Tutti i post della categoria: Europa

Referendum in Grecia: Il “sì” un argine alla demagogia

postato il 4 Luglio 2015

L’Ue sia solidale
messagg
«Quando si vota è sempre un fatto di democrazia e poi il popolo greco è maggiorenne e non ha bisogno dei nostri consigli. Tuttavia ritengo segno dei tempi che una politica senza coraggio decida di scaricare l’onere della decisione sulla gente che non conosce le trattative europee e i dettagli del debito. Il referendum è stato un atto di disperazione ma soprattutto di disperazione di chi l’ha voluto: il governo Tsipras».
«I primi responsabili sono quei governanti greci che hanno falsificato i conti. Ma non sono da meno le autorità Ue che hanno fatto finta di non vedere. Una fortissima responsabilità ce l’ha la demagogia di un governo che ha fatto promesse impossibili. E poi l’Europa ha prodotto cure da cavallo che hanno tarpato le ali all’economia. Da questa politica bisogna uscire come chiesto nel semestre italiano di guida dell’Ue».

«C’è un proverbio che dice: «Chi ha più intelligenza l’adoperi». Anche se vincesse il “no” la Grecia deve restare in Ue. Per ragioni geopolitiche: Atene è Europa e il Mediterraneo ribolle di problemi. Il rischio dracma sarebbe fortissimo: la Grecia ne pagherebbe le conseguenze perché ha poco da esportare mentre il suo debito resterebbe in euro. Come sempre i più poveri pagherebbero per tutti».
«L’Italia non ha alcun interesse a tornare ad un clima di stagnazione economica generale in Europa né ad un aumento degli interessi sul debito pubblico determinato da una risalita dello spread. Ma è chiaro che l’Europa del futuro non può essere iniqua: i greci non possono andare a riposo a 57 anni mentre gli altri europei prendono la pensione oltre i 65 anni».
«E’ fondamentale un’Europa che parli il linguaggio della solidarietà ma i singoli Paesi europei sono chiamati a dotarsi di classi dirigenti che rifuggano dalla demagogia. Spero che gli italiani capiscano che la convergenza con Tsipras dei Grillo, dei Salvini, dei Fassina è il segno di un populismo che promette l’irrealizzabile e porta solo catastrofe soprattutto per i ceti più deboli».

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Albania: I governi cambiano, amicizia con Italia no

postato il 20 Ottobre 2014

“E’ un minimo comune denominatore della politica estera italiana: i governi passano ma l’amicizia con Tirana rimane”. Con Romano Prodi ed il premier albanese Edi Rama al convegno “Albania-Italia, una partnership per l’Europa”. Una due giorni organizzata dall’ambasciata d’Italia, nell’ambito della presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, per riflettere sul futuro dell’Albania e sulle sue prospettive di adesione all’Ue.

RamaL’Italia sara’ sempre l’avvocato dell’Albania in seno all’Unione europea. Non e’ un caso che il tema dell’allargamento dell’Unione europea all’intera area dei Balcani, ed ovviamente all’Albania, e’ uno degli obiettivi del programma del semestre di Presidenza italiano: e’ uno strumento indispensabile per rafforzare la stabilita’ e la crescita non solo di quell’area geografica ma dell’intera Europa. L’allargamento dei Balcani serve anche a riportare verso il Mediterraneo il baricentro dell’Unione, che per troppi anni e’ stato troppo a nord.
L’Europa ha bisogno di paesi come l’Albania, non meno di quanto un paese come l’Albania ha bisogno dell’Europa. Ne ha bisogno per tanti aspetti, primo tra tutti la stabilizzazione dell’area, ma anche come arricchimento culturale.
L’ingresso nell’Unione di un paese a maggioranza musulmana, come l’Albania, significa dimostrare una volta di piu’ l’assurdita’ di chi sostiene che quello in atto sia uno scontro di civilta’ e non, invece, uno scontro tra la civilta’, che e’ cristiana e musulmana allo stesso modo, e l’incivilta’ degli estremisti e dei terroristi, di qualsiasi religione siano. E l’Albania e’ un modello di convivenza di diverse religioni e diverse sensibilita’, come ha riconosciuto Papa Francesco nella sua recente visita a Tirana.

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Ospite di Punto Europa

postato il 4 Ottobre 2014

Futuro dell’Ue, crisi in Ucraina, Isis e Libia al centro dell’intervista di Giuseppe Ardica
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Gli italiani hanno fatto sacrifici, ora cambiare politica UE

postato il 4 Luglio 2014

La Germania non può fare solo i propri interessi

Pier Ferdinando CasiniPer anni abbiamo fatto i compiti a casa, imponendo sacrifici agli italiani. E’ arrivato il momento di dire basta alla politica economica e monetaria della Germania che in tutta Europa fa solo i suoi interessi. Noi non solo non approviamo questa linea politica, così come è stata annunciata da Manfred Weber al Parlamento Europeo, ma si corre il rischio di aprire un serio problema all’interno del Ppe che apprezza la Merkel che è il maggior leader del Ppe, ma non può fare, da sola, la politica del Ppe.

Pier Ferdinando

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Semestre Ue: Bisogna cambiare radicalmente la politica europea

postato il 24 Giugno 2014

Frontex deve essere una priorità

Signor Presidente del Consiglio, se posso sintetizzare, direi che lei ha chiesto due mandati: uno l’ha avuto il 25 maggio ed è giusto che lei lo abbia ricordato, perché fa parte della modalità con cui ci presenteremo in Europa; l’altro l’ha chiesto questa mattina alla Camera dei deputati e adesso al Senato.
Noi le diamo il mandato per fare una politica diversa, non per andare – come lei ha detto – con il cappello in mano in Europa. Nessuno, infatti, vuole andare con alcun cappello; non perché noi vogliamo scaricare le nostre inadeguatezze sull’Europa o magari trincerarci dietro i facili alibi europei, ma perché pensiamo che l’Europa non si difenda più con l’euroretorica, con l’evocazione dei grandi Padri fondatori del passato, con la nostalgia di quello che siamo riusciti a realizzare, una grande area di pace, libertà e democrazia. L’Europa si difende cambiando profondamente la politica europea.

Oggi siamo ad un bivio. Fino ad ora si è pensato illusoriamente di difendere l’Europa con l’euroretorica: oggi questo discorso non attacca più. Oggi l’Europa si difende dicendo che la politica europea va cambiata, che la stabilità è un valore e che la crescita vale quanto la stabilità. Forse sarebbe anche il caso di guardare agli Stati Uniti d’America che, con una politica espansiva attraverso la quale hanno prodotti investimenti per la ricerca, lo sviluppo, la tecnologia e l’ambiente, sono riusciti a rimettere in moto l’economia del Paese. [Continua a leggere]

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Serve un’Europa diversa. Il premier ponga il problema

postato il 31 Marzo 2014

L’intervento di Pier Ferdinando Casini pubblicato su ‘la Stampa’

Casini Pier FerdinandoCaro Direttore,
è in corso un dibattito molto serio, anche su La Stampa, sui rischi che le prossime elezioni europee segnino una grande vittoria delle coalizioni e dei partiti populisti ed antieuropei che sembrano godere non solo nel nostro Paese delle «migliori condizioni di salute». Dalle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, nel 1979, è risultato chiaro che queste competizioni favoriscono i partiti antisistema, o comunque collocati alle estremità dello spettro politico. Lo stesso elettore che alle elezioni politiche nazionali privilegia un «voto utile» per un partito che ha concrete possibilità di partecipare alla formazione del governo, alle elezioni europee, in assenza del vincolo della governabilità, compie una scelta diversa, magari anche solo per segnalare insoddisfazione nei confronti del proprio governo.

Se questa tendenza è insita nel gioco elettorale europeo, alle elezioni di fine maggio, nonostante l’aumento dei poteri del Parlamento europeo, nonostante l’inedita indicazione da parte delle principali famiglie politiche di un proprio candidato a Presidente della Commissione, rischia di andare ben oltre il livello di guardia.

In realtà la questione europea è diventata un banco di prova permanente, su cui emergono divisioni trasversali tra i partiti e al loro interno. Da una comune accettazione, spesso acritica, dell’Europa come denominatore comune di popoli e Paesi, fattore di pace e di progresso, si è oggi scivolati ad una visione dell’Europa come mostro burocratico e parassitario, prima responsabile di un disagio sociale generalizzato e di uno scontro intergenerazionale. [Continua a leggere]

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Daul assuma vicepresid​enza IDC

postato il 12 Novembre 2013

Sarà prestigioso successore di Martens
Pier Ferdinando CasiniEsprimo le più vive congratulazioni a Joseph Daul, neo presidente del Partito Popolare Europeo. Sono certo che continuerà ad assicurare la sua alta e prestigiosa collaborazione all’Internazionale democratico cristiana di cui lo invito ad assumere la vicepresidenza, sostituendo così il nostro Wilfried Martens che ha cooperato sempre, durante la sua vita politica, per rafforzare nel mondo l’impegno contro il populismo per la libertà e la pace.

Pier Ferdinando

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L’Europa cambi musica, occorre farsi carico dei milioni di disoccupati

postato il 20 Giugno 2013

casinippeL’Europa deve cambiare musica, perché se continua così sorgeranno in ogni paese movimenti anti europei e populismi che travolgeranno le forze politiche tradizionali. Il Ppe deve farsi carico non solo dell’applicazione ragioneristica delle politiche di rigore, ma dei milioni di giovani disoccupati e della disperazione delle loro famiglie.
Ora bisogna puntare su sviluppo e crescita conquistando in Europa la possibilità di scorporare dal Patto di stabilità gli investimenti strategici ed indispensabili per il rilancio della nostra economia. L’Italia ha fatto il suo dovere col governo Monti, che abbiamo sostenuto con forza, e a cui oggi è giusto riconoscere i meriti che ha avuto. Letta continua la strada intrapresa, ma punta giustamente su una seconda fase del risanamento nazionale.E’ bene sfatare gli equivoci: Berlusconi e il Pd sul tema europeo sono molto più vicini di quanto possa apparire. Tutti noi chiediamo che l’Europa cambi il messaggio che dovremo trasmettere agli elettori.

Pier Ferdinando

*foto dal vertice del PPE tenutosi oggi a Vienna.

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Serve piano straordinario per lavoro e giovani, avanti verso Stati uniti d’Europa

postato il 15 Giugno 2013

Ospite di “Punto Europa”

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Senza Erasmus anche l’Europa sarebbe a rischio

postato il 24 Ottobre 2012

“Riceviamo e pubblichiamo” di Virgilio Falco*

I vantaggi prima della Comunità Europea e poi dell’Unione Europea li conosciamo bene: nazioni che qualche anno dopo essersi fatti reciprocamente la guerra con la CECA hanno iniziato cooperare per garantire i propri interessi nazionali ma anche per solidificare un rapporto comune da secoli tralasciato per via di piccole rivendicazioni territoriali e economiche; poco dopo la possibilità di varcare i confini senza visti ne passaporti; poi una moneta unica che soppiantava i gloriosi marchi, la cara lira, i secolari franchi francesi e le pesete spagnole.
Ma chiedendo tra i giovani la prima cosa che vi diranno sull’Europa sarà l’Erasmus.
Questo progetto voluto dall’UE ha qualcosa di rivoluzionario: esso non nasce per garantire un diritto inalienabile del cittadino, bensì promuove una coscienza europea tra i giovani laureandi. E i primi risultati già si stanno scorgendo: a 25 anni dall’introduzione del progetto la “Generazione Erasmus” ormai laureata e entrata nel mondo del lavoro guarda con molta più facilità, rispetto a coloro che hanno svolto un percorso accademico tradizionale, a lavorare fuori dai propri confini nazionali e tende a muoversi con più facilità dalla propria patria.
Se solo ci pensiamo bene già qualche secolo fa esisteva un antesignano del progetto Erasmus: era quel “tour” che facevano farei ricchi nobili ai propri figli per apprendere le dinamiche oltre il confine del proprio regno.
Oggi questa opportunità è invece aperta ai milioni di studenti universitari europei.

Ma pochi giorni fa qualcuno ha lanciato un segnale d’allarme: il deputato francese Alain Lamassoure (PPE), presidente della commissione parlamentare bilancio del Parlamento Europeo, ha denunciato che alcuni paesi, se non si operano modifiche al budget europeo, rischiano di non poter garantire più ai propri studenti la possibilità di studiare all’estero.
A seguito di questa dichiarazione quasi tutte le forze politiche europee si sono attivate per garantire che questa “Generazione Erasmus” possa continuare a sentirsi protagonista a pieno titolo del progetto UE.

E’ di poche ore fa la notizia che la Commissione Europea avrebbe approvato un bilancio rettificato per finanziare, tra le varie cose, il progetto Erasmus con 90 milioni di euro.
Questa è sicuramente una buona notizia ma l’Europa deve dire con chiarezza quali sono le proprie priorità altrimenti il rischio che si corre riguarda proprio il futuro dell’Unione: non si può, soprattutto in un periodo di crisi economica, politica e valoriale, fare un passo indietro nel processo di integrazione europeo. Questo, infatti, potrebbe essere il primo passo verso il fallimento del tanto agognato sogno europeo.
*portavoce nazionale StudiCentro
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