postato il 26 Aprile 2017 | in "Interventi, Memoria"

Grazie Giorgio

Il mio ricordo nell’Aula del Senato: Guazzaloca ha servito Bologna con disciplina e onore.

Signora Presidente, colleghi, vi chiederei un attimo di silenzio perché ho un adempimento certamente non gradevole.
Col cuore affranto e con una grande commozione, annuncio a questo Senato la scomparsa, avvenuta nelle prime ore di questo pomeriggio, di Giorgio Guazzaloca, già sindaco della città di Bologna dal 1999 al 2004.
Da dove incominciare? Potrei ricordare la sua straordinaria esperienza associativa, prima come presidente della Confcommercio, poi come presidente della camera di commercio, da sempre come presidente nazionale della Federmacellai (non a caso molti, lo ricordano come il macellaio più famoso d’Italia). Successivamente, ha fatto parte dell’Antitrust e del consiglio di amministrazione di Mediobanca. Ma a poco serve l’arida elencazione di questi incarichi; rischia di non significare nulla.
Giorgio Guazzaloca è stato lo straordinario e singolare protagonista della prima e unica sconfitta storica della Sinistra nella città di Bologna, anticipando probabilmente la caduta di uno dei muri più significativi dell’Occidente. In questa veste ne hanno parlato tutti i giornali, europei e mondiali, e per questo è stato conosciuto dall’opinione pubblica italiana. Tuttavia, oggi lo piange l’intera città, al di sopra e prima degli schieramenti politici. Si stringono in questo grande dolore il primo cittadino, il sindaco Merola, fino all’ultimo bolognese.
Dopo anni e anni di sofferenze indicibili, cominciate qualche mese dopo la sua elezione a sindaco, che ne hanno martoriato il fisico e l’esistenza, oggi possiamo ben dire che si è conclusa la parabola umana di una delle personalità simbolo della nostra città.
Non so se i tempi che viviamo producano più persone di questo spessore, ma so che Guazzaloca ha condensato tutti i simboli della bolognesità: uomo di famiglia umilissima, si è fatto strada da solo in un cammino tormentato, che lo ha portato a rimanere vedovo con due figlie adolescenti e ad affrontare, quasi come per scommessa, i percorsi tormentati della vita politica.
Giorgio si porta via un pezzo della nostra città perché è sempre stato Bologna: dal culto della Madonna di San Luca, coltivato laicamente, al girovagare come sindaco sotto ai portici e tra le torri della nostra città; dalla statua di San Petronio restituita ai bolognesi, all’amore per i colori rossoblu e per la nostra squadra di calcio dagli anni dello scudetto del 1964.
Oggi se ne è andato ma, forse, in realtà, ci aveva lasciato molto prima. Ci accompagnerà sempre, però, la sua innata bolognesità, la sua onestà intellettuale al limite del provocatorio, segnata da una visione alta e nobile della politica e il suo rigore etico.
Colleghi, se mi consentite, vorrei concludere non con le mie parole, senz’altro velate da un’amicizia personale profondissima; vorrei citare le parole del professor Prodi, del Partito Democratico bolognese, ma terminerò con parole sintetiche della presidente del consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, che ha detto qualche parola che credo a Giorgio avrebbe fatto molto piacere sentire. Ha ricordato così questo sindaco: «Ha servito con disciplina e onore la sua città».
Grazie Giorgio

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