Archivio per settembre 2010

Se c’è la fiducia voteremo no, siamo opposizione repubblicana

postato il 28 Settembre 2010

Se Berlusconi annuncia ddl che condividiamo siamo pronti ad aiutarlo
Non siamo all’anno zero, il Presidente del Consiglio non può venire domani a fare il discorso che avrebbe fatto due anni fa. Deve fare un discorso che si colloca nel terzo anno della legislatura. Per cui, se c’e’ la fiducia votiamo no, se c’e’ un giudizio da dare su questi due primi anni, daremo un giudizio negativo.
Se, invece, Berlusconi  spiegherà che vorrà fare delle cose che condividiamo, ad esempio il quoziente familiare, diremo ‘bravo, realizzale’, presenta dei ddl e noi  ti aiuteremo.
La nostra è un’opposizione repubblicana molto chiara e non e’ cambiata di una virgola dall’inizio di questa legislatura.

Pier Ferdinando

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Il “Fascioleghista” e il nuovo incubo politico contemporaneo

postato il 28 Settembre 2010

L’era del pagnottismo che ha creato orribili mostri

Sono oramai due giorni che, tutta la stampa nazionale su web, quotidiani e tv si occupa del “Sono Porci Questi Romani” pronunciato da Umberto Bossi. Un tipo di sfottò che gli stessi abitanti della capitale si auto-attribuiscono da sempre e che, in maniera difficilmente spiegabile se non con la tradizione italica di riuscire a creare caos intorno al nulla e deserto riguardo ciò che conta, detto dal Senatùr ha scatenato uno stuolo irrefrenabile di scandali più o meno ipocriti e di giustificazioni più o meno patetiche.
La stessa “bufera” (definizione che piace tanto a noi giornalisti italiani) non è però scoppiata durante le innumerevoli volte in cui Bossi ha pesantemente e pubblicamente offeso la bandiera e l’inno d’Italia. Un vero è proprio reato, quello del vilipendio ai simboli nazionali, contemplato tra l’altro anche dall’articolo 292 del Codice Penale (come modificato dalle Legge n. 85 del24 febbraio 2006).
Articolo che in tre commi recita testualmente
“Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato.

1. Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.

2. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.

3. Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali”

Leggendo le disposizioni di legge, dunque, anche un cittadino italiano comune capirebbe che per Bossi sarebbe stata necessaria la galera. E invece? Invece no: il leader del Carroccio urla, inveisce, insulta e provoca. Poi al massimo, se esagera e non ha bevuto troppo, bofonchia qualche roca scusa stando attendo a non urlare troppo e tutto passa; tutto viene dimenticato e le violazioni recidive del codice penale vengono sorvolate clamorosamente.
Ciò che però lascia maggiormente allibiti, sconfortati ed anche spaventati è la totale sottomissione alla Lega Nord dimostrata da quei personaggi politici di spicco e da quei ministri che, almeno teoricamente, dovrebbero rappresentare i valori della cosiddetta destra italiana. Tuttavia, pur di non scontentare il presidente del Consiglio, i vari La Russa e Alemanno chinano il capo, tollerano e, probabilmente, se ne fregano di ciò che urlano quotidianamente i rappresentanti leghisti. In particolare La Russa, in un’intervista a Repubblica, ha regalato agli italiani il più squallido, vigliacco e lampante esempio di servilismo politico che questo paese possa ricordare.
Difendendo il Senatùr, infatti, il ministro ha di fatto giustificato ogni tipo di propaganda purchè, quest’ultima, non porti all’esecuzione di atti ostili e violenti. In poche parole, seguendo il discorso larussiano, da domani ogni cittadino può parlare da un pulpito contro neri, ebrei, musulmani, settentrionali, meridionali, filippini e via discorrendo ad un patto; anzi ad un doppio patto: che lo faccia per “unire i suoi” e che il suo comizio virulento non scateni reali “reazioni ostili” nei confronti della popolazione insultata. Un vero e proprio inno a saltare a piè pari le leggi ordinarie e costituzionali che vietano non solo le azioni ma anche i discorsi a sfondo razzista e xenofobo.
Altro punto sul quale si potrebbe discutere in maniera sicuramente più interessante riguarda proprio la biografia del Senatùr che, come ancora pochi sanno (soprattutto fra i suoi elettori), non ha lavorato fino all’età di 46 anni. Prima di diventare Senatore, infatti, il numero uno del Carroccio che fa del “vai a lavorare” e del “no all’assistenzialismo” due dei suoi slogan prediletti, è riuscito a campare solo grazie ai “contributi” ricevuti sia dalla ex-moglie (la quale ha confermato la richiesta quasi ossessiva di soldi che ricevava spessisimo) che dai genitori. Insomma: un mantenuto cronico e disoccupato altrettanto pervicace che è poi riuscito ad entrare in politica garantendosi una rendita vitalizia alle spalle dei contribuenti. Questo è il massimo rappresentante del Lega Nord che oggi viene difeso dai nuovi mostri delle politica italiana. Quei mostri che, come orridi ibridi nati dall’unione tra il compromesso e la vigliaccheria, oggi si possono agevolmente definire “fascioleghisti”.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Germano Milite, julieNews.it

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Rassegna stampa, 28 settembre

postato il 28 Settembre 2010

Alemanno: basta, intervenga Berlusconi (Messaggero)

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Expo 2015: altri problemi, solita incapacità a gestirli

postato il 27 Settembre 2010

Milano Expo 2015 di Mattia75Signori, se entro il 19 ottobre, quando si riunirà il Bureau International des Expositions, non si saranno trovate le aree dove fare sorgere l’EXPO 2015, l’Italia dovrà dire addio a questa manifestazione. E la situazione è molto problematica.

Siamo tragici? No, siamo realisti, dopo che questa estate avevamo già denunciato la poca chiarezza e i molti problemi legati alla gestione di EXPO 2015, problemi legati ad una mancanza di capacità manageriali e di problemi politici.

Sembro esagerato? Valutate voi: il 31 marzo 2008, Milano ottiene il privilegio di organizzare l’EXPO 2015, un evento mondiale che dovrebbe rivitalizzare l’aeroporto internazionale di Malpensa e portare soldi e tanti posti di lavoro.

30 mesi dopo, se si va a controllare lo stato dei lavori, ci si accorge che nulla è successo, se non cambiare tre volte l’amministratore delegato: prima Glisenti, voluto dalla Moratti, poi, fatto fuori Glisenti per scarsa produttività, viene nominato Stanca, direttamente dal presidente Berlusconi. Dopo 14 mesi, e 450.000 euro di stipendio annuo, anche Stanca abbandona, e allora il pallino torna nelle mani della Moratti che fa nominare Sala (già direttore generale al comune di Milano, e manager di Pirelli) come nuovo Amministratore Delegato. Nel frattempo, nulla è stato realizzato: la Pedemontana non si sa che fine abbia fatto; erano previste due linee della metropolitana, ma nulla è stato fatto; il centro stampa o la sede Rai sono miraggi; la moschea (su cui insorge la lega), le vie d’acqua, o i nuovi parchi (necessari in una delle città più inquinate d’europa), sono delle fantasie al pari dei folletti e degli unicorni e Maroni e Bossi hanno dichiarato che oramai siamo fuori tempo massimo.

Ma il problema, perchè è sorto? Perchè non si sa come e dove fare sorgere l’EXPO: la Moratti ha cambiato idea e propone di non acquistare i terreni, ma affittarli in comodato d’uso e restituirli dopo avere smontato i padiglioni alla fine della Fiera. Purtroppo a Formigoni l’idea non piace, perchè vuole comprare le aree a tutti i costi, per essere precisi al costo di 200-250 milioni, uno sproposito per un terreno agricolo.

In estate erano iniziate delle trattative per trovare i terreni, ma stando al parere degli studi legali di Ernesto Stajano e Enzo Cardi, che mercoledì scorso il presidente della Regione Roberto Formigoni ha spedito al sindaco Letizia Moratti e al presidente della Provincia Guido Podestà, queste trattative non hanno ragione di esistere. La conseguenza è che durante il consiglio di amministrazione di venerdì scorso alla presidente Diana Bracco è stato affidato il compito di predisporre, insieme a consulenti legali, una lettera che nei prossimi giorni verrà inviata ai soci, per chiedere loro che venga fatto il punto della situazione e per richiamarli sui tempi, ormai incombenti. Il tutto perché, come detto, il 19 ottobre prossimo si riunisce a Parigi il comitato direttivo del Bureau International des Expositions, che dovrà preparare l’assemblea convocata per approvare definitivamente il dossier di Milano e dare il via alla parte operativa, ma questo via libera è vincolato alla disponibilità delle aree in cui fare svolgere la manifestazione.

Purtroppo per comprare le aree ci voglio soldi che Comune e Provincia di Milano non hanno e quindi vorrebbero raggiungere un accordo fra i due proprietari (il gruppo Cabassi e la Fondazione Fiera). In tutte queste settimane, dunque, i fratelli Cabassi hanno trattato con i vertici di largo Domodossola per cedere loro la propria parte di area destinata a ospitare Expo. Una trattativa complessa, soprattutto per la cifra da pagare e le modalità di pagamento. E qui interviene la Regione, che vuole invece comprare le aree: forti del parere del loro studio legale, i rappresentanti della Regione hanno bloccato l’ipotesi di trattativa, facendo rispolverare l’ipotesi di acquisto (ma con quali soldi?) o di esproprio (che però non è detto che sia semplice da perseguire vista l’ipotesi concreta di ricorsi da parte dei proprietari dei terreni).

Nel frattempo anche il resto del mondo politico non sa cosa fare, e ognuno avanza la sua proposta, la lega addirittura ne avanza ben due.

Ma se noi siamo fermi, non altrettanto lo è il resto del mondo e quindi tra Agosto e Settembre è arrivato prima la proposta di Smirne, che si è offerta di indennizzare profumatamente gli enti lombardi e di fare in Turchia l’EXPO, proposta che non è stata ancora ufficialmente rigettata se non da mezze frasi pronunciate dalla Moratti, che ha il pregio di far fare una mezza figuraccia ora, ma di risparmiarne una peggiore tra 5 anni e soprattutto di incassare molti soldi, di cui gli enti locali, dopo i tagli del governo Berlusconi, hanno un disperato bisogno.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Gaspare Compagno

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Erosione delle coste, il caso di Metaponto

postato il 27 Settembre 2010

Erosione costa metaponto di vinz486Dopo le terribili mareggiate invernali, la spiaggia del lido di Metaponto, fu risistemata nel giugno scorso per accogliere i turisti estivi. Un ripascimento artificiale costato parecchio e che ha modificato l’assetto naturale della spiaggia. Restava comunque un intervento doveroso per non uccidere le strutture ricettive del luogo. Dopo un’estate gioiosa, tra qualche mese arriverà l’inverno e sarà ovvio aspettarsi nuove mareggiate e nuove erosioni della costa.

Bisogna capire che l’erosione è un fenomeno normale. Normale perché è nelle norma delle cose. Le regole della fisica dichiarano espressamente che si tratta di eventi naturali che sono sempre esistiti. La natura è fatta di equilibri e nel nostro caso, l’altro fenomeno che dovrebbe contrastare l’erosione delle coste è l’apporto continuo di detriti fluviali a causa dell’erosione del territorio interno della nostra regione. Le dighe e gli sbarramenti hanno bloccato questo naturale defluire dei fiumi e l’equilibrio si è spezzato.

Dal 1930, la costa ionica ha guadagnato terreno rispetto al mare, circa 432 ettari, cioè 4.320.000 metri quadrati di nuovo terreno si è aggiunto alle precedenti coste. C’è stato un avanzamento di 40 metri a Metaponto, 180 a Scanzano, 300 a Nova Siri e 350 a Policoro. Perché? Perché l’apporto di detriti dai fiumi era maggiore rispetto al fenomeno dell’erosione marina delle coste. Ora però la tendenza si è invertita: prevale l’erosione marina rispetto al continuo defluire dei fiumi. Il geometra Nicola Bonelli di Tricarico, lo diceva già più di 10 anni fa e continua a ricordarcelo.

L’erosione però ha un ottimo alleato: l’uomo, i suoi comportamenti e le sue costruzioni. Infatti tra le cause dell’erosione c’è la forte vicinanza alla battigia delle strutture ricettive turistiche, che si riduce a pochi metri durante le mareggiate. Il lungomare costruito per dividere la spiaggia dagli edifici è il vero colpevole. Tra qualche anno la forza del mare lo distruggerà. E poi passerà alle case, agli alberghi, alle strade a i marciapiedi. Insomma una vera e propria distruzione, sempre più rapida con il passare del tempo. Il tutto si fermerà, quando finalmente la forza del mare non avrà dato una forma “arrotondata” e univoca all’intera costa ionica lucana, eliminando, erodendoli, tutti gli ostacoli, cioè quando le foci dei fiumi lucani saranno allineate al resto della costa. È del tutto naturale e tutto normale. È emblematico il caso della foce dell’Ofanto che è arretrato di parecchie centinaia di metri.

Quale il futuro? L’erosione continuerà e graverà ancor più sulla costa. Quale la soluzione? Barriere artificiali? Naturali? Distruzione delle dighe a monte? Io non sono un esperto e non ho le competenze per azzardare ipotesi. Dico solo che quello che è accaduto al lido di Metaponto deve essere da monito a tutta la costa ionica lucana. Infatti l’erosione da decine di anni minaccia la foce del Sinni, ma ben presto anche quella dell’Agri. Insomma, il futuro è questo e non basta tamponare, risistemare la spiaggia ogni primavera prima che arrivino i turisti, per poi ritrovarsi punto e a capo la primavera successiva.

Occorre trovare il modo migliore e meno costoso per risolvere i problemi è prevenirli. Studi universitari, finanziati con soldi comunitari e promossi dalla Regione Basilicata, hanno raccolto dati sul fenomeno e presto si inizierà la costruzione di barriere sommerse sul fondale marino antistante le spiagge metapontine. Spero solo che possa essere la soluzione migliore.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Antonio Di Matteo

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Italiani disgustati, il premier chieda scusa in Parlamento

postato il 26 Settembre 2010

L’Italia ha perso la pazienza. Gli italiani sono disgustati dallo spettacolo che la politica sta offrendo e la responsabilità è del Pdl, che due anni fa ci aveva spiegato che il miracolo italiano è possibile, e che oggi invece ha ridotto così la politica. Mi aspetto che mercoledì prossimo Berlusconi chieda scusa in Parlamento per la situazione in cui siamo ridotti.
Ho sempre detto al premier che se vuole aprire una fase politica vera, una fase che serva al Paese, deve andare in Parlamento, riconoscere che questa maggioranza è fallita, dimettersi e rivolgere un appello alle forze responsabili che forse potranno accettarlo.
Non ci interessa l’aggiungi un posto a tavola, perché non siamo degli accattoni della politica. A me non interessa affatto andare a fare il ministro: in queste circostanze sedersi su una poltrona non serve a nulla, solo a rendersi ridicoli.

Pier Ferdinando

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Il manuale Cencelli rivisto e corretto dall’Umberto di Pontida

postato il 26 Settembre 2010

IL DIO PO di el burghezC’era un tempo in cui la Lega era il Partito dell’Antisistema, un tempo in cui i suoi dirigenti urlavano “Roma ladrona!”, un tempo in cui gli stipendifici statali erano come fumo negli occhi per i duri e puri della Padania. Era il tempo in cui a deputati, consiglieri regionali, ministri, interessavano solo il mitico Sole delle Alpi e l’ancestrale acqua del Po, simboli della cultura “popolare, operaia, contadina” (come li ha definiti di recente il sindaco di Cividate, Luciano Vescovi) di questa “mitica” terra. Era un tempo felice, per molti di loro.

Ma a qualcuno, questa dimensione della politica cominciava a stare stretta: troppo idealistica, troppo favolistica addirittura. “Teniamo famiglia pure noi, mica solo i terun”, si saranno detti in molti. E potevano forse far vivere gli amati congiunti, riscaldandoli esclusivamente con il verde sole delle Alpi o dissetandoli con un ampolla di acqua del Po? Certo che no. E allora hanno richiesto aiuto al loro Senatur, che evidentemente, se è riuscito a sfrattare Gesù bambino dal presepe di molti comuni del Nord, qualche miracolo deve pur saperlo fare. E pensa e ripensa, all’Umberto l’idea è venuta sul serio: e se si moltiplicassero i pani e i pesci? Ops, pardon, volevo dire le poltrone e le seggiole? L’idea fu prontamente accolta, con scroscianti applausi e piena approvazione: “Viva Bossi, viva Bossi!”, “A noi le banche, a noi i ministeri, a noi le fondazioni”.

Calma, pazienza e sangue freddo, ordinò il Grande Capo: a tempo debito avremo tutto, ha rassicurato. C’è da dire che ha saputo mantenere le sue promesse: se, infatti, in pubblico il Senatur continua a magnificare la luce del Sole Padano, a compiere i riti celtico-pagani e a urlare che Roma non può vivere con le sue tasse, in privato ha abilmente teso una rete da cui difficilmente ci si potrà liberare: gli immigrati ci rubano i posti di lavoro? No problem, lui li moltiplica e se ne necessario, li crea dal nulla! Ce ne sono abbastanza per tutti, per figli, fratelli, sorelle, mogli, nipoti, cugini, cognati, parenti fino alla settima generazione e oltre. Le verdi vallate padane sono diventate peggio di un ufficio di collocamento, e dalla Lombardia al Piemonte, dal Veneto al Friuli, il modello padano di assunzioni rapide ed efficaci dilaga. Basta muoversi con cautela e non ci sarà ostacolo capace di resistervi.

In origine fu il “Trota”, figlio prediletto dell’Umberto, destinato a succedergli al momento opportuno (ma non era Berlusconi quello dei partiti personali?), resosi protagonista, a fronte di una lunga, lunghissima, estenuante carriera scolastica, di una folgorante carriera politica: consigliere regionale al suo primo tentativo, alla faccia di quella santa pratica chiamata “gavetta”. Poi, in ossequio al nuovo verbo di Pontida, il Presidente del Piemonte Roberto Cota ha fatto della Regione il rifugio dei vari figli, mariti, mogli e congiunti vari dei nuovi potenti in canottiera e doppiopetto. A Brescia, in Provincia, abbiamo assistito al più incredibile concorso pubblico nella storia della prima e della seconda Repubblica: 700 concorrenti, 8 vincitori, di cui 5 signore e signorine di fede leghista: la moglie del vicesindaco di Brescia, la nipote dell’assessore all’Istruzione, due assistenti di un altro assessore, la capogruppo leghista nel consiglio comunale di Concesio. Sono sicuro che in pochi sarebbero stati in grado di far di meglio. O forse no. Perché se a Verona la moglie del sindaco leghista Flavio Tosi è stata nominata dirigente e capo della segreteria dell’assessore regionale alla Sanità, è a Milano che si gioca la vera partita. Nella sanità regionale, infatti, gli uomini di Bossi sono pronti a lanciare la più scientifica operazione clientelare che si ricordi. A fine anno scade il mandato dei 45 direttori sanitari di Asl e aziende ospedaliere e il Carroccio, forte della crescita elettorale, ne pretende 20 per insidiare il potere formigoniano di Comunione e Liberazione nella ricca sanità lombarda (senza nascondere di puntare apertamente alla conquista dell’Ospedale di Brescia, il più grande d’Europa).

Come potete ben vedere, amici miei, gli argomenti di cui parlare non mancano. L’importante, però, come ci insegna il nuovo Manuale Cencelli rivisto e corretto da Umberto Bossi, è proprio che non se ne parli, che non si scopra nulla. Perché se, malauguratamente, un “poveretto” come Edouard Ballam dovesse farsi trovare con le mani nel sacco, la via è obbligata: cacciata istantanea, per non macchiare l’“onorabilità” e l’“onesta” di tutto il partito. Ma a chi volete darla a bere, padani?

“Riceviamo e pubblichiamo” di Giuseppe Portonera

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‘La responsabilità al Centro’, l’intervento di Pier Ferdinando Casini

postato il 25 Settembre 2010

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La Marcegaglia: sbaglia chi afferma che andiamo meglio delle altre Nazioni

postato il 25 Settembre 2010

23.365 - Money di GilmothAnche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, si accoda alle critiche che da quest’estate investono il mondo economico italiano e ha affermato testualmente: “Siano entrati nella crisi già in crisi e la percezione che abbiamo è che stiamo uscendo dalla crisi ancora con una capacità di crescita inferiore rispetto alla media europea”, e anzi aggiunge che non è vero che siamo andati meglio di altri paesi, ma che anzi siamo stati fortemente colpiti dalla crisi.

La sua affermazione segue, cronologicamente quanto già rilevato purtroppo da tutti gli italiani, ovvero che le cose non vanno come il governo afferma, ad esempio Bonaiuti ieri ha sostenuto che il Governo ha affrontato la crisi meglio delle altre nazioni.

Per smentire Bonaiuti basta considerare l’andamento dei consumi delle famiglie, o quello che affermano rispettivamente l’OCSE e l’altra grande istituzione internazionale il FMI che sostengono, dati alla mano, che la crescita dell’Italia sta ulteriormente rallentando, anzi si prospetta una diminuzione del PIL nel terzo trimestre, e che il 2011 vedrà una crescita asfittica per economia italiana, mentre le altre nazioni, soprattutto Germania e Francia, stanno accelerando e vanno molto meglio di noi.

La soluzione per rimediare a questa situazione la Marcegaglia la individua nelle riforme da effettuare in campo economico, e siamo perfettamente d’accordo, visto che da tempo denunciamo la mancanza e l’inerzia del governo che addirittura mantiene vacante da quasi 5 mesi il ministero per lo sviluppo economico, che dovrebbe risolvere moltissimi problemi, ad esempio basterebbe considerare la Fincantieri, la Tirrenia, la destinazione del sito industriale di Termini Imerese che nel 2011 verrà abbandonato dalla Fiat, giusto per citarne tre, ma i problemi sul tavolo sono numerosi a cominciare dalla piccola e media impresa del Nord, che paga pegno per l’assenza di un interlocutore presso il ministero.

E il governo che fa?

Per il governo, l’unica cosa realmente importante è stabilire chi governerà Unicredit, visto che la Lega ha focalizzato tutti i suoi obbiettivi nel controllo delle banche tramite la politica e le fondazioni bancarie, senza investire soldi, salvo poi accorgersi che a livello mondiale, quando si parla di finanza e di economia, contano i fatti e i soldi e non le parole, come si è accorto Bossi che, dopo essersi lamentato dei libici in Unicredit, ora teme che siano i tedeschi a controllare la banca.

Evidentemente la Lega non ha imparato nulla dalla sua gestione fallimentare della banca Credieuronord e forse dovrebbe comprendere che il ruolo della politica non è quello di gestire soldi e potere in maniera clientelare.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Gaspare Compagno

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Per salvare la legislatura Berlusconi apra la crisi

postato il 25 Settembre 2010

Non ci aggreghiamo a chi ha fallito

Se Berlusconi vuole veramente salvare la legislatura deve accettare una proposta onesta, pulita, limpida: apra la crisi, pensi a un governo di responsabilità nazionale, faccia un appello all’Udc e al Pd, eviti giochetti perché qui c’è la paralisi e non bastano le finzioni televisive. Per questa estate di veleni tra i fondatori del Pdl c’è chi gongola, chi gode, chi trae beneficio da questa situazione. Sicuramente non godono gli italiani ma purtroppo c’è chi lo fa, soprattuto due forze politiche: a sinistra gli sciacalli del giustizialismo, come Di Pietro, con cui noi non vogliamo avere nulla a che fare. E dall’altra parte godono i leghisti, che hanno avuto in dono da Berlusconi, dopo la cinica rottura con l’Udc, il governo del Paese. Berlusconi litiga con Fini dalla mattina alla sera, ma chi gli ha sottratto lo scettro sono la Lega e Tremonti.
L’Udc non può cambiare strada, aggregarsi a chi ha fallito, sarebbe la fine dei nostri sacrifici. Accettare di aggiungere un posto a tavola per noi non è la risoluzione dei problemi degli italiani, non è dignitosa per noi e neanche per chi allestisce tavola.

Pier Ferdinando

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