postato il 22 Gennaio 2012 | in "app, Interventi, Politica, Riforme"

Casini: “Indietro non si torna, il decreto si può solo migliorare”

E’ tempo di riforme, cominciamo dalla giustizia

L’intervista pubblicata su ‘Il Messaggero’ di Barbara Jerkov

Per le categorie interessate il pacchetto liberalizzazioni pretende di far troppo. Per il Pd troppo poco. Berlusconi si è detto deluso dal governo dei tecnici prevedendo: «Presto verremo richiamati noi».

E il suo giudizio presidente Casini? Il decreto Monti ha fatto troppo o troppo poco?
«I giudizi contrapposti sono la miglior certificazione che si è mosso qualcosa di importante», risponde il leader dell’Udc. «Si doveva mettere in moto un gigante, non era facile rompere le incrostazioni e l’immobilismo di anni. Il bicchiere è mezzo vuoto e mezzo pieno, d’accordo; per me ciò che conta è che sia mezzo pieno. Se era tutto così semplice da fare, allora perché non l’hanno fatto in governi precedenti?».

Pdl e Pd già preannunciano una massa di emendamenti in Parlamento. Il Terzo Polo farà altrettanto?
«Siamo sempre disponibili a introdurre elementi migliorativi. Se invece qualcuno pensa di bussare alle nostre porte per annacquare gli elementi di concorrenza, si risparmi pure la fatica perché noi pensiamo che a forza di recepire le istanze corporative l’Italia sta morendo».

Che cosa le sarebbe piaciuto veder affrontato con maggior coraggio?
«E’ chiaro che l’approccio è stato per forza di cose gradualistico. Sui servizi pubblici locali e sulla rete gas si è cominciato a incidere, vedremo come si materializzerà la riforma in concreto dal momento che molti di questi provvedimenti oggi si mettono appena in marcia, poi sarà necessario tutto un iter lungo e complesso per portarli a compimento Le confesso che il timore che anche questa volta non si incidesse sullo scorporo della rete gas c’era, invece si è arrivati a una decisione di principio importante».

Altrettanto soddisfatto su assicurazioni e banche?
«Sulle assicurazioni non sarà una rivoluzione, ma un’attenzione maggiore al cliente è innegabile. Del resto tutto il decreto è destinato ad allargare la concorrenza e più concorrenza significa prezzi più competitivi e clienti potenzialmente più soddisfatti. Quanto alle banche effettivamente c’è ancora da fare».

Benzina?
«Il sistema rimane tendenzialmente in mano alle grandi compagnie. Qui francamente penso anch’io che si poteva avere più coraggio».

Professioni?
«Si va nella giusta direzione. Trovo molto giusto il tirocinio nelle università, è un aiuto ai giovani e una spinta a muoversi sciogliendo un bel po’ di lacci e lacciuoli».

E veniamo a farmacie e taxi, due categorie scese sul piede di guerra. Sono stati davvero penalizzati più di altri?
«Proprio non penso, anche qui si poteva fare ben di più. Si è scelta invece la strada di ampliare la concorrenza, inserendo norme innovative e interessanti che stimolano la fantasia imprenditoriale e, ancora una volta, la concorrenza».

Venendo ai giudizi più strettamente politici, l’altro giorno Berlusconi ancora una volta ha bocciato seccamente l’operato del governo, ieri invece Alfano è intervenuto per esprimere apprezzamento e assicurare il sostegno pieno del Pdl al decreto in Parlamento. Un Pdl a due facce: qual è quella vera?
«E’ chiaro che il Pdl ondeggia tra il populismo catastrofista di chi ritiene che nulla sia cambiato e il realismo di chi invece sta favorendo il percorso di Monti. Alfano mi sembra interpreti questa seconda faccia, Berlusconi come al solito le rappresenta tutte e due. Resta il fatto che non penso si possa minimizzare il risultato di Monti. Monti ha fatto tornare l’Italia sulla scena europea da protagonista. Lo spread sta diminuendo seppur lentamente: negli ultimi giorni è sceso di quasi cento punti. Il decreto sulle liberalizzazioni è un segnale concreto. Allora perché minimizzare tutto questo?».

Perché, presidente?
«Capisco che sia una strada difficile per il Pdl, non voglio banalizzare. Personalmente però non credo che questo ondeggiare continuo tra due stati d’animo opposti convenga loro: anche al Pdl dovrebbe interessare potersi intestare il sostegno a un governo che ha già realizzato tanto. Il rischio vero, così facendo, è che non riescano ad avere alla fine né il dividendo del sostegno a’ìfenti né quello di chi sta sul serio all’opposizione».

Nel Pdl c’è chi, come il vicepresidente della Camera Lupi, ha parlato di un’Opa di Casini sugli azzurri. Cosa risponde?
«Considero quella di Lupi la battuta di un amico rivolta a un altro amico. Non c’è nessun’Opa di alcuno su alcunché. Io credo che i partiti debbano semplicemente di fare il loro dovere, poi a giudicarli saranno i cittadini. Ciascuno è artefice del proprio destino: noi siamo stati artefici del nostro restando all’op posizione dei governi di Prodi e di Berlusconi, noi siamo stati artefici del nostro destino rifiutando di entrare nel Pdl. Noi saremo artefici del nostro destino in base alla modalità in cui saremo credibili nel sostegno a Monti».

Sin dal primo giorno di questo governo lei ha detto che le alleanze future dipenderanno da come si sta in questa maggioranza. L’altro giorno, proprio sul Messaggero, Pisanu l’ha invitata ad aprire un canale di dialogo privilegiato con Alfano. Pensa di seguire il consiglio?
«Io dialogo con tutti. Dialogo con Alfano, che stimo e che come me sta nel Ppe. Dialogo con il Pd, che ha avuto un grandissimo merito che riconosco loro ogni giorno: se si fosse andati a votare avrebbero vinto, invece hanno capito che c’era un Paese da salvare e hanno accettato una scelta che dal punto di vista egoistico non so quanti partiti avrebbero fatto. Quanto a noi dell’Udc, il nostro segretario ha detto chiaramente che faremo un congresso, disponibili ad azzerare il partito non appella si creeranno le condizioni per nuove convergenze».

Non è già il progetto del Terzo Polo questo?
«Il Terzo Polo deve ulteriormente aprirsi alla società civile, al mondo cattolico. E, perette no, anche a tanti protagonisti dell’attuale esecutivo di cui non bisogna essere gelosi o ‘ aver paura, spero anzi che entrino in politica e ne siano protagonisti».

Sta parlando di una nuova e più vasta area moderata destinata a candidare lo stesso Monti?
«Monti lasciamolo in pace! Sostengo con troppa lealtà il governo per creargli difficoltà tirandolo da una parte o dall’altra. Monti è l’unico che non ha bisogni di candidarsi essendo già senatore a vita, e ripete sempre che non si presenterà alle elezioni. Ma certamente non possiamo interdire la politica ad altri».

Chi, per esempio?
«Non faccio nomi per non mettere in difficoltà nessuno, ma le ribadisco che noi siamo disposti a tutto, anche ad azzerare il nostro partito se questo serve a un progetto più alto e più ampio. Né ci interessa intestarci alcuna paternità. Ormai gli uomini della provvidenza non sono più di moda».

Questa eventuale scomposizione e ricomposizione dei partiti dipende dalla nuova legge elettorale o è indipendente da questa?
«Tutti sanno qual è la legge elettorale che mi piacerebbe: quel sistema tedesco che ha garantito alla Germania cinquant’anni di alternanza bipolare tra socialisti e democristiani, ma che quando il Paese ne ha avuto la necessità ha consentito una larga coalizione. Un sistema che ha questa dose di flessibilità e di aderenza ai bisogni reali mi piace. Ciò premesso, e anche se dicendo questo so che deluderò molti colleghi della politica, io sono indifferente ai sistemi elettorali. Le forze politiche, se rappresentano esigenze reali della società, non sono né favorite né danneggiate dai sistemi elettorali. Quale che sia la legge noi abbiamo la convinzione di essere protagonisti, per questo siamo aperti a tutte le soluzioni, che siano alla tedesca alla francese o alla spagnola. Fatta salva l’esigenza, cui ci ha richiamato il capo dello Stato, di restituire ai cittadini la scelta dei parlamentari».

Il presidente Napolitano sta svolgendo un ruolo chiave nel favorire le condizioni per la ripresa di un confronto concreto in Parlamento sulle riforme.
«E noi rispondiamo al suo appello rispondiamo: presente! Siamo convinti che la politica non solo debba assecondare l’impegno del governo sui temi economico-sociali, ma debba fare di più. Primo: riformare se stessa, con la riforma del bicameralismo perfetto, dei regolamenti parlamentari e della legge elettorale. Secondo: bisogna chiudere vent’anni di contrapposizione tra potere giudiziario e potere legislativo».

In che modo, presidente?
Aver votato la scorsa settimana tutti insieme una mozione approvando a larghissima maggioranza la relazione del ministro Severino al Parlamento deve indicarci la prossima grande riforma da affrontare: proprio quella della giustizia. Ci sono tante riforme a costo zero che possono rendere finalmente più efficiente il sistema giudiziario italiano. E altre, come le intercettazioni, su cui si deve raggiungere un equilibrio di civiltà. In queste ore sono in Calabria, una regione martoriata dalla ‘ndrangheta. Abbiamo il dovere di alzare il tasso etico del nostro Paese e questo non si può fare se non c’è una ricomposizione tra il mondo della giustizia e il mondo della politica. La politica deve fare autocritica, ma pure il mondo della magistratura deve riflettere su certi eccessi di questi anni. La politica deve difendersi dai fenomeni criminali e deve essere aiutata a difendersi. E allo stesso tempo, dalla delegittimazione della magistratura a tutti i livelli non può che derivare un abbassamento del tasso etico. Ecco, anche su tutto questo è giunto il momento di una svolta».

4 Commenti

Commenti

  1. Condivido il sostegno al governo, finora dimostrato, spero non si tratti solo di una strattegia per entrare nelle grazie di tanti elettori delusi del Pdl e spaesati del Pd. Se così non fosse spero che la coerenza e la costanza ti premino più prima che poi, trovo ci sia bisogno di politici Moderati coerenti e concretti, avanti così.


  2. C’è ancora tanto da fare. Molto è stato fatto, con tempi di record. Ottima intervista, soprattutto perchè si sono toccati molti argomenti, con spunti e critiche.


  3. Si tutto bene davvero !! Le pensioni sono state già cancellate annullando le anzianità e passando al contributivo x tutti (pensioni minime x tutti i lavoratori). Tutti gli aumenti possibili ed immaginabili sono stati fatti e si faranno, non è finita qui. Ora il via alle liberalizzazioni per creare altro caos nel paese con rivolte sociali di intere categorie esasperate, senza nessun vero risparmio per la gente comune. Poi via alla riforma del lavoro con i licenziamenti facili, tagli agli ammortizzatori sociali, nessuna sicurezza del posto per nessuno (esclusa la vera casta) intoccabile, quella dei (pochi) veri ricchi che ammassano capitali esentasse nei paradisi fiscali. Così (forse) si salva l’Italia, ma si ammazzano gli italiani e si crea miseria.
    Il Governo dei professori massoni al soldo delle banche mondiali, del potere vero, che se ne trafrega di ogni forma di protesta, dei partiti eletti dal popolo, della realtà in cui NON VIVONO.
    Manca solo più il coprifuoco e saremo in uno stato di polizia degno dei peggiori stati comunisti o fascisti sudamericani.


  4. […] democratico cristiana (penso a Ferdinando Adornato o a Giulia Adamo), e fino a ieri nella sua intervista a il Messaggero si è dichiarato disponibile ad azzerare il suo partito per fare spazio ad un progetto più ampio […]




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