postato il 18 Aprile 2018 | in "Rassegna stampa"

Ristorante Diana: «Quei pranzi con Guazza non li dimenticherò mai»

L’intervista di Beppe Persichella pubblicata sul Corriere di Bologna

«La chiusura era nell’aria, ma quanta tristezza. Lì lascio tanti episodi della mia vita privata e politica». Chiedere a Pier Ferdinando Casini del Diana è come aprire il suo album di ricordi. Per davvero. «Su quei muri ci sono tante fotografie che mi ritraggono», racconta il senatore centrista.
Tante con l’ex sindaco Guazzaloca.
«Quante chiacchierate con lui al Diana. Momenti molto belli e anche brutti, perché nell’ultimo periodo di vita doveva portarsi l’ossigeno. Ma non voleva rinunciare, per lui era un modo per respirare l’aria della vita».

Si chiudevano anche accordi al Diana?
«Sempre con Guazzaloca, Gnudi e Gazzoni organizzammo lì il tentativo di difesa del Credito romagnolo dalla scalata di De Benedetti. Andò male, ci batterono Passera e Seragnoli, ma a posteriori quella difesa non era mica sbagliata».

Al Diana però non solo a parlar di politica.
«No, quel ristorante è il rapporto con i miei figli che mangiano tortellini, straordinari pezzi di mortadella, o il gelato alla crema affogato nel cioccolato, prima di andare a vedere tutti assieme il Bologna allo stadio».

Un pezzo della sua vita è passato da lì.
«Una volta mi trovavo a New York in un ristorante ai tempi molto in voga. Appena seduto mi venne incontro un bellissimo cameriere di due metri chiedendomi se mi ricordassi di lui perché aveva lavorato per tanto tempo al Diana. Ecco, questo era il Diana, professionalità esportata in giro per il mondo. Una meta obbligata per chi veniva in città. Ora, io capisco le logiche di mercato, capisco i proprietari, capisco tutti, non possiamo far pagare a loro la nostra tradizione, ma è un grande rammarico non riuscire a tenere viva questa storia che lega la cucina, la bolognesità, il passato e il presente».

Il Diana in un altro luogo non è più il Diana?
«Non lo è, ma la vita deve continuare. Perché come si dice qui a Bologna, piuttosto che niente meglio piuttosto».

Oramai è il Quadrilatero l’angolo del cibo, via Indipendenza la strada delle catene d’abbigliamento.
«Ma questo non è negativo. Ho abitato in via Indipendenza 26 anni fa, sembrava una casbah. Oggi tutto sommato è migliorata anche grazie a queste catene. Il problema è che in questa via di luoghi simbolici ce n’erano pochi e il Diana era uno di questi».

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