Archivio per maggio 2011

Ascoltare e interpretare il vento che cambia

postato il 31 maggio 2011

Le elezioni amministrative che ci siamo appena lasciate alle spalle ricordano per diversi motivi le elezioni amministrative del 1993. Le ricordano sicuramente per l’eco mediatico ma anche perché probabilmente segneranno un passaggio storico fondamentale. Il 1993 fu l’anno della prima elezione diretta dei sindaci, ma segnò anche la fine della Dc e del Psi che furono spazzati via dalle amministrazioni comunali dalla Lega e dall’alleanza delle sinistre: il leghista Formentini espugnava la Milano socialista e riformista, Leoluca Orlando si imponeva con percentuali bulgare a Palermo, mentre a Roma e Napoli le sinistre vincevano sui candidati di un Msi con percentuali a due cifre. Eppure nonostante il trionfo in gran parte del Paese della “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto le elezioni politiche del 1994 finirono in maniera ben diversa. E tutti sappiamo il perché. Le elezioni amministrative del 2011 come quelle ormai lontane del 1993 hanno dei vincitori chiari, ma bisogna anche saper leggere il messaggio che esce dalle urne e solamente chi sarà capace di interpretare questo messaggio potrà sperare di vincere le prossime elezioni politiche.

Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris cinque anni fa probabilmente sarebbero finiti nel tritacarne berlusconiano, oggi invece hanno annientato gli alfieri del centrodestra perché sono riusciti ad incarnare quel cambiamento coraggioso e rigoroso che da più parti viene chiesto alla classe politica. Non hanno vinto dunque l’immaginifico Vendola o il tribuno Di Pietro, ma hanno vinto il compassato avvocato garantista che ha fatto campagna elettorale sui problemi di Milano e il magistrato Masaniello che ha promesso, ad una città stanca e demoralizzata, di liberarla dai suoi cattivi amministratori degni del celebre film “Signori e signori, buona notte”.

Berlusconi invece ha perso perché ormai non incarna nessun cambiamento. Quando Giuliano Ferrara dalle pagine del suo quotidiano tenta di resuscitare il Berlusconi del 1994 non ha tutti i torti: quello fu il Berlusconi che interpretò al meglio la voglia di cambiamento degli italiani, che alcuni improvvidi commentatori nel 1993 avevano chiamato “voglia di sinistra”. Ma Berlusconi ormai non interpreta più nessun cambiamento anzi, e probabilmente questo è un dramma per l’uomo Berlusconi, incarna tutte quelle cose che da imprenditore aveva sempre aborrito: retorica, stagnazione, lacci e laccioli. Il voto amministrativo ha condannato senza appello questo centrodestra da cinepanettone ed è difficile pensare che Berlusconi riesca a tirare fuori dal cilindro qualcosa che cambi radicalmente la situazione. Resta a questo punto da capire se Berlusconi vorrà vedere scorrere per intero i titoli di coda di questo triste film o se vorrà, con buonsenso e signorilità, alzarsi prima dal tavolo da gioco prima di perdere tutto. In ballo non c’è solo la sorte del Cavaliere ma anche quella dei moderati italiani che ormai non si riconoscono più nella sua figura e nella sua politica.

Il Nuovo Polo che, seppur con difficoltà, si è cimentato da poco con le urne non può restare a guardare: non può restare a guardare l’inabissamento dei moderati imbarcati nel Titanic berlusconiano e non può restare a guardare i professionisti del nuovismo e del cambiamento, ma occorre che si faccia promotore di una iniziativa politica autonoma, coraggiosa e giovane. Nei prossimi mesi per i moderati italiani si potranno aprire praterie da percorrere in lungo e in largo ma lo potrà fare solamente chi avrà il coraggio delle scelte, chi saprà rinunciare alle alchimie politiche e agli appiattimenti di convenienza, chi avrà il coraggio di rinunciare ai ras delle preferenze per proporre donne e uomini giovani, preparati e con tanta voglia di fare. Questa non è solo la scommessa dei moderati italiani, ma la scommessa di quanti credono che non basta dire che “cambia il vento” ma che occorre anche capire quello che il vento dice perché, come diceva Jim Morrison, “la solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno”.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi


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Rassegna stampa, 31 maggio 2011

postato il 31 maggio 2011
Lo avevamo già detto al termine del primo turno, ma ora il secondo turno lo dimostra con forza: il Terzo Polo c’è ed è forte e se i candidati del centrosinistra sono riusciti ad imporsi sugli avversari lo devono anche ai voti dei nostri elettori. Adesso si tratta di rafforzare la nostra coalizione e di dare una nuova casa ai moderati; il premier poi – sottolinea Casini – farebbe bene a fare un passo indietro per il bene del Paese. Il tracollo suo e della “maggioranza” evidenzia poi quello che noi sosteniamo già da tempo: mantenere in vita un governo in agonia con alchimie politiche e compravendite di bassa lega non può mutare il giudizio complessivo degli elettori sull’operato di Berlusconi e il risultato di queste elezioni ne è la dimostrazione più lampante. Il vento ha cambiato direzione: ora tocca a noi intercettarlo.

L’Udc: un passo indietro è necessario per aprire una fase nuova e dare casa ai moderati (Giovanni Grasso, Avvenire)

Casini: “Ora il premier faccia un passo indietro” (Claudio Terracina, Il Messaggero)

Fini: “Il berlusconismo è stato archiviato” e il Terzo Polo lancia la “Casa dei moderati” (Silvio Buzzanca, La Repubblica)

Macerata. Vince l’alleanza Pd-Udc. La Provincia a Pettinari (Andrea Garibaldi, Corriere della Sera)

Il tandem Udc-Pdl conquista il “cuore rosso” della Calabria (La Stampa)

Il vento del nord cambia direzione (Michele Brambilla, La Stampa)

II centrodestra perde da Milano a Napoli (Dino Martirano, Corriere della Sera)

Milano e Napoli, affonda la maggioranza (Emilia Patta, Sole24Ore)

Silvio, il mito dell’invincibilità e il sorriso davanti ai kappaò. (Gian Antonio Stella, Corriere della Sera)

Orfeo – Ascoltare il messaggio delle urne (Mario Orfeo, Il Messaggero)

Sorgi – Le risposte che deve al paese (Marcello Sorgi, La Stampa)

Buttiglione avverte il Pd: «Siete a rischio Opa» (Francesco Ghidetti, QN)

Una sberla. Capito il segnale del nostro elettorato (Alessandro Montanari, La Padania)

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eG8, quando si parte già male.

postato il 29 maggio 2011

Pochi giorni fa aprendo il forum “eG8” di Deauville ,che puntava a far incontrare i “Grandi” della rete con i “Grandi” della terra, Sarkozy ha aperto la conferenza con queste parole :

“Non voglio cercare di controllare la Rete, ma piuttosto aprire un dialogo proficuo tra governi e gli attori di Internet”.

Se però si è ideatori del sistema censorio più famoso del mondo,l’ HADOPI, che dopo tre violazioni (uso di programmi p2p per il download illegale), disconnette automaticamente dalla rete il cittadino francese, ed ancora, se si è il presidente di una nazione dove il copyright è talmente severo che soffoca la creatività e crea casi internazionali, viene il dubbio che i propositi del presidente francese siano solo uno specchietto per le allodole, e che invece nascondano quella che lui stesso definisce opera di “civilizzazione della Rete”, che poi non è altro che un controllo del web, che conferirebbe ai governi una autorità su contenuti, informazioni e dati, mai vista prima.

Il vertice, criticabile per certi versi, positivo per altri, ha messo in luce dei dati importanti su internet e il suo indotto , si parla di 8mila miliardi di euro di commercio online, cioè il 3,4% del Pil in 13 Paesi (quelli del G8 più Brasile, Cina, India, Corea del Sud, Svezia), il 10% della loro crescita negli ultimi cinque anni.
L’Italia tra tutti i paesi industralizzati è quello in cui Internet ha contribuito di meno alla crescita economica: solo il 12% del Pil tra il 2004 e il 2009, rispetto al 33% della Svezia, il 24% della Germania o il 23% del Regno Unito. Altro dato di rilievo è che per ogni posto convenzionale perso, internet ne produce 2,5.
Questi dati in contrapposizione all’ostilità dilagante di alcune governi mondali , su internet e la Net neutrality ,rendono chiara la lontananza tra questi due mondi che in realtà si sovrappongono.
Alla conferenza erano presenti molti nomi noti come Jimmy Wales di Wikipedia e Eric Schmidt di Google, Zuckerberg (interessantissima una sua intervista sul rapporto fra fb e potere), Rupert Murdoch, il CEO di eBay John Donahoe e Neelie Kroes per l’agende digitale europea e tra i pochi italiani Franco Bernabè AD di Telecom Italia.
Nell’infografica cosa hanno detto:

Tanti ancora i protagonisti assenti, come hanno fatto notare sul web gli utenti e molta la distanza tra i presenti , sia per barriere culturali, ideologiche e per divergenze di interessi .
Proprio per queste divergenze di interessi tra i players di internet e i governi, l’eG8 è risultato fallimentare, senza dare vere risposte o conclusioni di rilevo,un tentativo nato all’insegna di una conquista dello spazio virtuale che con molta probabilità verrà presto riposta nel dimenticatoio da internauti e cittadini comuni.
Pare chiaro che la formula proposta non sia quindi quella giusta per un confronto proficuo sul futuro della rete, le distanze tra gli attori principali, ma sopratutto tra i governi, i loro cittadini e internet sono il freno a mano che non permette ad internet di essere il traino della rivoluzione auspicata, e che la sicurezza della rete e della protezione dei diritti vada pari passo con la libertà e la neutralità della rete stessa.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Michele Nocetti

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Equitalia, un lettore ci scrive

postato il 28 maggio 2011

Pubblichiamo una mail in redazione sulla mozione UDC per una moratoria sulle cartelle di Equitalia.

L’iniziativa è lodevole e interessante anche perchè per la prima volta interviene in un settore che è quello del terziario attualmente in grave crisi. Non è un mistero che il commercio al dettaglio e l’artigianato non riescano a contrastare l’attacco concentrico della concorrenza rappresentata dalla grande distribuzione, dalla Cina e dai paesi dell’est, oltre che da quelli asiatici, e dalle spese erariali e previdenziali che in Italia incidono più degli altri Paesi. Non bisogna, inoltre, generalizzare la qualifica di imprenditore e distinguere tra il piccolo e il grande, tra settore e settore, e intervenire.
Credo che sia necessario un piano di interventi che ripensi totalmente la figura del piccolo imprenditore, ancora legato nella fantasia popolare ma anche nei provvedimenti legislativi (vedasi studi di settore), all’immagine di “ricco ed evasore” creatasi negli anni di prosperità economica. Difatti, per le aziende che chiudono, anche se unifamiliari, che non riescono ad onorare gli impegni, c’è tutta una legislazione punitiva che li porta a perdere la propria azienda e subire il disonore personale del fallimento con conseguente impossibilità di intraprendere qualsiasi altra attività lavorativa. E tutto questo, in un settore in cui non è proprio contemplato alcun ammortizzatore sociale, il che significa condannare a morte il piccolo imprenditore e la propria famiglia privandoli di qualsiasi mezzo di sostentamento. Non solo. In tutto questo, si rischia paradossalmente anche di essere perseguiti per non aver pagato i contributi Inps; come se qualcuno potrebbe aver piacere a non crearsi una posizione pensionistica, per questo lo Stato lo costringe a pagare con mora e sovrattasse e spese di esecuzione qualcosa che in definitiva riguarda sé stessi.
Per tali motivi auguro buona fortuna alla Vostra azione parlamentare che ha avuto il merito di squarciare il velo che da decenni ammanta tutto il settore.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Francesco

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Berlusconi si concentri sui problemi degli italiani

postato il 27 maggio 2011

C’è la necessità di voltare pagina. Mi auguro che se il governo sarà bocciato domenica e lunedì, finalmente si torni a parlare dei problemi degli italiani.
Abbiamo il 30 – 40% di giovani disoccupati. Nel Mezzogiorno il mondo femminile profondamente colpito dalla crisi. La questione sociale è enorme, pensate a ciò che è successo per Fincantieri nei giorni scorsi. Una fascia di ceto medio sta scivolando nell’area della povertà, perché un Paese che non si sviluppa è un Paese che produce più disoccupati.
Se il risultato delle elezioni amministrative rafforzerà quella la bocciatura della politica del governo, chiediamo che Berlusconi finalmente si concentri sui problemi degli italiani, perché queste sono le emergenze, non i suoi processi.

Pier Ferdinando

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Amministrative, pensare ai problemi delle città

postato il 27 maggio 2011

Riteniamo che in queste elezioni amministrative bisogna pensare alle città, ai problemi della collettività. Purtroppo c’è stata una degenerazione anche del costume politico in Italia. Chi ha voluto trasformare queste elezioni in un referendum pro o contro il governo ha ottenuto il risultato di essere sonoramente bocciato, ma soprattutto ha svilito il grande significato del voto locale.
D’altronde, quando in una campagna elettorale si fa leva sulle paure dei cittadini, si cerca di spargere odio, come se l’odio potesse in qualche modo assicurare una vittoria, si perde il senso delle dimensioni.

Pier Ferdinando

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La “relazione complicata” tra internet e la politica

postato il 27 maggio 2011

Questa aspra campagna elettorale verrà sicuramente ricordata non solo per gli innumerevoli, e spesso incredibili, spunti di cronaca ma perché segna il definitivo ingresso di internet nelle competizioni elettorali. Internet è diventata sempre più mezzo di comunicazione e propaganda elettorale, ma anche, a dir la verità ancora troppo poco, parte dei programmi elettorali dei candidati. Bisognerebbe parlare però, per usare un linguaggio caro agli utenti di Facebook, di una “relazione complicata” tra politica e internet:  non sembra, infatti, che candidati, e politici in generale, abbiano compreso le potenzialità del nuovo mezzo di comunicazione. Anzi, questi  troppo spesso si rapportano alla rete come schemi comunicativi desueti che potevano andare bene per una campagna elettorale degli anni ’50.  Paradigmatica in questo senso è stata la campagna elettorale di Letizia Moratti, che proprio in rete ha commesso delle gaffes clamorose che indubbiamente hanno influito, e probabilmente influiranno, sul suo risultato elettorale. La “moschea di Sucate”le calunnie diffuse su Pisapia e il meccanismo truffa per gonfiare la pagina Facebook della Moratti, sono i risultati di una ignoranza abissale del mondo della rete e di un goffo tentativo di saldare nuovi mezzi e vecchi messaggi, Achille Lauro e Twitter. L’errore di certi “strateghi” della comunicazione politica sta proprio nel riportare in rete messaggi vecchi e demagogici o, peggio, ispirandosi al principio della propaganda di Goebbels, credere che una bugia ripetuta migliaia di volte diventi una verità: se nella vita di tutti i giorni, nei mercati rionali o sull’autobus, queste tecniche possono ancora aiutare a pescare qualche voto, in rete possono invece rivelarsi un boomerang letale e scatenare l’ironia e i lazzi nei blog e nei social network.

Per evitare clamorose brutte figure sarebbe utile allora capire che messaggi tradizionali e meccanismi demagogici mal si addicono alla rete, soprattutto perché gli utenti, e quindi i destinatari dei messaggi, non sono assimilabili, con qualche eccezione su Facebook, a elettori sicuri o bambini di cinque anni. Questa poca dimestichezza con la rete dei candidati si rispecchia anche nei programmi elettorali: si trovano, senza distinzione di colore politico, solo pochi e vaghi riferimenti ad internet e più in generale al digitale, ricorrente è il tema del wi-fi libero e lo sfruttamento della rete internet per snellire le elefantiache burocrazie comunali, ma nessuno sembra avere chiara una strategia innovatrice, una vera e propria agenda che segni le tappe della rivoluzione digitale nei comuni. Perché questo scarso interesse? Perché non coinvolgere esperti del settore ed evitare di parlare in maniera inadeguata di cose che non si conoscono? Per rispondere a queste domande è sufficiente guardare l’età media dei candidati a sindaco, e accorgersi che in molti casi sono i protagonisti di tante campagne elettorali del passato. Uomini vecchi con idee vecchie. Ma questo è un altro problema.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

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