Archivio per aprile 2022

Enrico non ha sbagliato, nella sua posizione ritrovo la vera politica

postato il 26 Aprile 2022

La Russia non manifesta volontà di pace, per cui non c’è ragione di cambiare linea. Ho commemorato il valore nazionale del 25 aprile a Piombino con un sindaco di Fdi e l’Anpi.

L’intervista di Carlo Bertini a Pier Ferdinando Casini pubblicata sulla Stampa

Sposa in pieno le parole del capo dello Stato Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera. E difende a spada tratta Enrico Letta, che “non ha sbagliato nulla in questa vicenda Ucraina, il suo posizionamento è ineccepibile. E le dico una cosa in più”.

Prego.
“Le contestazioni in piazza a Milano sono di gruppi sporadici e nulla hanno a che vedere col sentimento collettivo. Letta si è assunto la responsabilità di una scelta difficile, in cui ritrovo il valore della politica: che non è quello di seguire le pulsioni dell’opinione pubblica, ma di cercare di guidarla, senza subalternità”.

Come giudica il silenzio imbarazzato della destra sul 25 Aprile, lei che lo ha celebrato come patrimonio di valori comuni di tutti i cittadini?
“Ho scelto di commemorarlo a Piombino, dove il sindaco è di Fratelli d’Italia e la giunta è di destra. Ho chiesto di invitare a parlare assieme a me il presidente dell’Anpi di Piombino, figura storica della sinistra. Questo è il 25 aprile che piace a me. Una destra che sa rinnovarsi e ritrova il valore nazionale del 25 Aprile e un mondo che rispetta il volere del popolo che ha scelto il sindaco di destra. Lo stare assieme su quel palco è il senso compiuto il 25 aprile. E attenzione, c’è un fattore importante”. [Continua a leggere]

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Buon 25 aprile!

postato il 25 Aprile 2022

L’intervento in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile a Piombino con il sindaco della città Francesco Ferrari (Fdi) e il Presidente dell’ANPI di Piombino Mario Giannullo. 

Sono particolarmente lieto di celebrare la ricorrenza del 25 aprile qui con voi. Nei borghi di questa terra, così come in tante altre parti d’Italia, si è combattuto per realizzare un mondo di uomini liberi e per affermare il primato della dignità della persona umana contro la logica della violenza e della sopraffazione.
Ogni anno, in questo giorno, non possiamo che inchinarci con umiltà e commozione davanti al generoso sacrificio che ha accomunato tanti, giovani e non, del nostro Paese.

Ma oggi è anche un giorno di festa, in cui si celebra la rinascita della nostra Patria su basi nuove, il suo risveglio alla libertà, alla democrazia e alla pace.
I lunghi mesi tra il ’44 ed il ’45 costituirono per tutti gli italiani una prova durissima. Eppure, proprio allora, nelle loro coscienze si fece strada progressivamente un imperativo inderogabile: reagire all’umiliazione dell’occupazione nazifascista, dare nuova dignità all’Italia, trovarsi uniti nella lotta per la libertà e la democrazia.
Oggi festeggiamo questa rinascita civile e morale, da cui ha avuto inizio il processo che ha condotto alla Costituzione repubblicana. Una rinascita alimentata da valori che rappresentano ancora oggi un patrimonio comune di tutti i cittadini e fanno parte a pieno titolo del codice genetico dell’intera comunità nazionale.

Forse mai come quest’anno, alla luce dei drammatici avvenimenti in Ucraina, le celebrazioni del 25 aprile assumono un significato del tutto particolare. Ci offrono infatti la preziosa opportunità di riflettere su temi e ideali, quanto mai urgenti e attuali, da ricordare e trasmettere alle nuove generazioni. [Continua a leggere]

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Il divo Pier

postato il 17 Aprile 2022


L’intervista pubblicata su L’Espresso a cura di Susanna Turco

L’essenza del ruolo di Pier Ferdinando Casini nella politica italiana la riassume, inconsapevolmente, il commesso di palazzo Giustiniani che, per indicare la via allo studio senatoriale del “presidente” (come è noto, nulla è più longevo in Italia dell’appellativo di presidente), spiega: «Lei sale al primo piano, c’è una porta aperta e una porta chiusa: lei ignori quella aperta. Spinga l’altra porta, che non è davvero chiusa: arriverà dal presidente».
Sembra una scorciatoia, un giochetto, un vicolo cieco, si rivela una via: la porta chiusa non è chiusa, ti conduce dove previsto. Ecco la cifra. Come quando, nel 2018, Pier Ferdinando Casini, nato con la Dc, fondatore del Ccd con Mastella, nel Polo delle libertà con Berlusconi e Bossi, leader dell’Udc con Cesa, eletto con Monti, trentacinque anni in Parlamento e mai un incarico di governo, si presentò infine con il Pd, facendo gridare allo scandalo i puristi di entrambi gli schieramenti (taluni ex comunisti di Bologna minacciarono il suicidio): eppure era l’anticipo del governo largo, alla Draghi. Oppure come quando, a fine gennaio 2022, l’ex presidente della Camera spuntò come soluzione politica all’impasse sul Quirinale, finendo così per sbloccare il gioco che avrebbe re-incoronato Sergio Mattarella. È stato sufficiente, anche stavolta, spingere una porta apparentemente chiusa. Casini in effetti è lì, nello studio damascato che fu di Giulio Andreotti: ai tempi del Divo originale era rivestito d’azzurrino, adesso col Divo Pier è color ocra e lui lo misura a passi larghi, interamente vestito di toni chiari come ad armonizzarsi con l’ambiente e i suoi lapsus, tra una foto di papa Ratzinger (manca Bergoglio) e una foto con Giorgio Napolitano (manca Mattarella).

E comincia proprio da Andreotti e dalla guerra in Ucraina, e i suoi abissi, per misurare la distanza tra ieri e oggi, nei giorni in cui in Francia Emmanuel Macron comincia la sua complicata corsa verso il secondo turno, dopo un primo che ha visto «i sovranisti populisti superare, nel complesso, il 50%». Dice Casini: «Qua siamo nella stanza di Andreotti, che è la mia stanza. E lui col male parlava: con Breznev e Gromyko l’Italia i rapporti li aveva, però nella chiarezza delle prospettive. Dobbiamo invece prendere atto che la nostra generazione è figlia di un abbaglio collettivo. Abbiamo pensato che, caduto il Muro e finita l’Urss, ci potesse essere un avvicinamento della Russia alle democrazie per come le intendiamo noi. L’idea che democrazia e libertà sarebbero stati i minimi comuni denominatori del nuovo mondo. Tutto questo si è rivelato falso. Oggi abbiamo capito che il vero nemico di Putin non è la Nato, come si finge di credere, ma la democrazia: per lui è inaccettabile la democrazia ai confini della Russia».

La politica si è unita nel voto sul decreto Ucraina, ma i sondaggi dicono che gli italiani la pensano diversamente. Secondo Ipsos solo uno su tre è d’accordo con le sanzioni.
«Non mi meraviglio. Se avessimo sondato gli italiani sull’installazione degli euromissili contro gli SS sovietici, forse avrebbero risposto nello stesso modo. Il compito della politica non è – come è stato in questi anni – quello di cavalcare le pulsioni, ma di guidare opinione pubblica, è saper dire di no alle scelte emotive».

Bella descrizione, ma è realistica?
«No, e la crisi della politica è tutta qui. La postura del governo è giusta, il Parlamento ha mostrato responsabilità. Ma veniamo da anni in cui la politica è stata completamente delegittimata. Fenomeni imbarazzanti di dilettantismo. Campagne elettorali in cui lo slogan per chiedere il voto era: non ho mai fatto politica. A me, da vecchio politico, verrebbe voglia di dire: “si vede!”». [Continua a leggere]

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Ucraina: Se non vogliamo subire un ricatto crescente dalla Russia dobbiamo fare dei sacrifici

postato il 9 Aprile 2022

In realtà Putin non teme l’allargamento della Nato ma la democrazia. Dall’Ucraina alla Bielorussia non può accettare il “contagio democratico” ai suoi confini

L’intervista sul Corriere della Sera a cura di Paola di Caro

La «postura» di Mario Draghi mostrata fin dal primo momento e anche ponendo il Paese davanti ad una scelta drastica — «O la pace o i condizionatori» — è per Pier Ferdinando Casini «ineccepibile». E lo dice pur convinto che «non esistono uomini della Provvidenza: una democrazia solida non deve averne mai bisogno». Così come, un plauso va «alla triade, Draghi appunto ma anche i ministri di Esteri e Difesa Di Maio e Guerini» che stanno dando prova di «grande affidabilità istituzionale».

L’ex presidente della Camera, della commissione Esteri, in corsa fino all’ultimo per il Quirinale — che sostiene le ragioni dell’invio delle armi e anche di sanzioni severissime, fino allo stop dell’importazione del gas russo — non ha dubbi sulla linea di fermezza sposata dal governo italiano e sostenuta sostanzialmente da tutti i partiti, seppure con i distinguo di Lega e M5S. Ma ai «giovani colleghi» dall’alto della sua «lunga esperienza» dà un consiglio che è quasi un monito di chi vede che qualcosa non va: «La diplomazia parlamentare è una cosa seria. È importante avere rapporti e relazioni, ma quando un parlamentare gira il mondo e lo fa su terreni e con Paesi “pericolosi”, o comunque non nostri alleati come la Russia e la Cina, per non creare problemi seri a sé e al Paese, deve essere libero».

Significa che non si devono avere rapporti troppo intensi con certi Paesi, come il M5S e la Lega magari hanno fatto?
«Non intendo questo, perché al di là del merito o del giudizio politico su certe relazioni, voglio credere che a livello di prima linea nessuno sia così sprovveduto da prendere soldi da questi Paesi. Mi auguro che a tutti stia a cuore la propria libertà».

Si sta riferendo allora al monito di Draghi al Copasir ai parlamentari a muoversi «in trasparenza»? O magari al presidente della commissione Esteri Petrocelli, filo-putiniano? Secondo lei dovrebbe dimettersi?
«Mi riferisco a tutti quelli che, forse difficilmente ricandidabili in futuro e molto disinvolti nei loro rapporti di diplomazia con potenze straniere, si muovono in modo da cagionare problemi al Paese, magari pensando alle proprie prospettive personali. Di Petrocelli non parlo: è ovvio che la posizione è come minimo imbarazzante».

Parliamo allora di Draghi, dell’atteggiamento dei partiti italiani rispetto alla guerra…
«Bravo lui, bravi Letta, Renzi, Meloni, Tajani, che hanno concorso a rinsaldare la posizione seria dell’Italia. Il problema di questa guerra semmai si trova a monte: noi ci siamo illusi di ritenere che i russi fossero soddisfatti dell’occupazione della Crimea (dove alcuni politici sono anche stati in visita…), poi del Donbass, poi abbiamo sperato che l’invasione non si verificasse… Tutte previsioni errate. In realtà Putin non teme l’allargamento della Nato ma la democrazia. Dall’Ucraina alla Bielorussia non può accettare il “contagio democratico” ai suoi confini».

Ci sono partiti come M5S e Lega che fanno molta fatica a mantenere la posizione interventista dell’Italia.
«Devo dire che in Parlamento hanno votato coerentemente, ma il loro “sentiment” mi lascia molto perplesso… ».

Però gli italiani non sono così compatti sulla linea dell’intransigenza, dall’invio delle armi alle sanzioni.
«Io, da credente, sono stato molto felice invece di vedere il Papa con la bandiera ucraina. Perché il ruolo della Chiesa è chiedere pace, ma non si può confondere mai l’aggredito con l’aggressore. E sulle armi la mia risposta è in una sola domanda: la Resistenza italiana è stata fatta con i fiori o con le armi? E sul territorio ucraino ci sono truppe straniere o no?».

Fino a che punto possiamo spingerci con le sanzioni senza pagare un prezzo troppo alto?
«Dalla caduta del Muro ci siamo illusi che il sistema democratico fosse ormai acquisito permanentemente, non fosse più in discussione. Abbiamo commesso errori politici, come dipendere per il 40% del nostro fabbisogno energetico di gas dalla Russia. Ma oggi è tutto cambiato. Dobbiamo riaprire gli occhi e pensare che se i poveri ucraini pagano con le loro vite, a noi toccherà farlo con le nostre comodità. Sono stati troppo a lungo sottovalutati i problemi di non autosufficienza alimentare ed economica, si è persa la lezione di De Gasperi che 70 anni fa chiedeva una difesa europea, una integrazione dei bilanci europei. Siamo in drammatico ritardo. Ma oggi, se non vogliamo subire un ricatto crescente e continuo, dobbiamo essere pronti a sacrifici».

Quindi rinunciare anche al gas russo
«Dobbiamo salvaguardare la nostra indipendenza e autonomia politica. Per essere liberi non si può essere sotto perenne ricatto. Ridurre la dipendenza energetica dalla Russia è una strada senza ritorno che costerà a noi non meno che a loro. Non si cambiano i destinatari di forniture di gas dal mattino alla sera: anche loro avranno problemi immensi a ricollocare il loro gas».

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