramente parte.
E questa “sortita” nel ‘verde’ Nord, a Milano, la sua “capitale”, non può certo restare una “toccata e fuga”! Anzi, è il segno che, oggi più di prima, c’è proprio bisogno di soddisfare ed ascoltare le istanze del Nord, le istanze di chi si è fatto, in buona fede, ammaliare dal sogno berlusconiano e dall’orda leghista, ai fatti incapaci di fare alcunché di concreto, né per l’Italia, né per il Nord. Questa sì che è stata una bella sorpresa:  vedere un partito, nell’immaginario collettivo, “meridionalista”, incontrarsi al Nord, e parlare di Nord. La presenza di Gabriele Albertini, uomo forte del Nord –ex(?) primo cittadino di quella Milano che ancora sente e sa essere ‘sua’- non è stata certo una presenza di secondo conto, anzi. Il Nord, forse, finalmente, ha capito che i sogni prospettatigli non son altro che vane promesse elettorali. Ecco perché lo slogan “- promesse + Nord”.

Non c’è tempo da perdere! L’UE e l’Italia –ora anche il mondo, se pensiamo alla Cina e agli USA e alle due Coree- sono in difficoltà, e un ‘governicchio’, che “tiri solo a campare per non tirare le cuoia”, non può proprio bastare, non potrà certo rispondere alle richieste che si leveranno da più parti. La prima cosa che potrebbe, dovrebbe, fare un governo serio è affrontare questioni magari spigolose ma importanti, per la politica e per la società. E non solo legge elettorale, ma anche riforme, della Scuola, delle Finanze Pubbliche, delle Pensioni. E ci saranno da superare levate di scudi, opposizioni decise, proteste. Sarà necessario avere la forza di affrontare la società e smetterla –massmediaticamente- di inseguirla! Sarà necessario avere il coraggio di fare scelte anche impopolari. Ma cosa potrebbe spaventare mai una forza capace di farcela contro tutto e tutti?! Ora sì che si rivela il vero motivo, la vera ratio di quella difficile e tosta battaglia intrapresa 4 anni orsono: assumere su di sé la responsabilità di mettere del proprio nel tirare fuori dal pantano l’Italia. Per salvare l’Italia, per ricucire la società italiana, dilaniata da questo bipolarismo forzato, a Milano, lo scorso weekend, abbiamo battuto un bel colpo.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Edoardo Marangoni

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Don Mazzi affronta il disagio dei giovani “normali”

postato il 24 novembre 2010

Tra tutti gli interventi importanti che abbiamo potuto ascoltare a Milano, ce ne è stato uno che secondo me si è staccato sugli altri; forse perché non era di un politico, non era di un militante, non era di un giovane: parlo dell’intervento di Don Mazzi.

Pochi minuti sono bastati a questo grande e, allo stesso tempo umile, uomo per far comprendere a tutti noi seduti in platea l’importanza di alcuni temi fondamentali quali educazione, scuola, giovani.

Mi ha particolarmente colpito il discorso fatto sui giovani, parlando non dei disagiati, dei più sfortunati, degli extracomunitari, ma di quelli “normali”, dei ragazzi italiani che crescono in una società priva di valori, in cui si pensa solo all’apparire e non all’essere, di cui forse troppe volte ci si dimentica.

Mi auguro e spero che i nostri rappresentanti nelle istituzioni prendano esempio da Don Mazzi, dalle sue parole, da quei valori e quelle idee che devono animare sempre più il nostro agire politico, indirizzato a quel bene comune, obiettivo massimo a cui tutti dobbiamo tendere.

Riceviamo e pubblichiamo” di Andrea Galimberti

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‘- promesse + Nord per far ripartire l’Italia’: l’intervento di chiusura

postato il 21 novembre 2010

Martedì sit in alla Rai per i malati che vogliono affermare da Saviano il diritto alla vita

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Gianni Riotta intervista Pier Ferdinando Casini

 
Casini: Allora, fate un applauso anche ad Antonio De Poli, perché è lui l’anima di tutto, a Lorenzo Cesa, il nostro grande Segretario, a Rocco, a Pezzotta, ad Adornato, a tutti gli amici!
E adesso ragazzi dalle parole ai fatti, crescete e moltiplicatevi!
Vista la crisi della natalità! Poi c’è anche il messaggio del Papa! [Continua a leggere]

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Quali domande vorreste porre a Casini?

postato il 21 novembre 2010

Vorresti porre una domanda a Pier Ferdinando Casini? Scrivi un tweet con il tag #piunord, invia un SMS al numero 331.8421871, oppure lascia qui un commento (max 140 caratteri).

Gianni Riotta, direttore del Sole 24 Ore, sceglierà le migliori e le porrà a Pier Ferdinando Casini durante l’intervista conclusiva dell’Assemblea “-promesse +Nord per far ripartire l’Italia” che potrete seguire qui in diretta dalle 11.30.

La Redazione

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Albertini e la politica del fare “onestamente”

postato il 20 novembre 2010

Parliamoci chiaramente: Gabriele Albertini, già sindaco di Milano per due mandati, era l’ospite d’onore della giornata d’oggi. L’europarlamentare, in rotta con il suo partito – il Pdl -, è accreditato come possibile guida di un Terzo Polo fondato sull’alleanza tra Udc, Api e Fli. Per questo, sicuramente, erano in molti quelli che speravano in una sua conferma dei sempre più numerosi rumors: io – non ve lo nascondo – ero uno di questi.

E, invece, nel discorso di Albertini non c’è stato né un passaggio, né un accenno a possibili nuove alleanze: probabilmente qualcuno ne sarà rimasto deluso. Io, invece, no. Perché, come si suol dire, “chi ha orecchie per intendere, intenda”: il discorso dell’ex Sindaco è stato impostato sui temi della concretezza e della Politica del Fare “Onestamente”, dai contorni fortemente riformisti e liberali, con un occhio alla precedente esperienza amministrativa e alle sfide del futuro. Albertini ha lanciato un appello alla ricostruzione di Milano da portare avanti insieme ai partiti più responsabili, a partire proprio dall’Udc, e a una rinnovata alleanza tra Politica e imprenditoria. Un’idea che condivido pienamente, nell’ottica riformatrice della nostra struttura statale: c’è chi si riempie la bocca tanto di federalismo ma non riconosce poi l’importanza di costruire un rapporto solido tra capitale pubblico e capitale privato. Il fatto che la Politica abbia smesso di parlare al mondo dell’imprenditoria e del sociale è sintomatico del fallimento della nostra classe dirigente. Ecco perché, dopo la Marcegaglia e Bonanni stamattina, sentire Albertini lanciare questo appello mi ha molto soddisfatto.

Un Polo riformatore e liberale non può dimenticare queste tematiche e il fatto di tenere la propria assemblea a Milano conferma che da parte nostra, l’attenzione è massima. Come è massima la voglia di dare voce alla “maggioranza silenziosa” del Nord, che è fatta di piccoli e medi imprenditori, di lavoratori autonomi, di impiegati statali, stanca di essere presa in giro ogni giorno da personaggi che urlano a Roma Ladrona e poi pensano solo a presidiare Banche e Fondazioni, Rai e Ministeri. Ma al popolo del Settentrione (e lo dico da meridionale che crede fortemente nell’Unità del nostro Paese) possono interessare questi populismi, queste demagogie? Ovvio che no, come non interessano noi del Sud.

Vorremmo che la Politica parlasse di impresa, di sviluppo, di lavoro, di federalismo solidale, di detassazione, di valorizzazione delle autonomie locali nell’ottica unitaria. Vorremmo una Politica che parli la lingua di Obama, di Cameron, della Merkel: la lingua della concretezza, del bene comune, del fare (ma di quello vero). Una Politica che sia innanzitutto giovane, fresca, pulita. Il nostro Paese è incapace di produrre nuova classe dirigente, nuovi leader, nella politica così come nell’economia o nel sociale. Siamo un Paese senza guida e quindi senza futuro. Un Paese che non pianifica più, che aspetta che gli eventi raggiungano il punto di non ritorno per darsi una mossa.

Dobbiamo dare una scossa a questo sistema malato: il discorso di Albertini è andato proprio in questa direzione (anche su altri temi quali il rapporto con l’Europa, per esempio). Vedremo come andrà a finire, ma di sicuro – viste le premesse – c’è da ben sperare. E che si tratti di Terzo Polo o no, beh, questo è assolutamente secondario.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Giuseppe Portonera

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Marcegaglia e Bonanni dialogano all’Assemblea “-promesse +Nord” dell’UDC

postato il 20 novembre 2010

I temi dell’economia tornano al centro del dibattito politico, rilanciati dai segnali davvero preoccupanti che provengono dal mondo produttivo: le imprese hanno il fiato corto, cala l’occupazione (380 mila unità in meno dal 2008 al 2009), gli investimenti crollano.

Nel pieno di una crisi che sta cambiando pelle ma che non ci ha ancora lasciato, il Nord produttivo del Paese soffre: con le sue aziende in liquidazione, le sue cattedrali della produzione della ricchezza costrette a tagliare dipendenti e forza lavoro. Dobbiamo constatare, seppur malvolentieri, che nessun territorio, nessuna comunità socioeconomica è immune dalla virulenza di questa crisi. A coloro che hanno a cuore la crescita del Paese preme che si riparta da qui: i centri produttivi del Nord, Milano, Torino, l’ex-locomotiva del Nord-Est hanno bisogno di risposte chiare, perché la “ripartenza” a cui si punta rappresenta a ben vedere la via d’uscita più convincente.

Responsabilità è la parola chiave. La rilancia in modo deciso il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che dialoga con il segretario della CISL Raffaele Bonanni, in un’affollatissima assemblea UDC dall’emblematico  titolo “-promesse, +Nord, per far ripartire l’Italia”, in corso in queste ore a Milano. Il leader degli industriali chiede alla politica un’attenzione puntuale alle questioni economiche, lasciando da parte l’interesse di facciata che tanta classe dirigente rivolge all’Italia che produce, in attesa di politiche economiche robuste.

Si parte dall’assunto che la politica ha un grande ruolo: può decidere le sorti della crescita di un Paese, legiferando pro o contro quella spina dorsale di piccole e medie imprese che ci  ha permesso di stare tra i grandi del mondo e che oggi si ritrova nella più grande incertezza, proprio nel momento più difficile. E l’incertezza si risolve con “un disegno politico serio”, per dirla con Emma Marcegaglia, e Raffaele Bonanni sottoscrive, soffermandosi sul ruolo del sindacato nei rapporti capitale-lavoro (il caso FIAT, rievocato dai due protagonisti dell’incontro, è emblematico, Bonanni critico, la Marcegaglia più comprensiva).

E parlando di lavoro è il tema della detassazione a tenere banco: il mondo sindacale ci ricorda che in Italia la pressione fiscale è ancora troppo pesante, mentre ancora libere da ogni imposizione sono le rendite finanziarie, come i guadagni in borsa. Contemperare le esigenze delle imprese e dei lavoratori per rilanciare la crescita è dunque la sfida che Confindustria e sindacati lanciano alla politica.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Stefano Barbero

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