Tutti i post della categoria: Temi etici

Bello che leader religiosi si uniscano per salvaguardia ambiente

postato il 9 giugno 2017

L’intervento nell’ambito del G7 Ambiente, #ALL4THEGREEN.

In una tavola rotonda sul dialogo interreligioso e lotta ai cambiamenti climatici, alla presenza di Monsignor Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna, Adnan Badran in rappresentanza di Hassan Bil Talal, Principe di Giordania, Alfonso Arbib, Presidente dell’Assemblea Rabbinica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Giorgio Raspa, Presidente Unione Buddhista Italiana, Swamini Hamsananda Ghiri, Presidente del Comitato del Dialogo dell’Unione Induista Italiana, Sanatana Dharma Samgha.
All’evento hanno inviato un messaggio Sua Santità, Papa Francesco, e Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli.

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Contro yazidi e cristiani in atto un vero genocidio

postato il 1 luglio 2016

yazidiL’intervista di Marco Ventura a Pier Ferdinando Casini, pubblicata su Il Messaggero

Un viaggio nell’inferno della guerra genocida dell’Isis in Iraq, nei territori curdi dove hanno trovato rifugio yazidi e cristiani.
Su 1 milione 800mila sfollati in 11 campi del Kurdistan iracheno, 360mila sono yazidi (su una popolazione totale yazida di 550mila), 3.500 le donne prigioniere dell’Isis, 22 le fosse comuni ritrovate, e 1.293 le vittime civili delle esecuzioni di massa.
Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, è tornato da tre giorni di immersione nella realtà del conflitto. In una mozione chiede che questa guerra venga chiamata col suo nome, che è «genocidio».
«In Kurdistan ho incontrato il presidente dei curdi iracheni, Barzani, i nostri circa 500 militari che proteggeranno la Diga di Mosul durante i lavori di consolidamento, ho parlato con i peshmerga che insieme all’esercito iracheno si preparano a liberare Mosul mentre Falluja è stata riconquistata dagli sciiti iraniani. Ma l’incontro che mi ha colpito di più è quello con migliaia di sfollati costretti a fuggire dalla Piana di Ninive per l’offensiva dell’Isis dall’agosto 2014».

Quali testimonianze ha raccolto?

«I racconti di yazidi e cristiani sono terribili. La Chiesa locale cristiana sta facendo uno sforzo straordinario. Bisogna dare atto anche ai curdi di aver accolto e assistito gli sfollati, ricollocandoli il più possibile in appartamenti a Erbil. Le donne yazide hanno descritto una tragedia con pochi precedenti nella storia. Una signora è stata rapita e siccome aveva cercato di scappare, per punirla le hanno avvelenato i tre figli piccoli, di 3-6 anni. È riuscita a liberarsi dopo 2 anni e mezzo. La figlia di
13 anni l’hanno rapita e venduta come schiava sessuale. A un certo punto del colloquio ho dovuto chiederle di fermarsi, accanto a lei c’era una ragazzina di 11 anni che piangeva. Altri tremavano».
Per queste persone anche tornare nelle loro case è un problema?
«Per le yazide sì, le loro famiglie sono conservatrici. I primi a chiuder loro le porte in faccia al rientro sono le famiglie, per la vergogna. Sappiamo che cos’è successo nei lager nazisti, ho visitato Auschwitz, e appartengo alla generazione che ha dovuto convivere con i Gulag. Ma vivere in presa diretta quello che hanno sofferto queste persone, queste yazide, ci impone di reagire contro un genocidio che si sta perpetrando a poche ore di aereo dall’Italia».
Che cosa possiamo fare noi in Europa? [Continua a leggere]

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Iraq: Parlamento riconosca genocidio yazidi

postato il 27 giugno 2016

IMG_7957Questa mattina una delegazione del Senato della Repubblica composta da me e dal senatore Luigi Compagna ha incontrato a Erbil dei rappresentanti yazidi del parlamento iracheno che, ringraziando il Parlamento italiano per il sostegno ricevuto, hanno illustrato la drammatica situazione perpetrata ai danni del popolo yazida da parte degli uomini del Califfato, spiegando come siano ancora 3400 le donne e 700 bambini nella mani del Daesh.

Con loro una giovane donna yazida del villaggio di Shengal, rapita dall’Isis, torturata e costretta in schiavitu’, cui l’Isis ha avvelenato i suoi tre figli, di poco meno di 2 anni, e ucciso il marito.
“È terribile ascoltare questi racconti che ci rimandano alle peggiori pagine delle tragedie umane, dai campi di concentramento nazisti ai gulag staliniani. Queste donne hanno subito privazioni indicibili. Il Parlamento italiano opererà affinché questa pagina buia venga riconosciuta come genocidio”.

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Unioni civili: pronti al sì, ma stralciare stepchild adoption

postato il 17 febbraio 2016

Il “canguro” un errore,  il Parlamento ha il diritto-dovere di votare

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A L’intervista della domenica

postato il 7 febbraio 2016

Nello spazio di approfondimento di Rainews24, condotto da Enrica Agostini, rispondo alle domande sul caso Regeni e sul Ddl Cirinnà

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Sui gay no a fotocopie del matrimonio o si aprirà la strada alle madri in affitto

postato il 29 maggio 2015

Difendo la famiglia tradizionale, su questo tema non c’è un vincolo di governo

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di A. Cazzullo a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

Pier Ferdinando Casini, in Irlanda il 60% dice sì alle nozze gay. E in Italia?
“Il pensiero unico sta diventando quello politically correct: l’Irlanda ha votato per le nozze gay; l’Irlanda è un paese cattolico che finalmente ha ascoltato la società civile; dobbiamo fare tutti mea culpa per il ritardo nella comprensione dell’evoluzione sociale, e chiedere scusa; chi difende un’idea tradizionale della famiglia è una specie di paria. A tutto questo io mi ribello”.

L’Italia è l’unico Paese dell’Occidente a non avere una legge sulle unioni civili.
“Facciamola, la legge. Ma unioni civili e matrimonio devono rimanere su un terreno diverso: il matrimonio è legato alla generazione e all’educazione dei figli. Io ho rispetto per l’affettività di tutti. Ho molti amici gay, l’ultima cosa che potrei pensare è imporre una morale agli altri. Ma chiedo rispetto anche per chi la pensa diversamente”.
Possibile che voi cattolici in politica non vi siate accorti del grande cambiamento impresso da Papa Francesco?
“Intanto la grande rivoluzione della Chiesa l’ha fatta Benedetto, con il gesto più rivoluzionario rispetto alla tradizione: dimettersi da Papa non era concepibile per la mente di nessuno di noi. Nel governo della Chiesa era necessario che il suo successore imponesse uno stile nuovo; e abbiamo papa Francesco, diventato giustamente un’icona anche dei non credenti. Sul Papa vedo però oggi una visione un po’ caricaturale. Certi interpreti del pensiero di Francesco lo apprezzano nella misura in cui lo raffigurano come qualcosa in contrasto con la Chiesa. Ma questo è profondamente sbagliato. Tutti i grandi discorsi del Papa sulla famiglia sono occultati: non se ne trova quasi traccia nei media. Il polically correct richiede che si interpreti il Papa per quello che noi vogliamo che dica”. [Continua a leggere]

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Un uomo, due ministri e la storia (felice) di speranza

postato il 2 novembre 2012

“Riceviamo e pubblichiamo” di Elisabetta Pontrelli

Il  31 ottobre 2012  già fa  parte delle  date  storiche nel mondo della Grave Disabilità. La giornata infatti ha  visto concretizzarsi ciò che  in passato molti altri signori con responsabilità varie avrebbero potuto fare, ma che purtoppo non è mai accaduto. Finalmente  il Ministro Fornero (Lavoro e Pari Opportunità) insieme al Ministro Balduzzi( Sanità) hanno fatto visita a Salvatore Usala, a casa sua, a Cagliari, da dove Tore, malato di sla totalmente paralizzato, insieme a tanti altri malati della Sardegna e di tutta Italia,  combatte da anni per ottenere quello che non dovrebbe essere  chiesto come fosse  una regalia, visto che si tratta di  un sacrosanto diritto, il Diritto Naturale di poter  mantenere la stessa dignità umana nella  tremenda situazione fisica, di non autosufficienza, alla quale la sclerosi laterale amiotrofica conduce. Ed il gesto nobile dei due  Ministri non è certamente stato quello di andare a far visita per sembrare altro…..per dare una pacca sulla spalla condita con i soliti nauseanti “vedremo, faremo, ce la metteremo tutta….” , bensì è stato realmente un incontro  chiarificatore sul  perché ci siano stati intoppi  “tecnici” fino ad ora nell’ elargire i 350/400.000  euro destinati alla Grave Disabilità e su quello che si potrà fare entro 20 giorni, dati alla mano. Si sono impegnati a chiederlo tempestivamente a Monti, visto che i malati non possono permettersi il lusso di aspettare, poiché le malattie gravi, in quanto tali, non hanno certamente i tempi politici ai quali, ahinoi, ci siamo tristemente abituati (fino all’ anno scorso, aggiungerei  per onestà intellettuale….). Insieme ai Ministri della Repubblica c’erano a rendere onore a Salvatore Usala anche il Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, e l’ Assessore alla Sanità, Simona de Francisci, che si sono altresì impegnati a rendere più snelli i passaggi Governo-Regione e  che hanno pure  ricevuto, ad onor del vero,  i giusti elogi da parte dei due Ministri per il grande, prezioso lavoro già svolto   in Sardegna per i malati non autosufficienti,  soprattutto per  ciò che concerne l’ Assistenza Indiretta ed il Rientro a casa, due temi cari a Salvatore, che, generosamente e giustamente, ciò che funziona nella sua regione, vorrebbe fosse esteso presto anche alle altre! Salvatore Usala è rimasto soddisfatto dell’ incontro e, nonostante abbia avvisato la Fornero di essere un combattente dal grande coraggio, pronto a riprendere  lo sciopero della fame insieme ai 62 disabili gravi in tutta Italia, ha anche  affettuosamente dichiarato che non ha motivi questa volta per non fidarsi della PAROLA DATA da parte di Elsa e Renato, facendoci ricordare con  molta semplicità che le cose grandi si fanno quando ci si ricorda che dietro il ruolo che la vita ci ha assegnato c’ è sempre lui, L’ UOMO, e che se le cose le vogliamo fare in grande è proprio questo che non bisogna dimenticare mai. Sono ormai venti anni, per quanto mi riguarda, che assisto ad un  triste, mediocre teatro delle contrapposizioni, dei derby da stadio, delle urla dei superuomini: ma il teatro che amiamo è quello di Eduardo de Filippo che, consapevole degli orrori della guerra, dell’ uomo contro l’uomo, ci ricorda che “à da passà à nuttata”….. e la nottata di questo 31 ottobre appena trascorsa, celebrata in Sardegna come la notte de IS ANIMMEDDAS  da secoli prima dell’anglosassone Halloween,  sapeva di una magica regia dei tanti amici che ci  hanno già lasciato a causa della SLA, perché non sono riusciti ad essere forti e coraggiosi come gli SlaLeoni (è questo il soprannome di Tore ed altri amici cuor di leone!), ma che ci hanno lasciato però il dovere morale di migliorare il mondo. Ed il mondo si migliora solo se si ama profondamente la vita, passando necessariamente per il nostro prossimo però, altrimenti è sterile narcisismo, affermazione e adorazione patologica del proprio sé… Ma  il sé vero è altro, spesso seppellito dalle maschere sociali che ci soffocano ed impediscono la nostra Evoluzione Interiore. Il sé meraviglioso, poiché pura essenza umana, è quello che ha condotto Elsa e Renato Uomini, ancor prima che Ministri, nel nido di Salvatore Usala, la sua casa, la sua famiglia… Quanto accaduto, proprio perché non abituati a tanto,  sa quasi  di fiaba ed  invece è  già storia! Sicuramente i nostri due Ministri, il Presidente della Regione Sardegna e l’ Assessore alla Sanità  sanno convintamente quanto l’alterità sia una profonda ricchezza dalla quale attingere, non della quale aver paura; sanno quanto sia importante trasmetterla, soprattutto alle nuove generazioni. E chissà, forse  non sarà  nemmeno un caso che proprio il 31 ottobre  tante Istituzioni, tutte insieme, abbiano reso onore  a Salvatore; visto infatti che l’ aspetto spirituale della  festa delle Anime  era proprio quello di onorare i nonni  attraverso la memoria, cioè il racconto delle loro  gesta ai bambini, magari intorno ad un bel fuoco,  introducendo così  una profonda riflessione sul senso della Vita e della Morte, di introspezione che  portava ad analizzare il passato, per apprendere ciò che  non andava  bene , e guardare  il futuro con ottimismo, allora c’ è da sperare che questo incontro sia veramente di buon auspicio per sempre nella storia  del legame fra Politica e mondo della Disabilità e della Malattia in generale. Salvatore Usala  è stato quel Puro, proprio come i bambini,  che ha fatto da spartiacque tra il buio del passato e la luce del futuro. Ora sta a noi, con le nostre scelte, non deludere queste grandi aspettative, che non appartengono solo a lui, ma a tutte le persone di buona volontà.

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Chi è senza peccato scagli la prima Roccella

postato il 2 agosto 2012

di Adriano Frinchi

“Mentre l’Udc di Casini decide di tenere i valori non negoziabili ai margini della politica e fuori da ogni accordo di alleanza, la sinistra mette quelle stesse questioni al centro del proprio programma di governo”.

Così ieri Eugenia Roccella, parlamentare del Pdl, si è scagliata contro l’Unione di Centro.

E’ comprensibile, considerato che i sondaggi  danno il Pdl in caduta libera, che l’onorevole Roccella sia piuttosto preoccupata di perdere il proprio seggio e debba in qualche modo “farsi valere”, fa però sorridere questo veemente attacco.

Fa sorridere, non solo perché palesemente in cattiva fede, tutti infatti conoscono le posizioni dell’Udc e di Casini, posizioni prese anche a costo di roventi polemiche, ma perché non c’è traccia nei giornali e nelle agenzie di stampa di critiche analoghe rispetto a qualche problemuccio riguardante la moralità e la legalità dei comportamenti di compagni e compagne di partito dell’onorevole Roccella.

Verrebbe allora da chiedere alla parlamentare pidiellina se esistono valori non negoziabili, e valori magari un poco negoziabili, e in quale di queste due categorie rientrano moralità e legalità.

Considerato che non ho reperito dichiarazioni critiche dell’on. Roccella sui festini di Arcore e sulla candidatura di Nicole Minetti, credo sarò indulgente: chi è senza peccato scagli la prima Roccella.

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Maria Eletta Martini: la ‘madre’ del volontariato

postato il 30 dicembre 2011

“Riceviamo e pubblichiamo” di Jakob Panzeri

“Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio”. Alessandro Manzoni

“La Repubblica italiana riconosce il valore sociale e la funzione dell’attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ne promuove lo sviluppo salvaguardandone l’autonomia e ne favorisce l’apporto originale per il conseguimento delle finalità di carattere sociale, civile e culturale “. (Legge 66/1991)

Maria Eletta era solita ricordare alle persone più care gli episodi della sua giovinezza, il suo impegno di staffetta partigiana,  l’occupazione in tempo di guerra della casa-madre del quartiere San Marco,  i suoi alunni, le lunghe discussioni davanti a una tazza di caffè con Aldo Moro. Allora era una giovane docente delle scuole medie che con il suo impegno nelle associazioni cattoliche iniziava a donare all’Italia la sua grande fede e la sua passione civile e politica che la rendono oggi uno dei pilastri del cattolicesimo democratico. L’attività politica di Maria Eletta inizia nel 1951 nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana arrivando a ricopre la carica di consigliere comunale di Lucca, il paese natale in cui il padre era stato il primo sindaco eletto dopo la Liberazione. Nel 1963 viene eletta per la prima volta in parlamento ed è l’inizio di un grande percorso cattolico e democratico: tra i suoi impegni legislativi, s’annoverano quelli di promotore e relatore unico del nuovo Diritto di Famiglia; è stata relatrice delle leggi sull’aborto e sul divorzio impegnandosi per la presenza dei consultori familiari e dell’obiezione di coscienza; da presidente della Commissione Sanità ha portato a conclusione la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Non è mancato il suo impegno a favore delle adozioni, di leggi a favore di cooperazioni con paesi in via di sviluppo e delle normative Stato-Chiesa. E’ lei l’autrice nel 1991 della legge 266 che riconosce il valore sociale, morale e gratuito del volontariato. Dopo Tangentopoli, in cui Maria Eletta si era fatta portatrice di una linea dura e moralizzatrice all’interno del partito, aveva cercato di testimoniare i valori del cristianesimo democratico prima partecipando alla fondazione del Partito Popolare Italiano poi con la Margherita; nominata Gran Cavaliere di Gran Croce dal 1996 al 2002 fu membro del comitato Nazionale di Bioetica.

La “madre del volontariato italiano” si è spenta alle 7 di mattina del 29 dicembre con la delicatezza che l’ha caratterizzata in vita. Ma a portarne avanti il  ricordo e  l’ azione sarà il suo dono più grande, il Centro Nazionale per il Volontariato, anzi, le migliaia di persone, gli organismi di volontariato, le strutture di servizio e gli enti che vi aderiscono che quest’anno hanno festeggiato i 25 anni con un unico intento: quella di valorizzare e accrescere ancora di più quella grande rete generosa e disponibile di solidarietà che è il volontariato, una delle vere principali ricchezze del nostro paese.

Oggi si stima che il 10% degli italiani si dedica al volontariato, è la fine dell’anno, è tempo di resoconti e di cambiamenti. Aggiungi la tua goccia a questo oceano di bene.

PER APPROFONDIRE

Centro Nazionale per le Ricerche e per il Volontariato

La legge quadro 266 del 1991

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Nigeria: Il sangue dei martiri linfa per una possibile convivenza

postato il 29 dicembre 2011

“Riceviamo e pubblichiamo” di Jakob Panzeri

Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede. Nel 2011 si stimano 105.000 vittime della persecuzione contro i cristiani. Tra il 2000 e il 2010 le vittime sono state 160 mila all’anno. La libertà religiosa, come respiro profondo e autentico dell’uomo per aprirsi all’Infinito, e che comprende anche la libertà di essere a-religiosi, deve essere tutelato come uno dei diritti più fondamentali- Dati dell’Osservatorio contro il razzismo e la xenofobia dell’Osce, organizzazione europea per la sicurezza e per la collaborazione.

“Alcuni  giovani hanno creato dei posti di controllo alle due entrate della strada che conduce alla chiesa di Santa Teresa. L’auto dell’attentatore ha rifiutato di fermarsi. I ragazzi l’hanno seguita fino di fronte alla facciata della chiesa, riuscendo a bloccarla. Mentre stavano discutendo con il guidatore, questi ha fatto esplodere la bomba. Si è quindi trattato di un attentato suicida. Tra le vittime vi  è uno dei nostri giovani della sorveglianza, e almeno 3 membri delle forze dell’ordine, tra cui un musulmano”. A parlare è l’arcivescovo di Abuja mons. Onaiyekan che a Santo Stefano ha incontrato  il  Ministro dell’Interno, per lanciare un forte appello tramite la stampa locale ai musulmani della Nigeria per fare qualcosa. L’obiettivo è sconfiggere le divisioni  alimentate da gruppi estremisti  come la Boko Haram che desiderano imporre la Sharia nel Paese: la convivenza pacifica è possibile :” ”Non e’ il tempo di dire se siamo musulmani o cristiani, dobbiamo affrontare il problema insieme come nigeriani che vivono tutti sotto la minaccia di questa gente. Fra i morti vi erano pure musulmani. Voi siete i veri musulmani, non loro ” La chiesa di Santa Teresa è solo uno dei luoghi di culto preso di mira il giorno di Natale che ha causato circa un centinaio di morti in tutto il paese. Purtroppo non è stato l’unico Natale di sangue, da circa un decennio ci sono contrasti tra cristiani e musulmani, il più grave nella primavera dell’anno scorso in cui la tribù nomade dei fulani nella regione dello Jos uccisero circa 500 persone in tre villaggi cristiani ai piedi delle montagne.

Ad aggravare la frattura fra cristiani e musulmani c’è anche la situazione politica. Proprio in questi giorni la Corte Suprema nigeriana ha confermato la vittoria alle presidenziali di aprile di Goodluck Jonathan, cristiano del Sud, respingendo il ricorso del principale partito moderato musulmano che aveva denunciato brogli. E ora anche associazioni cristiani come l’Alleanza Pentecostale non escludono l’uso delle armi per difendere le proprie comunità e fa scricchiolare ancor più la precaria terza repubblica nigeriana che si sta ancora riprendendo dalla tragedia del Biafra, la guerra civile in cui fu massacrata l’etnia Igbo che chiedeva l’indipendenza, un paese che  ha speso la maggior parte dei proventi del petrolio del Delta del Niger per la ricostruzione. Un paese avviato alla repubblica da  Obasanjo nel 1999 che affogava nella stagnazione economica e nel deterioramento delle istituzioni dopo 16 anni di regime militare. Ma la convivenza è possibile, devono rimanerci nelle orecchie e nel cuore le parole dell’arcivescovo che invita a superare l’odio e la violenza. Perché cristiani e musulmani possono vivere insieme e costruire con ugual contributo la nuova Nigeria.

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