postato il 24 Ottobre 2009 | in "Ambiente"

La nave dei veleni, ma perché nessuno si muove?

dall'album di emaflickrindaaus

Giace a meno di 500 metri di profondità, a circa 20 miglia dalla costa di Cetraro (Cosenza), esattamente come indicato da un pentito di mafia, Francesco Fonti: è una delle «navi dei veleni». Finalmente hanno trovato oggettivo riscontro le denunce portate avanti da anni da Legambiente e da importanti settimanali italiani.
È passato poco più di un mese dal ritrovamento della ‘Cunski’, una delle tre navi tossiche, indicate dall’ex «santista», affiliato alla cosca Romeo di San Luca, insieme alla ‘Yvonne A’ a largo di Maratea (Potenza) e alla ‘Voriais Sporadais’, a largo di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), ma secondo notizie di stampa, sarebbero oltre trenta le navi con le stive cariche di sostanze tossiche o radioattive mandate a picco sui fondali intorno alla Calabria tra gli anni ‘80 e’90.
Da quanto emerge dall’inchiesta del procuratore capo di Paola, Bruno Giordano, i rifiuti tossici non sono stati sversati solo in mare, ma rigettati anche nell’entroterra costiero.

Non si può dire con certezza che si tratti proprio della ‘Cunski’, non è dato sapere quando sarà rimossa, né sono stati stanziati extra fondi per l’operazione, quale sia l’effettiva entità dell’impatto ambientale e sanitario non è stato ancora verificato, ma un fatto è certo: la popolazione dei comuni limitrofi ha accertato un incremento anomalo della mortalità per tumori maligni tra il 1992 ed il 2001.

Intanto emergono nuovi elementi: l’ordinanza n. 3 del 18 aprile del 2007, firmata dall’allora comandante Sergio Mingrone e ritirata appena un anno e quattro mesi dopo la sua emanazione, con la quale la Capitaneria di Porto di Cetraro vietava la pesca proprio nelle acque dove oggi si effettua il monitoraggio di quello che potrebbe essere il relitto della Kunsky e la promessa dell’Arpacal (l’agenzia per la tutela ambientale della regione calabrese) che le analisi del terreno nei luoghi dove sarebbero stati seppelliti i rifiuti tossici cominceranno lunedì 26 ottobre.

Quella della nave dei veleni resta una vicenda spinosa e piena di risvolti su cui l’Udc, già lo scorso 7 ottobre, con una interpellanza urgente presentata dall’on. Roberto Occhiuto, ha chiesto in prima istanza e con urgenza due azioni: assicurare adeguati finanziamenti per la bonifica delle zone interessate e procedere nella ricerca di eventuali ulteriori relitti al fine di salvaguardare la salute dei cittadini e del delicato ecosistema del Mediterraneo.

Aggiornamento del 21 ottobre

Il 20 ottobre anche l’On Mario Tassone, intervenendo in Aula alla Camera, è tornato a porre l’accento sulla vicenda del Tirreno cosentino ricordando che sono state svolte delle interpellanze urgenti e presentata un’interrogazione a risposta immediata cui il Governo ha risposto in termini non esaustivi. Tassone ha sottolineato inoltre come, anche alla luce delle dichiarazioni del direttore generale dell’AISE, Bruno Branciforte secondo le quali vi sarebbero 55 navi affondate nel Mediterraneo e della manifestazione dei sindaci della costa tirrenica calabrese per sollecitare il Governo ad un impegno più corale, ci sia una sottovalutazione della realtà estremamente drammatica e grave.

Ma chi sono e quante sono le persone coinvolte? Imprenditori, aziende italiane e straniere, criminalità organizzata?
Tante, troppe, le domande in attesa di risposta.
Un silenzio assordante continua ancora a circondare la nave dei veleni.

Dite la vostra

1 Commento

Commenti

  1. Per i commenti vi chiediamo di fare riferimento a questo post: http://www.pierferdinandocasini.it/2009/10/19/la-nave-dei-veleni-ma-perche-nessuno-si-muove/
    Grazie.

    La redazione




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