Archivio per dicembre 2019

L’Italia si svegli o la Libia è perduta. E adesso l’Europa ritrovi unità

postato il 30 Dicembre 2019

L’intervista di Marco Ventura pubblicata sul Messaggero
«Spero che i ministri degli esteri europei il 7 gennaio vadano in Libia con le idee chiare e non si limitino a una litania di buone intenzioni. Siamo già fuori tempo massimo. L’Europa e l’Italia si sveglino o la Libia è perduta». Lancia l’allarme Pier Ferdinando Casini, presidente del gruppo italiano dell’Unione interparlamentare: «Una escalation militare a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane può avere conseguenze devastanti sul controllo di fenomeni come l’immigrazione clandestina e le potenziali schegge terroristiche che possono partire, come già in passato, dall’Africa del Nord verso l’Europa».
Borrell, Di Maio e gli altri ministri cosa dovrebbero proporre?
«Devono avere un piano chiaro, altrimenti è meglio che restino a casa. Mi auguro però che questa missione sia il segno della volontà unitaria europea di immettere nell’Africa del Nord mezzi finanziari ingenti, allora sì che avrebbe un senso. Perché è vero che bisogna spingere per una soluzione politica e non militare, ma la soluzione politica oggi è nelle mani di Russia e Turchia e c’è il rischio che alla fine tutto si riduca alla spartizione della Libia tra queste due potenze». [Continua a leggere]

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Banche: altra commissione? Partiamo da proposte dell’ultima, finora rimaste lettera morta

postato il 21 Dicembre 2019

L’intervista a cura di Luca Gualtieri, pubblicata su Milano Finanza

Anche se il crack della Popolare di Bari ha riportato il credito al centro dell’agenda politica, oggi non c’è alcun bisogno di una nuova Commissione Banche. Semmai la politica dovrebbe rompere gli indugi e legiferare sulle materie individuate dalla precedente commissione, dalle misure a contrasto delle porte girevoli ai controlli più stringenti sulle competenze dei board. Proposte rimaste finora lettera morta. Pierferdinando Casini ha accolto con forte scetticismo l’iniziativa del nuovo governo e non ha dubbi nel rispedire al mittente le bordate contro Banca d’Italia. «Mi pare di sentire lo stesso spartito suonato due anni fa», taglia corto l’ex presidente della Camera che, tra il 2017 e il 2018, ha presieduto la prima commissione d’inchiesta sulle banche.

Casini, c’è bisogno di una nuova commissione banche in questo momento?

Mi chiedo: questa proliferazione di commissioni di inchiesta ha una qualche utilità per il sistema istituzionale italiano? Evidentemente no, soprattutto perché le commissioni di inchiesta sono uno strumento da maneggiare con estrema cura e rigore: il loro abuso rischia di trasmettere un’immagine distorta dei problemi e quindi di amplificare le crisi. Oggi vedo un uso molto disinvolto dello strumento, spesso piegato dai partiti a pure finalità elettorali in barba al rigore di altri paesi come il Regno Unito.

Le sembra che il caso Popolare di Bari offra qualche elemento di novità rispetto alle crisi esaminate dalla scorsa Commissione?

Questa crisi rispecchia le precedenti per modalità e dinamiche. Semmai la domanda che mi pongo è un’altra: negli ultimi due anni cosa ha fatto la classe politica per tradurre in legge le conclusioni serie e articolate raggiunte dalla precedente Commissione d’inchiesta? Mi pare molto poco. Evidentemente, al di là degli interessi elettoralistici, ai partiti non interessa intervenire per prevenire alla radice l’insorgere delle crisi.

Insomma, le conclusioni della vostra Commissione sono rimaste lettera morta?

Mi pare di sì. L’unico provvedimento preso è stato il protocollo d’intesa tra la Banca d’Italia e la Consob in materia di servizi e attività di investimento e di gestione collettiva del risparmio. Una misura importante, come ha riconosciuto l’ex presidente di Consob Massimo Nava. Sul resto c’è ancora moltissimo da fare per la classe politica.

Eppure la Commissione elaborò molte ipotesi di intervento. Ce ne vuole ricordare alcune?

Le conclusioni sono state molteplici. Tra le principali menzionerei l’attribuzione di maggiori poteri investigativi a Bankitalia, le misure a contrasto delle porte girevoli tra vigilanti e vigilati, i controlli più stringenti sulle competenze dei board, i maggiori presidi sui conflitti di interesse, la nuova fattispecie di truffa ai danni del mercato, la semplificazione dei prospetti informativi, la promozione dell’educazione finanziaria e l’idea di una super procura finanziaria. [Continua a leggere]

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Banche: dannoso fare un’altra commissione d’inchiesta

postato il 16 Dicembre 2019

CASINI

La mia intervista a Enrico Marro pubblicata su Il Corriere della Sera

«Quando sento le cose che dice Di Maio mi preoccupo molto. E a chi brandisce la commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche come un’arma politica mi sento di suggerire le parole che disse Emilio Colombo a Flaminio Piccoli durante una delle notti dei lunghi coltelli della Dc: “Calma, calma, calma”».
Parola di Pier Ferdinando Casini, presidente dell’ultima commissione bicamerale sulle banche, che chiuse i suoi lavori all’inizio del 2018, oltre che memoria storica della politica italiana.

Casini, eletto l’ultima volta come alleato del Pd, è preoccupato perché «non c’è niente di peggio di un uso improprio della commissione d’inchiesta in un sistema bancario e finanziario già fragile», come del resto dimostra l’ultimo commissariamento, quello della Banca popolare di Bari. Così preoccupato da essere convinto che aprire una nuova inchiesta parlamentare «sia dannoso. Non a caso sono stato l’unico a votare contro l’istituzione di questa nuova commissione e votai anche contro quella della quale poi fui eletto presidente».
Nella «mia relazione c’era già tutto», dice: «la critica ai controlli insufficienti, la necessità di affinare i protocolli di collaborazione tra Banca d’Italia e Consob». Quindi, aggiunge Casini, non c’è bisogno di far correre altri rischi «reputazionali» al sistema.
Ma «se proprio la vogliono fare — suggerisce l’ex presidente — allora primo la commissione non va usata per vendette politiche e secondo non può e non deve interferire con le indagini della magistratura». Inutile dire, conclude Casini, che il presidente, che sarà eletto giovedì, dovrebbe essere una personalità «brava, autorevole e capace: un parlamentare di qualità». Quanto ai nomi, non intende suggerirne nessuno, né pronunciarsi su ipotesi vecchie e nuove (Paragone, Lannutti), né dire se debba essere per forza dei 5 Stelle.
«Io, a scanso di equivoci non mi sono fatto mettere in questa nuova commissione. Il presidente l’ho già fatto una volta e mi è bastato».

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«Venezuela, in Italia i due deputati da sei mesi nella nostra ambasciata»

postato il 1 Dicembre 2019

Sono felici di poter abbracciare i propri cari. Sono grato a chi mi ha consentito di tornare con questi miei colleghi da Caracas

L’intervista di Marco Ventura pubblicata sul Messaggero

Passa anche attraverso Pier Ferdinando Casini e la sua missione di dialogo in Venezuela la riapertura di uno spiraglio di mediazione tra il presidente venezuelano in carica, Nicolás Maduro, e l’autoproclamatosi Juan Guaidó, riconosciuto da 57 paesi eppure inchiodato al suo ruolo di presidente di un Parlamento in scadenza. E il segno del dialogo è un successo che Casini, decollato ieri sera da Caracas per Roma, ha centrato con la sua visita da presidente dell’Unione interparlamentare: portare in Italia due deputati con doppia cittadinanza, venezuelana e italiana, che si erano rifugiati l’8 e 9 maggio nella nostra Ambasciata perché accusati di cospirazione e privati dell’immunità. Gli onorevoli Mariela Magallanes e Americo De Grazia, entrambi del movimento Causa R, sono infatti moglie e figlio di italiani, il secondo ferito nell’assedio all’Assemblea nazionale. «Sono parlamentari che conosco da lunga data e che mi stanno a cuore come mi sta a cuore il Venezuela», spiega Casini lasciando Caracas. «Abbiamo condiviso queste ore nell’Ambasciata e li ho visti in uno stato d’animo altalenante: gli piange il cuore a lasciare il Venezuela, ma sono felici di riabbracciare i propri cari che nel frattempo sono andati in Italia. Ci sono momenti nella vita delle persone che non sono uguali agli altri, come non lo sono stati questi sei mesi per loro». [Continua a leggere]

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Casini libera due italiani. Sono oppositori di Maduro

postato il 1 Dicembre 2019

Missione a Caracas per riportare a Roma i deputati rifugiati in Ambasciata. «Rischiavano il carcere, ho mediato col governo e li ho messi in salvo»

L’intervista di Ettore Colombo pubblicata su QN

Dopo tre giorni di incontri politici ad altissimo livello, con tutti i rappresentanti del governo (il presidente Maduro in testa) e dell’opposizione (dal presidente ad interim Guaidò in giù), oggi Pier Ferdinando Casini, presidente dell’Unione interparlamentare italiana, torna in Italia, dal Venezuela, con un successo personale e politico di indubbio rilievo: riporta in Italia due deputati dell’opposizione a Maduro che rischiavano la galera. Si tratta degli onorevoli Mariela Magallanes e Americo De Grazia, entrambi dalla doppia nazionalità italo-venezuelana, cui era stata revocata l’immunità parlamentare dal Tribunale supremo di giustizia perché accusati di «colpo di Stato», quello di Guaidò. I due deputati si erano rifugiati nella residenza dell’Ambasciatore d’Italia di Caracas a maggio ed è stato permesso loro di partire solo grazie all’intervento di Casini. La Magallanes è sposata con un italiano ed ha tre figli: è stata eletta all’Assemblea nazionale per il Movimento ‘Causa R’ ed ha svolto varie indagini sulle violazioni dei diritti umani. De Grazia è figlio di un italiano e deputato di ‘Causa R’: nel 2017, è stato ferito da un’azione dei ‘Colectivos’ (squadre di picchiatori di Maduro) durante l’assedio al Parlamento. [Continua a leggere]

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