postato il 8 Agosto 2014 | in "Spunti di riflessione"

Il patto del Nazareno salverà Mediaset

L’intervista di Tommaso Cerno a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Espresso
Espresso
Casini, ma quant’è dimagrito?
«Sette chili».
Per rimanere il “bello della Dc”, come diceva il suo maestro Forlani?
«Intanto le presento la mia teacher… ho appena finito la lezione di inglese».
Però, grandi novità. Ma non è tutto tempo tolto alla sua Udc? A proposito, non la si vede più al partito. La danno per disperso…
«Ogni cosa nella vita ha un suo tempo».
Non mi dica che è uscito dall’Udc senza nemmeno dirlo a Cesa.
«Diciamo che ho contribuito a gestire la politica quotidiana per anni, e credo sia giusto fare posto ad altri. Non mi sembra più che spetti a me occuparmi del consiglio comunale di Brindisi».
E di cosa si occupa Casini versione Terza repubblica? Del patto del Nazareno?
«Deluderò dicendo che dal punto di vista chirografico non esiste nessun patto del Nazareno. Quindi inutile cercare fogli nei cassetti».
Esiste dal punto di vista politico. Cosa dice?
«E cosa vuole che dica? Berlusconi in Italia non ha solo una dimensione politica, ma anche economica. Vive una défaillance partitica, ma ha la forza sufficiente per usare la contraerea e garantire la sua impresa».
E Renzi lo farà?
«Lo farà. D’altronde non fu D’Alema a dire che Mediaset è una risorsa per il Paese? E io sono d’accordo con loro».
Lei è uno dei pochi, forse l’unico, che parla sia con Renzi sia con Berlusconi: è forse il garante del patto?
«È più facile pensare che lo sia Confalonieri… e comunque non faccio parte della schiera dei frustrati che si sentono coartati dal patto tra Renzi e Berlusconi. Parlo con entrambi e credo sia giusto così».
Ma perché apprezza Renzi dopo che ha parlato tanto di rottamazione. Si sente così nuovo, Casini?
«Perché ben prima dell’assoluzione di Berlusconi al processo Ruby, l’ha invitato alla sede del Pd sfidando l’opinione pubblica e rottamando, questa volta sì che si può dire, una tradizione consolidata: la sinistra antiberlusconiana».
Infatti dicono sia più democristiano come lei che socialdemocratico come Blair…
«Il Pd è cambiato, ma Renzi di più. Mi meraviglia di come sia ben più avanti di molti “moderati” che ancora si macerano, invece, nell’ossessione di Silvio. Io l’ho sfidato in campo aperto, ma non ho mai avuto alcun odio o risentimento personale… Nè ieri servo encomio, né oggi codardo oltraggio».
Eppure, per stare su Manzoni, a sinistra c’è chi contesta a Renzi di avere ridato diritto di cittadinanza politica all’Innominato, appunto.
«Diritto di cittadinanza a Berlusconi lo hanno dato gli italiani. E, per quanto riguarda l’attualità, il suo vero benefattore è stato Grillo».
Scusi?
«È Grillo che ha fatto un grande favore a Berlusconi, tirandosi fuori dalle riforme. Non Renzi. Pensi all’autolesionismo dei 5 Stelle: prima fanno fronte comune con Sel e la Lega, consentendo ai primi di ricontrattare il rapporto col Pd, ai secondi di portarsi a casa quel po’ di federalismo che volevano. Poi, alla prima curva, disertando l’aula, lasciano la riforma sui binari dell’Alta velocità».
Gliel’ha detto a cena a Berlusconi?
«A cena il momento più vero è stato un altro. Mi ha chiesto quanti anni avessi. E io gli ho detto: 58. E mi sono reso conto che l’ultima volta che ho pranzato con lui, mio figlio non era nato. E adesso ha sei anni e va a scuola. Lui mi risposto, invece, che è sceso in politica quando aveva la mia età di adesso».
Non fa un po’ amarcord, presidente?
«Nessuna nostalgia. Ma nella vita i ruoli cambiano: Inzaghi e Montella, due grandi centravanti, oggi fanno gli allenatori».
Napolitano ha detto che si dimetterà. Dopo il voto delle riforme, probabilmente, si aprirà la corsa al Colle. Giudizio?
«Napolitano ha gestito momenti difficilissimi. Ed è stato sempre tirato per la giacca da tutti. Gli si imputa di non aver mandato il Paese al voto dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011. Poi di non aver dato la grazia a Silvio. La critica degli opposti è la valutazione più convincente del suo buon operato».
Però né Monti, né Letta hanno funzionato…
«L’Italia ha consumato i tecnici, e io per difendere Monti ci misi tutta la faccia che avevo; oggi sommessamente ricordo che quei provvedimenti li votarono anche Forza Italia e Pd. Abbiamo sbagliato a santificarlo subito, ma non merita nemmeno la dannazione eterna…»
E Letta?
«L’Italia ha consumato anche la faccia migliore della politica. Oggi siamo a Renzi»
Crede che sia percepito come l’ultima spiaggia?
«Un po’ lo è. E poiché gli italiani sono più intelligenti di quanto si pensi, gli assegnano quel 40 per cento che è una percentuale anni Cinquanta».
Che userà per scegliere anche il nuovo presidente della Repubblica.
«Questo non lo penso».
Che profilo dovrà avere il prossimo presidente?
«Deve restare così. Dev’essere terzo e non essere espressione di una maggioranza».
Si sta candidando? Un “padre” della Repubblica nella versione smart di Renzi. E ha più di 50 anni…
«Ecco, la regola dell’età: ha sempre meno senso, secondo me. L’esperienza, quella sì che serve, ma non sempre fa il paio con l’età».
Doroteo… E cosa pensa di queste riforme? Le avrebbe fatte così la vecchia Dc?
«A questa domanda, in Italia, si risponde sempre che “serviva ben altro”. Siamo il Paese del “benaltrismo”. In realtà le varie bicamerali di Bozzi, D’Alema ecc. avranno anche pensato di più, meditato i dettagli, ma poi le cose non le hanno fatte».
Strano, dimentica proprio Ciriaco De Mita nel suo elenco. Anche lui ci provò…
«Beh, a De Mita va riconosciuto che, da segretario Dc, il tema delle riforme l’ha evocato davvero… rimettendoci».
Le piace il Senato degli enti locali?
«Non mi sarei scandalizzato a levarlo del tutto. Ma se già così criticano il despota Renzi, sarebbe venuta giù l’Italia. In realtà il Senato nasconde un’insidia di cui si parla poco, cioè il rischio che si crei una camera corporativa a tutela delle autonomie locali, che non sempre le meritano. Cioè il Senato finisce per essere un freno, che si sostituisce alla conferenza Stato-Regione, grazie anche alla Lega Nord. Sì… levarlo poteva essere meglio».
Renzi è populista, secondo lei?
«Beh, utilizza a volte lo strumento della demagogia, ma è un peccato veniale… così come la storia dei “gufi”. La battaglia di Chiti era onesta e limpida. È stato l’ostruzionismo del 5 Stelle a rendere impossibile un dibattito più profondo. Ma l’ostruzionismo non si valuta dai modi o dai tempi che occupa. Si valuta dai risultati che porta. E l’unico risultato che ha portato è il ritorno della politica. Senza quell’atteggiamento la riforma sarebbe slittata a settembre».
Il premier dice che governerà mille giorni.
«Glielo auguro. E comunque fa bene a dirlo. Ha mai visto un allenatore che prima del campionato spiega ai suoi giocatori che non vede l’ora di venderli? Renzi sta motivando la sua squadra, il Parlamento. Da politico, usa i voti, la golden share delle Europee per far capire che andare a votare non penalizzerebbe certo lui… poi si vedrà».

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