Archivio per ottobre 2010

Chi sta in galera è migliore di loro, nelle carceri italiane è in corso una mattanza

postato il 30 ottobre 2010

Le prime pagine dei giornali, come le trasmissioni televisive di pseudo informazione, sono veramente nauseanti. Dopo le morbosità sul caso della piccola Sarah Scazzi si ricomincia con i festini del Premier e la sua corte di compagni di merende, lenoni e signorine di facili costumi. E come in una tragedia greca non manca mai il coro, così nelle assurde vicende del Bel Paese non manca mai il coro degli indignati che si indignano e si disgustano dalla mattina alla sera sulle pagine dei giornali e nei salotti televisivi e magari dietro le quinte si fanno quattro risate sul “bunga bunga”.

Premesso che lo stile di vita del Presidente del Consiglio è esecrabile, sembra altrettanto discutibile e a dire il vero incredibile che giornali, tv ed anche illustri commentatori si agitino e si strappino le vesti per storie insulse come queste mentre, ad esempio, nelle carceri italiane si sta consumando una vera e propria mattanza. Non vi affannate a cercare nei quotidiani e nei loro siti, sotto le foto ammiccanti della prosperosa Ruby troverete forse qualche richiamo alla terribile storia di Simone La Penna che è stato lasciato morire in galera, ma non troverete quasi niente sui 54 morti in carcere dall’inizio dell’anno, di cui tiene la triste contabilità il blog Metilparaben, perché in questo Paese ci si occupa del carcere e dei suoi problemi quando mancano le “notizie”.

Le condizioni disumane dei carceri e le tragedie che dentro quelle mura si consumano, in un Paese civile sarebbero la prima notizia. Giornalisti, opinionisti e indignati di professione dovrebbero fare a gare per denunciare una situazione indegna per una democrazia occidentale, per far pressione sulla politica perché si occupi delle carceri e faccia rispettare la Costituzione e il suo articolo 27:  ”Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Nulla di tutto ciò, in questo disgraziato Paese siamo condannati ad occuparci dei festini di Berlusconi, Fede e Lele Mora narrati da protagoniste disinibite dalle cui labbra carnose piene di rossetto pendono fior fiore di giornalisti e i loro lettori; siamo condannati a sapere di tutto e di più su questi personaggi viscidi e tristi mentre non sappiamo nulla delle vite degli sventurati che si spengono tra le squallide mura di un carcere italiano.

Suona così tristemente lontano il monito di uno che la galera la conobbe da vicino, Sandro Pertini: “ricordatevi, quando avete a che fare con un detenuto, che molte volte avete davanti una persona migliore di quanto non lo siete voi”. E considerato chi sta sulle prime pagine, probabilmente un inquilino di San Vittore o Rebibbia è davvero migliore e meritevole di maggiore attenzione e rispetto.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

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Rassegna stampa, 30 ottobre

postato il 30 ottobre 2010
Esplode il Ruby-Gate e la Maggioranza trema: il Corriere parla di “Autunno del Governo” e c’è chi dalle parti della Lega (tanto per capire a che punto siamo) apre all’idea di un “governissimo” (magari guidato da Tremonti, come pensano i finiani), mentre il Sole 24 Ore ci racconta di movimenti centrifughi all’interno del Pdl. Nel frattempo: a Terzigno vittoria dei cittadini (la discarica non si farà, ha promesso Berlusconi); Severgnini sul Corriere ci spiega perché il Wi-Fi non piace alla nostra burocrazia; il Riformista ci racconta di movimenti centristi a Milano (che sarebbero pronti a puntare su un nome a sorpresa). Numerosi anche i temi dell’economia: Europa si felicita del fatto che Draghi abbia convinto Tremonti, Repubblica ci racconta della mini-stangata Irpef in arrivo su 4 regioni e Libero anticipa l’arrivo di 7 miliardi “per tornare grandi” (ma sarà vero?).

Bossi irritato, vertice della Lega. E c’è chi apre al governo tecnico (Marco Cremonesi, Corriere della Sera)

L’autunno del Governo (Corriere)

Se il Fli decide di puntare sulla soluzione Tremonti (La Stampa)

Famiglia Cristiana: è malato (Corriere)

Ma aiutare i ragazzi è una cosa seria (La Stampa)

La verità di Draghi (Europa)

Il Pdl fa quadrato sul Cavaliere ma il partito è scosso (Fiammeri, Il Sole24Ore)

Serra: “La telefonata? Intromissione gravissima” (Il Fatto)

Le sfide vittoriose di Casini (The Frontpage.it)

Perché il Wi-Fi non piace alla nostra burocrazia (Beppe Severgnini, Corriere della Sera)

Amici della Cei, ora lanciate la sfida ai partiti (Rocco Buttiglione, Liberal)

Bersani vuole inglobare Idv e Sel (La Discussione)

Tra tasse e burocrazia, da noi le imprese chiudono (La Stampa)

Terzigno, stop alla discarica (Corriere)

Milano, al centro non c’è pace (Riformista)

In 4 Regioni arriva la mini-stangata Irpef (Repubblica)

E per tornare grandi ci sono sette miliardi (Libero)

Camera, si allarga il fronte contro i tagli alle paritarie (Avvenire)

Un giornale da salvare (Il Foglio)

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Pisa, il Comune dimentica le domande di bonus dei cittadini meno agiati

postato il 29 ottobre 2010

lampadina di caramellamentaIl caso esplode in modo pubblico solo in questo mese. Migliaia di cittadini si sono presentati agli sportelli del comune facendo la domanda per il bonus gas e luce. La domanda scadeva il 30 aprile del 2010. L’URP acquisiva le domande ma, si sa solo ora, non le inviava alla Sgate, società nazionale che si occupa della gestione dei bonus. Il comune non aveva né attivato la procedura d’inserimento delle domande né stipulato con CAF alcun accordo in merito.

Cosa fare allora? La giunta comunale in maggio, a tempi scaduti, riesce a passare la patata bollente all’Ufficio UC Alta Marginalità della Società della Salute, che non si sa per quale “generosità” abbia accettato un simile incarico. Il detto ufficio ha un’altra trovata. Il 14 ottobre invia una lettera (circa 6 mesi di ritardo) dal titolo: Pratica incompleta “Bonus tariffe Energetiche”.  Ma di incompleto non c’era niente se non quello che ha combinato il Comune. Si giustifica dicendo che è scaduto l’ISEE: ovvio si risponde, se lo tieni sei mesi nel cassetto!
La lettera della Società della Salute invitava a presentarsi a uno dei nove CAF che hanno stipulato la convenzione con la pratica detta “incompleta”. Telefonando alla maggioranza di questi CAF, si riceve in genere l’indicazione di un altro numero da chiamare, che poi non risponde, o che la persona incaricata è fuori. Uno di questi ha un orario settimanale di solo 15 ore, un’altro di 6: praticamente irraggiungibili con l’orario di lavoro di molti cittadini.

Ad ogni modo i primi cittadini che sono riusciti a recarsi a uno dei nove CAF si sono sentiti rispondere, dopo aver aspettato giorni per avere l’appuntamento, di andare ad un altro CAF perché non sanno come portare avanti la pratica (evitiamo di fare nomi per rispetto umano). Una raccomandazione: non fidatevi di quei CAF che reinseriranno la vostra domanda come nuova. La Sgate respingerebbe e perdereste i bonus.
I Caf dovranno inviate la digitalizzazione che avete ricevuto indietro dall’Ufficio Alta Marginalità. Alcuni CAF sostengono addirittura che l’Ufficio Alta Marginalità abbia negato l’accesso al portale dello Sgate unica via per poter inviare queste vecchie domande. Si prospetta così il serio rischio che le famiglie meno abbiente di Pisa perdano circa 150 euro in un anno. Grazie a chi? Il Comune di Pisa sembra essere stato un caso unico in Italia. Una cosa non la sappiamo. Ma chi è stato il responsabile di tutto ciò? Chi è l’Assessore di competenza? Il Comune non dovrebbe indennizzare tutti quelli che si sono dovuti recare di nuovo o agli sportelli, o tutti quelli che in un CAF convenzionato abbiano ricevuto una procedura che ha fatto bocciare la richiesta di bonus? Una vicenda che ricorda tanto un altro “governo del fare”.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Simone Matteoli

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Condono edilizio e il flop del Piano Casa

postato il 29 ottobre 2010

Condono Edilizio ovo-sodoPer Berlusconi il Piano Casa è un successo che fa ripartire l’economia, ma dai dati che circolano, si dovrebbe dare ragione a Fitto (ministro PDL per i Rapporti con il Parlamento), il quale ha definito un flop il Piano Casa.

Eppure per Berlusconi questo famigerato provvedimento varato nel 2009 doveva rilanciare l’economia e l’edilizia privata, insomma doveva essere un toccasana, che non sarebbe costato un solo euro alle casse dello Stato.

Ma cosa prevedeva questo Piano Casa? Prevedeva la possibilità per i cittadini di aumentare la cubatura della propria casa. Il permesso di costruire, invece che dagli uffici preposti, era sostituito con una perizia firmata dal progettista, inoltre era possibile aumentare del 25% la volumetria degli edifici esistenti oppure abbattere case con più di vent’anni di vita e ricostruirle con dimensioni più ampie del 35%, in caso di utilizzo di materiali ecologici. Inoltre si prevedeva di costruire 100.000 nuovi alloggi popolari in 5 anni e la vendita di case popolari, per finanziare altre opere di edilizia pubblica.

Un Piano stupendo, ma in realtà il tutto è rimasto lettera morta, come ha ammesso lo stesso Berlusconi alcuni mesi fa. Spenti i riflettori, finite le speranze, tanto che il Governo ha scaricato la responsabilità sulle Regione e sugli enti locali, i quali hanno fatto però rilevare che le norme antisismiche che dovevano essere inserite nell’ambito del piano casa per le nuove abitazioni non sono mai arrivate dal Parlamento, e manca la legge sulla semplificazione normativa che permetterebbe di lanciare l’intera iniziativa.

Intanto registriamo che in un anno e mezzo, in tutta Italia solo 2700 famiglie hanno presentato le richieste per ingrandire le proprie abitazioni, e nessuna di queste riguarda case da abbatere e ricostruire, mentre gli altri provvedimenti riguardanti la vendita e la costruzione di case popolari sono nel limbo e non si hanno più notizie in merito. Se invece si va a valutare Regione per Regione ci si accorge che la vendita deve ancora iniziare, e le domande sono pochissime, a Napoli, come nel Friuli Venezia Giulia, come in Veneto e così via. Quindi oserei dire che il Piano Casa, è un fallimento su tutta la linea.

Di contro possiamo dire che il Governo sta vincendo, anche se lentamente, la sua battaglia per fare un nuovo condono edilizio.

Avevamo già parlato dell’ipotesi di un condono edilizio, e di come fosse stato bocciato. Ma il Governo non si è dato per vinto e sfoderando le sue migliori risorse (che potevano essere utilizzate meglio nel concepire una manovra a vantaggio delle famiglie e della crescita e non solo di tagli indiscriminati) ha concepito un piano in due mosse per portare avanti un condono edilizio totale, che riguardi anche le case costruite in zone poste sotto vincolo paesaggistico e ambientale.

Quali sono queste due mosse?

La prima fare rientrare il condono nell’ambito della lotta all’evasione ed elusione fiscale: tramite fotografie aeree i catasti dei vari comuni si è accertare l’esistenza di varie unità abitative che non erano mai state dichiarate o che sono più ampie di quanto risulta al catasto. In queste settimane, vari cittadini italiani si vedono recapitare lettere da parte dei comuni, che li invitano a mettersi in regola pagando una multa (molto minore rispetto al valore del bene da condonare, parliamo di 1000 o 2000 euro per condonare una villa da 100-150 metri quadrati). L’obiettivo è fare emergere unità abitative nascoste sulle quali poi i comuni potranno imporre il pagamento dei tributi locali nell’ottica dei provvedimenti per il federalismo fiscale varati questa estate. Questo provvedimento, si inquadra non solo nel federalismo fiscale, ma anche in una più ampia politica di lotta all’evasione e non può non ricevere plauso e appoggio, anche se il risultato sarà che molte case saranno regolarizzate con il pagamento di una semplice multa (in deroga alla legge attuale che prevede multa e abbattiimento, in molti casi, del bene abusivo).

Di contro, la seconda mossa per portare avanti il condono edilizio, è la riproposizione del condono anche per le aree sotto tutela paesaggistica. E come si può riproporre un provvedimento che neanche era arrivato al Parlamento a causa delle numerose critiche? Qui, si vede la genialità del governo: è stato cambiato nome al provvedimento ed è stato hanno mandato in Commissione Ambiente da cui si aspetta il giudizio definitivo. E quale è il nuovo nome? A dir poco stupendo, e credo che abbia impegnato i migliori pubblicitari d’Italia, infatti il provvedimento si chiama: “disposizioni per accelerare la definizione delle pratiche di condono edilizio al fine di contribuire alla ripresa economica”.

Bisogna riconoscere che l’inserimento finale delle due parole “ripresa economica”, rende il provvedimento irrifiutabile: quale politico, con l’Italia e il Mondo in piena crisi, rifiuterebbe di aiutare l’economia?

Però, quello che dovrebbe spiegare il senatore Tancredi (PDL), uno dei firmatari di questa proposta, è come aiuta la ripresa economica il sanare un bene che è già stato realizzato. Se vogliamo che l’economia cresca, dovremmo produrre cose nuove, le vecchie case, anche se abusive, non portano nuovo lavoro, sono già state realizzate!

All’interno di questa proposta, vi è poi la beffa suprema, perchè si prevede che “il proprietario di un immobile abusivo ha il diritto di prelazione quando questo viene acquisito e messo all’asta dal Comune”.
Ciò vuol dire che
le case costruite abusivamente vengono trattenute dal Comune, che invece di abbatterle le mette all’asta, dopo averle sanate e accatastate, dando al proprietario abusivo la possibilità di acquistarle. A questo punto basta mandare deserta l’asta e la casa che doveva essere abbattuta viene comprata ad un prezzo irrisorio.

Tra l’altro i termini sono molto stringenti: entro 6 mesi occorre sistemare tutti gli iarretrati delle sanatore del 1985, del 1994 e del 2003-2004, e poco importa se si parla di milioni di istanze da esaminare.

E quindi svelato il nuovo inganno del governo: tutto si giustifica, basta fare cassa e tirare a campare, sancendo, di fatto, che se si hanno soldi in questa Italia seguire la legge diventa un optional. Ma a questo punto, io mi chiedo se, invece di provvedimenti tampone e di giustificazioni pur di fare cassa, non sarebbe meglio fare una manovra organica per la crescita economica dell’Italia, piuttosto che giustificare l’ingiustificabile.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Gaspare Compagno

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Che fine ha fatto il ddl anticorruzione?!?

postato il 29 ottobre 2010

anticorruzione di g_uLo scorso 19 febbraio veniva annunciata in pompa magna dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano la prossima adozione di un atto fondamentale: il ddl anticorruzione. Il ddl è stato sbandierato dagli organi di governo per diversi mesi, ovviamente ripreso per settimane dalla stampa. Poi più nulla.

A partire da questa estate, sembra che il disegno di legge sia scomparso dalla cronaca politica, scomparso dall’ordine dei lavori. La cosa certa è che non è stato approvato.

Qualcuno porebbe essere indotto a pensare che un simile progetto possa passare in secondo piano rispetto ad altri, magari di più immediata preoccupazione; non sarebbe nulla di strano, in fondo esiste sempre una scala di priorità in cui bisogna operare per gradi.

Eppure, proprio in questi giorni, è uscita una classifica stilata da Trasparency International sulla corruzione che viene percepita da manager, impreditori, uomini d’affari e analisti politici: in una scala crescente, l’Italia si posiziona al 67/mo posto dopo paesi come il Ruanda e solo una posizione prima rispetto la Georgia. Una posizione a dir poco preoccupante e che dovrebbe indurre alla riflessione sullo stato attuale delle cose, soprattutto per un paese che vorebbe definirsi democratico e civile.

Tale riflessione, tuttavia, non sembra essere ritenuta abbastanza impostante da tutti. La concentrazione è mantenuta su ben altri obiettivi, ritenuti vitali e di maggior importanza, ma che forse assorbono eccessive energie dal dibattito politico, prosciugando il tempo e sottraendo lo spazio per altre iniziative.

Al momento il ddl anticorruzione risulta fermo nelle commisioni apposite, senza compiere i progressi necessari ad un problema di stringente attualità. Viene naturale domandarsi per quanto ancora potremo e dovremo aspettare perchè il giusto iter venga ripreso, con i tempi più giusti: quelli più rapidi e più produttivi.

Naturale è anche domandarsi se abbiamo il lusso di poter sprecare tempo in questo modo, senza che nulla sia fatto, o se maggiore è il tempo di attesa, maggiori sono i danni a cui rimediare. I dati sulla operosita della Camere sono noti a tutti… e parlano chiaro.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Andrea Santacaterina

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Rassegna stampa, 29 ottobre

postato il 29 ottobre 2010
Michele Vietti, vice presidente del Csm, frena sulle modifiche in tema di giustizia: no al doppio Csm, niente “muri” e seperazioni sulle carriere dei giudici. Nel frattempo, La Stampa ci racconta come il Lodo Alfano si sia arenato sulla reiterabilità (è molto probabile che finisca definitivamente su un binario morto assicurano dalle parti di Fli), mentre su Panorama troverete due approfondimenti sulla situazione campana (con un dossier sulle possibili “prossime” Terzigno), sull’Espresso un pezzo sul crac generale che ha colpito Parma e – infine – un’utile guida “alla rottamazione” (dei vecchi politici) su Il Foglio. A Napoli, invece, le forze moderate e di centro si stanno preparando a correre insieme; il governatore siciliano Lombardo rilancia la secessione (una provocazione che viene da lontano, come ci spiega il Sole); il Federalismo procede a strappi. Mentre ci si ritrova a ballare il “bunga bunga” sulle macerie del nostre nostro sistema (peccato, la finzione non ha retto così come si sperava).

Pd e Udc, mosse diverse e stesso tema: il fisco (Roberta Angelo, Avvenire)

Il lodo Alfano si arena sul singolo mandato (Francesco Grignetti, La Stampa)

Fli: “Lodo reiterabile una sola volta” (Corriere)

Tutto il cda Rai convocato in commissione di Vigilanza (Corriere della Sera)

Vietti boccia il doppio Csm, «niente muri» sulle carriere (Liberal)

Altolà di Vietti alla separazione delle carriere dei giudici (La Discussione)

Federalismo avanti a strappi (Sole24Ore)

Vesuvio delle ipocrisie (Panorama)

Napoli ripulita in tre giorni (La Stampa)

Le prossime Terzigno (Panorama)

Lombardo ora rilancia con la carta secessione (Sole24Ore)

La politica torni a More (Avvenire)

Il bunga bunga sulle macerie (La Repubblica)

Prove di terzo polo (Mattino)

Parma crac (Espresso)

“Paritarie, no ai tagli” Appello a Tremonti (Avvenire)

La finzione non ha retto. Peccato (Europa)

Guida alla rottamazione (Il Foglio)

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Welfare azzerato, con Cisl lavoro comune

postato il 28 ottobre 2010

Al via una serie di incontri con sindacati, Confindustria e parti sociali

Il centro destra non può parlare di quoziente familiare e poi mandare nel dimenticatoio qualunque aiuto per le famiglie. Con Bonanni c’è un lavoro comune in questa direzione ma c’è anche una grande preoccupazione per le fasce deboli della popolazione che sono state dimenticate. Nel nostro paese il welfare è stato sottoposto a troppi tagli, fino ad essere quasi azzerato. Dalla Cisl abbiamo ottenuto una piena condivisione per una battaglia comune. Bisogna tassare questa speculazione finanziaria per trovare i fondi per il welfare tagliati dal governo

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Il governo non parli di quoziente familiare se azzera i contributi alle famiglie

postato il 28 ottobre 2010


E’ inutile che il governo parli di quoziente familiare se poi azzera i contributi alle famiglie italiane, che scivolano dal cento medio all’area della povertà. Siamo preoccupati. Oggi incontrando la Cisl abbiamo posto sul tavolo queste questioni, e naturalmente c’è stata una grande condivisione della preoccupazione per l’azzeramento del welfare. Questo non è accettabile.
Tassiamo dunque gli speculatori e con questi fondi rispristiniamo il welfare. Incontreremo sindacati, parti sociali e Confindustria, nella speranza che si possa ricostruire un tessuto di solidarietà per i più deboli.

Pier Ferdinando

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Rassegna stampa, 28 ottobre

postato il 28 ottobre 2010
I quotidiani di oggi dedicano molto spazio al Presidente Casini: si parte con la presentazione della contro-manovra dell’Udc (spazio alle famiglie e alla tassazione degli speculatori per sostenere il Welfare) e si continua con nuove dichiarazioni politiche: per il Terzo Polo, “pronto anche a rinunciare alla leadership”, “starei bene in un centrodestra non berlusconiano” e “con il Pd solo in situazione d’emergenza”. Resta alta la tensione poi intorno alla Rai (arriva infatti la richiesta di dimissioni a Masi da parte di Pd e Udc) e sul Lodo Alfano (Fli frena e La Stampa ci racconta le prove di governo tecnico in corso proprio sullo scudo “giudiziario”). Sembrano arrivare buone notizie poi dal fronte del Wi-Fi (la liberalizzazione è forse vicina, ma occhi sempre aperti)… ma sarà vero? sullo stato della nostra sanità le notizie sono peggiori: ogni due giorni, infatti, si verifica un caso di malasanità, specie al Sud. Infine, due consigli d’autore: su Sette, supplemento del Corriere, Pierluigi Battista consiglia di vendere (e non certo “svendere”) alcuni beni demaniali per coprire le necessità di siti artistici e storici; mentre Marcello Sorgi, su La Stampa, ci spiega come la linea del “no” a priori sul tema della giustizia sia insufficiente, oltre che infruttuosa.

Casini: welfare e famiglie, la contro-manovra dell’Udc (Luca Cifoni, Il Messaggero)

Casini: tassare gli speculatori per sostenere il welfare (Il Sole24Ore)

Casini: starei bene in un centrodestra non berlusconiano (Avvenire)

L’UDC, se sarà crisi sì ad un Governo politico (Avvenire)

Casini: “Terzo polo anche se non sono leader” (Sole 24Ore)

Casini: “Per un patto con Fli e Api rinuncerei a fare il leader” (Libero)

Casini: “No alleanza con il Pd” (Unità)

“La Rai è allo sbando, Masi si dimetta”. Affondo di PD e UDC (Paolo Conti, Corriere della Sera)

Siluro di Bersani e Casini: “Masi se ne vada” (Leandro Palestini, Repubblica)

Wi-fi, la liberalizzazione è più vicina (Il Messaggero)

Wifi senza schedature, forse (Manifesto)

Vendere, non svendere (Sette del Corriere)

Sullo scudo prove di un governo tecnico (La Stampa)

Lodo Alfano, FLI gela Cicchitto (Secolo d’Italia)

La Verità e le Ombre (Corriere)

La linea del no è insufficiente (La Stampa)

In Italia un caso di malasanità ogni due giorni (Corriere)

Frana azzurra, tutti gli apostati della fede berlusconiana (Messaggero)

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