Archivio per Gennaio 2020

I dem non pensino all’autosufficienza, si vince solo conquistando i moderati

postato il 31 Gennaio 2020

L’intervista a cura di Fabrizio Nicotra pubblicata su Il Messaggero


Presidente Casini, che lettura dà dal risultato delle elezioni in Emilia?
«Il Pd ha avuto un ottimo risultato e tutto sommato lo ha avuto anche in Calabria per cui ha legittimi motivi di soddisfazione. Può essere contento anche per il risveglio di un mondo giovanile che quando va in piazza, e mi riferisco alle Sardine, con civiltà con educazione e con gioia, è il benvenuto. Però guai se i dem facessero analisi sbagliate su questo successo perché quel risultato parla da solo: il buongoverno di Bonaccini ha convinto gli elettori moderati, che fanno la differenza in ogni elezione, a votare per il centrosinistra».

Quindi la lettura che dà il Pd, quella di un ritorno del bipolarismo, non la convince?
«E’ un’analisi che può andare nella direzione giusta se il Pd è consapevole di dover fare i conti non solo con una componente più giovanile e più radicale, ma anche con un grande bacino di elettori moderati. E’ un’analisi sbagliata se il Pd pensa a quella che una volta si sarebbe chiamata l’autosufficienza della sinistra. Il risultato, soprattutto quello dei quartieri delle grandi città emiliane, ci dice che la coalizione di centrodestra (la cui componente centrista, Forza Italia, si è fermata al 2%) ha preso gli estremisti, quella di Bonaccini ha preso gli elettori moderati.
Lo stesso Salvini dovrebbe riflettere profondamente sul tipo di messaggio che gli arriva dall’Emilia: la Lega ha avuto un risultato strabiliante, quindi è tutt’altro che in crisi, ma la sua espansione partitica non ha coinciso con l’espansione della coalizione. E questo cosa significa? Che la differenza la fanno gli elettori moderati: in Emilia sono andati con Bonaccini in parte perché il governatore li ha convinti e in parte perché Salvini li ha spaventati. Se la riflessione interna al Pd si allontanasse da questi dati e portasse a una radicalizzazione a sinistra, il vantaggio si perderà in poco tempo».

Nel Pd però prevale la linea di un’alleanza organica con M5S.
«Secondo me è uno schema politichese. Bonaccini dimostra che l’alleanza con M5S non sarebbe servita a nulla, sarebbe stata una forzatura che avrebbe portato molti elettori di M5S a votare per la Lega. Il problema non sono le alleanze ma la proposta politica. Bonaccini ha preso i voti degli industriali, dei commercianti e in genere di tutte le categorie che al Nord sono schierate con il centrodestra».

In vista delle prossime regionali cosa succederà?
«Mi auguro che il Pd non abbia la sindrome dell’autosufficienza. Sono d’accordo con Franceschini e Gualtieri: entrambi dicono che l’Emilia è una tappa importante, ma anche che è una tappa che non può essere soffocata da analisi sbagliate. Gualtieri, che non a caso è candidato alle suppletive nel collegio di Roma 1, ha fatto un esplicito riferimento agli elettori moderati. Fa benissimo perché se fa appello solo alla sinistra quel collegio è perso».

I movimenti al centro continuano. Da Renzi a Calenda a quella parte di Forza Italia anti-salviniana. Che spazio c’è?
«Lo spazio politico c’è e il proporzionale lo amplierà. Ma non si può pensare che la legge elettorale determini le svolte politiche. Prima di tutto serve un progetto che deve essere credibile. Renzi ha ancora del filo da tessere, e io gli ho dato un consiglio: lui è un leader, ma deve girare l’Italia e dedicarsi alla costruzione del partito. La leadership non basta, serve far crescere la classe dirigente in periferia e avere un partito che sia credibile. Non è una cosa semplice e non è sufficiente delegare».

La riforma della giustizia e il nodo prescrizione sono il primo scoglio per governo e maggioranza. Andranno a sbattere?
«La riforma così com’è non va: i cittadini che entrano nel tunnel della giustizia non possono rimanere in eterno appesi a un pregiudizio. Una democrazia liberale non ha nulla che fare con il populismo giudiziario, per cui questo è un banco di prova per capire se la lezione emiliana è stata capita bene».

Commenti disabilitati su I dem non pensino all’autosufficienza, si vince solo conquistando i moderati

Regionali Emilia-Romagna: “Ha vinto il buon governo. Salvini sconfitto, ma non è finito”

postato il 28 Gennaio 2020

Il Capitano ha alzato i toni e gli elettori moderati si sono mobilitati contro di lui

L’intervista di Andrea Bonzi pubblicata sul Resto del Carlino

«Quella di Bonaccini è la vittoria del buon governo e del buon senso. Ha attirato tanti consensi anche da fuori dello steccato del centrosinistra, persone che non l’avevano mai votato, rappresentanti delle categorie economiche. E credo che ora ne terrà conto». Così Pier Ferdinando Casini, che ha sostenuto il governatore durante la campagna.

Senatore, ecco il primo pesante stop per Salvini e la Lega. Cosa ha sbagliato il Capitano?
«Due gli errori. Il primo è la personalizzazione eccessiva della campagna, che ha spinto molti elettori alle urne per contrastarlo. Il secondo è una campagna fuori tempo: se vent’anni fa, per Guazzaloca, poteva avere un senso parlare di liberazione, oggi è semplicemente ridicolo. Non si può più parlare di regione ‘rossa’, l’Emilia-Romagna è contendibile. È stato premiato il buon governo di Bonaccini».

Quanto hanno pesato l’insistere su Bibbiano e il blitz al Pilastro, con tanto di citofonata al presunto spacciatore?
«Esagerare è autolesionista, e questa volta Salvini ha esagerato: le sue pagliacciate sono state punite. Ma attenzione: la Lega in regione ha più del 30%, andrei piano con i de profundis. Salvini è in campo e continua ad attrarre molti voti». [Continua a leggere]

Commenti disabilitati su Regionali Emilia-Romagna: “Ha vinto il buon governo. Salvini sconfitto, ma non è finito”

Emilia-Romagna: premiato il buon governo. Ora evitare ammucchiate a sinistra

postato il 27 Gennaio 2020

Salvini ha mobilitato contro di sé elettori che non votavano più

L’intervista a cura di Alessandro Di Matteo pubblicata su La Stampa

Pier Ferdinando Casini, la spallata leghista non c’è stata. Salvini ha fatto male i conti, con la sua “citofonata”?
«Se il dato è confermato, questo è un successo che si deve soprattutto a Bonaccini. La citofonata di Salvini, conoscendo il buon senso degli emiliani, è stata un autogol. L’idea che il buongoverno, l’amministratore serio, non conti niente perché prevale la politica spettacolo, è stata smentita. È stata un voto su come è stata amministrata la regione. L’idea di evocare la liberazione dell’Emilia-Romagna (come ha detto Salvini, ndr.) poteva andare bene in un’epoca post-ideologica: Guazzaloca ha fatto questo discorso 20 anni fa. Oggi non c’era più da liberare un bel niente, oggi facendo campagna elettorale ho visto le eccellenze dell’imprenditoria europea. Il pragmatismo di un buongoverno ha prevalso rispetto a una connotazione ideologica che si voleva dare, in un momento in cui il tema ideologico è superato».

Salvini sembrava ormai inarrestabile, questa sconfitta può sporcare la sua immagine di leader vincente?

«È chiaro che sporca la sua immagine di leader vincente. Ma attenzione, Salvini non è sconfitto. Qui il problema è semplice: lui ha polarizzato, convinto che giocasse a suo favore. In realtà ha mobilitato una marea di elettori che probabilmente non sarebbero nemmeno andati a votare. Berlusconi mobilitava voti a favore, ma anche contrari. Salvini ha talmente personalizzato che probabilmente ha mobilitato tutti quelli che non andavano più a votare. Gente sfiduciata e delusa dal Pd che è andata a votare per sconfiggere Salvini. Le sardine sono emblematiche da questo punto divista».

Si va verso il nuovo bipolarismo che vuole Zingaretti? Un centrosinistra con M5S e Uste civiche intorno al Pd e Salvini dall’altra parte?

«Il dato da tenere presente è che tutti i moderati che si sono avvicinati e che hanno sostenuto Bonaccini sono stati la migliore risposta. E i partiti moderati alleati di Salvini che sono andati malissimo sono la dimostrazione del fatto che c’è da recuperare un sentiment liberale che non è più disponibile a votare la destra. La stampa continua a parlare di centrodestra, ma non c’è più il centrodestra: c’è la destra. E questo vuole dire che se il centrosinistra presenta persone ragionevoli come Bonaccini, i moderati sono pronti a votarla… ».

Dunque ha ragione Zingaretti?

«Penso sia molto prematuro parlare di questo. Non credo a un’ammucchiata di centrosinistra, faremmo lo sbaglio di Salvini. Serve qualcosa di diverso. Credo serva una proposta di governo convincente. Se vogliamo partire dall’Emilia dobbiamo partire dal buongoverno. Dunque anche a livello nazionale questo governo deve amministrare bene. Sulla prescrizione, per esempio, troviamo una soluzione mettendo da parte approcci ideologici».

Per il governo adesso la navigazione si fa più tranquilla. L’obiettivo di arrivare almeno all’elezione del nuovo presidente, nel 2022, non sembra più un miraggio…

«Attenzione: Salvini ha perso, ma se il governo non governa bene alle elezioni ci si può andare. C’è bisogno di buongoverno, se si vuole andare avanti».

Commenti disabilitati su Emilia-Romagna: premiato il buon governo. Ora evitare ammucchiate a sinistra

«Bonaccini è competente, per questo vincerà»

postato il 22 Gennaio 2020

«Inutile fare previsioni, bisogna correre fino all’ultimo. La Borgonzoni fa una battaglia nazionale per Salvini»

L’intervista di Andrea Zanchi pubblicata sul Resto del Carlino

«Fare previsioni, a questo punto della campagna elettorale, non serve, e i sondaggi non contano più niente. I candidati devono correre fino all’ultimo minuto possibile, al risultato del voto ci si penserà dopo». Il senatore Pier Ferdinando Casini invita tutti, Bonaccini (che sostiene) e il centrosinistra in primis, a gettare il cuore oltre l’ostacolo nel finale di campagna elettorale per l’Emilia-Romagna.

Sotto le Due Torri c’è chi vive la sfida per viale Aldo Moro con il pensiero rivolto alla grande svolta in Comune del 1999, e i parallelismi non sembrano essere pochi.
«Ma quella tra Bonaccini e Borgonzoni è una sfida più inedita di quello che sembra. Chi stabilisce un parallelismo con Guazzaloca in queste elezioni sbaglia, perché lui rappresentava il civismo contro l’establishment politico. Oggi con tutto il rispetto verso la Borgonzoni e i suoi meriti, non credo che nemmeno lei sia in campo pensando di rappresentare il civismo, perché rappresenta Salvini, che è l’espressione legittima di una destra che oggi in Italia sta assumendo una funzione di guida. Non c’è il civismo in campo».

Quindi la scelta tra chi è?
«Tra due persone espressione di schieramenti politici: uno, Bonaccini, che è stato messo alla prova del governo regionale e che ha dimostrato di aver fatto bene – per ammissione dei suoi stessi avversari – e che ha avuto la capacità di saldarsi con la società civile, come hanno dimostrato le battaglie sul Passante che lo hanno visto unito alle associazioni di categoria. L’altra, la Borgonzoni, che sta legittimamente facendo una battaglia politica nazionale per rafforzare la voglia di Salvini di tornare al governo. Le cose stanno così». [Continua a leggere]

Commenti disabilitati su «Bonaccini è competente, per questo vincerà»

«I giovani in piazza? È rischioso inseguirli, si fa il gioco della Lega»

postato il 21 Gennaio 2020

Se lavora bene, l’esecutivo andrà avanti
L’intervista di Marco Imarisio pubblicata sul Corriere della Sera

«Bene le Sardine, sono davvero le benvenute, una ventata d’aria purissima nella politica italiana». Quando Pier Ferdinando Casini attacca così una chiacchierata, c’è sempre in arrivo un “ma” grande come una casa. Tanto vale esaurire la premessa e cominciare da qui.

Abbiamo qualche problema con le Sardine?
«Fatemi dire che ho letto tutte le loro interviste non potrei citare una cosa stupida che hanno detto, una sola».

E quando arriva questo “ma”?
«Eccolo. In Emilia-Romagna il voto riguarda la scelta fra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni. Negli ultimi mesi chi sostiene il presidente uscente ha fatto di tutto per rimarcare che l’unica scelta da fare è questa, non altre».

Arriviamo al punto?
«Non abbiamo alcun interesse a far passare il messaggio che sia un voto Sardine contro Salvini. Così si fa solo il gioco di quest’ultimo».

Chi sta giocando, in particolare?
«Non accuso nessuno. Ma dico che di buone intenzioni è lastricata non solo la strada che porta all’inferno, ma anche quella verso la sconfitta elettorale di Bonaccini».

Quali buone intenzioni?
«La rappresentazione mediatica che sta passando è quella della sfida tra due piazze, quella delle Sardine e quella di Salvini. Accettando questo schema, si fa il gioco di chi fin dall’inizio della competizione si è sforzato di dimostrare che quella dell’Emilia-Romagna era una partita nazionale».

Lo sta diventando?
«Se il problema e l’oggetto delle attenzioni di tutti è solo Salvini, si rischia di cadere nella trappola di chi sostiene che Bonaccini non conta nulla, proprio come la Borgonzoni. A quattro giorni dalla fine della campagna elettorale. Non mi sembra un gran risultato».

Lei crede che quello delle Sardine sia un bacio della morte?
«Le Sardine fanno le Sardine, agiscono per i loro interessi e le loro battaglie. Tutto legittimo. Ma per gli altri, non è intelligente andare dietro alle novità dimenticandosi i fondamentali di queste elezioni». [Continua a leggere]

Commenti disabilitati su «I giovani in piazza? È rischioso inseguirli, si fa il gioco della Lega»

Emilia-Romagna: La scelta dei moderati? Non sarà per Salvini. E lasciate stare Guazza»

postato il 11 Gennaio 2020

Il voto disgiunto? Anche da destra

L’intervista a cura di Francesco Rosano pubblicata sul Corriere della Sera edizione di Bologna

Senatore Pier Ferdinando Casini, dove finiranno i voti dei moderati alle Regionali? L’impressione, sentendo i protagonisti della svolta guazzalochiana del ‘99, è che sia una diaspora.

«Innanzitutto togliamo dal campo una disputa disgustosa, quella sull’interpretazione postuma del pensiero di Guazzaloca».

Chi l’ha avviata secondo lei? L’ex An Enzo Raisi?

«Chi l’ha avviata non mi interessa. Io credo di esser stato la persona più vicina a Giorgio, l’ho accompagnato negli ultimi anni, venivo a Bologna solo per incontrarlo. Non posso accettare lezioni, anche perché nessuno sa come avrebbe votato Guazzaloca. Probabilmente, conoscendo il suo sguardo critico, si sarebbe astenuto. Ma mi sembra poco serio porre certe questioni, come chiedersi cosa avrebbe fatto De Gasperi se fosse vivo».

Resta il fatto che Guazzaloca scese in campo la tradizione degli ex Pci.

«Oggi la condizione è totalmente diversa. Guazzaloca ha abbattuto un santuario comunista, oggi non esiste nulla del genere. Alle Europee la Lega ha avuto due punti più del Pd. Altro che regione rossa, al massimo è “rosina”. Lascerei perdere Guazzaloca, chi gli ha voluto bene ne deve rispettare la memoria senza strumentalizzarla. Detto questo una coalizione a guida Salvini non è moderata. Non lo dico io, lo dice anche una parte consistente di Forza Italia. Salvini ha deciso di non essere un moderato, rispettiamo la sua scelta ma è inutile sostenere il contrario».

E Bonaccini è l’uomo dei moderati? In fondo è l’ultima incarnazione della tradizione che dal Pci al Pd ha governato la Regione.

«L’annotazione è legittima, ma vorrei dire una cosa: Gentiloni, Renzi o Minniti sono lasciti preoccupanti del comunismo o persone che hanno governato in piena sintonia con gran parte del mondo moderato?».

Non ha citato Zingaretti.

«Io parlo di chi ha governato rappresentando gran parte del sentimento moderato. A tal punto da rompere con la tradizione comunista, come ha fatto Renzi».

Insomma, niente test del dna per scegliere da che parte stare.

«Non si può interpretare la politica di oggi con le lenti di venti anni fa, il mondo va da un’altra parte. Bonaccini è stato rispettoso del mondo delle categorie, non ho mai sentito rilievi contro di lui da industriali, commercianti o artigiani. Da moderati bisogna ragionare sui fatti, non per slogan. Rispetto Lucia Borgonzoni, ma ha un’idea diversa da quella che ho io. Credo che molte persone faranno voto disgiunto anche dal centrodestra, per quanto sia una possibilità poco nota: voteranno Bonaccini perché lo ritengono più capace, pur votando un partito di centrodestra. Il vento della destra soffia forte anche in Emilia-Romagna, ma qui c’è un argine. Ed è la stima di cui gode il governatore. Ecco perché questa campagna elettorale è “Bonaccini conto tutti”».

Commenti disabilitati su Emilia-Romagna: La scelta dei moderati? Non sarà per Salvini. E lasciate stare Guazza»

Libia: noi tagliati fuori, ma non è solo colpa di Di Maio

postato il 10 Gennaio 2020

Non ha senso confrontare i politici di oggi con Fanfani o Andreotti. Il contesto internazionale è cambiato

L’intervista a cura di Lorenzo Bianchi pubblicata su QN – Quotidiano Nazionale

Fayez al Sarraj, il capo del governo di accordo nazionale di Tripoli riconosciuto dall’Onu e appoggiato dalla Turchia e dal Qatar, mercoledì non ha voluto fermarsi a Roma. Oggi ha accettato il cessate il fuoco chiesto da Ankara e dalla Russia a partire da domenica.

«La giornata di mercoledì – annota Pier Ferdinando Casini, presidente dell’Interparlamentare italiana, l’organismo della Camera e del Senato che aderisce all’organizzazione mondiali dei Parlamenti – va divisa fra il folclore e la sostanza. La sostanza purtroppo l’hanno fatta a Istanbul Erdogan e Putin. Hanno riproposto lo schema siriano in Libia, senza però arrivare alle estreme conseguenze».
In che senso?
«Vogliono mettere il cappello sul Paese, a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste, con un accordo di spartizione delle sfere di interesse. Amministreranno a loro piacimento i rubinetti della questione energetica e di quella migratori».
Un disastro per l’Italia?
«È esplosivo quello che sta succedendo. Aggiungo, perché bisogna essere onesti e non strumentali, che non accade perché c’è di Maio agli Esteri o Conte a Palazzo Chigi. Entrambi sono in continuità con le difficoltà che abbiamo avuto negli ultimi tempi».
Viene però spontaneo pensare alle personalità politiche della prima Repubblica.
«Paragonare Andreotti a Di Maio o Fanfani a Conte è un esercizio che non voglio fare, diventa una cosa quasi ridicola! Il punto è che bisogna ricordare che il contesto internazionale è completamente diverso. Allora c’erano gli americani che invece oggi, per la questione energetica, si sono ritirati dal Mediterraneo, c’era Gheddafi che riconosceva all’Italia un certo patronage, c’era Ben Alì in Tunisia che era stato insediato da un colpo di stato di fatto teleguidato dagli italiani ossia dai nostri servizi, c’era una leadership algerina più solida e Mubarak, un nostro amico alla guida dell’Egitto».
Ora è tutto cambiato.
«E noi facciamo fatica».
Però mandiamo in giro migliaia di militari.
«Bisognerà spiegare all’opinione pubblica che combattono il terrorismo, che non fanno le crocerossine».
In altre parole possono usare i fucili e i bazooka.
«Certo non sono la Caritas o Sant’Egidio».
L’Italia però continua a escludere l’uso della forza.
«I nostri militari sono all’estero per difendere interessi e per contrastare il terrorismo, non per azioni di filantropia. E debbono farlo con le armi. In certi passaggi è inevitabile l’uso della forza». Torniamo al paragone con il passato.
«È chiaro che la conoscenza della realtà mondiale era del tutto diversa».
Sarraj mercoledì a Roma non si è neppure fermato. Che cosa è successo?
«Il faccia a faccia doveva restare segreto. La pubblicizzazione ha messo in essere una reazione dei tripolini e dei misuratini. Hanno specificato al leader del governo di accordo nazionale che, se fosse andato a Roma, poi non sarebbe più rientrato a Tripoli. Pochi giorni fa sono state uccise decine di reclute militari per mano di Haftar. È chiaro che una sfilata nella capitale italiana era inaccettabile per la maggioranza dei sostenitori di Sarraj. Sono cose evidenti. È stato un atto di imperizia, anche se è falso che il capo del Gna non sapeva che a Roma c’era anche Haftar».

Commenti disabilitati su Libia: noi tagliati fuori, ma non è solo colpa di Di Maio

LIBIA: ITALIA ED EUROPA FANNO SOLO FOLCLORE

postato il 10 Gennaio 2020

Se invece si designasse un inviato dell’Ue, l’Italia potrebbe far valere personalità del calibro di Marco Minniti  

L’intervista a cura di Annalisa Chirico pubblicata su Il Foglio

Senatore Pier Ferdinando Casini, il premier Conte ha combinato un pasticcio diplomatico incontrando sotto i riflettori il generale Haftar mentre Sarraj dava forfait e il ministro degli Esteri Di Maio si sfilava dalla dichiarazione finale al Cairo?
“Per prima cosa dobbiamo distinguere tra chi fa folclore e chi sostanza. Gli incontri con i rappresentanti libici sono stati gestiti in modo sbagliato, l’Italia ha fatto folclore, esattamente come l’Europa, mentre a Istanbul Putin ed Erdogan hanno replicato lo schema siriano sullo scenario libico. Nessuno dei due litiganti ha interesse a far deflagrare il conflitto, così si spartiscono il territorio libico. L’Europa e l’Italia riusciranno forse a ritagliarsi un invito alla cerimonia, niente più”.

La ricerca del colpo mediatico ha spinto Conte sui binari sbagliati?
“Non è neppure ipotizzabile che Sarraj fosse all’oscuro dell’incontro programmato con Haftar. Questi appuntamenti vanno gestiti nell’assoluto riserbo: Haftar andava incontrato presso la caserma di Tor di Quinto, non a Palazzo Chigi. Lo strombazzamento ha irritato Sarraj e la coalizione che lo sostiene. Esiste un’opinione pubblica anche in Libia, e Haftar è l’uomo che, pochi giorni or sono, ha rivendicato l’attacco aereo sull’accademia militare di Tripoli, salvo poi smentire”.

 Di Maio continua a invocare il dialogo, non si sa bene con chi.
“Puoi imporre una mediazione se hai la forza per farlo. L’Italia insiste per una soluzione politica e non militare, una tesi angelica che di fronte a bombardamenti, razzi e morti si mostra di difficile praticabilità. Invece la richiesta di cessate il fuoco da parte di turchi e russi ha sortito un effetto immediato”.

Erdogan ha siglato con Sarraj un “memorandum” che sancisce la penetrazione turca in Libia.
“L’Europa è colpevolmente divisa: la Francia ha flirtato per mesi con il governo di Haftar mentre la comunità internazionale stava formalmente dalla parte opposta. In uno scacchiere internazionale in cui primeggiano Russia, Turchia, Cina, India e Indonesia, è velleitario ritenere che i singoli paesi europei possano avere capacità negoziale, per questo serve un vero sovranismo europeo”.

Con la leadership della cancelliera Merkel al tramonto, il presidente francese Macron avvierà fase nuova? Di sicuro, egli sembra intenzionato a riavvicinarsi alla Russia, mettendo anche in discussione le sanzioni.
“Macron ha dalla sua il peso di una nazione dotata dell’arma atomica e di un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Quello delle sanzioni invece è un terreno minato che richiederebbe una iniziativa europea, non fughe in avanti di singoli paesi”.

L’Occidente e la Russia hanno un nemico comune: il terrorismo islamico.
“L’opinione pubblica italiana non ha consapevolezza della fase che attraversiamo. I Balcani sono infiltrati di foreign fighter, e la politica transalpina di tenere Albania e Macedonia lontano da un approdo europeo rischia di consegnare l’intera area all’influenza di turchi ed emiratini. E’ desolante vedere che i nostri militari all’estero vengano descritti alla stregua di crocerossini o attivisti di Ong”.

Ce l’ha con la retorica antimilitarista?
“Dovremmo essere orgogliosi dell’impegno italiano nel mondo. Di fronte alla minaccia terroristica, abbiamo il dovere di raccontare la verità, anche quella relativa ai rischi connessi alle missioni estere”.

Un inviato speciale in Libia agevolerebbe una soluzione diplomatica?
“Un inviato italiano sarebbe ridicolo: Conte non è in grado di incidere, Di Maio neanche, figurarsi un loro inviato. Se invece si designasse un inviato dell’Ue l’Italia potrebbe far valere personalità del calibro di Marco Minniti. Lo avevo auspicato già prima della nascita del Conte-bis. Mi lasci dire però che la capacità attrattiva dell’esecutivo in carica è talmente limitata che mi sembra più facile che perda pezzi e non che li acquisti”.

Commenti disabilitati su LIBIA: ITALIA ED EUROPA FANNO SOLO FOLCLORE


Twitter


Connect

Facebook Fans

Hai già cliccato su “Mi piace”?

Instagram