Archivio per febbraio 2012

Monti candidato? Non lo indebolisco con gossip

postato il 20 Febbraio 2012

Finita stagione degli uomini della provvidenza

La stagione degli uomini della provvidenza e’ finita. Il presidente del Consiglio e’ senatore a vita e non ha bisogno di presentarsi, chi gli vuole bene e’ inutile che lo evochi come possibile candidato alle elezioni. Io lo sostengo con forza e quindi non lo indebolisco con i gossip.
Ci vogliono politici capaci di capire il momento, persone che vengono dalla società civile, magari qualcuno che attualmente e’ impegnato nel governo, ma non si puo’ costruire un partito attorno ad una persona perché l’epoca dei partiti-persona, come si e’ ampiamente dimostrato, e’ finita nel fallimento.

Pier Ferdinando

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20 febbraio, Roma

postato il 20 Febbraio 2012

Ore 17.30 – Sala Gonzaga (via della Consolazione 4)

Partecipa al convegno “Famiglia e politica: un binomio possibile?”

 

 

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Rassegna stampa, 19 febbraio 2012

postato il 19 Febbraio 2012
Casini torna sul progetto di trasformazione dell’Udc, definendo “ridicola” l’ipotesi di una nostra Opa sul Pdl. Qui non si tratta di passare dal 10, al 12%, di salvare 80 parlamentari anziché 80: “rubare” personale politico a un altro partito non ci interessa; a noi interessa creare qualcosa di radicalmente nuovo. E allora non stupisce il fatto che ci sia tutta questa attenzione (e paura) intorno alle nostre mosse: e infatti Bei su Repubblica ci racconta di Berlusconi che pensa di archiviare definitivamente il Pdl e di lanciare delle liste civiche alle prossime elezioni nazionali (e anche amministrative) per evitare la debacle (i sondaggi descrivono un partito inchiodato al 20%) che sembra ormai inevitabile.

Casini: «Una nostra Opa sul Pdl? È ridicolo». (Avvenire)

Partito dei moderati, timori sul piano di Casini E Rutelli «lancia» Monti. (Monica Guerzoni, Corriere della Sera)

Berlusconi vuole chiudere il Pdl- Nel 2013 servirà una nuova cosa. (Francesco Bei, la Repubblica)

Violante- L’intesa tra i partiti può farci uscire dalla crisi. (Diodato Pirone, il Messaggero)

Non solo riforma elettorale. (Roberto D’Alimonte, il Sole 24 Ore)

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Sviluppo digitale. Il futuro è a banda larghissima!

postato il 19 Febbraio 2012

di Giuseppe Portonera. (L’immagine: Topolino n. 2917 – copertina di Paolo Mottura)

Mentre stavo per scrivere questo pezzo, la mia attenzione è stata catturata dalla copertina di un numero di Topolino di qualche mese fa, che titolava: “Archimede e lo Zione in Italia. Il futuro è a banda… larghissima!”. Sfogliandolo sono arrivato fino alla storia di copertina, che merita di essere raccontata – seppure in sintesi: Rockerduck, il grande antagonista di Paperone, ha deciso di investire nel progetto della “banda ultralarga” in Italia; visto che il tutto stenta a decollare, però, pensa bene di chiedere aiuto all’inventore per eccellenza del mondo parallelo di Paperopoli, Archimede. Il quale scoprirà – a sorpresa – che il fallimento del progetto è dovuto a un deliberato sabotaggio da parte dello stesso Rockerduck, che dopo aver inizialmente creduto nel progetto del Wi Max (beato lui), ne ha avuto infine paura. E ai Bassotti, suoi complici, spiega anche il perché: “un colossale e istantaneo flusso di informazioni favorirebbe la nascita di nuove, giovani aziende e la diffusione dei loro prodotti! Per esempio, qualunque fabbricante indipendente di nanetti di gesso potrebbe rivaleggiare con me! Vi rendete conto?!”.

Ora, so che un approccio del genere potrà sembrarvi puerile o insensato, ma a me è sembrato che queste poche battute di un fumetto riescano a spiegare meglio di tanti altri e lunghi discorsi perché non possiamo più permetterci di tergiversare sugli investimenti in materia di banda larga e digital divide. Ne ho scritto più volte, proprio su questo sito, l’ultima volta in occasione della bocciatura dell’emendamento Fava: non possiamo più restare sulla difensiva, servono subito interventi ben definiti e mirati al superamento del digital divide tutto italiano. In questa direzione, finalmente, si sono mossi i primi passi. A partire dal disegno di legge che porta le firme congiunte del nostro Roberto Rao e del deputato Pd Paolo Gentiloni, intitolato “Misure urgenti per lo sviluppo della domanda di servizi digitali”. Già dal titolo si può ben capire quale sia il principio ispiratore di questo testo: in Italia più ancora che l’assenza di adeguati servizi digitali, stupisce la mancanza di una loro adeguata “domanda”; sono in pochi, in troppo pochi quegli imprenditori, quei commercianti, quei liberi professionisti che pensano (ancora prima di volere) di usufruire di infrastrutture digitali per il loro lavoro. Troppi gli ostacoli – culturali e strutturali – in questo senso. Il primo passo da compiere, allora, è rimuoverli, per creare poi la consapevolezza delle immense potenzialità offerte da Internet e incrementare quindi la “domanda di servizi digitali”. Il documento, che è articolato in dodici punti e che sarà presentato a breve alla commissione Trasporti e comunicazioni, si incardina in quattro punti chiave: una legge quadro ciclica che metta ordine allo sviluppo degli incentivi digitali ogni dodici mesi, in stretta connessione con le tappe dell’Agenda digitale europea; una tabella di marcia a tappe forzate per la fornitura dei servizi digitali al cittadino con un piano di swich off della Pubblica Amministrazione analogica già nel corso del 2013; un’aliquota privilegiata e unica del 10% per favorire il commercio elettronico, per un commercio che deve vederci fra gli attori principali e che invece al momento ci vede in fondo alle classifiche; un contributo una tantum pari a 50 euro per le famiglie meno abbienti che vorranno accedere a una connessione a Internet, come primo incentivo all’alfabetizzazione digitale. Questo perché investire in banda larga, oggi, significa scegliere una delle soluzioni più efficaci per uscire dalla situazione di crisi economica internazionale in atto: il commissario all’Agenda digitale Neelie Kroes, vice presidente della Commissione europea, ci ha ricordato, qualche settimana fa, che i paesi europei leader per produttività sono gli stessi che più hanno investito nel settore delle tecnologie digitali. Una crescita del 10% della penetrazione della banda larga, infatti, porterebbe a un aumento del Pil fra lo 0,9 e l’1,5% e consentirebbe di generare attività per oltre un trilione di euro e creare milioni di nuovi posti di lavoro a favore di nuove, giovani e moderne (anche piccole e medie) aziende competitive sul mercato italiano e europeo.

Ecco perché non possiamo più stare a giocare al gatto e al topo con quanti credono di vivere ancora in un bel passato in cui i mezzi di comunicazione più veloci erano il telefono di casa o la tv. Queste “sacche di resistenza allo sviluppo digitale, che hanno paura del nuovo… andrebbero tutti #defollowati!” – per riprendere uno degli ultimi tweet del nostro Rao. L’approvazione di questo disegno di legge, che speriamo possa essere ancora migliorato durante il suo iter alle Camere, può anche avere effetti benefici sul nostro (stantio e ingessato) mercato del lavoro e far sì che nel nostro Paese possano nascere quanti più e numerosi “fabbricanti indipendenti di nanetti di gesso” in grado di rivaleggiare e vincere anche contro i soliti, grandi e inamovibili produttori.

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Bisogna dare vita a una grande forza popolare

postato il 18 Febbraio 2012

Per le prossime elezioni, dobbiamo dar vita a una grande forza popolare nazionale, una forza capace di riunificare gli italiani e di porsi come centro di stabilità e di guida del nostro Paese. Ma non possiamo essere da soli: questo disegno politico richiede degli altri, richiede persone in carne e ossa disponibili a intestarsi – perché lo sostengono come noi – il lavoro del governo Monti.
Noi dobbiamo essere il seme di un processo che vivifica e fa sorgere qualcosa di più importante, qualcosa che sia in condizione veramente di porsi al servizio del Paese.

Pier Ferdinando

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L’Africa ha un volto nuovo: quello delle donne. Un esempio per l’Italia

postato il 18 Febbraio 2012

“Riceviamo e pubblichiamo” di Marta Romano

Si è svolto mercoledì, nella “Sala della Lupa” della Camera, il convegno “L’Africa ha un volto nuovo: quello delle donne. Un esempio per l’Italia”, organizzato dal presidente della Commissione giustizia Giulia Bongiorno e da Roberto Rao.
Il convegno, che aveva per tema le donne, l’importanza che assumono nella società odierna e il loro ruolo in Italia e nel mondo intero, ha offerto degli interessanti spunti di riflessione.
Naturalmente, come solitamente accade in convegni di questo tipo, si é partiti dall’amara constatazione di quanto debole sia, ancora oggi,in Italia, il binomio donne-politica. E’ proprio per questo che dovremmo assumere come esempio quello della Liberia, primo Paese africano ad avere come Presidente una donna, da cui arrivano grandi segnali di una vera e propria rivoluzione sociale, che porta alla ribalta il genere femminile, che assume sempre maggiore importanza, occupa posizioni di sempre maggiore rilievo. Questo, probabilmente, come ha rilevato Carmen Lasorella, che ha intervistato la leader liberiana , premio nobel per la pace, perché il Governo africano ha puntato tutte le sue forze sull’istruzione e sulla cultura, come mezzi per rendere la Liberia uno stato realmente democratico. D’altronde, la democrazia è realizzata in pieno quando ogni uomo e ogni donna hanno uguali possibilità di raggiungere uno stesso traguardo, ed è forse ciò che oggi, in Italia, manca, e per cui i partiti politici hanno il dovere di lottare.
La politica deve avere il coraggio di aprirsi alle donne riavvicinare questi due mondi così distanti tra di loro, ed annullare ogni tipo di discriminazione di genere.
Ed è vero quanto ha detto la Bongiorno: non si può esultare per il fatto che nel Governo Monti ci siano tre donne ad occupare ministeri importanti, dimenticando che questa non è che l’ennesima sconfitta della politica. Purtroppo, soltanto in un governo “tecnico” si é pronti a dare incarichi così significativi alle donne, al contrario di quanto accade in un ordinario governo “politico”.
La speranza, emersa dalle parole di tutti quanti sono intervenuti al convegno, è quello che davvero qualcosa possa cambiare, sperando che incontri come questi possano essere uno stimolo, per spronare i partiti ad osare di più, a candidare più donne, se meritevoli.
La questione è prettamente politica e, come ha sottolineato il direttore del Tg La7, Enrico Mentana, una prima soluzione può essere quella di lavorare davvero per cambiare questa legge elettorale, per scegliere con coscienza e libertà, e magari portare in Parlamento tante donne, senza ricorrere neanche alle cosiddette “quote rosa”.
L’importante per un partito, come credo, è basare sempre la propria politica sul principio di meritocrazia: perché l’importante non è essere uomo o donna, ma essere bravi.

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L’ABC delle riforme

postato il 17 Febbraio 2012

di Redazione

E’ con uno dei suoi consueti tweet che Pier Ferdinando Casini esprime tutta la sua soddisfazione per l’intesa raggiunta sulle riforme:

Dal vertice che ha coinvolto oltre al leader dell’Udc Casini, il segretario del Pd Pierluigi Bersani e il segretario del Pdl Angelino Alfano è arrivata la decisione di giungere presto ad un testo condiviso sulle riforme che preveda la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto, la sfiducia costruttiva, il potere di nomina e revoca dei ministri da parte del presidente del Consiglio, la riforma dell’articolo 117 della Costituzione.

Ma la vera novità è che queste riforme in cantiere per la prima volta hanno tempi certi ed una road map ben definita. Entro due al massimo tre settimane si potrebbe giungere a un testo condiviso tra Pdl, Pd e Terzo polo sulle riforme costituzionali, successivamente, compatibilmente con la procedura di revisione costituzionale prevista dall’articolo 138 della Costituzione, il testo condiviso verrà presentato alle commissioni parlamentari per poi procedere alle diverse letture da parte delle camere che dovrebbero concludersi entro dicembre.

Ci sarà anche tempo per occuparsi della riforma elettorale, ma solamente dopo aver avviato le riforme per scegliere un sistema elettorale coerente con la nuova impalcatura istituzionale, come del resto aveva già auspicato Casini.

L’ottimismo è diffuso tra gli addetti ai lavori, sembra che l’ABC, come i giornalisti chiamano i tre perni della maggioranza, sia determinato a dare all’Italia quelle riforme necessarie per entrare finalmente nella Terza Repubblica e uscire dalla transizione infinita e dal bipolarismo muscolare.

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