postato il 23 Luglio 2022 | in "Politica, Rassegna stampa"

Basta con i personalismi, un’area da Letta a Calenda per le riforme dell’agenda Draghi

«Conte? Guida una forza che in 4 anni ha perso tre quarti dei consensi»

La mia intervista al Corriere della Sera a cura di Marco Galluzzo

 

Roma «Credo che dopo questa esperienza di Draghi nulla sarà più come prima, indipendentemente dai risultati delle prossime elezioni. È stata un’esperienza sofferta, si è conclusa in un modo molto amaro, e certamente con una perdita di credibilità per l’Italia. Ma io spero che tutti abbiano tratto una lezione da questi 18 mesi, sia chi ha sostenuto Draghi sino all’ultima curva, sia coloro che inopinatamente lo hanno abbandonato».

Pier Ferdinando Casini ci ha provato sino all’ultimo, con una mozione parlamentare che si proponeva di fare un miracolo politico, ridare forza ad un governo che l’aveva persa, irrimediabilmente. Eppure crede ancora che le dinamiche delle ultime ore possano servire da bussola per le prossime tappe politiche: «Non siamo all’anno zero, se posso permettermi una riflessione indirizzata ai protagonisti della politica di oggi io vorrei ricordare che il governo è caduto, ma esiste un’area politica omogena che fino all’ultimo si è riconosciuta nella sua agenda programmatica».

Sta pensando ad un’alleanza per riportare Draghi a Palazzo Chigi?

«Qui non si tratta di strumentalizzare Draghi, né di fare partiti pro Draghi, con o senza di lui, sono tutte alchimie che hanno avuto poco successo in passato. Ma le forze che si sono riconosciute nel programma del premier ritengo che oggi siano chiamate a superare i loro personalismi e a creare un’area ampia di riformismo che vada da Letta a Renzi, da Speranza a Calenda, perché l’emergenza in cui ci troveremo nei prossimi mesi si affronta solo così, mettendo al centro gli obiettivi dell’Italia in una coalizione che non so se possa vincere, ma che certamente può dare prova di serietà».

Interpretazione di una crisi: Conte e Salvini vanno sempre più giù nei sondaggi e per questo staccano la spina?

«Non lo so, se è stato così è gigantescamente sbagliato. Per quanto riguarda Conte non mi azzardo in un pronostico, certo l’area dell’antipolitica partita da Bologna con Grillo portato in canotto in piazza Maggiore può ancora avere un appeal, ma siamo di fronte al primo esempio di una forza politica che in 4 anni ha perso i tre quarti dei suoi consensi».

E Salvini?

«Non nutro sentimenti di antipatia, anzi, ma lui e Berlusconi hanno fatto un gigantesco favore alla Meloni, che il giorno delle elezioni avrà ancora più consenso. Nessuno le può imputare nulla, non è andata al governo e non lo ha fatto cadere: ho già sentito tanta parte del popolo di centrodestra pronto a votarla».

Berlusconi?

«Lo ritengo molto sorprendente, non dico altro. La puerile scusa che Draghi fosse stanco… lasciamo perdere…».

In altri Paesi la stabilità è un valore, da noi no, perché?

«Guardando in giro rischiamo di essere in buona compagnia, Johnson con un grande consenso alle spalle sta per sloggiare, Macron è messo male in Parlamento, il nuovo Cancelliere non mi pare molto forte».

Crede ci siano state influenze di Mosca?

«Certo non credo che i protagonisti massimi della politica abbiano subito interferenze dirette, mi sento di escluderlo da uomo delle istituzioni. Ma che i russi si stiano sfregando le mani, che preferiscano che la postura internazionale di Draghi sia sostituita da una più ambigua, questo è certo. E qui lo dico ai partiti che si presenteranno: non ci possono essere ambiguità di fronte agli elettori, chi deve governare deve spiegare bene da che parte vuole andare. Eravamo considerati tradizionalmente l’anello debole dell’Occidente, sia per la preminenza di forze politiche vicine alla Russia e alla Cina, sia per una qualche tiepidezza. Ora il grande merito di Draghi è stato quello di aver scelto la parte giusta con nettezza. Sono orgoglioso del suo viaggio fatto a Kiev con Macron e Scholz, del ruolo di leadership che l’Italia ha esercitato sull’adesione di Kiev alla Ue».

Esiste la possibilità di un nuovo governo Draghi?

«Abbiamo appena seppellito un governo, per buon gusto non parliamo dei prossimi, lo decideranno gli elettori. Se c’è uno che credo abbia propensione zero per un impegno diretto in politica è proprio Draghi. Il problema è un altro, è l’agenda di un esecutivo che sino all’ultimo è stato sostenuto da un insieme di forze omogenee che oggi hanno un’occasione irrepetibile».

Cosa dovrebbero fare?

«Una grande area politica che si riconosca in un’agenda programmatica che non è cambiata. Davanti a questo sfacelo alzare le proprie bandierine farebbe solo ridere».

Potrebbe avere un ruolo la diaspora in atto in Forza Italia?

«Certo, dipende da loro, da quanto vorranno impegnarsi».

Monti cadde anche sui taxi, la storia in parte si ripete: siamo un Paese irriformabile?

«Se pensiamo di governare l’Italia accettando queste proteste di piazza allacciamoci le cinture di sicurezza».

Che errori ha fatto Draghi?

«Io credo che errori gravi non ne abbia fatti, semmai ha fatto l’impossibile su una formula, tenere insieme Lega e Cinque stelle, che era emergenziale. A sei mesi dalle elezioni le smanie e le frenesie elettorali hanno avuto il sopravvento. Era anche prevedibile, se vogliamo».

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