postato il 29 aprile 2012 | in "Interventi, Politica"

Un futuro con tecnici e politici

L’intervento di Pier Ferdinando Casini pubblicato su ‘Il Sole 24 Ore’

Gentile direttore, Le chiedo ospitalità perché l’articolo di Sergio Fabbrini, da lei pubblicato venerdì con il titolo «La politica e le ragioni dell’Italia», ha descritto con precisione le ansie e le preoccupazioni, ma anche le speranze, che mi hanno recentemente convinto a lanciare il progetto di un nuovo partito, moderato e riformista, capace di consolidare nella storia italiana, anche dopo il 2013, l’esperienza del governo Monti, che non è e non può restare una parentesi. Perché, purtroppo, la crisi dell’Europa non è una parentesi. Le analisi di Fabbrini mi consentono di spiegare meglio cosa ho in mente.
Mi lasci, però, prima precisare che soltanto tre righe di quell’articolo, per il resto lucidissimo, mi sono sembrate approssimative. Laddove si afferma che «l’anomalia italiana rappresentata da una destra populista, da una sinistra oligarchica e da un centro indefinito, ci ha fatto pagare un costo altissimo in termini di influenza politica in Europa». Fabbrini capirà che avendo nel 2008, io e il mio partito, rischiato l’estinzione per combattere da soli tanto la destra populista che la sinistra oligarchica, ci sia rimasto un po’ male a sentir parlare di un centro «indefinito». Anche perché abbiamo sostenuto pubblicamente le tesi di Fabbrini che, francamente, indefinite non sono. Senza quella nostra scelta di allora e senza la nostra insistenza (rifiutando ogni lusinga di potere) nel proporre, riproporre e proporre di nuovo un «governo di responsabilità nazionale», con tutta probabilità, oggi Mario Monti non sarebbe a palazzo Chigi. È un merito che non rivendico per me, ma in nome del riscatto di una politica che torni a farsi guidare dall’interesse nazionale. Proprio per questo le argomentazioni di Fabbrini mi hanno assai confortato nei giorni in cui l’Udc azzera i suoi vertici e lancia un nuovo progetto. Che cosa vogliamo realizzare? La politica italiana, per la seconda volta in vent’anni, è di fronte ad una sorta di undici settembre. Intrappolata nella gabbia di una nuova crisi di sistema. I partiti, così come sono, non vanno più. Del resto, nella Seconda Repubblica essi sono stati pensati giganti al momento delle elezioni, nani di fronte alla sfida del governo. È capitato a Prodi, è capitato a Berlusconi. Le “coalizioni obbligate” non hanno prodotto governo. Ma non voglio ora tornare sulle motivazioni che ci hanno spinto a contestare questo «bipolarismo all’italiana». Ricordo solo che sognavamo di trovarci a Washington, a Parigi, a Berlino e invece ci siamo svegliati in una sorta di Beirut, rissosa e inconcludente. Ma questo «ventennio sprecato» ci ha anche insegnato che non è utile a salvare l’Italia neanche l’appello alla “mitica” società civile, o peggio l’affidarsi al famoso «uomo solo al comando». Nell’era globale, infatti, l’obiettivo di qualsiasi organizzazione, degli Stati come dei partiti, delle imprese come delle banche, non è l’individuazione del solista, ma del gioco di squadra. La forza di una rete di competenze, di una classe dirigente nella quale la “tecnica” di ciascuno valorizzi il progetto di tutti. Ecco dunque il nostro progetto: superare l’attuale assurda dicotomia tra “tecnici” e “politici”. Oggi essa ha senso perché la politica si è isolata e inaridita. Ma nella nostra storia i grandi partiti sono sempre stati abitati, oltre che dai professionisti politici, anche dalle migliori competenze del Paese. A quella eccellenza dobbiamo tornare. Vogliamo un partito che, fin dal suo atto di nascita, esibisca l’integrazione tra le migliori competenze del Paese e l’esperienza di una classe politica che ritrovi il passo delle migliori stagioni della storia nazionale. No, non servono nuovi spot di marketing. Servono partiti veri, con la testa in Europa e il corpo in Italia. Con il coraggio di usare il linguaggio, spesso impopolare, della verità. È esattamente ciò che scrive Fabbrini. Non so se ce la faremo. Ma so che noi ci stiamo già mettendo in discussione. E ci offriamo come sponda per tutti quei movimenti civili e personalità politiche che, comunque collocati, sentono la drammaticità del momento. Nel 2013 la politica non può tornare al suo indecoroso punto di partenza. Non possiamo permettercelo. Perciò ci vuole un partito che assimili lo “spirito” e lo “stile” del governo Monti e lo faccia diventare la colonna sonora dell’Italia dei prossimi anni. Non c’è tempo da perdere.

4 Commenti

Commenti

  1. Ho letto con interesse l’articolo di Fabbrini, che mi è piaciuto molto e rappresenta una analisi della situazione politica che condivido in larghissima parte. Tra le altre cose egli riconosce che c’è una parte della classe politica (ancorché minitoritaria) capace di capire che niente potrà più essere come un tempo. Che c’è la necessità di un cambio di passo per poter salvare e rilanciare il nostro Paese.
    Probabilmente questo riconoscimento va anche a lei, signor Presidente, e alla sua iniziativa politica della costituzione di un nuovo modello di partito. E secondo me ha fatto bene nel suo articolo di risposta a puntualizzare che il “centro indefinito” già dal 2008 ha scelto di percorrere, con coraggio e con pochi alleati, l’ardua strada della distinzione in un bipolarismo che non poteva funzionare.

    Tuttavia l’articolo di Fabbrini mi ha fatto molto riflettere anche nella sua conclusione, in cui più di una volta si chiede: “se c’è una classe dirigente nel Paese…”

    Cordiali saluti


  2. Caro Presidente,condivido la sua nota.Mi pare di capire che si andrà verso un modello di rappresentanza diverso da come lo si è inteso fin’ora anche sotto il profilo organizzativo.Mi preme pero’ rappresentarLe una preghiera:si faccia pulizia! si limiti l’uso di risorse pubbliche per la propaganda elettorale!si pretenda dai candidati ai vari livelli (a partire dai comuni) il massimo della trasparenza.E’ bene non cedere all’antipolitica,ma se davvero ci crediamo si rilanci un modello pubblico di Buona Politica cosi’ come ci raccomanda la nostra Carta Costituzionale.Uno è credibile se dice cio’ che pensa e prova a fare cio’ che dice…qualunque legge elettorale ,qualunque sistema di governo,qualunque modello di partito andrà bene se riusciremo a trasferire in solide realtà gli intendimenti che ho elencato.Le assicuro che tante delle proposte che arrivano dai movimenti della società civile rispetto alla questione morale non sono affatto un rigurgito di antipolitica,sono piuttosto richieste legittime con le quali ci si deve confrontare senza tergiversare.Nel 2008 ha avuto coraggio.Bene ,accompagni il successo della sua azione politica con un’azione coraggiosa anche su questo versante :il Paese gliene sarà riconoscente.Io ci credo.


  3. on.Casini non sono appassionato di politica perchè ormai sono stufo di vedervi e sentirvi.l’unico elemento comune che esiste nella attuale classe politica è quella di ribaltarvi le responsabilità come se in questi anni avete vissuto all’estero.seguo con meno frequenza le trasmissioni di approfondimento e ieri ho sentito uno stralcio della sua intervista e quella di Bersani.da cittadino dico che c’è da mettersi le mani ai capelli,l’esaltazione del governo Monti che per me è una iattura,l’idea che ci troviamo in questa situazione per colpa di Berlusconi.la domanda che viene spontanea” voi pensate che noi cittadini siamo un popolo di cretini e la nostra fortuna è avere una classe politica illuminata?”on. lei,Bersani,Fini,Bindi,DiPietro ,Ciampi,Napolitano;Amato ecc siete i veri responsabili di questo disastro è ne è la prova la spocchia e l’arroganza con cui avete abusato della ricchezza del paese.non debbo ricordarle di Lusi,Penati,Belsito,Vendola,DeMagistri ecc approfittatori del ruolo.Lei dov’era il suo partito non si abbevera come gli altri.da presidente della camera quali iniziative ha preso per ridurre lo spreco,gli abusi,i privilegi?un vecchio adagio della mia terra dice ” in politica il più sano ha la rogna” mi dispiace molto ammetterlo perchè denota un paese allo sbando.


  4. Gentile Presidente, post condiviso, solo dove si dice:” Vogliamo un partito che, fin dal suo atto di nascita, esibisca l’integrazione tra le migliori competenze del Paese e l’esperienza di una classe politica che ritrovi il passo delle migliori stagioni della storia nazionale. No, non servono nuovi spot di marketing. Servono partiti veri, con la testa in Europa e il corpo in Italia”…..aggiungerei un partito di persone oneste, fuori gli indagati ed i topi in fuga…. la trasparenza deve essere il primo punto nel vostro programma di partenza….




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