postato il 16 Gennaio 2011 | in "Spunti di riflessione"

«Quel giorno il suo carisma riempì l’Aula di Montecitorio»

Pubblichiamo da ‘Il Messaggero’ l’intervista di Franca Giansoldati a Pier Ferdinando Casini sui retroscena della storica visita del Papa in Parlamento del 14 novembre 2002

Presidente Pier Ferdinando Casini, sarà contento della beatificazione: lei è un devoto di Giovanni Paolo II.
«Sì, lo porto nel cuore. Mi ha segnato»

Lo conosceva bene?
«Come parlamentare ho avuto occasione di incontrarlo varie volte. La prima fu a Bologna durante il Congresso Eucaristico, poi in altre circostanze, a margine di cerimonie ma la vera conoscenza la feci quando Io andai a trovare come Presidente della Camera per invitarlo a Montecitorio. Sapevo che nella legislatura precedente i Presidenti Violante e Mancino gli avevano formulato un analogo invito anche se le elezioni imminenti e la conseguente campagna elettorale costrinsero a congelare la visita. Sicché, d’accordo col Presidente Pera, mi recai in Vaticano conscio della missione non facile. Una visita,del Papa in Parlamento era un atto assai impegnativo e poi le condizioni di salute erano già precarie. Sicché varcai il Portone di Bronzo e restai sbalordito.»

Da cosa?
«Dalla sua semplicità, dalla sua umiltà. Il Papa mi disse “va bene”, così su due piedi. Aggiungendo: “Ne parli con don Stanislao prima di uscire”. E così fu. Previa assicurazione che il Governo fosse d’accordo e che anche il Presidente Ciampi il quale mi incoraggiò con un: “sarò in prima fila”. E così fu formulato l’invito».

Stranamente non vi furono contestazioni, nessuno uscì dall’Aula, nessuno creò imbarazzi. Cosa resta oggi di quel giorno storico?
«Se volessi fare una battuta scherzosa direi che la cosa più concreta è la lapide che ricorda, nell’emiciclo della Camera, quello storico momento. Ma nella storia politica c’è molto di più: un rapporto indissolubile tra l’Italia e questo Papa grande, amato dagli italiani come pochi altri».

Vedendo la litigiosità che c’è in Parlamento, chissà se sarebbe ancora possibile organizzare un evento analogo. Lei che dice?
«Da cattolico dico che bisogna avere fede e che anche nei momenti apparentemente più tesi o difficili, caratterizzati da polemiche e scontri, con l’aiuto di Dio tutto può essere superato. E infatti vi sono momenti nella storia dei popoli, e il 14 novembre 2002 fu tra questi, in cui la politica si sente chiamata a responsabilità più alte. Si capiva che il momento era troppo importante per sminuirlo con polemiche di basso profilo».

C’è stato qualche retroscena inedito che può far capire il clima che si respirava?
«Rammento che c’era molta emozione. Era palpabile. Ma vi furono anche episodi buffi come quando presentai al Papa tutti i leader politici e Bossi lo salutò con una battuta: “Santità qui dentro ci sono solo due stranieri, io padano e lei polacco”. Il tono era familiare e l’ospite era come appariva, un uomo di straordinario carisma e bontà che metteva tutti a proprio agio. In quella circostanza i presenti percepirono una ondata di spiritualità al di fuori del comune. Chi aveva fede vedeva un santo, chi non aveva questo dono percepiva comunque l’eccezionalità dell’evento».

Rileggere quel discorso a 8 anni di distanza è un esercizio interessante. Insisteva sull’etica in politica, sul servizio al bene comune, sul ruolo dell’Italia nel mondo. Cosa hanno seminato quelle parole?
«Mi sovviene un passaggio del testo. Giovanni Paolo II evocò “un’Italia fiduciosa di sé e internamente coesa. Ciò costituisce una grande ricchezza per le altre nazioni europee e per il mondo”. Ecco, su questo sarebbe bene riflettere senza paraocchi. Pensiamo a che cosa è la Chiesa cattolica in Italia, al fatto che la Città del Vaticano si trova a Roma e non in un qualsiasi altro angolo del pianeta. Ciò non è un impiccio ma una grande ricchezza, un punto di forza. A Montecitorio quel giorno fu definitivamente superato lo strappo tra Stato e Chiesa e si dimostrò che uno Stato laico, correttamente inteso, lascia spazio al bisogno di Dio innato negli individui. Solo un laicismo esasperato pretende di sradicare il sentimento religioso e la fede dei popoli».

1 Commento

Commenti

  1. @ pensare che il papa dette anche a Montecitorio la benedizione!!




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