Tutti i post della categoria: Famiglia

Basilicata: la regione più povera d’Italia

postato il 16 Luglio 2011

L’ISTAT allarma l’Italia: nel 2010 risulta povera o quasi povera circa una famiglia su cinque. Nel 2010 l’incidenza di povertà assoluta e relativa ha toccato quote altissime. Il fenomeno, come purtroppo prevedibile, è particolarmente evidente neMezzogiorno, dove é povera quasi la metà (il 47,3%) delle famiglie con tre o più figli minori e, tra le regioni più povere d’Italia, la Basilicata si aggiudica questo triste primato: è la regione dove la povertà relativa ha l’incidenza maggiore (28,3 %), seguita da Sicilia (27 %) e Calabria (26 %) .

A quanto pare, in Basilicata non va proprio tutto così bene come sembra. I problemi sono molti e hanno radici ben profonde: sappiamo quanti giovani abbandonano la Basilicata (in gran parte laureati) e sappiamo per quale motivo: la mancanza di lavoro.

Eppure, la nostra Terra non è certamente povera di risorse, anzi! Abbiamo risorse energetiche (il petrolio), ambientali (l’acqua) e culturali (Melfi, Venosa, Matera..). Terra ricca, patria di gente una volta fiera e combattiva, costretta ora a vivere dell’elemosina dei  petrolieri che abusano delle nostre ricchezze e dei politici che, abbindolando la popolazione lucana, hanno costruito un impero di clientelismo di estensione incalcolabile.

Siamo schiavi di un sistema che abbiamo creato noi stessi, noi che abbiamo riposto la nostra fiducia in persone incapaci, inadeguate e immeritevoli di ricoprire cariche importanti. La mala-politica ha distrutto tutto, anche la nostra voglia di ribellarci. Siamo abituati a tutto e, ormai, ogni bruttura sembra scivolarci addosso, senza provocare reazione.

Siamo poveri, nelle tasche e nello spirito. Ci hanno tolto le forze e i mezzi per rialzarci, hanno fatto scappare i ragazzi: figli, fratelli, sorelle, cugini. Sono andati via, hanno offerto la loro intelligenza a chi ha saputo sfruttare le doti dei giovani per il bene collettivo.

Io, però, spero ancora. Spero che un giorno, i lucani possano svegliarsi da questo torpore.

Purtroppo non c’è più molto tempo per tergiversare: ognuno deve metterci la propria faccia, il proprio impegno: ragazzi,  anziani, padri, madri. Tutti. Soltanto se non permetteremo di toglierci anche questo briciolo di speranza che ci è rimasto, qualcosa forse potrà cambiare.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Marta Romano

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Due calcoli sui BOT, sugli investimenti e sulle nuove tasse del Governo

postato il 7 Luglio 2011

Abbiamo detto di come il governo, aumentando l’imposta di bollo sui conti titoli, penalizzi i piccoli risparmiatori. Oggi vorrei approfondire l’argomento, perché mi rendo conto che sono stato un po’ frettoloso, macchiandomi quindi di una colpa grave, visto che parliamo del risparmio degli italiani e che l’argomento è alquanto complesso.

Partiamo da alcune informazioni di base: sui dividendi che danno BOT, CCT, BTP e titoli azionari, al momento vi sono 3 tassazioni che colpiscono tutti (cassettisti e investitori), e poi il capital gain che colpisce solo gli investitori (con questa categoria considero i risparmiatori che acquistano e vendono titoli, guadagnando sulla differenza di prezzo). Con queste tasse, chi sono colpiti? I piccoli risparmiatori, non certo i grandi patrimoni. Perché? Perché per un grande patrimonio, pagare 39 euro o 120 euro cambia poco nei rendimenti, ma per chi investe 20.000 euro con un rendimento all’1% (caso dei BOT), significa andare in perdita.

Spieghiamo come. Intanto partiamo dal rendimento lordo e ipotizziamo un BOT che rende circa 1,2% l’anno. Se consideriamo un investimento di 20.000 euro, otteniamo un rendimento lordo di circa 240 euro. Adesso a questi 240 euro, dobbiamo togliere: 30 euro di tenuta titoli (per i titoli azionari è pari a 60 euro), 120 euro (come è nella finanziaria) di bollo annuale e scendiamo da 240 euro a 90 euro.

Abbiamo finito? No, perché in realtà il dividendo non è di 240 euro, ma meno, infatti al dividendo lo stato applica una ritenuta alla fonte (una tassa) pari al 12,5% del dividendo, quindi altri 30 euro da pagare. Quindi alla fine abbiamo: 240 euro di introito a cui dobbiamo togliere il 12,5% (quindi 30 euro circa), 30 euro di tenuta titoli, 120 euro di bollo annuale. Quanto resta? 60 euro.

Vi sembra molto? Direi di no, perché per giunta, dobbiamo fare un’altra specificazione: il dividendo lordo (240 euro) va a finire nel calcolo IRPEF e quindi altre tasse.

E se invece di un Bot, consideriamo un BTP decennale? Il BTP con scadenza a 10 anni, rende circa il 5% lordo che su 20.000 euro investiti garantisce un rendimento pari a circa 1000 euro.

Sembra molto? Intanto consideriamo che questi soldi restano “bloccati” per circa 10 anni (a meno di volerli vendere e perdere 1-2% del capitale investito), e ogni anni si percepiscono questi 1000 euro lordi. Ma quanto resta di netto? Riprendiamo i calcoli precedenti e abbiamo 1000 euro lordi a cui sottrarre 125 euro (il 12,55 di ritenuta), 30 euro di tenuta titoli e 120 euro di bollo annuale, e resta un totale di 725 euro, a cui togliere le ulteriori tassazioni dell’IRPEF.

Stesso andamento se consideriamo i titoli azionari (che rendono qualcosina in più, ma hanno maggiori tasse, ad esempio le spese di tenuta titoli raddoppiano e passano a 60 euro). Da questi calcoli diventa evidente che chi subisce il depauperamento maggiore è il piccolo risparmiatore, e andando nello specifico, chi possiamo considerare come piccolo risparmiatore? Se consideriamo gli importi calcolati, ci rendiamo conto che i 20.000 euro investiti sono appannaggio o di un pensionato o di un giovane lavoratore (che in media percepisce poco meno di 1000 euro al mese e non ha molte possibilità di mettere da parte grandi risparmi, visto lo stipendio e il costo della vita). Quindi ad essere penalizzati maggiormente sono le due categorie più “deboli” in Italia: i pensionati e i giovani lavoratori.

E cosa succede se aumentiamo il capital gain? Nel 2009 lo Stato italiano dal capital gain ha preso circa 300 milioni, quindi anche raddoppiandolo e considerando il 2009 lo Stato prenderebbe solo altri 300 milioni aggiuntivi. Ma anche qui, al di là delle ideologie, andiamo a colpire solo i piccoli risparmiatori. Infatti la tassazione del capital gain interessa solo le persone fisiche non imprenditori o, se imprenditori, limitatamente ai beni non appartenenti all’impresa.

Sono esclusi i soggetti che conseguono tali redditi nell’ambito di un’attività commerciale, in quanto per questi ultimi i proventi conseguiti sono attratti per presunzione assoluta nella disciplina del reddito d’impresa, ove non soggetti a ritenuta d’imposta o ad imposta sostitutiva (art. 45 TU). Banche, assicurazioni e investitori professionali (fondi speculativi e fondi di investimento) subiscono la tassazione del regime dichiarativo e quindi sui guadagni derivanti da investimenti di borsa pagano le tasse “aziendali” (Irap e simili) con tassazione al tra il 40 e il 50% degli utili. Da ciò si deduce che, se per una questione ideologica vogliamo aumentare la tassazione del capital gain dal 12,5%, si può fare, ma si sappia che si vanno a colpire i piccoli risparmiatori senza che lo Stato possa incamerare cifre tali da avviare un robusto risanamento dei suoi conti.

Da quanto sopra, non ho voluto considerare le conseguenze per la già debole “industria finanziaria” italiana.

A questo punto, possiamo solo concludere in un modo: se il governo vuole aumentare la tassazione dell’imposta di bollo e portarla a 120 euro, può farlo, ma, se volesse fare una cosa giusta, dovrebbe coinvolgere i grandi patrimoni o quanto meno quelli abbienti, partendo da una cifra di almeno 200.000 euro investiti, proprio per non penalizzare gli italiani non abbienti o addirittura poveri.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

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Politiche per la famiglia: nel Lazio si fa sul serio, buoni propositi anche a Bologna

postato il 20 Giugno 2011

Dopo anni di promesse non mantenute sembra che qualcosa si muova per le famiglie italiane, ma i protagonisti di questa svolta non sono i ministri del governo Berlusconi, che continuano ad essere inadempienti rispetto al loro programma elettorale, ma due giunte: quella regionale del  Lazio e quella del Comune di Bologna.

La giunta della regione Lazio, guidata da Renata Polverini, ha approvato il suo piano famiglia che prevede un abbattimento delle tariffe degli asili nido, bonus bebè, progetto mille asili, tagesmutter, le cosiddette “mamme di giorno”, e il progetto “bimbi in stazione” che creerà dei nido nelle stazioni per i figli dei pendolari. Quello della regione Lazio è un piano unico degli interventi a sostegno della famiglia che stanzia sessanta milioni di euro per rispondere ai bisogni delle famiglie soprattutto di quelle in difficoltà. La paternità del piano famiglia del Lazio è dell’assessore alla Famiglia e ai servizi sociali Aldo Forte (Udc) che nel corso di una conferenza stampa con il Presidente Polverini ha illustrato nel dettaglio la strategia a favore delle famiglie della regione: 12 milioni di euro per il bonus bebè (il bonus è del valore di 500 euro ed è destinato a tutti i figli nati nelle famiglie con reddito Isee uguale o inferiore a 20mila euro, per un numero che è stimabile in circa 25 mila bambini); altri 18,6 milioni di euro sono previsti per la costruzione di nuovi asili nido e ulteriori 15 milioni per l’abbattimento delle tariffe dei nidi comunali o convenzionati; poi risorse  per il Registro per gli assistenti familiari e il Tagesmutter (dal tedesco letteralmente “mamma di giorno”), figura professionale, generalmente di sesso femminile, con funzioni di assistente domiciliare all’infanzia, che si prende cura dei bambini presso il proprio domicilio (sino ad un massimo di 5 bambini); e ancora aiuti alle neo-mamme, ai genitori separati e ai minori vittime di maltrattamento. Il Piano Famiglia prevede poi la creazione di un servizio pubblico regionale per le adozioni internazionali che offre un servizio di front office di assistenza al percorso adottivo rivolto alle coppie.

Qualche novità per le famiglie arriva anche da Bologna dove il neo sindaco Virginio Merola che conferma in pieno ciò che aveva promesso in campagna elettorale: punti in più alle coppie sposate rispetto a quelle di fatto nelle graduatorie comunali, ad esempio quelle per le case pubbliche. «Deve essere così», ha detto il primo cittadino di fronte alle telecamere di Ètv: «Perché siamo persone libere – argomenta – ma nella vita dobbiamo saper mettere insieme anche la responsabilità con la libertà. Se ci assumiamo impegni maggiori verso gli altri credo che sia necessario distinguere». Una importante posizione quella di Merola che ha riscontrato il parere favorevole di Pier Ferdinando Casini e del Forum delle Famiglie, ma che non ha mancato di suscitare forti polemiche nella maggioranza che sostiene Merola: furibondi radicali e socialisti, che addirittura parlano di coppia di fatto tra il vescovo Caffarra e il sindaco Merola, il dipietrista Franco Grillini e l’assessore, “cattolica adulta”, Amelia Frascaroli.

Le novità a favore delle famiglie sono indubbiamente una buona notizia, specie in tempi come questi dove sono propri i nuclei familiari a soffrire e pagare caro le conseguenze della crisi economica. Allo stesso tempo stupiscono le reazioni scomposte di una certa sinistra bolognese alle affermazioni di buon senso del primo cittadino Virginio Merola. C’è una volontà di gettare questioni importanti ed impellenti come l’aiuto alle famiglie in una polemica sterile ed ideologica, di inutile contrapposizione tra coppie sposate e coppie di fatto, tra coppie eterosessuali e coppie gay. Le famiglie italiane, specie quelle che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese, non riescono a capire certi furori anticlericali ottocenteschi e non hanno bisogno che partiti e movimenti, per evidenti interessi di bottega, inneschino inutili contrasti e scontri che hanno come unico terribile risultato quello di bloccare aiuti e risorse per le famiglie, specie quelle più in difficoltà. C’è bisogno di un atteggiamento costruttivo, di evitare di mettere i bastoni tra le ruote, c’è bisogno che i nostri amministratori abbiano a cuore le famiglie e più in generali i più deboli, che come ha dimostrato il provvedimento della giunta Polverini, non hanno colore politico, distinzione di sesso, razza o credo religioso.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

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Le dichiarazioni di Merola mi hanno fatto molto piacere

postato il 18 Giugno 2011

Non conosco Virginio Merola. Il sindaco della mia citta’, Bologna. Ma ieri ho letto sue dichiarazioni sulla famiglia che mi hanno fatto molto piacere. Spero vivamente che non se ne sia già pentito.

Pier Ferdinando

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La maggioranza ha bocciato la moratoria su Equitalia proposta dall’UDC

postato il 7 Giugno 2011

Il video è relativo alla dichiarazione di voto dell’on. Mauro Libè sulla mozione UDC.

La battaglia dell’Udc per un fisco più giusto è arrivata nell’aula della Camera dove la mozione firmata dai deputati centristi è stata discussa e votata. Primo firmatario della mozione è stato l’on. Mauro Libè che questa mattina ha avuto l’onere della dichiarazione di voto nell’Aula di Montecitorio. Libè nel suo intervento ha illustrato la proposta dell’Udc che prevedeva una moratoria di almeno un anno per gli importi riscossi da Equitalia per le imprese e famiglie con obiettive difficoltà economiche, la possibilità di ridurre gli interessi delle sanzioni annesse e di prevedere un aumento del numero massimo di rate concesse nelle rateizzazioni da Equitalia, l’opportunità di promuovere l’istituzione di un fondo di garanzia che intervenisse a sostegno delle imprese che sono in situazione di obiettiva difficoltà per le pendenze nei confronti degli enti di riscossione di Stato e che si trovassero costrette a licenziare i dipendenti e a fallire, e, infine, impegnava il governo ad adottare iniziative normative volte a utilizzare sui territori regionali i profitti, rappresentati da sanzioni ed interessi.

L’intento della proposta dell’Udc era quello di distinguere tra evasori e onesti in difficoltà attraverso una moratoria che consentisse a chi ha sempre pagato di superare questo particolare momento di crisi. La Camera ha però respinto la proposta di moratoria sulla riscossione dei tributi da parte di Equitalia, ha pesato per questo il veto del Governo che, pur avendo espresso parere favorevole sul testo, ha dichiarato la propria contrarietà al capoverso in cui si proponeva la moratoria. Rammarico tra i deputati dell’Udc impegnati su questo fronte che vedono maggioranza e governo più interessati a fantomatici trasferimenti di ministeri al nord che non, come ha dichiarato l’on. Libè,  ad una proposta che mira a tutelare “chi per anni ha concorso a creare onestamente la ricchezza nazionale e si trova momentaneamente in crisi e che paradossalmente si trova ad essere trattato come un delinquente qualsiasi”.

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Un salvagente alle famiglie: la moratoria verso Equitalia

postato il 25 Maggio 2011

L’Udc si appresta a lanciare un salvagente alle famiglie per tenerle a galla: ieri è stata ufficializzata la proposta per una moratoria di un anno verso le procedure di esazione crediti poste in essere da Equitalia.

Che significa nel concreto? Significa aiutare circa 6 milioni di famiglie e piccoli imprenditori, che hanno problemi a pagare i crediti vantati da aziende ed Enti (ad esempio INPS) e riscossi da Equitalia.

Questo aiuto avviene sottoforma di moratoria, ovvero bloccando per un anno le procedure di riscossione verso i soggetti che realmente versano in stato di bisogno.

Bisogna però precisare che Equitalia è  solo il braccio di chi vanta il credito e che non può rifiutarsi di agire, ma è anche vero che evidentemente c’è qualcosa che non va nella legge.

La nascita di Equitalia doveva servire a sbloccare molte situazioni pendenti e permettere agli enti pubblici di potere esigere con facilità e velocemente i propri crediti, e questa è una buona cosa, purtroppo però le buone intenzioni sono state tradite da una legge che oggettivamente è molto poco flessibile, soprattutto poi se andiamo considerare come lo Stato tratta i i suoi fornitori: i pagamenti avvengono sempre con grandi ritardi mettendo in crisi i fornitori (ricordiamo che in media solo nel settore sanitario, i privati vantano circa 60 miliardi di euro di crediti verso lo Stato).

L’Udc, tenendo conto di queste situazioni e in una ottica costruttiva e di massima collaborazione verso le istituzioni, ha deciso di iniziare una battaglia che cambi totalmente lo status quo.

La mozione dell’Udc invita il governo, inoltre, ‘a considerare la possibilita’ di ridurre gli interessi delle sanzioni annesse, di prevedere un aumento del numero massimo di rate concesse nelle rateizzazioni da Equitalia (fino a 120 rispetto alle attuali 72) nonché di concedere la possibilità di compensare i debiti nei confronti di Equitalia con i crediti verso enti pubblici’.

Altro punto molto interessante è quello rivolto ad ‘iniziative normative volte a utilizzare sui territori regionali i profitti che Equitalia matura dalla riscossione dei tributi insoluti’ e ‘l’istituzione di un fondo di garanzia a sostegno delle imprese in difficolta’ per le pendenze e che si troverebbero costrette a licenziare i dipendenti e fallire’.

Questi punti sono molto interessanti perchè legano direttamente la riscossione delle somme al loro utilizzo: è chiaro che se le somme riscosse vengono utilizzate sul territorio abbiamo due vantaggi, il primo è quello di attenuare l’effetto vessatorio migliorando o fornendo servizi alla comunità; il secondo è che in questo modo il cittadino si sente “incoraggiato” a mettersi in regola.

E’ ovvio però che la mozione Udc è solo un primo passo (anticipato da tante azioni da parte del Consigliere Regionale UDC Alberto Goffi) e nessuno deve pensare che esaurisca il discorso: il problema potrebbe ripresentarsi nella stessa drammatica emergenza, anche tra un anno, quando scadrà la moratoria. Allora sarà necessario rivedere tutti i meccanismi di legge che stanno alla base delle poltiche di riscossione crediti.

In questo senso sarebbe auspicabile una maggiore collaborazione con i cittadini che in prima persona vivono questa situazione e che forse più di tanti altri, possono indicare dove il sistema è migliorabile.

 

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

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Dal governo solo spot, noi chiediamo fatti

postato il 24 Maggio 2011

Mozione Udc alla Camera, moratoria per imprese e famiglie in difficoltà

Al governo che fa solo spot e si occupa di baggianate, come il trasferimento dei ministeri, noi chiediamo di occuparsi dei problemi veri della gente.
Gli evasori fiscali che si nascondono la fanno franca, mentre sei milioni di famiglie coinvolte in misure cautelari Equitalia sono in difficoltà per la crisi e magari anche per i ritardi nei pagamenti dello Stato stesso.
Vogliamo che il governo intervenga subito, non con spot elettorali ma in Parlamento. Un Paese civile deve distinguere tra evasori fiscali e persone per bene che non ce la fanno a pagare per la crisi economica.
L’Udc propone una mozione che impegna il governo a promuovere una ristrutturazione dei debiti tributari; valutare la possibilità di chiedere una moratoria per imprese e famiglie con obiettive difficoltà economiche; ridurre gli interessi delle sanzioni annesse e aumentare le rate concesse; istituire un fondo di garanzia a sostegno delle imprese; destinare i profitti di Equitalia sui tributi insoluti ad un fondo di sostentamento per famiglie e lavoratori autonomi in difficoltà.

Pier Ferdinando

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L’Italia? Un “Paese per vecchi”. Sempre meno matrimoni e meno nascite

postato il 19 Maggio 2011

L’Italia? È un ‘Paese per vecchi’, in cui ci si sposa sempre meno, si fanno sempre meno figli e si continuano a perdere posti di lavoro. È un ritratto a tinte fosche quello che emerge dal rapporto Istat “Il matrimonio in Italia“. In particolare, lo studio evidenzia come negli ultimi due anni ci sia stato un netto calo dei matrimoni, quasi 30 mila in meno.

Ci si sposa meno e più tardi e si rimane in famiglia più a lungo. Giovani bamboccioni penserete. Ma i dati parlano di una difficoltà sempre maggiore a trovare un lavoro stabile, ad affrontare le spese per andare a vivere da soli. Ed ecco che, al giorno d’oggi, chi decide di compiere il grande passo ha già in media 35 anni, almeno dieci in più rispetto all’età delle nozze dei propri genitori.

Le ragioni per le quali si fatica a crearsi una propria famiglia sono quindi strettamente legate al maggior tempo che si impiega nel raggiungere una stabilità economica, alla precarietà del lavoro accentuata dalla crisi. Ma, come sostiene il quotidiano Avvenire, dipendono anche dalla mancanza di politiche a favore della famiglia, tante volte annunciate e poi cadute nel dimenticatoio. Tanto che, come ha rivelato un recente rapporto Ocse e come più volte da noi sottolineato, l’Italia è in fondo alle classifiche degli aiuti alla famiglie nell’area dei paesi occidentali.

L’Udc ha più volte ribadito l’esigenza che per le famiglie ci sia una politica concreta, non fatta di spot ma di provvedimenti seri.

E allora la domanda da porre al governo, anche alla luce di questa nuova fotografia dell’Italia di oggi è sempre la stessa: quando politiche per la famiglia?

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Le donne non sono merce di scambio ma protagoniste di valori

postato il 8 Marzo 2011


E’ un onore, in un momento in cui la donna e’ vista come merce di scambio, che ci sia qualcuno che affermi da donna la propria volontà di essere protagonista di una nuova stagione di valori.
Questo Paese e’ in crisi ma non a causa dell’economia o dell’immigrazione, bensì a causa della perdita di valori, e’ un Paese in crisi morale, in crisi di motivazioni etiche. Noi vogliamo rilanciare una politica per le famiglie e per le donne sole con figli che hanno bisogno di servizi sociali efficienti e di una rete di welfare che oggi non esiste, così da poter coniugare il lavoro e la famiglia, senza essere obbligate a dover scegliere.

Pier Ferdinando

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La storia infinita della cedolare secca

postato il 19 Gennaio 2011

La vicenda della introduzione della cedolare secca in Italia è esemplificativa di come si possano complicare inutilmente anche le cose più semplici.

L’Udc aveva proposto una cedolare secca al 20% come primo strumento per iniziare a sostenere le famiglie, infatti una cedolare a questi livelli avrebbe rappresentato un risparmio di circa un miliardo di euro per le famiglie; il governo aveva ipotizzato una cedolare secca al 25% che sarebbe stato un salasso per i piccoli redditi e non avrebbe aiutato per nulla le famiglie.

Oggi il Governo per agevolare il cammino del federalismo fiscale cerca di sostenere che i decreti attuattivi già contengono il sostegno alle famiglie e, nonostante l’on.le Galletti sostenga che ciò corrisponda al falso, il ministro Calderoli pensa di fare fessi tutti sdoppiando e complicando inutilmente la cedolare secca, con il risultato, invece, di aiutare solo i redditi alti.

Infatti, il nuovo impianto del Governo prevede due cedolari secche: una al 20% per i canoni concordati, e una al 23% per i canoni liberi. Se consideriamo questa ipotesi, allora osserviamo che solo solo i proprietari di immobili con un IRPEF sopra i 28.000 euro godranno di significativi risparmi fiscali, mentre sotto tale soglia i benefici economici si ridurranno e addirittura per le classi di reddito sotto i 15.000 euro l’applicazione della ”cedolare secca” comporterà un aumento di imposta, oscillante tra i 65 e gli 87 euro.

Per mascherare ciò il governo ha, come dicevamo, complicato le cose, infatti le due cedolari funzioneranno così: aliquota al 23% per i contratti a canone libero e aliquota al 20% per i canoni concordati con le associazioni sindacali di categoria; la differenza tra le due aliquote (23% la prima, 20% la seconda) dovrebbe servire a dare una detrazione del 3% per le famiglie degli inquilini con figli a carico.

Sembrerebbe quindi una cosa buona, ma nella realtà vi è un peggioramento, infatti secondo Bertolussi, segretario della CGIA di Mestre, aumentare del 3% l’aliquota a carico dei locatari per devolverla agli inquilini con una detrazione Irpef di pari importo, rischia di essere un’operazione inutile, perchè c’e’ il pericolo che questa novità non riservi agli inquilini nessun vantaggio economico ed è molto probabile che i proprietari recuperino questa maggiorazione di aliquota attraverso l’aumento del canone di affitto.

Proprio per questo motivo, quindi, sarebbe meglio ritornare al vecchio impianto suggerito dall’UDC, ovvero una cedolare del 20% che escluda i grossi patrimoni immobiliari, le società immobiliari e di costruzioni, favorendo invece le famiglie e i soggetti più deboli.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Caterina Catanese

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