Archivio per giugno 2011

Intercettazioni, non è questo il momento per intervenire.

postato il 25 Giugno 2011

L’onda lunga dell’affaire-Bisignani non accenna ad arrestare la sua corsa e il primo ad essere travolto è lo strumento, l’arnese giudiziario che ha permesso di scoprire tutta la grandezza delle relazioni che il faccendiere intratteneva con la politica, le intercettazioni: mezzo di prova formidabile, hanno il pregio di essere spesso decisive nelle indagini. Quel che è emerso dall’inchiesta P4 è, a voler usare un eufemismo, inquietante. In primo luogo perché il protagonista della oscura vicenda, quel Luigi Bisignani da Milano, grandi entrature nei luoghi che contano del potere politico ed economico, teneva in pugno gran parte della classe dirigente del nostro Paese. Manager, funzionari pubblici, politici di lungo corso, tutti al telefono con il faccendiere, a farsi dare indicazioni e a chiedere intercessioni. Un grosso pezzo di italico potere tutto a pendere dalle labbra di Bisignani. Inquietante anche per il tenore del controllo che l’uomo deteneva nelle stanze dei bottoni. La Rai, per esempio: la sua influenza era fuori dall’immaginabile, l’ormai ex-direttore generale in sostanza alle sue dipendenze, anche nella gestione degli affari correnti oltre che a quelli più delicati, in cui l’intervento di Bisignani era d’obbligo, vedi il caso-Santoro, con la lettera di licenziamento scritta di suo pugno.

Bene, questo quadro di poteri e servizi pubblici nelle mani di un privato non poteva venire alla luce senza il determinante lavoro svolto dalle intercettazioni. Sul loro utilizzo si discute da sempre, da quando esistono. La loro funzione, i loro pregi, i loro difetti sono oggetto di un dibattito che in questi giorni acquista grande attualità. La tempesta perfetta si sta abbattendo su una larga parte del mondo politico della maggioranza. Personalità eminenti “pizzicate” al telefono con l’uomo del giorno, il faccendiere che tutti aiutava e che tutti annientava, all’occorrenza.

Inutile star lì, alla maggioranza le intercettazioni non stanno proprio simpatiche. A partire da colui che detta la linea: Berlusconi prova un’avversione sincera e conclamata per lo strumento principe delle indagini di questi tempi, non ha mai nascosto la sua posizione, si è sempre pronunciato per una loro razionalizzazione. Stretta, contenimento, giro di vite, il lessico è vario per descrivere l’intenzione di arginare il ricorso alle intercettazioni, o quantomeno la divulgazione di queste sulla stampa. I tentativi sono stati tanti nel corso degli anni, e a dire il vero anche bipartisan: ricordiamo tutti il ddl Mastella da cui, manco a dirlo, il premier vuole ripartire per una disciplina della materia.

Insomma, si addensano nubi di guerra che armeranno le opposte barricate: sostenitori tout court delle intercettazioni, tra i quali annoveriamo su tutti Di Pietro, leader IDV e i detrattori senza riserve, il partito di maggioranza in primis. Negli ultimi giorni, con i guai che la vicenda Bisignani sta portando, il premier e tanti nomi noti del PDL mettono le mani avanti, iniziando a prospettare la presunta necessità di una normazione chiara sulle intercettazioni. Alfano, ministro della Giustizia e uomo di partito (segretario in pectore del PDL), ricorda il costo della registrazione delle conversazioni telefoniche, un miliardo di euro per lo Stato italiano; Cicchitto grida allo scandalo e denuncia la pubblicazione a senso unico di queste fonti, a suo dire col solo intento di screditare la maggioranza; si è arrivati perfino alla presa di posizione del ministro Frattini, di solito morbido e conciliante, che invoca l’urgenza di una legge che impedisca ai giornali di pubblicare le intercettazioni.

In tutto questo vortice di dichiarazioni e di interessi in gioco è utile precisare che in effetti un qualche marchingegno per distinguere le intercettazioni penalmente rilevanti da quelle che non lo sono servirebbe. Al diritto collettivo ad essere informati si contrappone un altro diritto, meritevole di tutela tanto quanto il primo, quello individuale alla riservatezza. Perché sbattere in prima pagina persone coinvolte a latere dell’inchiesta, persone intercettate ma estranee a ipotesi di reato, la cui immagine viene compromessa quando l’opinione pubblica viene a conoscere certe conversazioni private, ancorché delicate o talvolta equivoche? Forse un abuso dello strumento in questo senso è commesso, e bisogna rimediare. Ma l’imperativo è studiare misure delicatissime per garantire l’equilibrio tra informazione e privacy: come potremmo non essere preoccupati della possibilità che, qualora entrasse in vigore una legge che vincola i giornali alla pubblicazione delle sole intercettazioni penalmente rilevanti, la stampa non osi far uscire più nulla, nel timore di conseguenze giudiziarie? Se una legge serve, e di questo siamo convinti perché non si può lasciare un tema così delicato alla “libera determinazione delle parti”, visto che gli interessi pubblici e privati in campo sono evidentissimi, nel testo bisognerà specificamente indicare cosa nella conversazione rappresenta reato e cosa no, descrivere quali comportamenti costituiscono prova penale e quali invece sono solo pensieri ad alta voce, pettegolezzi o critiche a terzi. Solo così potremo uscire da questo straordinario e dannoso cortocircuito, in cui i giornali urlano il malcostume telefonico e la politica si chiude a riccio nella difesa della propria posizione, rafforzando l’idea che la casta si autotutela e rende intoccabili i suoi membri.

No, siamo garantisti e nemici dei processi in piazza o sui giornali, ma non possiamo tollerare che una vicenda di tale portata sia sfruttata per limitare la forza di uno strumento necessario come le intercettazioni. Ricordiamo che spesso da posizioni laterali, a prima vista insignificanti, partono ceppi di inchiesta che sgominano illegalità diffuse. Regolamentare la materia è cosa buona e giusta, ma questo non è il momento adatto: i protagonisti di quest’iniziativa non sono certo garanzia perché questa riforma si faccia con le dovute cautele e il dovuto clima di condivisione, per la semplice ragione che ci sembrano troppo coinvolti nella vicenda.

Ciascuno si prenda le proprie responsabilità: i giornali smettano di brandire il pettegolezzo come mezzo per inseguire i gusti dei lettori, la magistratura continui ad agire con indipendenza e non incappi nell’errore di avere la bava alla bocca e la politica faccia la sua parte, ragioni in modo serio sulla funzione delle intercettazioni, non perda di vista lo Stato di diritto, garantisca a tutti le giuste tutele ma, sopra ogni cosa, la smetta con l’autoindulgenza.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Stefano Barbero

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Rassegna stampa, 25 giugno 2011

postato il 25 Giugno 2011

P4, il premier: Italia incivile. Alfano: non faremo un decreto (Mario Stanganelli, Il Messaggero)

Intercettazioni, stop al decreto (Mariolina Sesto, Sole24Ore)

Mastella: «Fate pure, ma non chiamatelo col mio nome» (Angelo Picariello, Avvenire)

Galimberti – Doppia sfida su regole e debiti (Fabrizio Galimberti, Sole24Ore)

Confermata la linea. Tremonti: manovra unica e su più anni (Marco Rogari, Sole24Ore)

Berlusconi promette: “Decreto sui rifiuti”. Ma la Lega dice no (Flavia Amabile, La Stampa)

Caldoro: «De Magistris sbaglia strada. Gravi errori anche dal governo» (Marco Imarisio, Corriere della Sera)

Di Pietro: «Le riforme utili io le voto, nel Pd tacciano i ridolini» (Luca Maurelli, Il Secolo d’Italia)

Nell’Idv raccolta di firme contro Di Pietro (Giovanna Casadio, La Repubblica)

Lettera aperta ad Antonio Di Pietro (Massimo Malerba – Franz Mannino, Lettera Viola)

Sorgi – Di Pietro, il sensitivo della politica (Marcello Sorgi, la Stampa)

Pezzotta: «Il nuovo fronte è l’intolleranza religiosa» (Paolo Lambruschi, Avvenire)

Il taglietto di Tremonti (Luca De Carolis, Il Fatto Quotidiano)

La Seconda Repubblica è rimasta senza “popolo” (Francesco D’Onofrio, Liberal Quotidiano)

Macaluso – La crisi è nel partito personale (Emanuele Macalauso, Il Riformista)

Travaglio – Max the fox (Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano)

Lite Masi-Garimberti. L’ex dg: sono sconcertato, chiarisca o lo querelo. Stallo su Fazio e Gabanelli (Paolo Conti, Corriere della Sera)

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Zero sconto? Voltiamo pagina!

postato il 24 Giugno 2011

C’è scritto “libri”, io leggo “5 Million Club“, abbreviato in “FMC”, simpatica locuzione coniata da Beppe Severgnini per indicare coloro che  entrano regolarmente in libreria. Severgnini, e credo ognuno di noi possa essere d’accordo, è dell’idea che il numero sia un pò piccolo, e vada quindi sostenuto e, se possibile, ampliato. Ha appena ricevuto il via libera alla Camera una proposta di legge bipartisan che pone un tetto massimo del 15% alla possibilità di sconto sui libri. L’iter parlamentare è appena cominciato, però forse meriterebbe maggiore attenzione, da parte di tutti. Gli interessi, anche contrastanti, in gioco sono molti: quelli dei piccoli e grandi editori, sempre più in difficoltà vista la ristrezza del mercato, quello dei lettori, che sono pochi ma ai quali non si può chiedere un eccessivo sacrificio. Ma se, uscendo dalla solita logica “aumento costo-maggior guadagno”, si provasse ad ampliare l’orizzonte, magari includendo nella riflessione le prospettive future della lettura e dei lettori? Cercando non di fermarsi alla fotografia, perciò statica, della situazione attuale, ma di proiettarsi nell’Italia di domani (e se fosse già quella di oggi?), fatta di giovani attivi sulla Rete, sempre e dovunque connessi, diciamo “Giovani2.0″. Ciò richiede competenze e conoscenze forse non possedute nè ritenute essenziali dall’attuale classe politica, ma ciò non può certo essere una giustificazione. Ma non serve essere “amici della Rete” per sapere che il “costo della cultura” grava inevitabilmente sulle famiglie. Libri, scolastici e non sono acquisti che gravano inevitabilmente sulla famiglia. Sappiamo tutti delle “corse in libreria” (con numeri alti relativamente, vero) durante le grandi promozioni o gli “assalti alle Fiere del Libro”, Torino su tutte anche a livello europeo. Ma siamo quindi proprio sicuri che la soluzione sia un blocco delle tariffe, in prima analisi sfavorevole e poco allettante per il lettore?
Perché, invece, lasciando da parte l’attenzione al divieto, optare per un’incentivazione del mercato 2.0? Nel mondo anglosassone l’E-Book ha già conquistato una considerevole fetta del settore: perché non buttarsi su questo fronte? In Italia siamo ancora indietro, ma perché per una volta non provare a precedere tendenze e progresso?  E non solo per quel che riguarda l’ambito, per così dire ‘commerciale’, dell’editoria, ma anche -e soprattutto, dico da studente!- l’ambito scolastico-didattico! Trovare e presentare una soluzione ora e subito è cosa non facile. Più facile è dire, senza se e senza ma, che la cultura deve essere incentivata e sostenuta, che il lettore va stimolato e tutelato, che la prospettiva da cui guardare il mondo è a 360° e ormai in… 4D! La politica, se vuole essere “buona” e con la “P” maiuscola, deve saper leggere il presente per indicare e anticipare il futuro. Quante volte in queste poche righe ho scritto “la politica deve saper leggere”? Svariate!…Mi sorge il dubbio: la Politica fa parte del 5 Million Club?

“Riceviamo e pubblichiamo” di Edoardo Marangoni

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Governo di unità nazionale, Berlusconi lasci o saremo travolti

postato il 24 Giugno 2011

Pubblichiamo l’intervista a Pier Ferdinando Casini su ‘La Stampa’ di Antonella Rampino

Risponde rapido alle domande più semplici, «proporre ora la riforma fiscale è da irresponsabili», «l’idea di un Ppe italiano, detta da Berlusconi che ha rotto con me e cacciato Fini, è un misto di propaganda e di ipocrisia». E rilanciare la legge sulle intercettazioni, con la P4 che squaderna «tante sciocchezze, ma anche un sistema di potere che si nutre della debolezza della politica, è perlomeno sospetto».
Soprattutto, «la difesa della privacy va bene, ma di mettere il bavaglio alla libera stampa non se ne parla neanche». Poi inforca la porta di Angela Merkel. E quando il telefonino squilla ha appena fatto ciao, «ma da lontano», proprio a Silvio Berlusconi. «Esportare all’estero le beghe italiane mi fa accapponare la pelle. E poi che ci parlo a fare? Non è più tempo di convenevoli…». Però, degli incontri al margine del vertice del Ppe e del Consiglio Europeo a Bruxelles, qualcosa Pier Ferdinando Casini dice: «Si tenta di convincere l’opposizione greca di Nuova Democrazia ad appoggiare il piano di risanamento di Papandreou, senza l’unità nazionale nemmeno l’Europa può aiutare la Grecia. E’ un momento storico e drammatico, che ha qualcosa da insegnare all’Italia. Anche noi rischiamo. L’Italia sta andando a fondo perché la maggioranza c’è, ma il governo non fa nulla». E di fronte a questo, «l’importante non sono le promesse e la propaganda ma il fare, le cose concrete». Di fronte a questo «se Berlusconi resta o se ne va è poca cosa…»

Eppure lei ha posto quella precondizione per riavvicinarsi al centrodestra. E nel dibattito alla Camera è stato tra i più duri. Tanto che Berlusconi ha commentato che con lei è rottura, non c’è più niente da fare… Stavate trattando?
«No, infatti non c’era niente da rompere. Io non sono stato duro, sono stato come sempre leale. Ho detto in faccia a Berlusconi che se lui facesse un passo indietro non sarebbe un suicidio, sarebbe un atto d’intelligenza e di lungimiranza per il futuro suo e del centrodestra. E del Paese».
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Rassegna stampa, 24 giugno 2011

postato il 24 Giugno 2011

Pier Ferdinando Casini, intervistato da La Stampa, auspica un governo di unità nazionale e invita Berlusconi a farsi da parte: per governare l’Italia serve un’assunzione di responsabilità o rischiamo seriamente di essere travolti. Il problema è che gli appelli alla ragionevolezza cadono nel vuoto di fronte a un governo che sembra essere inchiodato in un eterno ciclo irrisolto: solo un anno fa si parlava tanto di legge sulle intercettazioni, discussione poi caduta nel vuoto; e ora ci ritroviamo nella stessa situazione, tra decine di spot e zero proposte concrete. L’importante è dare conto a Gigi (Bisignani).

Casini: “Governo di unità nazionale, Berlusconi lasci o saremo travolti” (Antonella Rampino, La Stampa)

Scontro sulla legge bavaglio (Alberto D’Argenio, La Repubblica)

Sorgi – “Legge bavaglio” difficile da riproporre (Marcello Sorgi, La Stampa)

Calabresi – Governo, la grande recita (Mario Calabresi, La Stampa)

Berlusconi prova a rassicurare Parigi (Gerardo Pelosi, Sole24Ore)

Di Pietro: «Berlusconi è una persona sola. Se fa riforme vere lo sosterrò» (Aldo Cazzullo, Corriere della Sera)

Di Pietro si difende: non posso menare il premier (Silvio Buzzanca, La Repubblica)

Montezemolo: «Una costituente riscriva le regole della democrazia» (Roberto Bagnoli, Corriere della Sera)

Bossi spara sui suoi, ora la Lega rischia grosso (Giuliano Zulin, Libero)

Guerra nella Lega, ora il congresso (Tommaso Labate, Il Riformista)

Le trame di Frattini e Bisignani sul Pdl. (Guido Ruotolo, La Stampa)

Di Vico – La tosatura iniqua degli «invisibili»: 7 punti per far cassa senza garanzie (Dario Di Vico, Corriere della Sera)

La ragnatela del “Bisi”: come creare una doppia verità (Fabrizio D’Esposito, Il Fatto Quotidiano)

Saviano e «metà» Fazio a La7. Santoro tratta (Avvenire)

Numeri e idee per capire chi ha vinto davvero le ultime elezioni con il Web (Claudio Cerasa, Il Foglio)

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Fare ora la riforma del fisco è da irresponsabili

postato il 23 Giugno 2011

Siamo seri. La riforma fiscale piace a tutti ma in questo momento non è possibile e bisogna continuare con una politica di rigore e su questo maggioranza e opposizione non devono dividersi perché bisogna pensare alla solidità italiana, evitiamo cattivi esempi come quello della Grecia. Mi auguro che nel governo prevalga la ragionevolezza e si eviti così di scassare le finanze dello Stato. Mi auguro che la maggioranza non stressi oltre misura il ministro dell’Economia. Fare una riforma fiscale è da irresponsabili, è una bella aspirazione ma non ci sono le condizioni.

Pier Ferdinando

 

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Legge su intercettazioni desterebbe troppi sospetti

postato il 23 Giugno 2011

In questo momento mi sembra difficile approvare una legge in fretta e furia, desterebbe troppi sospetti. Noi eravamo per l’approvazione del provvedimento a cui lavorò il ministro Mastella ma poi non se ne fece più nulla. In questa fase sarebbe sbagliato.

Pier Ferdinando

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Di Pietro, l’alleato che non ti aspetti.

postato il 23 Giugno 2011

Silvio Berlusconi ha un nuovo alleato. Non stiamo parlando dell’ennesimo parlamentare che, colto da irrefrenabile crisi responsabile, corre in soccorso di un governo agonizzante, ma addirittura dell’antagonista numero uno del Cavaliere, Antonio Di Pietro che in questi giorni si è esibito in una incredibile metamorfosi che lo ha portato a tu per tu con colui che fino a qualche mese fa era un dittatore, Nerone, il diavolo in persona. Tonino ha smesso gli abiti del grande inquisitore per indossare quelli più morigerati del politico esperto, del grande stratega. Ma cosa in realtà ha determinato la grande svolta di Di Pietro? Che strategia sta seguendo l’ex pm di mani pulite? Di Pietro  ha intuito che alla sua sinistra piccoli inquisitori crescono, e che il vate Grillo e il savonaroliano Vendola sono capaci di sottrarre alla sua Idv il ruolo principe di forza antiberlusconiana, in più un redivivo Pd sta tentando di intestarsi gli ultimi successi elettorali e referendari, riprendendo la vecchia strategia veltroniana di inglobare il partito dipietrista.

Ma Tonino non vuole farsi mettere all’angolo e così, forte del successo del ritrovato De Magistris e della paternità della vittoria referendaria, ieri invece di sparare bordate sul governo ha rivolto la sua potenza di fuoco contro Pier Luigi Bersani. La scena è stata surreale: Bersani, che non si aspettava il colpo di coda dipietrista,  sembrava l’Alberto Sordi di “Tutti a Casa” che interpretava un ufficiale italiano sconvolto dagli eventi dell’8 settembre 1943 che al telefono col comando esclamava: “qui succede una cosa incredibile i tedeschi si sono alleati con gli americani!”. Di Pietro non si è alleato con Berlusconi, ma quella richiesta di un programma alternativo, di un tavolo delle opposizioni, ha tramortito il Pd che pensava di suonare la carica, invece si ritrova ancora una volta stretto tra i suoi presunti alleati che più che a progettare l’alternativa a Berlusconi pensano a come cannibalizzare il Pd e strappargli la guida dell’opposizione. Le ultime amministrative sono state in questo senso una piccola prova generale.

La strategia di Di Pietro sembra però più ampia e non esclude, come nota Stefano Folli su il Sole 24 ore, l’ipotesi di riprendersi alla caduta di Berlusconi quella originaria posizione di destra. La patata bollente ora passa al Pd che deve capire se il “nuovo” Di Pietro può essere un buon compagno di strada per preparare l’alternativa a Berlusconi, o se Tonino può essere solo il carnefice del Pd, che con le sue ultime mosse ha lanciato una pesante opa sulla guida dell’opposizione. Intanto il Cavaliere prende fiato e prova a fare ciò che non gli riuscì nel 1995: uscire dalle secche grazie a Tonino.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

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Rassegna stampa, 23 giugno 2011

postato il 23 Giugno 2011

Berlusconi: abbiamo i numeri. Bossi frena: parole, aspetto i fatti (Lorenzo Fuccaro, Corriere della Sera)

Ma che fine ha fatto l’imprescindibile federalismo (Osvaldo Baldacci, Liberal)

Il Cavaliere dall’ex pm, sorrisi e dialogo fitto. E Tonino: senti che dirò (Marco Galluzzo, Corriere della Sera)

Il premier cerca Di Pietro e l’ex pm gela il Pd: “Basta parlare di sinistra” (Giovanna Casadio, La Repubblica)

Di Pietro vede il premier, poi l’affondo contro il Pd (Mario Ajello, Il Messaggero)

Franco – Il Senatur si blinda. Ma l’opposizione scommette sulla crisi (Massimo Franco, Corriere della Sera)

Il punto di Folli – Il nuovo Di Pietro adesso piace più a Berlusconi che a Bersani (Stefano Folli, Sole24Ore)

Cerruti – Ma nel monolito si allargano le crepe (Giovanni Cerruti, La Stampa)

Bisignani: “Mi sono speso perché Santanchè entrasse nel governo” (Giudo Ruotolo, La Stampa)

Case, tipografie, siti web, il tesoro di Bisignani dietro le società-schermo (Corrado Zunino, La Repubblica)

Il partito pensa di mollare Papa: “Ora basta sputtanarci tutti” e l’onorevole rischia l’arresto (La Repubblica)

Sartori – Il gioco stanco delle retromarce (Giovanni Sartori, Corriere della Sera)

Castelli insulta i romani. Alemanno: l’ignorante è lui (Claudia Terracina, Il Messaggero)

Frattini propone una tregua in Libia. No degli alleati (Maurizio Caprara, Corriere della Sera)

Viale Mazzini – Fazio: sì a «Vieni via con me», quattro puntate ma non in Rai (Sole24Ore)

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Non avete ben governato, avete galleggiato

postato il 22 Giugno 2011

Tre anni di chiacchiere e promesse

Oggi 500 mila studenti iniziano gli esami di maturità, ma il presidente del Consiglio si è presentato alla Camera con un discorso da primo giorno di scuola. Se Bossi dice che aspetta i fatti dopo le parole figuriamoci cosa potremmo dire noi.
Sono stati tre anni di promesse e chiacchiere. I tagli lineari del governo hanno consentito di mantenere i conti pubblici sotto un parziale controllo, ma sono il segno di una mancanza di regia politica. Il piano per il Sud è una chimera, le liberalizzazioni sono ferme, il Paese continua a non crescere e il debito ad aumentare. Si è affrontata la crisi con i tagli lineari, segno della mancanza di una regia politica rinunciando a colpire gli sprechi. Le piroette della maggioranza sulla Libia sono state emblema di mancanza di serietà.
Voi non avete ben governato, avete galleggiato, alimentando quei conflitti istituzionali che oggi il presidente del Consiglio, fiutando l’aria, ha prudentemente riposto nel cassetto.
Avete la maggioranza, ma non c’è il governo, ed è una sciagura affrontare le intemperie della crisi senza un governo.
La nostra richiesta di un passo indietro non è quella di un suicidio politico, ma è l’unica via di salvezza per il Paese.

Pier Ferdinando [Continua a leggere]

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