Archivio per marzo 2016

Tunisia: l’incontro con il Presidente Essebsi

postato il 29 marzo 2016

Nella missione parlamentare anche le visite al Primo Ministro, Habib Essid; al Presidente dell’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo, Mohamed Ennaceur e al Ministro degli Esteri, Khemaies Jhinaoui.
Missione in Tunisia

Questa mattina a Tunisi, con una delegazione parlamentare, abbiamo incontrato il Presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi. E proprio oggi il Parlamento tunisino ha votato una legge contro la tortura: un fatto indicativo dello sforzo che i paesi arabi moderati stanno facendo per superare certe pratiche che sono inaccettabili.

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Cristiani costretti alle catacombe

postato il 29 marzo 2016

L’Europa non ammaini la bandiera dei nostri valori

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Roberta D’Angelo a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Avvenire

Era a Tunisi per la messa di Pasqua del vescovo Antoniazzi il presidente della Commissione esteri del Senato Pier Ferdinando Casini quando c’è stata la strage in Pakistan.
«Sono in un Paese dove c’è una certa tolleranza religiosa. Ma se penso ai cristiani della Nigeria o a quelli dell’Africa subsahariana, o a quelli del medioriente, e al Pakistan, penso che oggi siamo in una fase della storia in cui essere cristiani in gran parte del mondo significa tornare alla logica delle catacombe dell’antica Roma, significa nascondersi. E questo deve far prendere atto alla società occidentale che deve reagire. Penso che tutti dobbiamo fare un po’ un esame di coscienza, perché ce lo dimentichiamo troppe volte».
Che intende per reagire?
Siamo una società secolarizzata e utilitaristica, dove alla fine quello che capita al vicino e le notizie delle persecuzioni cristiane che suscitano tanta pietà e indignazione ce le dimentichiamo in 48 ore. Si brucia l’indignazione nello spazio di un mattino.
Questo è stato un problema diffuso quando i drammi erano solo lontani da noi. Ma ora che ci si avvicinano?
Serve una strategia vera. Ma non là. Bisogna iniziarla a casa nostra. Davanti a decine di milioni di musulmani che vengono in Europa, ammainare i nostri simboli come condizione per una convivenza pacifica è un errore micidiale, storico. Diventiamo noi propagatori di un secolarismo generalizzato. Ma questa è esattamente la direzione opposta che bisogna prendere. Noi dobbiamo accettare la professione di fede degli altri, ma senza dimenticare le nostre radici. Non dobbiamo mimetizzarci qui, perché così diamo una enorme legittimazione alla persecuzione dei cristiani lì.
L’Europa la sua scelta laicista l’ha fatta da anni. [Continua a leggere]

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Caso Regeni: schiaffo alla collaborazione. “Vogliamo verità, non false piste”

postato il 26 marzo 2016

Pier Ferdinando Casini
L’intervista di Giovanni Rossi a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Resto del Carlino

Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera, oggi guida la Commissione Affari esteri del Senato ed è docente di Geopolitica mediterranea alla Lumsa di Roma. Le ultime soffiate dal Cairo sulla morte di Giulio Regeni, il 28enne ricercatore italiano dell’università di Cambridge trovato morto il 3 febbraio scorso in Egitto, lo lasciano basito: «Al Senato ho ereditato la stanza di Giulio Andreotti: ‘a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca’ diceva lui. E io concordo».

Siamo alla versione numero 5. Incidente stradale, tossicodipendenza, rapporti con servizi segreti, apparati deviati decisi a danneggiare al-Sisi. Ora un commando di rapinatori specializzati in stranieri.

Non è un’offesa all’intelligenza?

«Capisco le difficoltà degli egiziani, ma servire ai media una pista così improbabile, con i rapinatori – guarda caso – tutti morti e con i documenti di Giulio Regeni che – guarda caso – ricompaiono intatti a casa della sorella di uno dei presunti assassini, è uno schiaffo all’asserita volontà di cooperazione». [Continua a leggere]

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A chi tocca dopo Bruxelles?

postato il 25 marzo 2016

Ospite di Otto e Mezzo, insieme a Marco Travaglio, nello spazio di approfondimento di Lilli Gruber, in onda su La7
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Contro terrorismo serve strategia Ue, no intervento in Libia

postato il 24 marzo 2016

L’intervista di Sonia D’Ottavio ai microfoni del Tg2

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«Ormai è chiaro che siamo in guerra, serve fermezza»

postato il 23 marzo 2016

«Necessari un controllo delle frontiere europee e scambi di informazioni»
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L’intervista di Filippo Passantino a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Giornale di Sicilia

Considera gli attacchi terroristici a Bruxelles «il fallimento del lavoro dell’intelligence», reputa necessario«un controllo esterno delle frontiere europee molto chiaro». Il presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, spiega quali cortocircuiti dell’Unione europea hanno favorito i terroristi e indica le soluzioni, già suggerite in Parlamento al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per prevenire episodi come quelli che ieri hanno macchiato di sangue il cuore politico dell’Europa: «L’Italia deve creare un asse con i grandi Paesi fondatori dell’Unione europea, come la Germania e la Francia – spiega -. Si tratta di una forma di collaborazione che consenta di mettere in comune l’intelligence, di difendere assieme le frontiere e di avere una polizia capace di coordinarsi realmente, cioè scambiandosi le informazioni».

Tornando ai fatti di Bruxelles, secondo lei, qual è la ragione di questi attacchi?
«Non credo alla coincidenza con l’arresto di Salah, perché nessuno in due giorni è capace di organizzare attentati di questo tipo. In realtà, penso che già fossero pianificati a prescindere dall’arresto. Le autorità belghe lo avevano capito. Infatti, c’era stato un monitoraggio più intenso nei giorni scorsi, ma non sono riuscite a impedirli, perché probabilmente la rete di terroristi è molto estesa tra Belgio e Francia, nell’asse Bruxelles-Parigi». [Continua a leggere]

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Roma: Silvio scelga Marchini, grande chance per smarcarsi dai populisti

postato il 19 marzo 2016

Superi i vecchi livori e riunisca i moderati

corriereL’intervista di Paola Di Caro a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

 

«Silvio Berlusconi è un uomo fortunato. Matteo Salvini e Giorgia Meloni gli hanno fatto un regalo straordinario, dovrebbe far loro un monumento».

Un regalo, presidente Casini?
«Con il loro strappo gli danno l’occasione irripetibile di arrestare la deriva populista e antieuropea alla quale si era rassegnato, deriva fotografata su quel palco a Bologna che è stato un suo grande errore e una sua grande umiliazione».

Berlusconi tentava di ricostruire il centrodestra.
«La cosa più intelligente fatta da Berlusconi in questi anni è stato aderire al Ppe e contenere la spinta secessionista della Lega, mettendosi in sintonia con la grande pancia dei moderati italiani. Ha smarrito la strada quando nel 2006 ha rotto con chi come me ne aveva facilitato l’approdo europeo e ha continuato a fare errori negli anni a seguire, come testimonia anche l’esodo di tanti, da Fini ad Alfano, da Bondi a Fitto».

Oggi da dove dovrebbe ripartire?
«Dovrebbe semplicemente lasciare andare Salvini e Meloni dove li porta il cuore, ovvero verso una deriva lepenista, e superare i tanti livori del passato che gli hanno portato solo guai. Posso ben dirlo io che con lui ruppi per primo ma che con lui mantengo un buon rapporto personale, e che non ho nulla da chiedergli».

Cosa gli consiglia?
«A Roma ha la grande occasione di ricostruire un’unità dei moderati evitando di esporre Bertolaso ad un inutile logoramento e facendo il coup de théâtre di appoggiare Alfio Marchini».

Non è troppo tardi? 
«Marchini è stato un po’ confuso negli ultimi tempi, sono rimasto allibito vedendolo ai gazebo leghisti. Ma gli va riconosciuto di aver lavorato bene in consiglio comunale, di aver aperto alla società civile: con l’appoggio di Berlusconi potrebbe tornare in corsa per una battaglia non solo di testimonianza ma competitiva».

Che vantaggio ne avrebbe Berlusconi?
«Riaprirebbe quello spazio immenso per chi ritiene che bisogna salvare l’Europa rafforzando la Merkel, e frenerebbe la deriva populista esplicitata da Meloni con il suo appoggio già dichiarato, in un eventuale ballottaggio a Roma, alla candidata del M5S. Apra gli occhi Berlusconi, non si presti al tanto peggio tanto meglio che porterebbe lo stesso Renzi a dover affrontare solo opposizioni populiste che — se lui insisterà a fare tutto da solo e a difendere una legge elettorale che lo danneggia — rischiano di sommergerlo».

Vede possibile anche un riavvicinamento con Alfano?
«Alfano è un’ottima persona: deve finire la stagione degli odi e delle incomprensioni, ciascuno dia un contributo di serenità sapendo che servirà una nuova classe dirigente con una carta d’identità diversa dalla nostra ma con idee chiare di continuità. Spesso da un male nasce un bene, e oggi Roma offre l’occasione irripetibile di evitare un disastro assoluto. Berlusconi deve scegliere se essere umiliato o sorprendere tutti ancora una volta: i grandi giocatori non perdono la classe quando invecchiano, mi auguro sia lo stesso per lui».

 

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Libia: non prendiamo lezioni dagli ambasciatori

postato il 6 marzo 2016

L’Italia sa cosa fare. Un intervento ora manderebbe allo sbaraglio i nostri ragazzi
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L’intervista di Francesca Schianchi a Pier Ferdinando Casini pubblicata su La Stampa

«Trovo irrituali e mi meravigliano le interviste degli ambasciatori americano e inglese in Italia». Sono «amici», premette il presidente della Commissione esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, «e dagli amici si può accettare anche qualche eccesso di zelo», ma i colloqui rilasciati nei giorni scorsi sulla questione libica – dal rappresentante diplomatico britannico Christopher Prentice e dal collega Usa John R. Phillips, che ha parlato di un contributo dell’Italia con circa cinquemila militari – «in situazioni così delicate contribuiscono ad alimentare la confusione, non a fare chiarezza».

Pensa che gli alleati stiano facendo troppa pressione per intervenire in Libia?
«È un po’ inusuale assistere a un bollettino di guerra enucleato dai rappresentanti diplomatici a Roma sui giornali italiani. Non mi risulta che il nostro ambasciatore a Washington spieghi agli americani cosa devono fare, o quello a Londra agli inglesi». [Continua a leggere]

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Stop divisioni, Santa Alleanza con russi e arabi contro il terrore

postato il 4 marzo 2016

L’Italia rafforzi il ruolo Ue. Missione solo su richiesta di Tripoli

Casini Zuccari
L’intervista di di Nando Santonastaso a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Il Mattino

Niente isterismi, vietato cedere al terrorismo. Ma, avverte Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, «è arrivato il momento di costruire una vera e propria Santa Alleanza contro le forze del male che veda insieme l’Europa, la Russia, gli Stati Uniti e anche quei Paesi arabi che dopo avere giocato con l’Isis (e forse anche finanziato) si sono resi conto che è il Califfato la vera minaccia ai loro equilibri».

L’uccisione dei due ostaggi italiani può accelerare questo processo, a partire dalla definizione di regole certe per la coalizione da impiegare in Libia?
«Intanto quanto accaduto a Sabrata dimostra che era un’illusione pensare che l’Italia fosse fuori da questa sorta di cataclisma generale. Non è così e bisogna alzare la guardia tenendo ben presente che facciamo parte a pieno titolo della comunità europea e che siamo sempre una delle prime otto potenze del mondo».
Vuol dire che l’Italia non ne è consapevole fino in fondo?
«Voglio dire che se si rivendica a più riprese il ruolo di Paese leader della coalizione internazionale per la pace in Libia, bisogna poi assumere responsabilità più forti e conseguenti. Gli aerei, per essere chiari, non li possono mettere solo gli altri».
Lei pensa anche alla presenza di forze di terra italiane? Con quali compiti?
«Intanto io penso che l’Italia debba evitare gli errori che sono stati commessi per abbattere il regime di Gheddafi. Per carità, c’erano le migliori intenzioni anche allora per liberare un Paese dalla dittatura ma la storia conferma che di buone intenzioni sono spesso lastricate le strade dell’inferno».
Fuor di metafora?
«George W. Bush non cedette agli appelli dei suoi connazionali che volevano le truppe Usa arrivare a Baghdad dopo avere liberato il Kuwait. Sapeva a quali rischi avrebbe esposto il suo Paese. Il figlio non ebbe lo stesso sangue freddo. E lo stesso è accaduto con l’operazione franco-inglese contro Gheddafi. Quegli errori non si devono più ripetere».
Ma la Libia oggi è tutto fuorché un Paese dall’assetto politico-istituzionale chiaro e solido: con chi dovrebbe schierarsi oggi l’Italia e la coalizione che dovrebbe guidare?
«Che sia un Paese allo sbando è fuori discussione. La tragica vicenda dei nostri connazionali uccisi da una delle milizie impegnate in questa assurda guerra interna lo dimostra. Oltre tutto il loro assassinio smentisce in maniera crudele il qualunquismo di quelli che parlano di tecnici superpagati per andare a lavorare in quei posti: ecco la verità, due vite spezzate e tante altre in pericolo. Per questo l’impegno italiano e della coalizione internazionale deve avvenire su basi certe: è il governo libico che deve chiedere questo intervento, altro che pericoli di nuovi colonialismi».
Ma di quale Libia stiamo parlando? Quando il governo riconosciuto dall’Onu sarà il governo dell’intero Paese?
«È il punto centrale. Il governo di Tripoli dev’essere riconosciuto al più presto anche da Tobruk dove pure esiste una maggioranza in Parlamento favorevole. Non possiamo attendere all’infinito che questa pronuncia si manifesti. Bisogna porre un limite. Purtroppo sappiamo che anche fisicamente questa decisione viene di fatto impedita. Ci sono a mio giudizio responsabilità precise del plenipotenziario dell’Egitto in Libia, il generale Aftar».
L’Egitto ha responsabilità non solo per il caso Regeni, insomma?
«Esatto. L’Egitto ostacola l’insediamento del nuovo governo riconosciuto dall’Onu ignorando anche in questo caso le pressioni della comunità internazionale e in particolare dell’Italia che ha pagato e continua a pagare un prezzo altissimo al caos libico: basti pensare all’afflusso ininterrotto sulle nostre coste di migranti e rifugiati provenienti da quel Paese. Certo, anche l’atteggiamento egiziano sul caso Regeni purtroppo è contraddittorio: notizie a rate, spesso contraddittorie, evidente la volontà di non collaborare alla ricerca della verità. Da un Paese amico con il quale abbiamo un fortissimo scambio commerciale non ce l’aspettavamo».
Torniamo all’eventualità dell’impiego di forze di terra dall’Italia.
«Le modalità di questa decisione verranno definite nelle sedi opportune ma una volta che il governo libico legittimamente riconosciuto dalla comunità internazionale si sarà insediato, e non vedo altra città se non a Tripoli, è evidente che bisognerà garantirgli la necessaria protezione. Quindi anche con forze di terra. L’importante è che la coalizione sia compatta e non si proceda in ordine sparso come sta accadendo per l’accoglienza dei rifugiati in Europa. Se a parole siamo tutti per l’abolizione delle frontiere e poi l’Ungheria alza i muri lungo i suoi confini è evidente che c’è qualcosa che non va».
Intanto nessun Consiglio europeo sembra riuscire a riportare unità nell’Ue, anzi aumenta il numero dei Paesi che sul fronte migranti fanno da sé.
«Vero ma rinunciare a Schengen vuol dire far morire l’Europa. Italia, Francia e Germania, i Paesi più importanti dell’Ue, devono procedere insieme perchè è in gioco il futuro stesso della Comunità europea».
Il governo Renzi per la verità ha aperto un fronte dialettico molto forte con le istituzioni comunitarie…
«Io credo che un governo forte come quello guidato d Matteo Renzi debba piuttosto favorire la stabilizzazione dell’Ue. Lo ripeto, senza Europa non ci sarà alcuna risposta ai nostri problemi. Naturalmente questo non vuol dire negare le responsabilità dell’Unione in materia geopolitica».
A cosa si riferisce esattamente?
«Al fatto che per troppi anni si è pensato al problema dei migranti e dei rifugiati politici come ad un problema che riguardasse solo l’Italia. L’Europa non ha capito che il centro delle questioni da affrontare era e rimane il Mediterraneo: ha preferito concentrare la politica di buon vicinato con l’Ucraina e la Georgia, peraltro con risultati non proprio eccezionali e ignorare che il Mediterraneo è il crocevia della sicurezza e della stabilizzazione anche dell’Unione. Solo da poco quest’atteggiamento sta iniziando a cambiare ma la strada non sarà breve»

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