Archivio per maggio 2012

Discorso in omaggio al Presidente Patricio Aylwin

postato il 27 Maggio 2012

Cari amici, Caro Presidente,

siamo qui oggi riuniti per omaggiare e festeggiare la figura del Presidente Patricio Aylwin, illustre esponente della democrazia cristiana cilena nonché primo presidente democraticamente eletto dopo la dittatura di Augusto Pinochet terminata nel 1990.

Sappiamo, soprattutto noi che operiamo nell’incerto e complicato scenario politico, quanto la storia spesso ci detti i parametri all’interno dei quali siamo costretti a muoverci con coscienza, senso di responsabilità e lungimiranza. Nel caso del Presidente Aylwin, tuttavia, possiamo affermare con certezza che la sua azione politica guidata dalla dignità delle idee e dalla maturità politica di chi agisce in tempi di transizione e di ricostruzione del tessuto di un paese ha essa stessa segnato la storia non solo del Cile ma dell’intero continente latino-americano in modo indelebile.   [Continua a leggere]

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Hula, la strage degli innocenti

postato il 27 Maggio 2012

“Riceviamo e pubblichiamo” di Jakob Panzeri

“Satelles i, ferrum rapte, perfundas cune sanguine”

“Vai o guardia del corpo, afferra la spada, / riempi le culle di sangue”

(Prudenzio, IV secolo, Inno epifanico in ricordo di Erode e la strage degli innocenti )

Marzo 2011: presso la cittadina di Dara’a (intervista a un siriano emigrato in Italia che racconta i drammi della sua terra), nella regione agricola e tribale di Hawran, un gruppo di ragazzini di elementari e medie scrive sui muri con i gessetti colorati “Il popolo vuole la caduta del regime”. I ragazzi vengono immediatamente sequestrati dalla polizia e imprigionati. Al terzo giorno, i capi tribù di Dara’a vanno a supplicare i rappresentati del governo per la liberazione dei bimbi, ma vengono umiliati ed insultati pesantemente. In seguito alle prime proteste che diventano sempre più vivaci, i bimbi vengono scarcerati . Hanno le unghie strappate e mostrano evidenti segni di percosse. Tranne uno che non ritornerà a casa; evirato e ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Già nei mesi precedenti, sull’onda dei moti di protesta di Tunisia ed Egitto, erano iniziate le prime timide manifestazioni contro il regime ma ora la misura è colma. Il popolo siriano addolorato e inferocito scende nelle piazze del paese in barba alle legge del ’63 che vieta le adunanze popolare. E’ l’inizio di una rivolta che giorno per giorno non cessa di essere perseguitata e cannoneggiata dai carri armati ed elicotteri ultramoderni del presidente Assad. Ancora oggi, a più di un anno di distanza, un bilancio di sangue arriva dalla Siria: le forze governative hanno bombardato Hula, un insieme di piccoli villaggi 200 km a nord di Damasco uccidendo 92 persone tra cui 32 bambini.

La strage degli innocenti. Dopo duemila anni, ancora il sangue dei bambini bagna i ciottoli delle nostre piazza. Bambini innocenti che muoiono violentati dalle sete di potere; vittime inconsapevoli dei mostri del presente che nella loro fame smisurata vogliono recidere sul nascere il futuro.

Per approfondire:

Tarek, che sfidò il regime con i canti.

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L’Udc di Pisa riparte dalla politica

postato il 26 Maggio 2012

In un tempo in cui l’anti politica accusa la politica di rinchiudersi nei palazzi del potere e di essere sorda rispetto alle richieste dei cittadini, l’Udc di Pisa ha assunto la meritoria iniziativa di offrire ai cittadini uno spazio e un tempo per tornare a ragionare e discutere di buona politica. Tra oggi e domani stazione Leopolda di Pisa si celebrerà la prima festa provinciale dell’Udc di Pisa   e il programma si presenta ricco e interessante.

Dopo l’apertura della festa con il saluto dell’autorità la festa entrerà nel vivo con il primo dibattito: “Le sfide della partecipazione”.

 Non capita spesso di affrontare un tema così negli incontri di partito. A qualcuno potrebbe apparire anche un tema minore, di fronte alla crisi che attraversiamo.

Tuttavia  affrontare il tema della partecipazione come trasparenza, codici etici della pubblica amministrazione, coinvolgimento dei cittadini nelle scelte pubbliche, sia fondamentale per provare ad invertire il fenomeno della distanza tra la politica e i cittadini.

 E se qualcosa di positivo c’è nel popolo “viola” e nei grillini è proprio la richiesta, anche attraverso la rete, di una maggiore trasparenza della pubblica amministrazione e la volontà di molti giovani di partecipare attivamente a migliorare.

Dopo il tema della partecipazione, alle ore 18.30 si parlerà delle sfide dello sviluppo. Pisa, in particolare, è molto cresciuta in questi ultimi anni, grazie soprattutto alla propria posizione invidiabile e allo sviluppo dei voli low cost che hanno favorito la crescita del Galilei. Ci sono state scelte infrastrutturali importanti, come il porto turistico a Marina, che finalmente prende il via dopo decenni di inutili tentativi.

Allo stesso tempo c’è una città a vocazione turistica, che pare sfruttare più le situazioni del momento, piuttosto che mettere in piedi vere policy di marketing territoriale.

C’è però una politica e una burocrazia miope (il caso Ikea a Vecchiano ne è stato un triste esempio).Persiste una certa invadenza della politica nell’economia. E dalla crisi di questi anni, si esce attraverso un rapporto nuovo tra pubblico e privato nella nostra società, finora troppo impermeata di statalismo. Di tutto questo parleranno il Prof. Manca (Università di Pisa) e il dott. Caporale (Regione Toscana) e i protagonisti dell’economia cittadina (Banti – confartigianato, Bottai – Confcommercio e presidente della società del porto di Pisa, ed infine l’assessore comunale Cerri).

Sabato sarà la volta de “le Sfide per la vivibilità”. E’ uno dei temi più sentiti a Pisa. Nel quotidiano la città continua ad essere percepita dai pisani e dai turisti, come una città sporca, poco curata e anche sempre meno sicura. Una città che vorremmo più a dimensione del ciclista, del bambino, del diversamente abile. Una città con più spazi verdi e meglio tenuti. Una città dove i cittadini si riapproprino dei propri spazi sociale e aggregativi. E dove le forze dell’ordine garantiscano con una presenza più adeguata alcune aree a rischio. Una città che riesca a coniugare divertimento e opportunità imprenditoriali, con una vivibilità dei residenti del centro storico. Se ne parlerà con l’architetto Martini, con il Vice-sindaco Ghezzi e con diversi esponenti dell’associazionismo pisano.

Sarà presente anche  il Prof. Panizza, esperto di diritto pubblico e di trasparenza negli enti pubblici e il dott. Floridia, dirigente della Regione Toscana, la prima regione in Italia a dotarsi di una apposita legge sulla partecipazione, per incentivare il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte pubbliche.

Ci sarà poi spazio per la “grande” politica co un dibattito su “Le sfide di un nuovo partito di governo”. Invitati i segretari regionali del Terzo Polo, del Partito Democratico e del Popolo della Libertà.

Anche le ultime elezioni amministrative, se ce n’era il bisogno, hanno in maniera inequivocabile segnato la fine della cosiddetta “seconda repubblica” e il superamento di molti dei partiti oggi in scena. Serve una scossa da parte del ceto politico. Serve, soprattutto, un’offerta politica nuova. Serve coraggio. Alla festa dell’Udc pisana si proverà ad iniziare un discorso, anche dal basso, per costruire un’alternativa credibila all’anti-politica e al populismo.

Questi alcuni momenti significativi della festa, che non è solo un momento di dibattito e confronto ma un’occasione per ripartire con la politica.

Appuntamento alle 15,30 alla stazione Leopolda!

 

 

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Trasparenza e democrazia sono più importanti di Beppe Grillo

postato il 25 Maggio 2012

di Adriano Frinchi

Sarà l’eccessiva esposizione mediatica, sarà anche merito del consenso elettorale  raccolto nelle recenti elezione amministrative ma Beppe Grillo pare diventato il crocevia della politica italiana, tanto che sembra addirittura che in Parlamento i “cattivoni” della casta si siano messi a cospirare contro Grillo e i grillini.

Ma andiamo con ordine.

Ieri la Camera ha approvato un emendamento, presentato da due deputati dell’Udc, al disegno di legge sulla riduzione dei rimborsi elettorali e sul controllo dei bilanci dei partiti, dopo gli ultimi scandali che hanno coinvolto l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi e quello della Lega Nord Francesco Belsito. Il testo approvato prevede che non abbiano diritto al rimborso i partiti che non abbiano uno statuto.

Il comico genovese, ha gridato allo scandalo perché a suo avviso l’emendamento approvato sarebbe una manovra dei partiti per rendere impossibile l’accesso ai rimborsi elettorali al Movimento 5 stelle.

Ma perché in base all’emendamento approvato il M5s non avrebbe diritto ad accedere ai rimborsi?

Semplicemente per il fatto che il movimento di Beppe Grillo non è giuridicamente inquadrato come un partito e non ha uno statuto. Il Movimento 5 stelle ha infatti solamente un “non statuto”, piuttosto fumoso, che garantisce solo una cosa: la proprietà del simbolo del M5s a Beppe Grillo.

Da qui gli strali di Beppe Grillo su un presunto “emendamento ammazza Grillo”.

Per onorare la verità e tranquillizzare molti animi bisogna ricordare alcune cose:

  1. il M5s, per decisione di Beppe Grillo, non usufruisce dei rimborsi elettorali. Non si capisce quindi come si fa a colpire il Movimento su una cosa a cui ha espressamente rinunciato;
  2. l’emendamento si inserisce nel quadro di una riforma per mettere fine allo sperpero dei soldi pubblici e regolamentare in maniera rigorosa la vita dei partiti e quindi l’accesso al finanziamento pubblico (una proposta che l’UDC presentò a febbraio).

Nessun “complottone” dunque contro Beppe Grillo, ma solamente il tentativo della classe politica di rendere i partiti trasparenti e democratici ed evitare partiti padronali che fanno man bassa del denaro pubblico.

Sorge però legittimo il dubbio che  gli strali di Grillo siano dovuti al fatto che questa riforma interroga il M5s su democrazia interna e trasparenza. Qualche grillino infatti potrebbe chiedere conto e ragione al “grande capo” del “non-statuto” e di quella proprietà esclusiva del simbolo del Movimento.

Questo dubbio verrà chiarito col tempo, intanto è sufficiente ricordare che trasparenza e democrazia sono più importanti di Beppe Grillo. Che a lui piaccia o no.

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27 maggio, Buenos Aires

postato il 24 Maggio 2012

Ore 17 locale (ore 22 italiane) – Teatro “Tango Porteño”  (Cerrito, 570)

Incontra la comunità italiana

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25 maggio, Santiago del Cile

postato il 24 Maggio 2012

Ore 10 locale (ore 16 italiane) -Salone d’onore presso l’ex Congresso Nazionale di Santiago del Cile

Partecipa al Convegno dell’ODCE e IDC in omaggio a Don Patricio Aylwin

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Perché dall’estero non investono in Italia?

postato il 24 Maggio 2012

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Nei giorni scorsi ho potuto parlare con alcuni amici che si sono trasferiti in Germania per lavoro e mi hanno detto che, facendo due conti, le tasse che pagano (come IRPEF) più o meno quanto pagherebbero in Italia.

Partendo da questo punto viene da chiedersi perché dall’estero si investa poco in Italia e quali sono i problemi degli imprenditori italiani ad investire in Italia, rispetto ad altre nazioni come la Germania.

La risposta la forniscono alcuni studi internazionali secondo i quali quello che penalizza l’Italia davvero sono quattro punti: la complessità burocratica, la minore produttività, la lentezza nei trasporti e il digital divide.
In particolare il “Global Competitiveness report 2011-2012” del World Economic Forum afferma che, in Italia, l’indice di complessità del quadro legislativo relativo all’applicazione delle regole misura 125 punti, contro i 17 della Francia, i 60 della Francia, i 12 della Germania, i 13 della Spagna. Secondo la società di Consulenza McKinsey ogni posto di lavoro nelle imprese estere crea maggiore valore aggiunto e ricerca che nelle imprese nazionali, citando a supporto di questa affermazione i dati dell’Istat, la quale afferma che nel 2009 il valore aggiunto medio per addetto delle imprese (ovvero la produttività per addetto) è pari a 33.700 euro contro i circa 65.000 euro delle imprese estere. Inoltre, a fronte di una spesa di 600 euro per addetto in ricerca e sviluppo da parte delle imprese nazionali, le imprese a controllo estero ne spendono in media 2.100. Guido Meardi della McKinsey ha anche ricordato che rispetto ai principali partner europei l’Italia nel periodo 2005-2011 è stata la peggiore nella capacità di raccogliere i flussi netti di investimenti diretti esteri in entrata, pari all’1,0% del Pil contro il 4,8% del Regno Unito, il 2,4% della Francia, il 2,6% della Spagna e l’1,3% della Germania. E sugli altri due punti (ovvero trasporti e digital divide) cosa possiamo dire? Secondo Nando Volpicelli, amministratore delegato di Schneider Electric Industrie Italia le nostre infrastrutture sono ridotte ai minimi termini, e addirittura il costo di trasporto per unità di prodotto (al netto della benzina) dallo stabilimento di Rieti della multinazionale transalpina è «di due euro più caro rispetto al Sud della Francia». In questo campo il recente provvedimento del governo Monti per sbloccare 100 miliardi di euro da investire nelle infrastrutture potrebbe essere un toccasana decisivo, infatti nel 1970 eravamo al terzo posto in Europa per dotazione autostradale in rapporto agli abitanti, ora siamo al quattordicesimo.
Ma a livello generale la situazione delle infrastrutture in Italia è alquanto carente: l’Italia è stato il primo Paese europeo a sperimentare l’Alta velocità ferroviaria nel 1970, ma oggi siamo indietro a tutti, infatti la Spagna ha 3230 chilometri di linee veloci, contro gli 876 dell’Italia. E a che prezzo, sta avvenendo quel recupero: 48,9 milioni di euro al chilometro, a fronte dei 10,2 milioni della Francia e dei 9,8 della Spagna. Per quanto riguarda i porti (ricordiamo che il 70% del traffico merci, viaggia su mare), tutti i principali porti italiani, per i loro problemi strutturali, hanno visto transitare nel 2009 meno container (9 milioni 321 mila teu, l’unità di misura del settore) che nel solo scalo olandese di Rotterdam (9 milioni 743 mila teu). Se guardiamo alla rete informatica, le cose non migliorano, consideriamo che la classifica 2010 di netindex.com sulla velocità media delle connessioni internet collocava l’Italia al settantesimo posto nel mondo, dietro Georgia, Mongolia, Kazakistan, Thailandia, Turchia e Giamaica.

Indubbiamente i punti sopra individuati sono delle catene che limitano le capacità dell’economia italiana e proprio per questo il governo Monti sta coniugando il rigore a delle riforme che abbattano queste catene: 100 miliardi di investimenti nelle infrastrutture, la semplificazione nel mondo del lavoro, e l’agenda per colmare il digital divide sono tutte iniziative che permetteranno di rilanciare l’economia italiana nel mondo.

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