postato il 11 Settembre 2016 | in "Politica, Riforme"

«Un dovere dare all’Italia la riforma. Il mio Sì è coerente»

Casini: il no al referendum è masochista

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L’intervista di Natalia Lombardo a Pier Ferdinando Casini  pubblicata su L’Unità

I “Centristi per il Sì” hanno esordito ieri mattina al Teatro Quirino di Roma con Pier Ferdinando Casini. Un evento promosso da varie associazioni, come «Centro popolare», «La buona direzione» e «Estremo centro». Ora il “tour” referendario avrà altre tappe a Catania, Milano, Napoli e Bologna.

Anche i centristi quindi scendono in campo attivamente. Perché?
«Lo ritengo un dovere per chi ha votato in Parlamento la riforma, è un fatto di coerenza e di serietà. E poi voglio chiarire che non è una resa dei conti all’interno del Pd, è qualcosa che riguarda l’Italia e gli italiani. Rispetto le dinamiche interne al Pd ma si deve coinvolgere tutti coloro che hanno sostenuto questo cambiamento. Le parole di Napolitano sono state il sunto della nostra manifestazione».

Sull’onda del senso di “responsabilità” di cui parla l’ex presidente?
«Dopo tanti anni il paese voleva una riforma, quindi oggi il nostro dovere è dargliela, anche se non sarà la migliore del mondo è fattibile. Qualsiasi tentativo di cambiare le carte in tavola è un’occasione persa per tutti. Per me ci sono due punti fermi: non è moralmente né politicamente accettabile dire che si vota No per farla pagare a Renzi, perché con la logica del “tanto peggio tanto meglio” l’Italia si è ridotta come si è ridotta. Secondo, il dire “non voto la riforma perché non mi piace la legge elettorale”, non ha senso. Sono due cose distinte, io voglio cambiarla ma non confondiamo le acque: pensare che con l’Italicum Renzi diventi il dittatore d’Italia è fuori dalla realtà. Il pericolo semmai è per lui, se vincesse le elezioni con questa legge elettorale».

In che senso?
«Non riuscirebbe a fare le cose che si propone: con un partito di maggioranza relativa che elegge tutti i parlamentari con le preferenze… figuriamoci che omogeneità e che dittatura potrebbe mai avere Renzi, se vincesse».

Una delle contestazioni all’Italicum che i capilista siano nominati, scelti dai partiti.
«I capilista, ma la maggior parte dei parlamentari eletti nella lista sarebbero scelti con le preferenze. Conosciamo tutti la situazione del Pd, i radicamenti territoriali, nessuno sarebbe disposto a prendere ordini dall’uomo solo al comando».

Lei dice al leader Pd: tieni a bada il tuo partito?
«Non gli dico questo, ma non pensiamo che il dibattito sul referendum possa essere quello interno al partito, usciamo da questa logica partitica».

Comunque Renzi sta dicendo che cambierà l’Italicum, e che la riforma non aumenta i poteri del premier.
«Tutti quelli che hanno governato, da Prodi a Berlusconi, hanno evidenziato l’insufficienza dei poteri del premier. Questa riforma non affronta proprio la questione, è una polemica pretestuosa. L’Italicum sarà cambiato, ma chi vuole votare No perché è contrario alla legge elettorale, lo fa per un pretesto».

Come cambierebbe l’Italicum?
«Eliminerei i doppio turno, perché in Italiani vota “a dispetto”, per cui avremmo il premier, eletto a dispetto dello sfidante, che il giorno dopo non riesce a governare pesche paralizzato da chi lo ha votato, vedi il caso Roma. E poi un sistema di alleanze non è da condannare, Renzi sta governando bene con una maggioranza che non è solo del Pd, ma anche di forze che stanno nel Ppe. Avviene in Europa, e là dove queste maggioranze si superano, come in Spagna, si va tre volte al voto».

Lei fa appello al centrodestra avvertendo: se si perde vincono Grillo o Salvini. In che senso?
«Io rifiuto l’automatismo: se viene bocciato il referendum salta il governo. Semmai il nostro Paese avrà un marchio d’infamia a livello mondiale, perché tutti diranno: ecco la solita Italia irriformabile, dopo 40 anni di tentativi, di commissioni, dalla lotti a De Mita a D’Alema, dalla riforma del centrodestra alla bozza Violante, vince sempre l’Italia dei no. Io mi sono rivolto alle componenti più serie del centrodestra, agli elettori orientati per il Sì, saranno loro l’ago della bilancia. Se vince il No cosa risulterà che ha vinto Berlusconi o Parisi oppure ha vinto Grillo? Avrà vinto D’Alema o Salvini? I populismi non aspettano altro che la bocciatura della riforma costituzionale per dire che l’Italia è irriformabile, quindi chi vota no porta acqua al mulino di questi qui, ci pensino bene».

Ma è un appello a Berlusconi che all’inizio ha condiviso la riforma?
«A maggior ragione a Berlusconi, proprio perché le aveva condivise. Infatti quando Parisi tenta di parlare di assemblea costituente vedo come si renda conto che si deve smarcare dalle posizioni estreme. Ma qui siamo fra il Sì e il No, tertium non datur, il resto è finzione».

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