postato il 24 Marzo 2009 | in "Interventi"

INTERVENTO IN AULA DI CASINI DURANTE LA DICHIARAZIONE DI VOTO SUL FEDERALISMO FISCALE

Signor Presidente, l’Unione di Centro canterà fuori dal coro in questo voto finale, perché noi votiamo in modo convinto contro questo spot. È un’occasione persa per fare una cosa seria: in un momento di drammatica crisi economica, è da due settimane che il Parlamento è impegnato in una non riforma, perché una riforma così importante avrebbe avuto bisogno di un assetto e di una cornice istituzionale completamente diversi. Stiamo partendo dal tetto nella costruzione di una casa: stiamo rinviando naturalmente in ordine logico la riforma costituzionale, che sarebbe indispensabile, anche per far sì veramente che si dia vita a una differenziazione del ruolo delle due Camere e ad un Senato delle regioni; stiamo ponendo sullo sfondo il codice delle autonomie. Il tutto rende impossibile provvedere all’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione.
Vorrei ricordare a questo proposito che il film è già stato visto, purtroppo: pensiamo al Titolo V, quando si fece in modo affrettato una riforma della Costituzione. Nel 2001 il Parlamento fu impegnato a svolgere un’indagine conoscitiva sugli effetti del Titolo V a posteriori, proprio come ci accingiamo a fare oggi; e il contenzioso presso la Corte costituzionale, dopo quell’approvazione del Titolo V, si moltiplicò. Una casa si costruisce partendo dalle fondamenta, perché una casa che si costruisce partendo dal tetto, in una fase drammatica come questa che stiamo vivendo, è destinata al primo alitare del vento a cadere, e a cadere rovinosamente.

Il problema dei costi in questa riforma è indefinito. Non lo dice l’Unione di Centro: lo ha detto con grande onestà intellettuale il Ministro Tremonti rispondendo ad un preciso quesito al Senato. Egli ha spiegato che era impossibile definire i costi fino ai cosiddetti decreti attuativi. Il tutto si traduce, onorevoli colleghi, in un atto di fede, un atto di fede complessivo: cosa fa l’istituzione comune? Quali competenze ha l’istituzione regione? Con quali risorse vi si adempie?
La trasformazione della spesa storica in una spesa per costi standard è un principio giusto, ma questo risparmio di costi è una prospettiva teorica, così com’è definita è un castello di sabbia. Le deleghe si prefigurano come un timer politico, sintonizzato sulle scadenze elettorali della Lega: tra un anno i decreti attuativi, proprio in corrispondenza – guardate caso – delle elezioni regionali; oggi, alla vigilia delle elezioni provinciali, questo federalismo-immagine, questo «non federalismo» che ci accingiamo a votare e tra quattro anni – guardate caso – proprio in corrispondenza alle prossime elezioni politiche, i cosiddetti decreti correttivi. Sullo sfondo, l’esproprio del Parlamento: sono molto rammaricato che di questo non vi sia sufficiente consapevolezza. Sono stati respinti gli emendamenti non solo nostri, ma dell’intera opposizione, per rendere vincolante il parere delle Commissioni parlamentari.
Noi non possiamo dividerci in quest’Aula – è troppo comodo – tra federalisti e antifederalisti. Onorevoli colleghi, sappiamo tutti che non è questa la divisione: la vera divisione è tra chi vuole fare le riforme serie e chi si accontenta di uno spot confezionato sulle esigenze politiche della Lega.
Capisco il Popolo della Libertà, che ha cercato di contenere il danno e/o di rinviare al futuro la sostanza del federalismo con il decreto attuativo. Sono gli stessi colleghi che, in privato, ci vengono a dire: non vi preoccupate, tanto non succederà niente. Risulta a noi incomprensibile però – lo debbo dire sinceramente – l’atteggiamento delle altre forze politiche di opposizione, che prefigura una subalternità psicologica alla Lega, come se il lasciapassare per andare al nord ci venisse dalla compiacenza dell’ottimo e funambolico Ministro Calderoli.

Un manifesto elettorale come questo non ci convince e agli amici dell’opposizione voglio dire con grande rispetto solo e semplicemente una cosa: non rincorriamo Berlusconi sugli spot perché su questi è imbattibile e tra gli originali e le copie la gente preferirà sempre gli originali.
Si è persa l’occasione, con un riordino complessivo delle autonomie locali, di sostanziare gli impegni presi in campagna elettorale di abolizione delle province. Tutti abbiamo parlato di abolizione delle province: ne ha parlato Berlusconi, ne ho parlato io, ne ha parlato Veltroni. Oggi questo tema esce dall’agenda politica italiana e questa mattina abbiamo assistito addirittura ad un mercato sulle aree metropolitane, con l’inclusione di Reggio Calabria come compensazione non si sa bene per che cosa e a chi. Perché Reggio Calabria, a questo punto, e non Verona, come ha sottolineato il nostro collega De Poli e, come altri colleghi potrebbero sottolineare, perché non altre aree metropolitane?
Il primo principio in questo momento difficile per il Paese è quello della responsabilità, al sud come al nord; è quello di fare leggi serie, non propaganda.

Il primo principio, onorevole Presidente, per fare cose serie è quello della responsabilità, al sud come al nord; è quello di fare leggi serie e non propaganda.
Per questo non abbiamo dubbi nell’esprimere il voto contrario e non abbiamo dubbi nell’esprimerlo in nome di tutti gli italiani, perché un’altra trappola in questa legge che ci apprestiamo a votare è quella di creare intenti divisori, come se chi si oppone a questa legge lo facesse in nome di un area territoriale rispetto a un’altra. No! Noi lo facciamo in nome della serietà perché siamo convinti che i rischi, in una fase drammatica per il Paese e per l’economia italiana, sono quelli di una moltiplicazione dei centri di spesa; sono – nonostante le clausole finte di invarianza tributaria – in una maggiore pressione fiscale per tutti i cittadini; sono in un rinviare sine die magari con l’intendimento di passare da questa alla successiva legislatura: non era questo il modo serio per procedere al federalismo!
Tutti siamo stati impegnati – devo dire la vera realtà – a parte il gruppo dell’Unione di Centro a non disturbare il manovratore: mi è incomprensibile questa logica, e non a caso i primi effetti si stanno vedendo. Ho visto in queste ore una dichiarazione di dura polemica del leader del PdL piemontese contro la Bresso, che dice che finalmente il PD ha isolato la presidente della regione Piemonte. Non è un caso! Questo fa parte della scena polemica che si innesterà fittiziamente sull’approvazione di questo federalismo.
Noi vogliamo allora concludere dicendo con chiarezza che al nord ci andiamo con le nostre gambe: non abbiamo bisogno del lasciapassare di Calderoli e di nessuno! Non abbiamo bisogno della compiacenza.

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