postato il 23 luglio 2016 | in "Esteri"

Ankara e rifugiati, l’Unione paga ambiguità e ritardi

Troppe esitazioni sul golpe turco fallito, Ue senza strategia

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L’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini, pubblicata su L’Unità

L’Europa è un Mediterraneo in fiamme: dal contro-golpe in Turchia, ai migranti che continuano a morire in mare, alla sfida globale del terrorismo jihadista. Tutti temi di drammatica, stringente attualità. L’Unità ne discute con Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato.
Presidente Casini, dal controgolpe in Turchia all’emergenza migranti. Fronti caldissimi sui quali l’Europa sembra assente, in “vacanza”.
«Purtroppo l’Europa oggi sconta i suoi ritardi. Sono venuti al pettine tutti i nodi una grande assenza di politica estera e di difesa. Ed è singolare che coloro che fino a qualche tempo fa si rivoltavano duramente contro l’Europa, proclamino tutti i giorni le ragioni per le quali ci vorrebbe più Europa. Si chiede il controllo dei confini, il pattugliamento militare del Mediterraneo, e questo da parte degli stessi che fino a ieri hanno rigettato qualsiasi devolution di poteri a favore delle istituzioni europee».
Guardando alla Turchia e collegando questo fronte di crisi alla tragedia dei migranti e dei rifugiati, emerge come l’Europa nei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, e il discorso può estendersi da Ankara al Cairo, invece che interlocutori politici con cui dialogare, sia sempre alla ricerca di “Gendarmi” a cui affidare lavori “sporchi”.
«Anche sulla Turchia noi europei scontiamo le nostre contraddizioni. Se nel 2003, quando Erdogan bussava alle porte del Partito popolare europeo, l’allora presidente francese Chirac e il cancelliere tedesco Schroeder non avessero chiuso brutalmente ogni prospettiva ai turchi, forse non ci sarebbe stata questa repentina svolta neo-ottomana che ha portato disastri a tutti e in particolare alla Repubblica di Ataturk. Purtroppo in politica internazionale ogni decisione ha effetti e si misura negli anni».
Insisterei su l’Europa in vacanza politica. In particolare sul fronte Sud.
«Per anni, l’Italia è stata l’unica a reclamare una politica di vicinato nei confronti dei Paesi mediterranei. Tutti i nostri colleghi guardavano invece solo al Centro-Est europeo. Poi il dramma dei rifugiati ci ha aperto gli occhi, ma ormai quando era troppo tardi».
Un ritardo che l’Europa rischia di pagare pesantemente in rapporto ai drammatici avvenimenti che hanno segnato l’ultima settimana in Turchia. Qual è in proposito la sua valutazione?
«Prima di tutto, mi lasci dire che l’Europa ha esitato troppo a condannare il putsch militare poi fallito. Quella notte è stata scandita da ore interminabili, in attesa di voci che non sono arrivate a difesa della democrazia. Poi è ovvio che oggi siamo preoccupati, e tanto! In primo luogo, per l’atteggiamento di Erdogan che sembra approfittare della nuova investitura popolare per regolare i conti e imprimere una svolta autoritaria. Ma dobbiamo essere riflessivi ed evitare di aggiungere benzina sul fuoco. La Turchia, è bene ricordarlo, ha il secondo esercito della Nato, ed è essenziale che Ankara rispetti il patto stipulato con l’Europa per bloccare l’esodo dei rifugiati dalla Siria e dall’Iraq. Negli ultimi tempi, la ripresa del dialogo con Israele e la Russia aveva fatto sperare in qualcosa di positivo. Speriamo che non tutto vada in fumo, che lo stato di emergenza duri meno del previsto e che le autorità turche diano prova di un qualche autocontrollo».
Presidente Casini, vorrei che tornassimo sulla grande assente: l’Europa. Una Europa che invece di cercare una fattiva politica di vicinato con i Paesi del Vicino Oriente, continua ad erigere muri e a blindare le frontiere.
«Non ci salveranno i muri ma solo una capacità di legare il nostro destino comune ai centinaia di milioni di nostri partner mediterranei che, non dimentichiamolo, subiscono anch’essi le tragiche conseguenze del jihadismo islamico. Da Tripoli a Beirut, da Tunisi alla penisola del Sinai. Anch’essi sono sotto attacco. La guerra è globale e contro di noi non c’è solo il “Califfato” islamico ma anche migliaia di “foreign fighers” e tanti “lupi solitari” attratti da un nichilismo distruttivo per le ragioni più varie. Sono esseri “disintegrati”, accalappiati dalla propaganda jihadista, che non debbono prevalere».

1 Commento

Commenti

  1. quasi perfetto.
    13 anni di confusione legalizzata.
    non mollare .
    grazie




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