Archivio per luglio 2011

Rassegna stampa, 31 luglio ’11

postato il 31 luglio 2011
Che il momento sia estremamente difficile si sa. Noi, da parte nostra, ci sforziamo di ripeterlo e di ricordarlo da molto tempo ormai (e non certo per mero disfattismo) e Pier Ferdinando Casini, intervistato oggi dal Corriere, torna a chiedere a gran voce “un armistizio” tra le forze responsabili che precluda alla nascita di un “governo di unità nazionale”: «il presidente del Consiglio dovrebbe prendere coscienza della caduta verticale di consenso del governo e scegliere una delle due opzioni possibili: andare dritto alle elezioni oppure dare il via libera ad un esecutivo di unità nazionale composto dal centrodestra insieme alle forze responsabili dell’opposizione»; perché, se si continua su questa pericolosa china, «il Paese va a rotoli». Il nostro leader chiede poi a Berlusconi che si convochino al più presto le parti sociali, che nei giorni scorsi avevano chiesto una netta inversione di tendenza: serve una reazione decisa e subito; non possiamo più permetterci di tergiversare, bisogna avere (così come chiede anche Claudio Sardo dalle colonne de L’Unità) “il coraggio di fare le riforme”: riforme che puntino a un riequilibrio della situazione e che permettano la sintesi e l’unità nel nostro Paese, ormai sempre più fratturato tra opposti (leggete, interessantissimo, Bonomi sul Sole). Linea che trova eco anche nelle interviste rilasciate da Fini al Messaggero e D’Alema all’Unità. Spazio poi, ancora, al Tremonti-gate: dopo che il Ministro si è detto preoccupato e “spiato”, la Procura ha deciso di avviare un indagine, ma – anche nel centrodestra, leggete l’articolo del Giornale e Sechi sul Tempo – c’è chi comincia a dubitare della buonafede del titolare del dicastero dell’economia e sospetta che ci sia qualcosa oltre ad errori bonari e stupidaggini commesse: secondo il Fatto, questo scandalo che ha “dimezzato” Tremonti è un ottimo colpo per Berlusconi, che così può riprendere fiato e riannodare i fili con l’aerea anti Tremonti nel Governo: e infatti, così come fa notare Stefano Folli sul Sole, lo stato di isolamento del Ministro all’interno della compagine governativa è evidente: nessuno gli ha espresso solidarietà pubblica e la speranza è la crisi di un uomo non travolga tutti. Infine, da Repubblica, con il ricordo di Colaprico e del direttore Mauro, diciamo addio anche noi al grande Beppe D’Avanzo: che, per chi scrive, è sempre stato un modello di onestà, rettitudine e professionalità. Ciao e grazie.

Casini: “Ci vuole un armistizio. Governo di unità nazionale” (Roberto Zuccolini, Corriere)

Fini: “Tremonti chiarisca è un caso senza precedenti” (Claudio Fusi, Il Messaggero)

D’Alema: “È il fallimento del governo Berlusconi non della politica” (Francesco Cundari, Unità)

Carraro: “Per rilanciare l’Italia serve un governo che ci ridia credibilità” (Roberto Brunelli, Unità)

Nuove sintesi per le mille Italie (Aldo Bonomi, Sole24Ore)

Le parti sociali incalzano: “Serve una reazione subito” (Stefania Tamburello, Corriere)

Il coraggio delle riforme (Claudio Sardo, L’Unità)

Vietti: “Basta con le invasioni di campo”. Politici: più etica. Toghe: equilibrio (Danilo Paolini, Avvenire)

Tremonti spiato e pedinato, summit dei magistrati e la Procura apre un’inchiesta (Maria Elena Vincenzi, La Repubblica)

Tremonti dimezzato il salvavita di B. (Fabrizio d’Esposito, Il Fatto)

Mancano le barbe finte (Mario Sechi, Il Tempo)

La solitudine del ministro (Stefano Folli, Sole24Ore)

La pozzanghera del malaffare (Ernesto Galli della Loggi, Corriere)

Doppio colpo al ministro: Confindustria lo molla e la Finanza lo smentisce (Il Giornale)

De Nicola, Pertini e Ciampi. Vecchie lezioni di austerità che la crisi riporta di moda (Filippo Ceccarelli, La Repubblica)

Ciao Peppe, grande firma di Repubblica (Piero Colaprico, La Repubblica)

La forza e il coraggio (Ezio Mauro, La Repubblica)

I No Tav e la rinuncia alla violenza: la strada obbligata per non isolarsi (Marco Imarisio, Corriere)

Giorgio dà l’esempio e si taglia lo stipendio (Alberto Di Majo, Il Tempo)

Caso Noè: “Una discriminazione gravissima” (Chiara Unguendoli, Avvenire)

Albo inutile, non tutela nessuno (Vittorio Feltri, Il Giornale)

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«Ci vuole un armistizio, governo di unità nazionale»

postato il 31 luglio 2011

Pubblichiamo da ‘Il Corriere della Sera’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini

di Roberto Zuccolini
ROMA — «Se c’è bisogno non andiamo in vacanza. E comunque siamo pronti: una chiamata e torniamo a Roma. Ma si faccia qualcosa subito, prima che sia troppo tardi».
Non urla Pier Ferdinando Casini. Anzi, rimprovera l’ldv che chiede di votare l’ennesima sfiducia a Silvio Berlusconi: «È infantile». Ma il suo è comunque un grido di allarme di fronte a quello che chiama l’«immobilismo» del governo di fronte alla crisi, la sua «inerzia» di fronte all’appello delle forze sociali: «Le convochi nelle prossime ore: che aspetta?». Ci vuole, per il leader dell’udc, «un armistizio» fra tutte le forze politiche, che porti ad un «governo di unità nazionale» che non sia guidato da Silvio Berlusconi, ma «senza penalizzarlo».

Qual è la cosa più importante da fare dì fronte alla crisi che sta attaccando l’Italia?
«Prenderne coscienza sul seno il più presto possibile: stiamo vivendo un momento drammatico per il Paese. Lo dico alla maggioranza, ma anche all’opposizione».

L’Udc, insieme a tutta l’opposizione, ha favorito l’approvazione della manovra economica in tempi record.
«Sì, ma non è bastato a risollevare l’Italia, anche perché il provvedimento è stato spalmato soprattutto sul 2013 e il 2014. E non mi dicano che siamo sotto l’attacco della speculazione internazionale che colpisce l’Europa. La verità è che purtroppo c’è sfiducia nei confronti del nostro Paese per l’assenza di misure serie e di segnali politici adeguati». [Continua a leggere]

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È tempo di numeri. E di prime soddisfazioni.

postato il 30 luglio 2011

È tempo di numeri e sondaggi. L’ultima volta che su questo sito ci siamo occupati di stime elettorali riguardanti il nostro partito, avevamo riscontrato di essere sulla strada giusta e che l’elettorato – dopo qualche tempo di disattenzione – era tornato a ritrovarsi in sintonia con noi in ottima misura: il bacino potenziale dell’Udc superava infatti il 14% e appariva numericamente chiaro la nostra posizione centrale e primaria all’interno del Terzo Polo: la riprova che quanto avevamo fatto era giusto e che proprio seguendo questo indirizzo dovevamo continuare ad operare. Oggi, ci occuperemo invece di sondaggi che riguardano la nostra coalizione nel complesso: abbiamo tenuto la nostra convention unitaria giorno 22 scorso e vale la pena dare un’occhiata a qualche interessante analisi pubblicata proprio in quel periodo (da qualche giorno prima a qualche giorno dopo).

Il primo sondaggio utile è quello pubblicato sul Corriere della Sera proprio il giorno della convention e a cura di Renato Mannheimer, secondo cui ben il 12% degli italiani ad oggi direbbe “sì” – in modo certo – al Terzo Polo, mentre il bacino potenziale si spinge al 25% e un altro 27% si dichiara “indeciso” ma “interessato”; altro interessantissimo dato, poi, sono le risposte riguardo alla forma che questa alleanza dovrebbe assumere in vista del voto: ben il 44% dell’elettorato “certo”, infatti, ritiene che i partiti dovrebbero procedere a una propria unificazione in una nuova cosa, mentre il 40% ritiene sia meglio restare separati. Ancora un dato interessante: il 61% degli elettori certi risponde che sì, il Terzo Polo si presenterà compatto alle prossime elezioni, mentre per tutti gli altri la percentuale scende al 46%. Tanto basta, però, per capire che agli occhi dell’elettorato l’incontro fra questi partiti è già stato largamente digerito e anche l’idea di una loro fusione completa non viene vista male, anzi (prova ne è il fatto che il bacino potenziale della coalizione supera sempre la somma di quelli dei partiti singoli).

Il secondo sondaggio, altrettanto interessante, è quello curato da Fabrizio Masia, di EMG, per il Tg di La 7. Dai numeri forniti si evince il tracollo dei grandi partiti con Pdl e Pd in caduta libera: il primo avrebbe perso 1,2 punti percentuali rispetto alla precedente simulazione (da 28,1% a 26,9%), mentre il secondo ha registrato una flessione dell’0,8% (da 28,4% a 27,6%). Oltre al Pdl, però, è tutto il centrodestra ad andare giù, roso da scandali e liti intestine: il principale alleato di questa maggioranza, la Lega, scende infatti al 9,9% (meno 0,4% rispetto a una settimana fa, ma addirittura meno 1% rispetto a 15 giorni fa). Mentre nel centrosinistra, oltre al Pd, perde qualcosa anche l’Italia dei Valori (dal 6,3% al 6,1%) e guadagnano invece Sinistra Ecologia e Libertà (da 7,2% a 7,5%) e partiti minori. E veniamo ai numeri che ci interessano di più, quelli del Terzo Polo, dato in forte risalita, trainato proprio dall’Udc: il nostro partito balza infatti dal 6,6% al 7,6%. Flette lievemente Futuro e Libertà (da 3,3% a 3,2%), mentre l’Api sale da 0,9% a 1,1% e l’Mpa di Lombardo va dallo 0,6% allo 0,7%. Anche se, ahinoi, il dato più importante complessivamente resta la continua ascesa degli astenuti, che passano dal 25,3% al 26,2%, e soprattutto degli indecisi (dal 16,6% al 20,7%).

Il terzo e ultimo sondaggio, infine, viene dall’istituto sondaggistico Crespi. Anche secondo queste stime, il Pdl scende notevolmente, assestandosi intorno a quota 26 %, e insieme al 9% della Lega Nord e agli altri partiti che compongono l’attuale area di Governo, il centro-destra toccherebbe oggi quota 39,4%, perdendo quasi l’1%. Stessa storia anche per il centrosinistra, con un lieve aumento di consensi dovuto agli incrementi di Sel e Idv che bilanciano il calo del Pd: il maggior partito d’opposizione, infatti, comincia ad accusare le conseguenze delle vicende giudiziarie che hanno riguardato alcuni suoi uomini di spicco. Anche qui, ottima performance per il Terzo Polo, galvanizzato dalla convention del 22 luglio, che conquista una fetta di elettorato certa stabile intorno al 13%: nel dettaglio, ancora avanti c’è l’Udc al 7,1 – seguito da Fli al 3,7 e Api e Mpa intorno all’1% a testa.

Sono, come ripetiamo ogni volta, solo stime. Però, lasciatecelo dire: sono anche soddisfazioni.

Giuseppe Portonera

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Rassegna stampa, 30 luglio ’11

postato il 30 luglio 2011
La bufera scatenatasi sul ministro Tremonti si fa sempre più forte e, anche dopo la lettera “chiarificatoria” inviata al Corriere ieri, non accenna a placarsi: il Giornale di oggi scrive infatti di “doppia versione”, con numerose incongruenze tra quella rilasciata al Corsera e quella a Repubblica e, dopo questa presa in giro, l’Udc torna a chiederne le dimissioni (trovate tutto sul Sole). Sergio Romano, sempre sullo storico quotidiano milanese, torna sulla lettera di Tremonti di ieri e nota ancora troppe zone d’ombra (una su tutte, l’idea che un Ministro delle Finanze paghi in nero l’affitto di casa propria è davvero inaccettabile), mentre Francesco Rutelli, intervistato dal Fatto, e Carlo Galli, con un ottimo commento su Repubblica, fanno qualche domanda ben circostanziata sugli aspetti tecnici dei fatti: per esempio, si chiede il leader dell’Api, perché se Tremonti si sentiva minacciato, non ha mai sporto denuncia al Copasir? Marcello Sorgi e Massimo Franco – su La Stampa e il Corriere – provano invece a fare qualche riflessione sulle ricadute politiche reali di questa vicenda: certamente il Parlamento vorrà avere quelle risposte che finora sono mancate, ma non subito; più plausibile è che si aspetti settembre, quando si avrà un quadro reale delle dimensioni dell’affaire e si capirà se e come potervi fare leva per scalzare il governo. Il problema, però, è molto più vasto di come possa sembrare: una nuova questione morale sembra ormai esplosa (leggete Valentini su Repubblica) e il nodo principale della questione è quel senso di fiducia nelle istituzioni che avevano i cittadini e che è stato demolito da una classe politica sconsiderata (Brambilla su La Stampa, interessantissimo). Spazio poi alle reazioni all’approvazione in Senato del cosiddetto processo lungo: mentre Liana Milella su Repubblica fa un quadro generale dei processi ora a rischio (dal dibattimento sul caso Unipol alla strage di Viareggio), Calvi sul Riformista ci racconta le mosse compiute dal neo ministro Palma in questa occasione: c’era chi sperava che si potesse ricucire e ascoltare il parere dei magistrati? Illusi, il “sigillo di Nitto” non ha avuto gli effetti sperati: tanto che c’è chi, come Davide Giacalone su Libero, scrive di “ennesima occasione sprecata” (imperdibile poi Ferrarella sul Corriere che spiega perché questa legge è, ahinoi, molto peggio che “solo” ad personam). Il tutto, mentre Berlusconi si sente minacciato da Gheddaffi, Alfano boccia il ritorno a Forza Italia e Bossi si prepara allo scontro con Napolitano (dopo aver sospeso, per tre mesi, Borghezio).

Caso Milanese: la doppia versione di Tremonti (Gian Battista Bozzo, Il Giornale)

L’Udc: presa in giro, si dimetta (Sole24Ore)

Le frasi choc finiranno in Parlamento (Marcello Sorgi, La Stampa)

La fiducia smarrita (Michele Brambilla, La Stampa)

Un ministro indebolito ma a tutti conviene rinviare all’autunno (Massimo Franco, Corriere)

Tremonti: “Fare di più, sentiremo anche Fmi e Ocse” (Davide Colombo, Sole24Ore)

Rutelli: “Non ha fatto denuncia? Chiediamoci perché” (Il Fatto)

Quello che il Ministro non ha ancora detto (Sergio Romano, Corriere)

Qualche domanda al Ministro e al Pd (Carlo Galli, La Repubblica)

E ora va in onda la questione morale (Giovanni Valentini, La Repubblica)

Processo lungo. Il sigillo di Nitto (Alessandro Calvi, Il Riformista)

Processo lungo: fiducia con proteste (Dino Martirano, Corriere)

I tre motivi per cui questa legge non è solo ad personam (Luigi Ferrarella, Corriere)

Da Unipol-Bnl alla strage di Viareggio le cause a rischio per i testimoni infiniti (Liana Milella, La Repubblica)

Cosa c’è di giusto (e di sbagliato) nel processo lungo (Davide Giacalone, Libero)

“Perché Papa usava i telefonini di altri?” (Guido Ruotolo, La Stampa)

“Lui me l’ha giurata. Lo so da fonti certe” (Francesco Verderami, Corriere)

Italia, spread ai massimi e nei conti del Tesoro si apre un buco di 4 miliardi (Roberto Petrini, La Repubblica)

Il j’accuse dei Radicali: “Carceri, solo l’1% nei media” (Sole24Ore)

Cappellacci: pronto a restituire la tessera Pdl (Corriere)

Bossi: parlerò io a Napolitano. E caccia Borghezio per tre mesi (Marco Cremonesi, Corriere)

Alfano boccia il ritorno a Forza Italia e pensa di fare il Partito Popolare (Enrico Paolo, Libero)

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L’assurdo valzer del bonus bebè

postato il 30 luglio 2011

Nel 2006 700mila bambini italiani ricevevano, al momento della loro nascita, una lettera dal Presidente del Consiglio,  che così recitava: «Caro…, felicitazioni per il tuo arrivo! E’ il Presidente del Consiglio a scriverti per porti la prima domanda della tua vita: lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di mille euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso questo ufficio postale. Un grosso bacio».  Insieme alla lettera vi era un modulo di autocertificazione, dove i genitori avrebbero dovuto dichiarare che il loro reddito complessivo non superava i 50.000 euro, e che opportunamente compilato e presentato ad un ufficio postale dava diritto a ritirare l’assegno da 1.000 euro.

Cinque anni dopo,  alcuni di quei bambini che avevano beneficiato del cosiddetto “bonus bebè” ricevono un’altra lettera,  questa volta del  Ministero delle Economia che perentorio avverte: «dagli accertamenti effettuati è emerso che Lei ha falsamente dichiarato di avere un reddito familiare complessivo non superiore a 50.000 euro… Si contesta, pertanto, di avere riscosso illecitamente il bonus bebè utilizzando un’autocertificazione mendace… Si intima la restituzione entro 30 giorni del bonus e il pagamento della sanzione amministrativa pari a 3.000 euro che dovrà essere effettuato solo dopo che il giudice penale si sarà pronunciato in merito alla punibilità della falsa autocertificazione». I bimbi a cinque anni non avranno capito un gran che, ma ai genitori sarà venuto un colpo: il ministero dell’Economia, senza troppe felicitazioni, rivuole indietro i soldi.

Al ministero non sono impazziti ma tentano di porre rimedio, piuttosto maldestramente, ad un grossolano errore del governo che nella missiva originaria non ha precisato  che il reddito da dichiarare era quello lordo e non il netto, e che le rendite patrimoniali erano incluse. E’ facile immaginare la reazione furibonda delle famiglie e delle organizzazioni a difesa dei consumatori che, giustamente, fanno presente che l’errore è dovuto alla poca chiarezza della modulistica inviata e si chiedono perché dovrebbero pagare i cittadini per una leggerezza del governo.  Ai dubbi di famiglie ed associazioni risponde, con una terza incredibile lettera, il  sottosegretario Giovanardi:  “Cara mamma e caro papà, sei anni fa vi arrivò una lettera firmata dal Presidente Silvio Berlusconi che vi avvertiva della possibilità di incassare un assegno di mille euro per la nascita di vostro figlio, nel caso in cui il vostro reddito complessivo fosse stato inferiore ai 50 mila euro. Su oltre 700.000 assegni inviati e incassati dagli aventi diritto purtroppo circa 8.000, ad una verifica fatta dagli uffici sull’autocertificazione, sono risultati non in regola con quanto stabilito dal Parlamento. Come delegato per  la Presidenza del Consiglio dei Ministri alle politiche per la famiglia, innanzitutto mi scuso per i toni sgarbati e minacciosi della lettera che gli uffici del Ministero dell’economia vi hanno inviato per richiedere la restituzione di tale somma. Come ho già dichiarato alla Camera dei Deputati giovedì 21 luglio 2011 rispondendo ad interpellanze dei Parlamentari, chi ha ricevuto la lettera può prendere contatto con gli uffici che vi hanno scritto per dimostrare la correttezza dell’autocertificazione e non procedere alla restituzione. Se questo non fosse possibile, perché per esempio c’è stato un equivoco fra reddito lordo e reddito netto, tutto potrà venire sanato con la restituzione dei mille euro, senza interessi e se necessario anche a rate. In sostanza  è come se una banca vi avesse prestato sei anni fa mille euro e oggi ne richiedesse semplicemente la restituzione senza nessun interesse. Posso concordare con voi che la cosa sia spiacevole ma bisogna anche tener conto delle centinaia e migliaia di coppie a cui è nato un figlio e che i mille euro non li hanno incassati perché hanno interpretato correttamente la norma di legge. Nell’augurare ogni bene a voi e alla vostra famiglia, colgo l’occasione per salutarvi con viva cordialità”.

La vicenda è davvero surreale se non ridicola, fortunatamente la sanzione è stata cancellata ma restano il grossolano errore del governo e il disagio per le famiglie che in tempi di ristrettezza economica e di assenza di politiche familiari si vedono comunque costrette a restituire un bonus che si è presto rivelato un malus.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Maria Pina Cuccaru


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Distanza surreale tra governo e Paese

postato il 29 luglio 2011

Mentre la questione sociale esplode, si parla di processo lungo o breve, oppure di ministeri a Monza. E’ surreale la distanza fra governo e Paese.
Noi siamo pronti a lavorare anche nel mese di agosto su provvedimenti seri, nuove misure che allontanino le spettro di una crisi drammatica alla quale va data assolutamente risposta. Come opposizione responsabile l’Udc è d’accordo con il monito del presidente della Repubblica alla politica, perché contro la crisi serve coesione nazionale.
La convinzione di assumere rapide iniziative oggi è rafforzata da due notizie. La prima, i mercati che danno un segnale di sfiducia alla politica italiana. La seconda, il rapporto Svimez, che rende noto che al Sud 3 giovani laureati su 4 sono disoccupati.
Davanti a una crisi così drammatica, oggi è necessario dare una risposta.

Pier Ferdinando

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Rassegna stampa, 29 luglio ’11

postato il 29 luglio 2011
È emergenza, sia sul piano economico che su quello politico, ma la maggioranza sembra non rendersene conto: lo spiega Pier Ferdinando Casini, su Liberal, che rilancia l’invito alla responsabilità da parte del governo; servono idee e progetti, bisogna ridare ossigeno all’economia, altro che processi brevi o lunghi. Ma questo il Premier non riesce a capirlo, visto che è così assorbito nelle sue cose ed ecco che la “vacatio governativa” deve essere colmata dal richiamo alto e autorevole del Presidente della Repubblica (una vera e propria “trincea”, sottolinea Bei su Repubblica), Giorgio Napolitano, che ieri è intervenuto su due fronti importanti: sul trasferimento dei ministeri al Nord, definito “incostituzionale” (il nostro segretario Cesa rincara la dose: “buffonata”), e sull’emergenza carceri, che ha raggiunto un livello di inumanità intollerabile. Proprio la questione del sovraffollamento delle carceri è stata definita, dal neoministro alla Giustizia Nitto Palma, la “priorità assoluta del governo”. Peccato, però, che l’approvazione qualche ora fa al Senato del cosiddetto “Processo Lungo”, abbia dimostrato che le priorità del nostro governo restano sempre altre: e così cade nel vuoto l’appello che Luca Palamara, presidente dell’ANM, aveva lanciato stamattina, dalle colonne del Corriere, al nuovo ministro. Si allarga poi, all’interno del governo, la bufera su Tremonti: il ministro dell’Economia oggi ha scritto al quotidiano di Via Solferino per spiegare la propria estraneità ai fatti (“ho commesso qualche stupidaggine, ma nessun illecito” giura) e ieri (scherzando?) ha fatto sapere di essersi “dimesso da inquilino”. Ma intorno a lui cresce il vuoto e un ministro di peso come Frattini, intervistato da Repubblica, lo invita a una maggiore serietà e riflessione e ad aprirsi al contributo delle opposizioni (a proposito, Colimberti su Europa spiega bene il perché del low profile di Pd e opposizioni su questo caso). Siamo un paese in apnea, per dirla con il titolo dell’editoriale di Adriano Prosperi, e serve un agenda di impegni concreti per l’Italia (ottimo Claudio Sardo su l’Unità). Ma, per riuscirci, è bene non perdere di vista la scaletta di obiettivi che Antonio Maccanico fissa sul Sole di oggi: ok al dialogo per superare l’emergenza, ma poi si cambi la legge elettorale. E si torni al voto.

Casini: “Solo Pdl e Lega non vedono l’emergenza” (Gualtiero Lami, Liberal)

“Ministeri al Nord incostituzionali” (Francesco Persili, Messaggero)

Ministeri a Monza, scontro Napolitano-Bossi (Alessandro Trocino, Corriere)

La trincea del Quirinale (Francesco Bei, La Repubblica)

Cesa: “Stop a buffonate dal Carroccio” (Avvenire)

Carceri, l’allarme di Napolitano: “Realtà che ci umilia in Europa” (Carlo Mercuri, Il Messaggero)

Arresto per Milanese, la Camera rinvia la decisione (Lorenzo Fuccaro, Corriere)

Tremonti: “Le dimissioni? Le ho già date da inquilino” (Alberto Gentili, Il Messaggero)

Tremonti: “Ho commesso illeciti? Sicuramente no. Ho fatto errori? Certamente sì” (Giulio Tremonti, Corriere)

Perché il Pd non infierisce su Giulio (Maria Antonietta Colimberti, Europa)

Frattini: “Caro Giulio, basta battute sul Pil, si può fare di più, tavolo con le opposizioni” (Francesco Bei, La Repubblica)

Pisanu: “Bossi sbaglia, sto col Quirinale. E nel Pdl i cattolici devono contare di più” (Beppe Pisanu, Corriere)

Grosso che cola (Filippo Facci, Libero)

Palamara: “Palma sia coerente e li fermi” (Giovanni Bianconi, Corriere)

Un paese in apnea (Adriano Prosperi, La Repubblica)

L’impegno per l’Italia (Claudio Sardo, Unità)

Quello che non torna della difesa di Bersani (Antonio Polito, Corriere)

Prima il dialogo poi la nuova legge elettorale (Antonio Maccanico, Sole24Ore)

Al macero la vecchia Casta, è ora di Terza Repubblica (Enrico Cisnetto, Il Mondo)

Tre anni in meno per diventare medici (Corrado Zunino, La Repubblica)

Giallo sull’incarico a Belcastro: Ambiente invece dell’Interno (Corriere)

Fuori dal cerchio magico (Roberto Di Caro, Espresso)

Destra e sinistra, la Babele delle fondazioni: “Tanti finanziatori, ma guai a chi fa i nomi” (PF De Robertis, QN)

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Gioco d’azzardo legalizzato, “pecunia non olet”

postato il 29 luglio 2011

“Una vera piaga, soprattutto per i giovani. Rischia di essere la malattia emergente del nostro millennio” . Queste le chiare parole usate dal prof. Rosario Sorrentino, neurologo, fondatore e direttore dell’IRCAP (Istituto di Ricerca e Cura sugli Attacchi di Panico), qualche tempo addietro in occasione della presentazione di una campagna di sensibilizzazione sul gioco responsabile sostenuta dalla stessa Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e presentata da SNAI.

“Si profila sempre più il rischio di una addiction generation, una generazione dipendente dalle emozioni ottenute grazie ad una scarica di dopamina extra. Di fatto – continuava il prof. Sorrentino – una porta d’ingresso verso comportamenti caratterizzati da aggressività, impulsività, rabbia e con una chiara matrice sociopatica”.

Le dimensioni del fenomeno sono allarmanti se è vero che, secondo un’indagine promossa da EURISPES, il gioco pubblico rappresenta la terza industria italiana, dopo l’ENI e la FIAT.  Dai dati disponibili tramite i Monopoli si rileva come nel 2006 gli introiti del gioco ammontassero a circa 15,4 miliardi di euro mentre solo tre anni più tardi fossero già arrivati a 54,4 miliardi per raggiungere i 61 miliardi l’anno scorso e puntare, secondo le stime più attendibili, alla soglia degli 80 miliardi di euro per l’anno 2011.

E’ stato stimato che circa l’80% della popolazione adulta abbia giocato almeno una volta e, secondo una ricerca effettuata a cura di NOMISMA, il 68% dei 950.000 studenti intervistati ha dichiarato di avere giocato d’azzardo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa il 3% della popolazione italiana, circa un milione e mezzo di persone, sono a rischio ludopatia e circa 700.000 di essi sono già affetti dalla sindrome del gioco patologico.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il gioco d’azzardo patologico è in effetti una “dipendenza senza sostanze” che si caratterizza per la comparsa di fenomeni di tolleranza con un aumento crescente ed incontrollato del desiderio di gioco e di vere e proprie crisi di astinenza. Il soggetto affetto da ludopatia perde così il controllo di sé e la percezione della realtà che lo circonda, arrivando a contrarre debiti che eccedono le proprie capacità reddituali e cadendo facilmente nelle mani degli usurai.

La fascia di popolazione che più frequentemente viene interessata da casi di gioco patologico è quella delle persone di età compresa tra i 40 ed i 55 anni, di estrazione medio-bassa e basso o nullo livello di occupazione; molto spesso in questi casi il giocatore patologico trascina nella propria rovina anche il nucleo famigliare cui appartiene e di cui è sovente unica fonte di reddito. La patologia è tuttavia particolarmente insidiosa anche per le generazioni più giovani in quanto la crescita del fenomeno è, in questo caso, aiutata da forme di propaganda pubblicitaria che presentato il giocatore come un modello di successo ed indicano nel gioco la via per risolvere i propri problemi economici.

“Una potenziale responsabilità è da attribuire ai messaggi che provengono dal mondo dei mass media e della comunicazione – aggiungeva infatti il prof. Sorrentino nel suo intervento al Tempio Adriano a Roma – che promuovono costantemente la cultura del piacere e del gioco, arrivando ad enfatizzare lo stereotipo del vincente, colui che con una puntata coraggiosa può cambiare in un batter d’occhio la sua vita”.

Attesa la pericolosità ed insidiosità del problema, le strategie di prevenzione non possono che passare attraverso una più rigida regolamentazione della disciplina dell’offerta di gioco; è infatti sotto gli occhi di tutti la facilità con cui oggi si possa accedere ai giochi d’azzardo praticamente ad ogni angolo di strada. Vi è da considerare che sono giochi d’azzardo tutti quelli in cui la vincita sia interamente o quasi interamente determinata dal caso (aleatoria) e cioè per esempio il lotto, le lotterie, il bingo, i giochi a base sportiva e gli apparecchi da intrattenimento comunemente conosciuti come slot machinese videopoker.

La diffusione capillare degli apparecchi di gioco, unita alla vasta offerta che giunge via internet,  genera enormi margini di profitto che non potevano non destare l’interesse della criminalità organizzata che del gioco d’azzardo ha fatto il suo ingresso in forze, come testimoniato recentemente dall’attività della Commissione Parlamentare Antimafia.

A questa criminalità “evoluta” va poi aggiunta quella “spicciola” generata dal fatto che molto spesso i locali pubblici che ospitano le slot, al cui interno si trovano di norma alcune migliaia di euro, sono oggetto di raid ladreschi proprio in considerazione della facilità di mettere insieme un discreto bottino con solo qualche minuto di “lavoro”.

L’allarme sociale generato dalle situazioni così delineate avrebbe meritato un attenzione maggiore da parte dell’attuale Governo che, mentre a parole si dice preoccupato del problema ludopatia, nei fatti non cessa di introdurre nuove tipologie di giochi che in realtà altro non sono che fantasiosi strumenti di tassazione indiretta che vanno a colpire, come dimostrato, i ceti più deboli della popolazione.

Ben venga quindi la recentissima proposta di legge presentata al Consiglio Regionale del Veneto per iniziativa del Gruppo consiliare dell’Unione di Centro ed avente come primo firmatario il cons. Stefano Valdegamberi; si propone infatti di vietare l’installazione dei sistemi di gioco d’azzardo elettronico in luoghi pubblici o aperti al pubblico e nei circoli ed associazioni attraverso la modifica dell’art. 110 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, in analogia ad altro provvedimento già approvato dal Consiglio Regionale del Piemonte.

Sarà pur vero, a dar retta a Vespasiano, che “pecunia non olet” ma ogni tanto, se non soccorre il buon senso, almeno valga la vergogna!

“Riceviamo e pubblichiamo” di Roberto Dal Pan

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Ministeri al nord, il governo si arrampica sugli specchi

postato il 29 luglio 2011

Quando a scuola gli alunni ne combinano una delle loro, questi si dividono in due categorie: quelli orgogliosi della bravata, che aggiungono un nuovo vanto al loro cursus honorum di discoli e quelli che spaventati dalle ire del professore o del preside fanno finta di niente e cercano di nascondersi e di nascondere le prove della colpevolezza. Questa tipica dinamica scolastica si è curiosamente attivata nella già grottesca vicenda del cosiddetto spostamento dei ministeri al Nord.

Il Capo dello Stato, probabilmente dopo aver visto la ridicola inaugurazione di stanze vuote con targhe ministeriali in quel di Monza, ha ritenuto opportuno richiamare all’ordine costituzionale con una durissima lettera inviata al governo dove si spiega che non è pensabile una “capitale diffusa” o “reticolare” diffusa sul territorio nazionale. Scontata la reazione di Umberto Bossi che insieme ai suoi continua a difendere lo spostamento delle targhe sui muri della villa reale di Monza. Ma la reazione più ridicola è stata quella del governo che stretto tra la necessità di dare conto e ragione a Napolitano e di tenere buona la Lega si è praticamente comportato come gli scolari che tentano di giustificare la marachella. E si sa che quando si tenta di giustificare se non ci si è messi d’accordo preventivamente la verità salta fuori.

Il Consiglio dei ministri avrebbe affrontato nella scorsa riunione la vicenda scottante dello spostamento dei ministeri, come recita un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, ma a quanto pare non è stato proprio così dato che alla fine della riunione si hanno diverse versioni:  Maurizio Sacconi ha affermato che non si è trattata la questione in Cdm, Saverio Romano ha detto che ne ha parlato Berlusconi mentre Maria Stella Gelmini ha sostenuto che ha svolto un’informativa Gianni Letta. In tutto questo bailamme la nota quirinalizia diviene pubblica e Palazzo Chigi sforna un’ennesima versione per provare a chiudere la partita: ”in apertura del Cdm – si legge – Berlusconi ha rivolto al Consiglio e ai singoli ministri un pressante invito a tenere in debito conto le osservazioni formulate da Napolitano”.

L’inutile vicenda dei ministeri al nord continua a colorarsi di ridicolo, non solo per i contenuti ma anche per l’atteggiamento di un governo che non riesce nemmeno a prendersi le proprie responsabilità di fronte al Capo dello Stato e all’intero Paese. Vedere un governo che si arrampica sugli specchi per giustificare le pretese di uno dei partiti della maggioranza non è edificante ma la cosa diventa ancora più grave se il Presidente del Consiglio non sente il bisogno di pronunciare una parola di chiarimento, di dettare una linea. Berlusconi sembra aver deciso di  perseguire in quella tattica del “pesce in barile”,  ben descritta da Ugo Magri su “la Stampa”, che alla lunga nuocerà al governo e dunque all’Italia. E questo fa meno ridere.

Adriano Frinchi

Commenti disabilitati su Ministeri al nord, il governo si arrampica sugli specchi

Crisi, pronti a lavorare ad agosto su proposte serie

postato il 28 luglio 2011

Serve subito una risposta alla parte produttiva del Paese

Basta con le perdite di tempo. Come opposizione diciamo al governo che siamo pronti a lavorare anche ad agosto se verranno presentati dei provvedimenti concreti. Al presidente del Consiglio chiediamo di aprire orecchie e occhi per dare delle risposte alla parte produttiva del Paese, che dice che il governo non sta facendo nulla.
Noi dell’opposizione vogliamo dare il nostro contributo per rispondere all’appello delle parti sociali. Ecco perché non faremo le barricate, non ce le possiamo permettere in un Paese che affonda, e sarebbe gravissimo se il loro monito cadesse nell’indifferenza.

Pier Ferdinando

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