postato il 29 Ottobre 2020 | in "Politica, Rassegna stampa"

«La situazione sta sfuggendo di mano, ora il premier coinvolga l’opposizione»


L’intervista di Fabrizio Nicotra pubblicata sul Messaggero

Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera e oggi senatore del Gruppo delle Autonomie, il governo ha varato domenica l’ultimo Dpcm e le categorie colpite non hanno gradito. L’esecutivo ha sbagliato qualcosa?
«Era tutto purtroppo largamente prevedibile e quando qualcuno, come il sottoscritto, mesi fa preannunciò quello che sta capitando in queste ore (compreso il malumore sociale verso il governo) fu sommerso da sorrisi e scetticismo».

A cosa si riferisce?
«Ripeto, era tutto drammaticamente prevedibile a partire dalla saturazione dei trasporti locali (che sono l’unico mezzo con cui portare i ragazzi a scuola e la gente al lavoro) fino alla mancanza di personale nelle strutture sanitarie: è inutile dotare gli ospedali di nuovi posti di terapia intensiva se poi non ci sono infermieri qualificati e medici che possono far funzionare quei reparti».

Dicevamo dell’insofferenza di parte degli italiani.
«I nodi sono venuti al pettine e naturalmente sono partite le manifestazioni di malumore delle categorie. Molti vanno capiti: se uno ha speso migliaia di euro per organizzare il ristorante garantendo il distanziamento sociale e oggi si trova a dover chiudere, è chiaro che non possono bastargli le promesse di indennizzo. Ma alle rimostranze dei lavoratori onesti si aggiungono le manifestazioni fomentate dalla criminalità (vedi la camorra a Napoli) o dai cosiddetti disoccupati organizzati, sempre sul piede di guerra quando c’è da soffiare sul disagio sociale. La situazione è esplosiva, e a questo si somma una prospettiva devastante e cioè il rischio che di qui a poco i contagi raddoppino con la conseguenza che la pressione sul sistema sanitario diventi ingestibile».

Come arginare questo scenario terrificante?
«Le cose da fare sono due. La prima: di fronte a cittadini così disorientati la politica deve capire che lo scaricabarile non serve, le Regioni non si salvano la coscienza addossando le responsabilità al governo e viceversa. La risposta pubblica deve essere una e una sola: mi piacerebbe vedere di fianco a Conte, alla prossima conferenza stampa, il presidente delle Regioni e qualche sindaco».

E la seconda?
«Serve un tavolo permanente tra maggioranza e opposizione. Si parla sempre della necessità di procedere assieme nei momenti di emergenza. Se non ora quando? Noi invece continuiamo a dare uno spettacolo pessimo, quello di uno sfogatoio in Parlamento e nei talk show, come se la prospettiva di guadagnare l’1% fosse più importante dell’impegno di salvare il Paese».

Qui però le responsabilità sono diffuse, non trova?
«Sì, assistiamo a furbizie generalizzate: gli unici che autenticamente parlano di rapporto tra maggioranza e opposizione sono Zingaretti, Renzi e Berlusconi. Gli altri fanno i pesci in barile».

Sta tirando in ballo Palazzo Chigi?
«Vorrei più iniziativa da parte di Conte: il premier sarà giudicato per come supera questa fase e per la capacità che avrà di coinvolgere l’opposizione. Chi ha più responsabilità ha più doveri. Riuscire in questo intento è più importante per lui che per Salvini e Meloni. Se, nei prossimi giorni, il governo e i partiti che lo sostengono non lasceranno cadere nel vuoto gli appelli all’unità nazionale del Capo dello Stato, l’opposizione farà fatica a dire di no. Se però la consultazione si limita a chiamare i leader del centrodestra cinque minuti prima di una conferenza stampa, allora non ci siamo».

Ma in concreto come si dovrebbe procedere?
«Le faccio un esempio: a me piacerebbe vedere un ministro dell’Economia che scrive a quattro mani i provvedimenti urgenti con un rappresentate dell’opposizione».

L’ultimo Dpcm le è piaciuto?
«Mi sembra il tentativo di preparare il Paese a un lockdown generalizzato».

Che fine ha fatto il Mes? Quei soldi non sarebbero decisivi in questo momento?
«Sono senza parole: stanno prevalendo gli ideologismi sulla possibilità di risanare un sistema sanitario allo stremo».

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