postato il 26 luglio 2018 | in "Rassegna stampa"

Emilia-Romagna: Bonaccini? Ha lavorato bene, ora si candidi. Il Pd non tentenni

I dem invece di sfogliare la margherita devono mettersi a fare campagna elettorale. Non cerco posti e non ne ho bisogno ma se fossi in loro non vedrei Galletti come una minaccia
L’intervista di Eleonora Capelli, pubblicata su Repubblica Bologna

«Per le prossime regionali io dico al Pd: calma, calma, calma. Su Stefano Bonaccini non deve trasmettere incertezza, il presidente della Regione ha governato bene e si deve ripresentare. È inutile che il Pd pensi di fare una “plastica facciale” con la candidatura di un civico perché perderebbe anche i voti di coloro che oggi lo appoggerebbero. La società civile può dare ricette in libertà ma vorrei ricordare che sono gli stessi che avevano previsto la vittoria di Vasco Errani nel collegio di Bologna».
Pier Ferdinando Casini entra così nel dibattito innescato in questi giorni dalle riflessioni della politologa Nadia Urbinati.

 

In un’intervista a Repubblica Bologna Urbinati ha indicato nella candidatura di Federico Pizzarotti alla guida della Regione una valida alternativa al secondo mandato di Bonaccini.
Onorevole Casini, i giochi per le regionali si sono aperti di fatto dopo le ultime politiche, che hanno consegnato l’inedita fotografia di un’Emilia in cui il centro destra è la prima coalizione e M5S il primo partito. Non crede che si debba in qualche modo cercare di cambiare rotta?
«Credo non ci sia niente di peggio da fare. Dopo 35 anni di politica penso di poterlo dire. Siamo in piena luna di miele per un governo che, come è capitato a tanti nei primi mesi di esercizio, gode dei favori popolari. In questo momento se anche l’opposizione avesse la ricetta magica, si scontrerebbe col fatto che la gente non è predisposta ad ascoltarla. C’è una fisiologia democratica in questo, in qualche modo oggi i partiti al governo sono soli con loro stessi e così se si faranno del male, lo faranno da soli».
In che modo?
«La ribellione della base degli industriali veneti contro il “decreto dignità” di Luigi Di Maio è un esempio del fatto che alla fine è sui fatti che saranno giudicati».
Il Pd secondo lei appare poco solido nell’affrontare un momento di dubbio di Bonaccini, che potrebbe optare per il ruolo di candidato renziano per la segreteria del partito?
«Io dico che se dal Pd arrivano i dubbi si trasmette un’incertezza generalizzata che non fa bene, anzi, è puro autolesionismo. Il fatto che sia proprio io dirlo è solo l’ennesimo paradosso di questa vicenda».
Lei parla come potenziale alleato? Alle politiche è stato eletto con i voti del Pd nella lista Civica Popolare, alle regionali cosa accadrà?
«Io parlo da battitore libero, sicuramente Bonaccini ha fatto bene e mi fa arrabbiare il fatto che in questo stato di incertezza generalizzata si faccia prevalere il “sì, ma…” La mia è una posizione seria e coerente e discende dal fatto che penso che abbia governato bene. Ma il Pd invece che sfogliare la margherita in un assurdo “m’ama, non m’ama” deve mettersi in campagna elettorale».

Come si fa campagna elettorale nell’epoca della “post verità” secondo lei? Se i fatti non importano più, a cosa può fare appello quello che in Emilia è il partito di governo?
«Insisto, calma e sangue freddo. Non dobbiamo dimenticare che se c’è una realtà italiana di cui anche i tedeschi ci chiedono la ricetta è l’industria emiliana. Bisogna utilizzare il contenzioso con il governo attuale per mostrare che c’è un’altra idea solida dell’Emilia, del suo sviluppo e del nostro futuro. Sull’autonomia e sulle infrastrutture, bisogna stanare le contraddizioni dell’esecutivo. Il mio è un invito al realismo: sono andato in centinaia di aziende e ho trovato lavoratori e imprenditori che apprezzano l’operato della Regione».
Gli addetti ai lavori potrebbero leggere in questo endorsement la richiesta di qualche posto in lista per le prossime elezioni…
«Io non ho bisogno di posti per nessuno, sono autonomo e questo vale anche per le prossime amministrative. Se poi io fossi nel Pd, le andrei a cercare a casa le persone come Gian Luca Galletti, invece che viverle come una minaccia».
L’ipotesi civica non la convince?
«Se il civismo integra quello che c’è oggi con l’esperienza amministrativa è un valore aggiunto, come anche se porta in dote l’operato dei sindaci. Se venisse percepito come espediente per mascherare il ritiro della politica invece sarebbe un disastro».
Di Pizzarotti che ne pensa?
«Non lo conosco ma sento su di lui giudizi positivi. I sindaci come lui sono un valore aggiunto. Bonaccini deve però essere in campo per fare da lievito a queste realtà. Del resto ho parlato con sindaci di centro destra che mi hanno descritto Bonaccini come persona disponibile e capace. Io sinceramente vorrei evitare che quello che di buono si è fatto adesso venga disperso».

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