Archivio per aprile 2010

Giovani e volontariato, l’Italia migliore

postato il 19 Aprile 2010

Sfatiamo un luogo comune: i giovani non sono tutti disinteressati a ciò che li circonda. Ce ne sono tanti che giornalmente si impegnano per migliorare il mondo. E lo fanno senza dare troppo nell’occhio, senza pubblicità.
Alle parole preferiscono i fatti i giovani impegnati nel volontariato, che non si donano per avere qualcosa in cambio, ma per imparare “che un sorriso è un dono meraviglioso a qualsiasi latitudine – come racconta Marco – e spesso meno cose hanno le persone e più i sorrisi sono caldi e sinceri. Che un mondo con tutte queste disparità non ha un futuro brillante, ma che ognuno di noi deve fare quanto può per migliorarlo e che le cose possono cambiare”. [Continua a leggere]

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Un’azienda storica si trasferisce all’estero: la Bialetti abbandona Omegna

postato il 19 Aprile 2010

Logo-Bialetti

‘Riceviamo e pubblichiamo’ di Gaspare Compagno

In questi giorni, infatti, la Bialetti ha annunciato la chiusura del suo storico impianto produttivo ad Omegna, licenziando 120 persone e riaprendo lo stabilimento all’estero.

In Italia manterrà solo la parte di design, di marketing, e di ricerca. Servizi a valore aggiunto ovviamente, ma che danno lavoro a poche persone e che hanno un indotto ridotto rispetto all’impianto produttivo vero e proprio.

Ne ho parlato oggi con una mia amica, Chiara Corsi, che è originaria della zona e abita a Verbania Prò, vicinissima ad Omegna.

Testualmente mi ha detto (in grassetto la sua dichiarazione): “E’ una cosa enorme. Mi ci sento coinvolta perché gran parte della gente che conosco a breve potrebbe perdere il posto di lavoro e qui non è facile trovarne altri. E’ già successo con Verbano Ondulati che aveva una succursale qui e a causa della crisi l’ha chiusa per tornare a Maranello. O con la Tuborg, dopo lo scandalo delle fatturazioni false. La Bialetti e l’Acetati sono sempre stati una certezza. Se entravi in Acetati eri a posto, mio nonno ci lavorava. Nessuno avrebbe mai creduto possibile potesse chiudere… eppure…”

Eppure Chiara?

“Comunque per la Bialetti questo ti posso dire: La sede di Omegna è la sede storica. Omegna è sempre stata Bialetti, Lagostina, Alessi e rubinetti. Tutti marchi italiani molto conosciuti, apprezzati nel mondo e motivo d’orgoglio per chi ad Omegna e dintorni abita e vive. D’altronde come potevano non esserlo considerato che in tanti omegnesi ci lavoravano da un vita. Con l’acciaio ci hanno campato tante famiglie per anni. Le fabbriche sono sempre state l’unica vera alternativa al turismo, che è una voce importante della zona, ma non sufficientemente stimolata. Da considerare anche che intorno a queste fabbriche si sviluppa altro lavoro con la produzione di componenti. Se una fabbrica chiude, in crisi ci va anche l’indotto, Perché anche se hanno promesso di affidare la produzione di componenti alle piccole realtà della zona su cui hanno sempre fatto affidamento pur di mantenere il “made in Italy” almeno per il 50%, la realtà è che producendo all’estero non ci vorrà molto perché anche quest’ultimo “contentino” venga meno a chi ha contribuito a creare questa tradizione. La verità è che nessuno ha dato certezze, ma solo promesse che, per chi qui ci vive, sono a breve termine e che lasciano ben poche speranze. Il problema vero è la tassazione. Se qui produrre una caffettiera con l’omino costa x, altrove costa almeno la metà in meno e chissenefrega se la qualità non è la stessa, sono i guadagni che contano (e una cittadina in ginocchio è solo un effetto collaterale). Il problema è che oggi è la Bialetti, ma prima ci sono state tante altre piccole e grandi realtà a lanciare allarmi preoccupanti. Omegna è anche un popolo di “rubinettai” molto conosciuto con le sue fabbrichette e una sua eccellenza specifica. Ma se produci un bel rubinetto, elegante, innovativo, unico e subito dopo te lo ritrovi in vendita alla metà del prezzo identico, ma prodotto con materiali scadenti e all’estero che fai? il tuo rubinetto, seppur migliore qualitativamente, ti rimane sul groppone. La verità è che non c’è chi vigila, chi lascia che la libera concorrenza non sia libera a parità di condizioni, ma sleale, chi non difende il marchio italiano come dovrebbe. E Omegna ne è l’esempio.”

 

Questa è una testimonianza di chi vive quella realtà economica, e sopratutto ci fa capire che una azienda  è anche storia di un territorio, è vita, è futuro della gente.

Concretamente cosa si può fare per le aziende che in numero maggiore chiudono gli impianti e si trasferiscono all’estero? Invocare il protezionismo non è la soluzione: ormai l’Italia si trova in uno scenario mondiale, le aziende che non riescono a stare al passo dei concorrenti, sono destinate a chiudere e in questo caso il danno è ancora maggiore.

Possiamo ritenere che una soluzione legata a sovvenzioni sia solo un palliativo e non sia una strategia vincente nel lungo periodo, perché vanno bene nel breve periodo e per tamponare una problema contingente e momentaneo, ma non danno soluzioni di lungo periodo. Non ci basta riuscire a difendere il lavoro per uno o due anni, sperando poi in “miracolo italiano”.

Qui parliamo di colmare dei deficit strutturali.

Oltre a quanto suggerito dalla mia amica, partirei da una breve riflessione. Tutti gli istituti, i ministeri, gli operatori concordano che in Italia, oltre al costo del lavoro, incidono altri costi: infrastrutture insufficienti, gestite male e costose; costi dell’energia alti; trasporti lacunosi, incentrati più sul trasporto su strada che su quello ferroviario, con la conseguenza che il prezzo della benzina incide fortemente.

Cosa si può fare?

Oltre a sbloccare il prima possibile i fondi statali per le infrastrutture, considerando che l’Italia non ha una grande disponibilità finanziaria a causa del suo debito pubblico, direi che la soluzione è il project financing e una revisione delle tariffe della benzina, bloccandole per un certo periodo di tempo.

Il project financing invece, servirebbe per le infrastrutture: i privati le creano e le gestiscono per un certo periodo di tempo, facendo pagare ai cittadini un ticket per l’uso delle ifnrastrutture. Ovviamente per evitare una eccessiva esosità, si potrebbe stabilire che il tichet abbia un tetto minimo e un tetto massimo, collegandolo all’andamento dell’inflazione o ad altre grandezze economiche (costi dei materiali ad esempio) sulla falsariga dei project financing americani.

Sono poche idee, ma su cui si può iniziare a discutere per dare una risposta concreta ai lavoratori della Bialetti e di tante altre realtà economiche.

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23 aprile, Roma

postato il 17 Aprile 2010

Ore 16.00 –  Camera dei Deputati Sala Mercede (Via della Mercede, 55 )

Convegno “La Green Economy per un nuovo modello di produzione e consumo”

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A3: Espresso vs Ciucci, dati e scadenze lavori, ma lo sviluppo rimane un sogno

postato il 16 Aprile 2010

lavori in corso‘Riceviamo e pubblichiamo’ di  Massimo Procopio e Domenico Zappavigna

22 Ottobre 2013

Oggi alla presenza del Governatore della Regione, alle varie autorità locali, tra cui il Sindaco di Reggio Calabria, e con la benedizione del Vescovo, il Presidente del Consiglio ha tagliato il nastro che apre l’ultimo tratto della nuova e moderna autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria. Nelle parole del Presidente la speranza di un rilancio di una Regione, qual è la Calabria, che vede nel turismo e quindi nelle infrastrutture viarie, la chiave fondamentale per uno sviluppo reale in grado di reggersi su gambe proprie e non più legato ai finanziamenti “da Roma”.
L’Autostrada non è quindi più quel simbolo che fino a ieri rendeva manifesto il ritardo infrastrutturale di una Regione e che chiudeva le porte a quei turisti che ammiravano la Calabria sui depliant nelle agenzie di viaggio ma poi sceglievano la Spagna perché più facile da raggiungere!
Se oggi l’Autostrada è una realtà “noi calabresi” non dobbiamo dire grazie solo al Governo centrale che finalmente ha creduto nel desiderio di riscatto questa Regione, ma dobbiamo ringraziare chi fino ad oggi ci ha rappresentato in Parlamento e chi ha governato la Regione negli ultimi anni, è grazie al loro costante impegno, alla loro dura battaglia per difendere i finanziamenti, alle loro denunce all’opinione pubblica nei rari momenti in cui i lavori sembravo destinati a rallentare, alla loro trasparenza ed alla lotta alle infiltrazioni mafiose, ma soprattutto dobbiamo ringraziare “noi calabresi”, la nostra rivolta civile che in questi ultimi anni ci ha permesso di abbandonare le logiche dell’assistenzialismo, del voto di scambio, dei diritti che si trasformano in favori.

16 Aprile 2010.

“Chi ha tempo non aspetti tempo”. Seguendo questa massima abbiamo iniziato a scrivere un articolo sull’inaugurazione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, ma nel leggere alcune inchieste pubblicate recentemente
( 02 aprile 2010
“Salerno-Reggio Calabria i perchè di un flop” di Gianfrancesco Turano
“Il governo ha promesso il completamento dei lavori sull’A3 nel 2013. Ma gli esperti spostano la data fino al 2020. Mentre i costi si moltiplicano e i fondi mancano. Tra cantieri chiusi e disagi infiniti per chi viaggia”
01-04-2010
“Anas/A3: Ciucci replica all’espresso, retorica e demagogia”
Non è mancata la replica del presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, che parla di un grande sforzo di accelerazione, confermando la data del 2013 per l’ultimazione dei lavori principali.
… senza entrare nei dettagli noiosi dei numeri sfornati da entrambi.
)
era forse meglio seguire un’altra massima: “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Il nostro articolo non ha più valore.

A non avere più valore non è solo l’articolo ed il tempo speso ma non hanno più valore i sui contenuti, i ringraziamenti al Governo centrale, a chi ha governato la Regione (destra prima e sinistra poi) e, soprattutto, a “noi calabresi” in coda sulla Salerno-Reggio Calabria o sulla S.S.106, in attesa di un ennesimo taglio ai treni a lunga percorrenza da e per la Calabria, o in fila al check-in all’Aeroporto Internazionale di Reggio Calabria servito da ben 6 voli al giorno (vedi orari del 12/04/2010)!

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Cosa vuol dire essere giovani?

postato il 16 Aprile 2010

Pisa, album di jerik0neI vecchi si ripetono e i giovani non hanno niente da dire, la noia è reciproca”.

Questa frase di Jaques Bainville può trovarci più o meno d’accordo, di sicuro può aiutarci a riflettere su ciò che significa essere giovani oggi.
In una società che tende ad appiattire idee e comportamenti, che incoraggia l’omologazione agli stereotipi diffusi dalle tv e poche volte premia l’originalità delle idee socialmente utili. In un mondo che corre sempre più veloce e nel quale sono sempre meno i momenti in cui ci si ferma a pensare, cosa significa essere giovani? Chi sono i giovani oggi?

In un convegno sulla partecipazione politica promosso dal ministro Meloni si è parlato di giovani e politica, di elettorato attivo e passivo. Questo l’interrogativo principale: se a 18 anni si puo’ votare per eleggere un deputato, perché bisogna averne non meno di 25 per essere eletto alla Camera? E se a 25 anni si puo’ eleggere un senatore, perché non si puo’ essere eletti al Senato prima dei 40 anni? [Continua a leggere]

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Carceri, è emergenza continua

postato il 15 Aprile 2010

Il sole a scacchi, di federico CoppolaPer le carceri italiane è emergenza continua. Ad agosto dello scorso anno la Corte europea ha condannato il nostro Paese per il mancato rispetto degli spazi di sopravvivenza elementari per detenuto che l’Europa richiede.

Ad oggi nulla è cambiato. Per i detenuti stare in piedi tutti contemporaneamente nella stessa cella è impossibile. Così si è costretti a fare quasi tutto restando stesi sul letto: scrivere, leggere, guardare la televisione e anche mangiare.

Le condizioni di “non vita” nei penitenziari italiani sono state denunciate martedì scorso dal portavoce della comunità di sant’Egidio Mario Marazziti, alla presentazione di un dossier sulle carceri.

Alcuni dati: nel 2008 i nuovi carcerati sono stati 93mila, a fronte di una capienza dei penitenziari pari a 43mila posti. Dal gennaio a marzo di quest’anno 2204 detenuti in più (+ 3,38%). Nel periodo gennaio-agosto 2009 si è registrato un calo medio dell’8,2% di tutti i reati commessi, ma gli arresti sono saliti del 5%, con la media di 440 nuovi ingressi nei penitenziari ogni giorno. [Continua a leggere]

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Benefattore paga la mensa ai bambini di Adro, la lettera

postato il 14 Aprile 2010

album di public_folderQualche giorno fa un imprenditore di Adro, in provincia di Brescia, ha saldato il debito contratto da alcune famiglie del paese con la mensa della scuola, che era costato l’esclusione di alcuni bambini dai pasti. Un gesto che non ha placato le polemiche. Duecento genitori hanno scritto al sindaco leghista Oscar Lancini per chiedere il rispetto delle regole, suggerendo a chi non riesce a pagare la retta di tenere i propri figli a casa. Lo stesso primo cittadino dopo il gesto dell’imprenditore è apparso critico e ha dichiarato: “il problema è stato spostato, per non dire aggravato”.
Di recente, proprio su questo blog, abbiamo parlato dell’epidosio di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, dove la giunta comunale guidata dal Pdl e Lega aveva stabilito che 9 bambini non potessero usufruire della mensa della scuola elementare.

Da un lato c’è chi esige il rispetto delle regole ad ogni costo, dall’altro chi sottolinea l’esigenza di costruire una società in grado di aiutare chi è in difficoltà.

Per avviare una riflessione su questo tema, pubblichiamo di seguito la lettera del benefattore bresciano.

La lettera:

“Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica. [Continua a leggere]

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Il disastro aereo in Russia e la Polonia in lutto

postato il 14 Aprile 2010

La mappa dell'incidente‘Riceviamo e pubblichiamo’ di Jakob Panzeri

Dovessimo stabilire una graduatoria dei popoli europei che più hanno sofferto nella nostra storia, credo che uno dei primi posti spetterebbe alla Polonia. Una nazione che per anni non è mai esistita, trattata come pedina degli scacchi o carta da briscola che i giocatori continuavano a sfilarsi: per 123 anni a partire dal 1772 la Polonia è stata spartita, divisa, smembrata tra la Prussia di Federico II, l’Austria di Maria Teresa e la Russia degli Zar.  Nel 1795 venne addirittura cancellata dalla carta geografica. Una condizione rispetto alla quale la nostra Italia  “mera espressione geografica” nella definizione del principe Klemens von Metternich ha certo una posizione da invidiare. [Continua a leggere]

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L’Aquila un anno dopo il terremoto, non dimentichiamo

postato il 6 Aprile 2010

Terremoto L'AquilaA un anno di distanza dal violento terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo in 25mila si sono ritrovati in una fiaccolata per le vie dell’Aquila.
Alle 3.32, ora della scossa che devastò la città, un lungo silenzio, seguito da 308 rintocchi della campana delle Anime Sante in ricordo di chi perse la vita nel sisma.
In piazza i parenti delle vittime e i comitati cittadini, che da un anno si battono per tenere alta l’attenzione sui problemi della ricostruzione.
Tanto è stato fatto, tanto è ancora da fare. Facciamo in modo che i riflettori restino accesi.
Aspettiamo i vostri commenti e i racconti di chi vive ancora quel dramma.

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