Tutti i post della categoria: Famiglia

Un salvagente alle famiglie: la moratoria verso Equitalia

postato il 25 maggio 2011 da Redazione

L’Udc si appresta a lanciare un salvagente alle famiglie per tenerle a galla: ieri è stata ufficializzata la proposta per una moratoria di un anno verso le procedure di esazione crediti poste in essere da Equitalia.

Che significa nel concreto? Significa aiutare circa 6 milioni di famiglie e piccoli imprenditori, che hanno problemi a pagare i crediti vantati da aziende ed Enti (ad esempio INPS) e riscossi da Equitalia.

Questo aiuto avviene sottoforma di moratoria, ovvero bloccando per un anno le procedure di riscossione verso i soggetti che realmente versano in stato di bisogno.

Bisogna però precisare che Equitalia è  solo il braccio di chi vanta il credito e che non può rifiutarsi di agire, ma è anche vero che evidentemente c’è qualcosa che non va nella legge.

La nascita di Equitalia doveva servire a sbloccare molte situazioni pendenti e permettere agli enti pubblici di potere esigere con facilità e velocemente i propri crediti, e questa è una buona cosa, purtroppo però le buone intenzioni sono state tradite da una legge che oggettivamente è molto poco flessibile, soprattutto poi se andiamo considerare come lo Stato tratta i i suoi fornitori: i pagamenti avvengono sempre con grandi ritardi mettendo in crisi i fornitori (ricordiamo che in media solo nel settore sanitario, i privati vantano circa 60 miliardi di euro di crediti verso lo Stato).

L’Udc, tenendo conto di queste situazioni e in una ottica costruttiva e di massima collaborazione verso le istituzioni, ha deciso di iniziare una battaglia che cambi totalmente lo status quo.

La mozione dell’Udc invita il governo, inoltre, ‘a considerare la possibilita’ di ridurre gli interessi delle sanzioni annesse, di prevedere un aumento del numero massimo di rate concesse nelle rateizzazioni da Equitalia (fino a 120 rispetto alle attuali 72) nonché di concedere la possibilità di compensare i debiti nei confronti di Equitalia con i crediti verso enti pubblici’.

Altro punto molto interessante è quello rivolto ad ‘iniziative normative volte a utilizzare sui territori regionali i profitti che Equitalia matura dalla riscossione dei tributi insoluti’ e ‘l’istituzione di un fondo di garanzia a sostegno delle imprese in difficolta’ per le pendenze e che si troverebbero costrette a licenziare i dipendenti e fallire’.

Questi punti sono molto interessanti perchè legano direttamente la riscossione delle somme al loro utilizzo: è chiaro che se le somme riscosse vengono utilizzate sul territorio abbiamo due vantaggi, il primo è quello di attenuare l’effetto vessatorio migliorando o fornendo servizi alla comunità; il secondo è che in questo modo il cittadino si sente “incoraggiato” a mettersi in regola.

E’ ovvio però che la mozione Udc è solo un primo passo (anticipato da tante azioni da parte del Consigliere Regionale UDC Alberto Goffi) e nessuno deve pensare che esaurisca il discorso: il problema potrebbe ripresentarsi nella stessa drammatica emergenza, anche tra un anno, quando scadrà la moratoria. Allora sarà necessario rivedere tutti i meccanismi di legge che stanno alla base delle poltiche di riscossione crediti.

In questo senso sarebbe auspicabile una maggiore collaborazione con i cittadini che in prima persona vivono questa situazione e che forse più di tanti altri, possono indicare dove il sistema è migliorabile.

 

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

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Dal governo solo spot, noi chiediamo fatti

postato il 24 maggio 2011 da Redazione

Mozione Udc alla Camera, moratoria per imprese e famiglie in difficoltà

Al governo che fa solo spot e si occupa di baggianate, come il trasferimento dei ministeri, noi chiediamo di occuparsi dei problemi veri della gente.
Gli evasori fiscali che si nascondono la fanno franca, mentre sei milioni di famiglie coinvolte in misure cautelari Equitalia sono in difficoltà per la crisi e magari anche per i ritardi nei pagamenti dello Stato stesso.
Vogliamo che il governo intervenga subito, non con spot elettorali ma in Parlamento. Un Paese civile deve distinguere tra evasori fiscali e persone per bene che non ce la fanno a pagare per la crisi economica.
L’Udc propone una mozione che impegna il governo a promuovere una ristrutturazione dei debiti tributari; valutare la possibilità di chiedere una moratoria per imprese e famiglie con obiettive difficoltà economiche; ridurre gli interessi delle sanzioni annesse e aumentare le rate concesse; istituire un fondo di garanzia a sostegno delle imprese; destinare i profitti di Equitalia sui tributi insoluti ad un fondo di sostentamento per famiglie e lavoratori autonomi in difficoltà.

Pier Ferdinando

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L’Italia? Un “Paese per vecchi”. Sempre meno matrimoni e meno nascite

postato il 19 maggio 2011 da Redazione

L’Italia? È un ‘Paese per vecchi’, in cui ci si sposa sempre meno, si fanno sempre meno figli e si continuano a perdere posti di lavoro. È un ritratto a tinte fosche quello che emerge dal rapporto Istat “Il matrimonio in Italia“. In particolare, lo studio evidenzia come negli ultimi due anni ci sia stato un netto calo dei matrimoni, quasi 30 mila in meno.

Ci si sposa meno e più tardi e si rimane in famiglia più a lungo. Giovani bamboccioni penserete. Ma i dati parlano di una difficoltà sempre maggiore a trovare un lavoro stabile, ad affrontare le spese per andare a vivere da soli. Ed ecco che, al giorno d’oggi, chi decide di compiere il grande passo ha già in media 35 anni, almeno dieci in più rispetto all’età delle nozze dei propri genitori.

Le ragioni per le quali si fatica a crearsi una propria famiglia sono quindi strettamente legate al maggior tempo che si impiega nel raggiungere una stabilità economica, alla precarietà del lavoro accentuata dalla crisi. Ma, come sostiene il quotidiano Avvenire, dipendono anche dalla mancanza di politiche a favore della famiglia, tante volte annunciate e poi cadute nel dimenticatoio. Tanto che, come ha rivelato un recente rapporto Ocse e come più volte da noi sottolineato, l’Italia è in fondo alle classifiche degli aiuti alla famiglie nell’area dei paesi occidentali.

L’Udc ha più volte ribadito l’esigenza che per le famiglie ci sia una politica concreta, non fatta di spot ma di provvedimenti seri.

E allora la domanda da porre al governo, anche alla luce di questa nuova fotografia dell’Italia di oggi è sempre la stessa: quando politiche per la famiglia?

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Le donne non sono merce di scambio ma protagoniste di valori

postato il 8 marzo 2011 da Redazione


E’ un onore, in un momento in cui la donna e’ vista come merce di scambio, che ci sia qualcuno che affermi da donna la propria volontà di essere protagonista di una nuova stagione di valori.
Questo Paese e’ in crisi ma non a causa dell’economia o dell’immigrazione, bensì a causa della perdita di valori, e’ un Paese in crisi morale, in crisi di motivazioni etiche. Noi vogliamo rilanciare una politica per le famiglie e per le donne sole con figli che hanno bisogno di servizi sociali efficienti e di una rete di welfare che oggi non esiste, così da poter coniugare il lavoro e la famiglia, senza essere obbligate a dover scegliere.

Pier Ferdinando

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La storia infinita della cedolare secca

postato il 19 gennaio 2011 da Redazione

La vicenda della introduzione della cedolare secca in Italia è esemplificativa di come si possano complicare inutilmente anche le cose più semplici.

L’Udc aveva proposto una cedolare secca al 20% come primo strumento per iniziare a sostenere le famiglie, infatti una cedolare a questi livelli avrebbe rappresentato un risparmio di circa un miliardo di euro per le famiglie; il governo aveva ipotizzato una cedolare secca al 25% che sarebbe stato un salasso per i piccoli redditi e non avrebbe aiutato per nulla le famiglie.

Oggi il Governo per agevolare il cammino del federalismo fiscale cerca di sostenere che i decreti attuattivi già contengono il sostegno alle famiglie e, nonostante l’on.le Galletti sostenga che ciò corrisponda al falso, il ministro Calderoli pensa di fare fessi tutti sdoppiando e complicando inutilmente la cedolare secca, con il risultato, invece, di aiutare solo i redditi alti.

Infatti, il nuovo impianto del Governo prevede due cedolari secche: una al 20% per i canoni concordati, e una al 23% per i canoni liberi. Se consideriamo questa ipotesi, allora osserviamo che solo solo i proprietari di immobili con un IRPEF sopra i 28.000 euro godranno di significativi risparmi fiscali, mentre sotto tale soglia i benefici economici si ridurranno e addirittura per le classi di reddito sotto i 15.000 euro l’applicazione della ”cedolare secca” comporterà un aumento di imposta, oscillante tra i 65 e gli 87 euro.

Per mascherare ciò il governo ha, come dicevamo, complicato le cose, infatti le due cedolari funzioneranno così: aliquota al 23% per i contratti a canone libero e aliquota al 20% per i canoni concordati con le associazioni sindacali di categoria; la differenza tra le due aliquote (23% la prima, 20% la seconda) dovrebbe servire a dare una detrazione del 3% per le famiglie degli inquilini con figli a carico.

Sembrerebbe quindi una cosa buona, ma nella realtà vi è un peggioramento, infatti secondo Bertolussi, segretario della CGIA di Mestre, aumentare del 3% l’aliquota a carico dei locatari per devolverla agli inquilini con una detrazione Irpef di pari importo, rischia di essere un’operazione inutile, perchè c’e’ il pericolo che questa novità non riservi agli inquilini nessun vantaggio economico ed è molto probabile che i proprietari recuperino questa maggiorazione di aliquota attraverso l’aumento del canone di affitto.

Proprio per questo motivo, quindi, sarebbe meglio ritornare al vecchio impianto suggerito dall’UDC, ovvero una cedolare del 20% che escluda i grossi patrimoni immobiliari, le società immobiliari e di costruzioni, favorendo invece le famiglie e i soggetti più deboli.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Caterina Catanese

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Il quoziente familiare sul modello Parma e Roma

postato il 8 gennaio 2011 da Redazione

Fare pagare meno tasse a chi ha più figli, in modo da allegerire la pressione fiscale per le famiglie numerose che maggiormente soffrono questo periodo di crisi è uno dei capisaldi, da sempre, dell’UDC.

A tal proposito, l’on.le Galletti è stato molto chiaro e in una sua recente intervista a Il Sole 24 ore, ha dichiarato che l’UDC potrebbe venire incontro al governo (senza entrare però nel governo, questo sia ben chiaro) se quest’ultimo inserisse il quoziente familiare nell’ambito dei provvedimenti del federalismo fiscale, andando a replicare i provvedimenti già presi a Roma e a Parma.

Ma come opera il quoziente familiare? Intanto chiariamo un concetto, esistono due modi di intendere il quoziente familiare. In maniera più estesa riguarda la creazione di un coefficiente che permette, alle famiglie con anziani a carico o molti figli, di avere uno “sconto” sia nei servizi comunali (ad esempio gli asili nido), ma anche nell’IRPEF.

Il quoziente familiare messo in atto in alcune realtà municipali, invece, riguarda solo i servizi comunali, come è stato fatto, appunto a Parma e a Roma: le famiglie numerose accedono ai servizi del Comune, usufruendo di uno sconto.

Nell’ambito del federalismo fiscale, e considerando la situazione delle Finanze pubbliche, al momento si può portare avanti solo la versione “municipale” del quoziente familiare, e qui si apre il confronto con la Lega.

Quest’ultima, mettendo in moto un gioco di specchi, afferma che nel Decreto sul federalismo, già è presente il quoziente familiare, ma questo “giochino” è facilmente smascherabile: in realtà il quoziente familiare non c’è. Infatti, se andiamo a leggere il testo del Disegno di Legge, osserviamo che, quello a cui si riferisce l’on.le Calderoli è un riferimento generale alla famiglia contenuto nel Disegno di Legge dell’IMU (la Imposta Municipale Unica che verrà introdotta dal governo Berlusconi), ma quello che bisogna stabilire ora non è un riferimento generale, ma i criteri concreti con cui dare attuazione al quoziente familiare.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Caterina Catanese

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Emendamento UDC per aumentare gli sgravi alle famiglie, i soldi sottratti alle slot machines

postato il 7 dicembre 2010 da admin

Mentre alcuni politici fanno i salti mortali per districarsi tra affermazioni e promesse non mantenute, altri vanno al sodo e propongono sgrafi fiscali per le famiglie.

Tenendo fede all’impegno del proprio programma pubblicato questa estate, l’UDC ha presentato degli emendamenti che vogliono aumentare gli sgravi fiscali per le famiglie numerose e a basso reddito.

Ovviamente l’obiezione che sorge spontanea riguarda la copertura finanziaria di un simile provvedimento, perchè è noto a tutti che in questo momento lo Stato italiano tende più a tagliare le spese che ad investire sulle famiglie e aiutare i cittadini e secondo alcuni studi, un aumento degli sgravi fiscali costerebbe fino a 3 miliardi di euro.

Proprio per ovviare a tale obiezione, l’UDC ha collegato il maggiore esborso ad un aumento minimo del prelievo fiscale delle aliquote imposte sugli “apparecchi di intrattenimento”, ovvero le slot machines elettroniche e i poker elettronici che si trovano in molti bar, tabacchi e centri per le scommesse elettroniche. Tutte le altre forme di scommessa e di gioco non verranno toccate.

Quindi sostanzialmente come si finanzierà l’emendamento dell’UDC a favore delle famiglie?

L’attuale sistema a scaglioni prevede aliquote di 12,6%, 11,6%, 10,6%, 9% e 8% su quanto giocato; queste aliquote sarebbero incrementate, secondo la proposta dell’Udc, ognuna dello 0,5%.
Quindi le nuove aliquote andrebbero dal 13% al 8,5%.

Ma la cosa più rilevante è che questo aumento di prelievo non si traduce in un aumento di tassa per il cittadino, ma si tratta solamente di ridurre di poco, gli elevatissimi margini di profitto delle società che gestiscono le slot machines: per dare una idea, la sola Atlantis (la società leader in Italia nelle slot machines) nei primi 6 mesi del 2010 ha fatturato più di 15 miliardi di euro e si prevede che chiuderà il 2010 superando i 30 miliardi di euro.

Questi emendamenti, se approvati, saranno la dimsotrazione di come si possa intervenire a favore delle famiglie senza appesantire i conti dello Stato e senza deprimere le attività produttive in Italia.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Caterina Catenese

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Le chiacchiere stanno a zero, per la famiglia non c’è nessun sostegno nel ddl stabilità

postato il 18 novembre 2010 da Redazione

Sulla famiglia siamo al ‘redde rationem’: c’e’ un emendamento dell’Udc che propone detrazioni e che si puo’ votare o non votare, senza tante scuse.
Qui le chiacchiere stanno a zero: la social card non esiste piu’, il bonus famiglie nemmeno, si fanno grandi convegni nei quali si dicono cose anche condivisibili, ma poi si fa niente in Parlamento.
E’ gia’ importante che almeno oggi, grazie all’Udc, si sia discusso di famiglie in Aula: poi gli atti parlamentari chiariranno chi ha votato a favore o contro la famiglia.

Pier Ferdinando

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Pisa, il Comune dimentica le domande di bonus dei cittadini meno agiati

postato il 29 ottobre 2010 da Redazione

lampadina di caramellamentaIl caso esplode in modo pubblico solo in questo mese. Migliaia di cittadini si sono presentati agli sportelli del comune facendo la domanda per il bonus gas e luce. La domanda scadeva il 30 aprile del 2010. L’URP acquisiva le domande ma, si sa solo ora, non le inviava alla Sgate, società nazionale che si occupa della gestione dei bonus. Il comune non aveva né attivato la procedura d’inserimento delle domande né stipulato con CAF alcun accordo in merito.

Cosa fare allora? La giunta comunale in maggio, a tempi scaduti, riesce a passare la patata bollente all’Ufficio UC Alta Marginalità della Società della Salute, che non si sa per quale “generosità” abbia accettato un simile incarico. Il detto ufficio ha un’altra trovata. Il 14 ottobre invia una lettera (circa 6 mesi di ritardo) dal titolo: Pratica incompleta “Bonus tariffe Energetiche”.  Ma di incompleto non c’era niente se non quello che ha combinato il Comune. Si giustifica dicendo che è scaduto l’ISEE: ovvio si risponde, se lo tieni sei mesi nel cassetto!
La lettera della Società della Salute invitava a presentarsi a uno dei nove CAF che hanno stipulato la convenzione con la pratica detta “incompleta”. Telefonando alla maggioranza di questi CAF, si riceve in genere l’indicazione di un altro numero da chiamare, che poi non risponde, o che la persona incaricata è fuori. Uno di questi ha un orario settimanale di solo 15 ore, un’altro di 6: praticamente irraggiungibili con l’orario di lavoro di molti cittadini.

Ad ogni modo i primi cittadini che sono riusciti a recarsi a uno dei nove CAF si sono sentiti rispondere, dopo aver aspettato giorni per avere l’appuntamento, di andare ad un altro CAF perché non sanno come portare avanti la pratica (evitiamo di fare nomi per rispetto umano). Una raccomandazione: non fidatevi di quei CAF che reinseriranno la vostra domanda come nuova. La Sgate respingerebbe e perdereste i bonus.
I Caf dovranno inviate la digitalizzazione che avete ricevuto indietro dall’Ufficio Alta Marginalità. Alcuni CAF sostengono addirittura che l’Ufficio Alta Marginalità abbia negato l’accesso al portale dello Sgate unica via per poter inviare queste vecchie domande. Si prospetta così il serio rischio che le famiglie meno abbiente di Pisa perdano circa 150 euro in un anno. Grazie a chi? Il Comune di Pisa sembra essere stato un caso unico in Italia. Una cosa non la sappiamo. Ma chi è stato il responsabile di tutto ciò? Chi è l’Assessore di competenza? Il Comune non dovrebbe indennizzare tutti quelli che si sono dovuti recare di nuovo o agli sportelli, o tutti quelli che in un CAF convenzionato abbiano ricevuto una procedura che ha fatto bocciare la richiesta di bonus? Una vicenda che ricorda tanto un altro “governo del fare”.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Simone Matteoli

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Il governo non parli di quoziente familiare se azzera i contributi alle famiglie

postato il 28 ottobre 2010 da Redazione


E’ inutile che il governo parli di quoziente familiare se poi azzera i contributi alle famiglie italiane, che scivolano dal cento medio all’area della povertà. Siamo preoccupati. Oggi incontrando la Cisl abbiamo posto sul tavolo queste questioni, e naturalmente c’è stata una grande condivisione della preoccupazione per l’azzeramento del welfare. Questo non è accettabile.
Tassiamo dunque gli speculatori e con questi fondi rispristiniamo il welfare. Incontreremo sindacati, parti sociali e Confindustria, nella speranza che si possa ricostruire un tessuto di solidarietà per i più deboli.

Pier Ferdinando

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