Archivio per dicembre 2015

Legittima la sfida di Matteo ma no a inchieste in Aula

postato il 28 dicembre 2015

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L’intervista di Giovanna Casadio a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Repubblica

«L’Europa ha avuto un doppiopesismo nei confronti dell’Italia sulla vicenda delle banche, che è inaccettabile». Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, ne ha per tutti, per la Ue e per il Pd che ha voluto la commissione parlamentare d’inchiesta sullo scandalo delle 4 piccole banche, tra cui Etruria.

Casini, proprio sulle banche lo scontro con l’Europa si poteva evitare?
«Se vogliamo ricostruire la storia degli ultimi anni a partire dal primo intervento della Ue in Grecia, ebbene anche i bambini sanno che è stato fatto per salvare le banche tedesche e francesi fortemente esposte. Nessuno è esente da peccati… Il sistema bancario italiano è complessiva solido e non può essere stressato da formalismi applicati solo al nostro paese».
Una commissione parlamentare d’inchiesta farà chiarezza nel merito?
«Ho idiosincrasia per le commissioni d’inchiesta parlamentari. Da presidente della Camera dissi no a quella su Igor Marini che attaccava Prodi. Una commissione d’inchiesta rischia di avere effetti nefasti».
Perché?
«Al di là dei propositi, che possono essere i migliori del mondo, la commissione d’inchiesta soprattutto con indagini corso, interferisce inevitabilmente sui procedimenti giudiziari, anche perché i poteri che la regolano sono uguali a quelli della magistratura, per cui si possono acquisire materiali dai magistrati e si arriva a fare un processo nel processo».
Ma questa volta non è indispensabile per fare un po’ di chiarezza?
«Finirebbe col diventare una palestra di polveroni ad uso di maggioranza o opposizione. La maggioranza ha la tentazione di usare la commissione d’inchiesta per regolare i conti e l’opposizione di usare i poteri dell’autorità giudiziaria di cui i membri godono, per ribaltare le accuse che si ritengono più convenienti sulla maggioranza. Diventa insomma una succursale di campagna elettorale. È utile che ciascuno faccia il proprio mestiere. Se ci sono commissioni d’inchiesta opportune sono quelle di tipo storico-politico, sulle stragi o sulle deviazioni degli apparati dello Stato, che hanno una ragion d’essere. Ma non quelle piegate all’attualità».
Conviene a Renzi sfidare la Merkel?
«Renzi è troppo intelligente per sfidare la Merkel. Ha la forza nella famiglia socialista, in mancanza di altre voci autorevoli, e può mirare a cogestire l’Europa con la cancelliere Merkel».
Però una battaglia con l’Europa è opportuno che il governo la ingaggi?
«Proprio chi è europeista convinto non può non ritenere legittima la battaglia del governo italiano, perché l’Europa non può essere solo quella del rigore. Un suggerimento però a Renzi: il governo non proceda per battute ma metta in atto una strategia, più si imposta strategicamente una linea e più si ottengono risultati».

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Spagna e antipolitica: ospite di Otto e mezzo

postato il 22 dicembre 2015

Nello spazio di approdondimento politico di La7 condotto da Lilli Gruber si parla delle ultime elezioni iberiche e dei fenomeni di antipolitica in Europa

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Ue: La battaglia italiana è giusta ma Angela è un osso duro

postato il 20 dicembre 2015

Renzi ha le sue buone ragioni: il Paese paga le disattenzioni del passato, è difficile rimontare la situazione

Pier Ferdinando Casini

L’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

Nella disputa con la cancelliera Merkel, «Matteo Renzi ha le sue buone ragioni, alcune addirittura clamorose, come quella del raddoppio del gasdotto North Stream. Ma una cosa va detta: le posizioni polemiche in Europa o sono sorrette da una strategia di lungo periodo o rischiano di essere solo il segno di una frustrazione». A sostenerlo è Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato. Quanto alla politica estera portata avanti dal Governo, l’ex Presidente della Carnea sei Deputati, rimarca: «Renzi è stato intelligente ed ha evitato protagonismi fuori misura. A cosa sarebbero serviti due o tre aerei italiani impegnati nei bombardamenti? Praticamente a nulla, se non ad una vuota esibizione muscolare»…

Presidente Casini, come valuta il confronto serrato tra il premier italiano Matteo Renzi e la cancelliera tedesca Angela Merkel che ha caratterizzato il Consiglio Europeo di Bruxelles?
«L’Italia, e dunque Renzi che ne è oggi il premier, paga i prezzi di pesanti disattenzioni del passato, ad esempio per quanto riguarda il sistema bancario. Ed è sempre difficile rimontare una situazione parzialmente compromessa. E poi, né la politica estera né quella europea sono un pranzo di gala. Ciascuno difende il proprio interesse e si sono allontanate nel tempo personalità come quella di Helmut Kohl che aveva un anelito europeista capace di fargli compiere, da cancelliere tedesco, scelte impopolari».

La politica, soprattutto quella estera, è anche confronto-scontro di personalità. Un passo indietro nel tempo. È la fine dell’estate del 2012 e nel Pd inizia la “rottamazione” e la campagna delle primarie vinte da Pier Luigi Bersani. La battuta più gettonata fu la sua, presidente Casini: “Fa ridere immaginare che al vertice con la Merkel l’Italia mandi Renzi. E finché rido io non c’è problema, ma se si comincia a ridere in giro per l’Europa altroché se il problema c’è…”. Renzi le rispose così: “A parte che far ridere la Merkel sarebbe già un bel risultato. Pier sa che se un giorno dovesse accadere, lì non ci sarebbe Matteo Renzi, ma l’Italia…”. La Merkel “ride” davvero?
«La Merkel è un osso duro, molto duro. Ha visione politica, ha un grande e strutturato Paese alle spalle, ha una egemonia nella politica europea che viene da lontano e cede poco a mozioni degli affetti e dei sentimenti. Detto questo, non è certamente la “crocerossina dell’Europa” e non c’è dubbio che per lei spesso si attua a Bruxelles una politica di due pesi e due misure. Renzi ha le sue buone ragioni, alcune addirittura clamorose come quella del raddoppio del North Stream. Ma una cosa va detta: le posizioni polemiche in Europa o sono sorrette da una strategia di lungo periodo o rischiano di essere solo il segno di una frustrazione».

Anche alla luce di quanto è avvenuto al Consiglio europeo, come valuta la politica estera perseguita dall’Italia?
«L’Italia e il Governo Renzi hanno assunto una posizione in politica estera corretta e saggia. Abbiamo affermato la nostra centralità sul dossier libico, che risponde a precisi interessi geopolitici, e abbiamo seguito una linea razionale nella lotta contro l’Isis. Stiamo formando i quadri dell’esercito curdo, li stiamo aiutando, probabilmente proteggeremo la Diga di Mosul…».

Ma qualcuno dice e scrive che Renzi è stato timido, reticente, rispetto alla chiamata alla guerra contro lo Stato islamico lanciata dal presidente francese Francois Hollande all’indomani delle stragi di Parigi del 13 Novembre.
«Renzi è stato intelligente ed ha evitato protagonismi fuori misura. A cosa sarebbero serviti due o tre aerei italiani impegnati nei bombardamenti? Praticamente a nulla, se non ad una vuota esibizione muscolare. La coalizione c’è già, da tempo, ma se il Daesh è ancora vivo e vegeto lo si deve alla confusione e alla eterogeneità dei fini che caratterizzano ciascun protagonista. Mi viene il più che fondato sospetto che il primo a volere un Califfato islamico ben vitale, sia lo stesso presidente siriano, Bashar al Assad, che da questo trae una insperata legittimazione politica».

Per concludere, vorrei che tornassimo al Vecchio Continente. Quale immagine di sé sta dando l’Europa in uno scenario internazionale così perturbato?
«Dopo più di sessant’anni, l’Europa oggi è costretta a tornare a De Gasperi. Mi spiego: capiamo oggi che economia e finanza se non sono sorrette da una politica estera e di difesa comune, rischiano di condurci a una rinazionalizzazione e alla fine dell’Europa. Questo problema è ineludibile. Avremo la forza per affrontarlo? I dubbi sono più che legittimi, ma l’alternativa è la completa subalternità di tutti i Paesi europei, Germania inclusa, nei nuovi equilibri geopolitici mondiali»

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«L’Isis si avvicina troppo all’Italia. È un’atomica alle nostre porte»

postato il 1 dicembre 2015

Aumenta il rischio di infiltrazioni terroristiche tra i rifugiati
Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Luca Bolognini a Pier Ferdinando Casini pubblicata su QN

«Per l’Italia il trasferimento in Libia del Califfato sarebbe come avere una bomba atomica innescata a pochi chilometri da casa». Per Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato e docente di Geopolitica del Mediterraneo all’università Lumsa di Roma, il rischio che lo Stato Islamico si sposti da Siria e Iraq per stabilirsi nel Nord Africa è concreto. «Ci sono segnali che vanno in questo senso. La concezione statuale dell’Isis non si basa sul territorio, ma su dove si trovano i suoi adepti. La Libia è un territorio vergine. Cosa c’è di meglio che ripararsi in una realtà così ospitale, dove non esiste uno Stato e non ci sono pressioni internazionali?»

Per il nostro Paese quali sarebbero i pericoli?
«I rischi sarebbero enormi: saremmo esposti alla criminalità più minacciosa. Nessun terrorista dell’Isis, se decidesse di raggiungere l’Italia, arriverebbe sui barconi, ma il pericolo di infiltrazioni c’è. Una Libia stabile è quello per cui stiamo lavorando in queste ore». [Continua a leggere]

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«Giusta la linea del premier rimettiamo in gioco Mosca»

postato il 1 dicembre 2015

11370467404_f60a564cea_oL’intervista di Gerardo Pelosi a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Sole 24 Ore

Sostiene con convinzione la linea prudente di Matteo Renzi e del suo Governo nella coalizione anti Isis, insiste sulla necessità di avere chiari gli obiettivi per il dopo raid e guarda con attenzione a una futura posizione di leadership dell’Italia nella stabilizzazione della Libia. Ma è soprattutto sulla necessità di rimettere in gioco Mosca (riducendo le sanzioni) e di stringere un patto vero tra Ue e Usa che manifesta grande sintonia con il presidente del Consiglio, Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato e docente di geopolitica del Mediterraneo all’Università Lumsa dopo una lunga carriera politica che lo ha visto alla presidenza della Camera e leader dell’Udc.

Qualcuno dice che Eni e Casa Bianca sono ormai diventati i riferimenti del “renzismo mediterraneo”. E’ proprio così?
Non so se si può semplificare in questo modo. Ma una cosa è certa: i fatti stanno dando ragione alla linea del Governo italiano ed è questa la politica di un Paese che ha senso di responsabilità. In politica estera è bene mettere i puntini sulle “i” ed io non comprendo davvero in cosa sbaglierebbe Renzi. Abbiamo espresso la nostra indisponibilità ai bombardamenti perché siamo impegnati in altri scacchieri e in Irak stiamo addestrando i peshmerga curdi. Abbiamo detto – e secondo me abbiamo fatto bene – che senza un chiarimento sulle strategie si può bombardare quanto si vuole ma non si risolve il problema perché occorre capire cosa accadrà dopo. [Continua a leggere]

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