Tutti i post della categoria: Spunti di riflessione

Bologna: è arrivata l’ora di un sindaco donna

postato il 27 Marzo 2021

Il Pd punti sulla Gualmini: è il nome giusto

La mia intervista a Il Resto del Carlino a cura di Rosalba Carbutti

Le Comunali rischiano di diventare un cubo di Rubik. Con la questione femminile che potrebbe scombinare, di nuovo, le complicate carte del Pd. Dalle donne capigruppo lanciate da Enrico Letta, neo segretario dem, alla mossa del cavallo dei renziani che lanciano in città il nome della sindaca di San Lazzaro di Iv, Isabella Conti. Oppure, fanno sapere, di gradire Elisabetta Gualmini, eurodeputata dem. Idea, quest’ultima, che il senatore centrista Pier Ferdinando Casini, finalmente negativo ai controlli Covid, aveva già lanciato in tempi ‘non sospetti’ nell’autunno scorso.
E che oggi rilancia, pungolando i dem per valutare anche altri nomi: la preside del Malpighi Elena Ugolini e l’imprenditrice Valentina Marchesini. Senatore, lei aveva deciso di smarcarsi dal dibattito delle Comunali, ma torna in auge l’idea di un nome femminile nel centrosinistra…
«Torno a parlarne proprio perché il tema delle donne candidate lo avevo sollevato per primo. Ed è necessario che venga declinato senza strumentalizzazioni. Non ho mai creduto che in virtù della questione di genere una donna debba essere preferita a un uomo per una sorta di corsia preferenziale. Ci sono donne valide e altre, invece, che sulla questione femminile hanno costruito i propri successi, pur non avendo grandi qualità politiche. Ma non è questo il caso di Bologna: qui di donne che potrebbero fare il sindaco ce ne sono, eccome».

La dem Elisabetta Gualmini – gradita anche ai renziani – potrebbe tornare in campo?
«Già mesi fa dissi che una convergenza tra progressisti e moderati si sarebbe potuta trovare facilmente in città su una personalità come la Gualmini. Ha una dimensione internazionale ed è radicata nel mondo universitario. Penso che potrebbe essere una scelta vincente, perché in grado di catalizzare molti voti anche in un mondo tradizionalmente esterno al Pd. Ma attenzione: faccio questo ragionamento non per una questione di genere, ma per ragioni politiche. Poi, l’idea della Gualmini prima donna sindaco di Bologna non guasterebbe…».
La Gualmini, però, si è già sfilata due volte…
«Beh, se qualcuno invece di chiamarla la scoraggia è ovvio che una donna con un incarico importante rinunci ad impegnarsi. Ho abbastanza esperienza in politica, non sono Alice nel Paese delle Meraviglie: la Gualmini non cerca un posto di lavoro e, quindi, per mettersi in gioco devono essere gli altri a cercarla. E al Pd ricordo: Elisabetta non viene dalla luna, ma è stata eletta nelle liste dem».
Matteo Lepore e Alberto Aitini dovrebbero fare un passo indietro, quindi?
«Non credo che persone intelligenti come loro vogliano far prevalere la loro questione personale sul futuro della città».
Pensa che il Pd bolognese sarebbe disponibile a cambiare schema?
«Di certo, le ultime mosse del partito credo abbiano lasciato perplessa la città: sono tornati i soliti giochi di corrente, col solito muro contro muro. Credo che oggi si debba puntare su un sindaco autonomo che non abbia per forza il placet dei soliti poteri…».
La Gualmini è il nome giusto?
«Il Pd dovrebbe rendersi conto che il mondo è cambiato e che seguire i consueti riti tradizionali può portare a perdere le elezioni. Scegliere l’eurodeputata andrebbe incontro alle esigenze di un Pd che rilancia la questione femminile…».
Altre donne potrebbero giocarsela?
«Non sta a me avanzare nomi, donne brave a Bologna ce ne sono tante, penso anche al rettorato dove ci sono candidate che stimo moltissimo. Ma Elena Ugolini, preside del liceo Malpighi, potrebbe essere una figura validissima. È una delle maggiori esperte di scuola, è indipendente e fuori dai partiti. Poi c’è Valentina Marchesini dell’omonimo Gruppo del packaging, che dimostra come anche nelle famiglie che hanno fatto la storia industriale, le donne rappresentano il futuro aziendale».
I renziani avanzano una candidatura targata Iv in città. Fattibile?
«Sono amico di Renzi, ma è piuttosto difficile che il Pd a Bologna possa pensare a una candidatura di Italia Viva a sindaco. Rimarrei nell’ambito delle cose possibili».
Sull’altro fronte, si sta muovendo Bologna Civica sempre più vicina alla Lega. Deluso?
«Con Giancarlo Tonelli e Gian Luca Galletti ci lega l’amicizia e l’affetto di una vita. Tonelli da anni è impegnato professionalmente in una associazione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Gian Luca da tre anni è tornato all’impegno professionale. Oggi le scelte che vorranno fare sono loro e soltanto loro. Le rispetterò, ma in nessun modo mi coinvolgono».
Se dovesse dare un consiglio al Pd che cosa gli direbbe?
«Di scegliere una donna. Anche perché potrebbe contribuire a ristabilire un dialogo con Bologna Civica».

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Sono raccomandato da Papa Wojtyla

postato il 21 Marzo 2021

La mia intervista su Libero a cura di Alessia Ardesi

È sopravvissuto a cinquant’anni di politica, e ora pure al Covid. Ha iniziato sui banchi di scuola, come rappresentante degli studenti moderati al liceo classico di Bologna («Eravamo quattro contro quattrocento»). Fanfani gli ha affidato i giovani della Dc. È entrato in Parlamento nel 1983, a 27 anni; è ancora lì. Quattro figli da due matrimoni, Maria Carolina, Benedetta, Caterina e Francesco. Ora è single.

Senatore Pier Ferdinando Casini, come sta?

«Sto bene, benissimo. Mi sono completamente ripreso dal virus, sono tornato anche a fare i miei dieci chilometri di passeggiata quotidiana a Villa Borghese per tenermi in forma. Certo, evito i contatti in attesa di recuperare la negatività».

Ma si può uscire?

«Dopo ventun giorni dalla comparsa dei sintomi, sì».

In che modo l’ha preso?

«Credo dai miei figli, che presumo si siano contagiati a scuola. Loro non lo sapevano: hanno avuto solo per un paio di giorni i sintomi tipici dell’influenza».

Lei non è più un ragazzo.

«Infatti è stato più complesso. Ho avuto febbre, tosse forte, un grande senso di spossatezza. E proprio la tosse il segnale che deve allarmare. Per questo sono stato portato in ospedale».

Ha temuto di morire?

«No, mai. Non ero nelle condizioni fisiche per aver paura di non farcela. E poi mi sono sempre sentito sotto controllo, monitorato. Il Covid oggi non è più una malattia misteriosa. I medici sanno come affrontarlo».

Che tipo di cure le hanno fatto?

«Non appena mi hanno ricoverato mi hanno sottoposto a una tac, e si è visto che avevo la polmonite. L’eparina, unita all’antivirale, ha evitato che la crisi ai polmoni si acutizzasse».

È un democristiano di lungo corso. Ma crede davvero?

«Sono un credente, e sono un peccatore, come immagino la maggior parte degli uomini e delle donne».

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CARO LETTA, SOLO UN CONSIGLIO: PIÙ EUROPEISMO, MENO RISENTIMENTI

postato il 16 Marzo 2021

L’intervista a cura di Umberto de Giovannangeli pubblicata su Il Riformista 

PIERFERDINANDO CASINI

Se mi sento di dare un consiglio a Enrico Letta? Metta da parte ogni risentimento, e lo faccia davvero”.
A dirlo è un politico di lungo corso: Pier Ferdinando Casini, già presidente della Camera dei deputati e della Commissione esteri del Senato. Con 37 anni consecutivi da deputato e senatore, è il politico con alle spalle la più lunga esperienza tra quelli presenti nei due rami del Parlamento. E in 37 anni ne ha viste tante.

Con una elezione plebiscitaria, Enrico Letta è il nuovo segretario del Partito democratico. Presidente Casini che valutazione politica dà di questa scelta?
È una scelta, dal punto di vista del Pd, pienamente comprensibile. Perché Letta era l’unica personalità di prestigio che potesse essere spesa in un momento così delicato per il partito. Diciamocela tutta: se penso ai maggiorenti del Pd, Letta ha tolto le castagne dal fuoco a molti di loro. Perché certamente ha rimesso al centro del villaggio, come si suol dire, il tema dell’esistenza del Pd e il suo rapporto col Governo. E questo non è poco.
Vorrei restare proprio sul rapporto tra i dem e il governo Draghi. Su questo sulle pagine de II Riformista si è aperto un dibattito molto interessante e acceso. C’è chi sostiene che una parte del gruppo dirigente del Pd abbia vissuto la nascita del governo Draghi, per dirla con le parole di Paolo Mieli, come una sorta di colpo di Stato parlamentare.
In politica le parole sono importanti ma i fatti ancora di più. Quando il Partito democratico, almeno in due o tre circostanze, con i suoi principali esponenti, ha detto e ripetuto o Conte o elezioni, e mai con la Lega, poi era difficile far passare nell’opinione pubblica l’idea che il governo Draghi fosse un fiore all’occhiello del Pd. Oggi, con Letta, per via dei suoi rapporti tradizionali con Draghi e della sua personalità, il rapporto tra il Partito democratico e il governo Draghi viene facilitato. E lui certamente ha la credibilità per poter dire: questa per noi è la scelta migliore.
Sullo spessore del nuovo segretario dem il giudizio è pressoché unanime. Altra cosa però è l’uria nullismo. Insomma, 860 sì su 866 partecipanti al voto nell’assemblea nazionale. Non è l’avvisaglia di un unanimismo di facciata?
È ovvio che in un momento in cui nasce una leadership nuova, soprattutto quando la scelta è scontata nessuno vuole tirarsi fuori. Ma qui il discorso è un po’ diverso.. Il problema è la politica del Pd. Perché per i primi giorni, per i giornali, per la cronaca, per i salotti mediatici, per l’opinione pubblica, il problema può essere il segretario. Ma quando i riflettori si spengono e il segretario è insediato stabilmente, sul campo rimane il problema della politica. E delle scelte concrete. In fondo anche Salvini, che è un leader carismatico, alla fine si è dovuto piegare alle ragioni della politica con il governo Draghi. Il Pd, alle prossime amministrative dovrà, ad esempio, decidere se corteggiare le Sardine e i movimenti collaterali ai centri sociali, o se essere un partito riformista a tutto tondo che davanti a scelte importanti non fa sconti a nessuno. Dunque il tema è quello delle scelte che solitamente sono dolorose.
Una tra tutte?
In questi mesi l’Italia è andata avanti con i sussidi. Che sono stati anche assolutamente inevitabili, perché si trattava di costruire degli ammortizzatori sociali per le fasce più deboli. Però sappiamo tutti che questi provvedimenti hanno un inizio e una fine. Dopo un certo momento, si sconfina dell’assistenzialismo puro che non serve e che soprattutto non rilancia una economia in crisi di competitività come quella italiana. Oltretutto, stiamo scaricando sui nostri figli un debito ingente che ipoteca e pregiudica il futuro delle giovani generazioni. Questo sarà un passaggio fonda mentale per il Governo, per la coalizione e per il Pd.
Ma qual è il terreno su cui il Pd può giocare più facilmente?
La caratteristica su cui il Pd può vantare un titolo di riconoscibilità è il tema dell’Europa. Questo è il miglior biglietto da visita del Partito democratico. Dobbiamo riscoprire l’idea di un “sovranismo europeo” che sostituisca l’idea, in questi mesi molto in voga, della rivincita delle nazionalità. In un mondo così complesso, con le questioni geopolitiche aperte nel Mediterraneo e nel Nord Europa, o l’Europa riesce a parlare con una voce sola o è destinata alla più completa irrilevanza. In questo senso anche i 5Stelle sono chiamati a scelte decisive per il loro futuro.
In che senso?
O i 5Stelle ammainano le loro bandiere e fanno i conti con la realtà, oppure per il Pd diventa arduo continuare a seguirli senza assumere una posizione più assertiva. In poche parole: il Pd oggi non ha più l’obbligo della mediazione che determina un logoramento continuo ed anzi è chiamato a favore con posizioni nette la possibile evoluzione del Movimento 5 Stelle.
Letta ha rilanciato l’europeismo come carattere identitario del Pd. Ma questo come può e deve interagire con una nuova partnership euroatlantica con gli Stati Uniti di Joe Biden?
Da questo punto di vista le cose sono destinate a migliorare per noi e per l’Europa. Con Biden è possibile recuperare una visione atlantica comune, basata sul multilateralismo che in questi anni è stato profondamente messo in crisi da Trump. Tornano di attualità le coordinate tradizionali della politica estera italiana: europeismo, scelta atlantica, multilateralismo. Ricette fondamentali per affrontare un mondo sempre più complesso e le sfide aperte che in particolare provengono dalla Cina. Abbiamo constatato negli ultimi anni quanto sia necessaria la presenza americana.
Lo vediamo nel Mediterraneo dove la presenza turca e russa, con modalità non sempre ortodosse, è possibile solo grazie all’assenza degli Stati Uniti.
Presidente Casini, alla luce della sua lunga esperienza politica e parlamentare, che consiglio personale si sente di dare al neo segretario Pd?
Io non voglio dar consigli a Letta perché da cinquant’anni in su consigli li dà la vita e non li danno gli altri. Ho visto che ha riposto nel bagagliaio i risentimenti. E questo è molto importante per lui. Bisogna che lo faccia sul serio e non per finta.

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Anche mio figlio positivo, siamo un team Covid

postato il 21 Febbraio 2021

L’interista al Corriere della Sera

Pierferdinando Casini è ritornato a casa ieri dopo nove giorni di ricovero per Covid all’ospedale Spallanzani. L’ex presidente della Camera è ancora positivo ma si dice «risollevato» mentre rimette piede nella sua abitazione.

Presidente Casini, innanzitutto come sta?
«Sono molto stanco. Ho appena fatto una doccia, ho disfatto la valigia. L’isolamento domiciliare è comunque meglio. Mi faccia dire una cosa».

Prego.
«Desidero ringraziare chi si è preso cura di me, i fantastici operatori sanitari e anche i tanti che si sono preoccupati e mi hanno mandato messaggi di affetto».

Ha ricevuto tante telefonate?
«Sì, ma ho cercato di ridurle al minimo per non affaticarmi. Nel frattempo anche mio figlio è diventato positivo. Ormai in famiglia siamo un team Covid. Dopodiché se le cose vanno bene bisogna solo ringraziare il Signore».

Come ha trascorso i giorni?
«Leggevo, guardavo la televisione. Ho seguito tutto il dibattito parlamentare, anche l’ultimo degli interventi. Devo ammettere di non essere stato così attento. E poi dovreste saperlo, sono un fanatico del calcio. Dalle sette di sera in poi solo partite. Ormai ad ogni ora c’è un match. Che meraviglia!».

A proposito del voto di fiducia. Qual è il suo giudizio sull’intervento di Draghi in Parlamento?
«È stato ineccepibile ed essenziale. Mi sembra che si sia innamorato della sua essenzialità. È un fuoriclasse. Il grande rammarico resta di non essere stato presente».

Un’ultima domanda: ha sentito sua madre?
«Certo, è la prima cosa che ho fatto. È straordinaria. Ieri ha fatto il vaccino e mi ha subito detto: “Ora che siamo entrambi immuni possiamo andare in Argentina a trovare tua figlia…”».

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«Il gruppo con gli ex M5S? Non esiste. Con Draghi accolto l’appello del Colle»

postato il 21 Febbraio 2021

L’intervista pubblicata su Il Messaggero

«Tutto sommato, a parte il comprensibile psicodramma complessivo dei cinquestelle, questa è stata una settimana in cui la politica ha dato una bella immagine di sé». Per la prima volta dopo tanti anni, Pier Ferdinando Casini non ha vissuto da protagonista la nascita di un nuovo governo. Negli ultimi 8 giorni infatti, Casini è rimasto ricoverato allo Spallanzani dopo aver contratto la Covid-19. Ora che è tornato a casa e fortunatamente sta bene, «sono solo un po’ affaticato» ammette, non si sottrae ad una prima impressione su Draghi e soprattutto smentisce i retroscena circolati nei giorni scorsi che hanno fatto notare come il suo appoggio sarebbe praticamente l’unica strada che consentirebbe ai 5stelle espulsi dai gruppi parlamentari di formarne uno nuovo. «È una questione che non esiste» dice però, liquidando la pratica.

Onorevole Casini, come sta innanzitutto?
«Dopo 8 giorni sono uscito, sono contento. Quando si entra in questo tunnel, la cosa migliore è uscirne presto. Mi sento ancora un po’ stanco, ma pare normale per questo tipo di decorso».
Il Coronavirus non le ha permesso di essere in Aula per votare la fiducia al governo Draghi, peraltro la presidente del Senato Casellati le ha anche augurato una pronta guarigione prima del voto.
Ma ha sentito qualcuno del nuovo esecutivo?
«Certo, ho sentito molti ministri. Mi hanno telefonato per farmi gli auguri, alcuni sono amici come Franceschini, con altri ho condiviso il lavoro parlamentare. Con Brunetta ad esempio abbiamo fatto assieme la commissione di inchiesta sulle banche».
A differenza di altre volte ha visto dall’esterno la nascita del nuovo governo. Che settimana è stata?
«Tutto sommato a parte il comprensibile psicodramma complessivo dei cinquestelle è stata una settimana in cui la politica ha dato una bella immagine di sé. Anche il dibattito parlamentare tra tutti i partiti, compresi coloro che hanno votato contro come Fratelli d’Italia, è stato sempre costruttivo. Mi pare che l’appello del Capo dello Stato abbia funzionato. Ora si vedranno i fatti, ma se il buongiorno si vede dal mattino, direi che abbiamo iniziato bene».
E il premier Draghi? Come l’ha visto?
«Draghi l’ho visto Draghi. È un uomo essenziale che non ha delle ritualità particolari, che riduce al minimo la comunicazione. E già questo è un indizio importante, anche non comunicare è una scelta. Non l’ho visto impacciato. Uno che è stato presidente della Bce o che ha guidato Bankitalia non è che si impressiona per presentarsi in Parlamento. Credo abbia detto una piccola bugia quando ha detto di essere emozionato, probabilmente ha voluto fare una concessione di cortesia alla platea. L’ho visto come un uomo solido che sa il fatto suo».
Onorevole c’è chi ha ipotizzato un suo sostegno ai ribelli 5s per consentirgli di formare un nuovo gruppo parlamentare.
«È una questione che non esiste, puramente regolamentare. Sono distante anni luce dal tema né intendo avvicinarmene. Rispetto il loro travaglio, ma non è un mio problema».
Perché? 
«Questi ribelli 5s sono gli stessi che volevano mettere sotto accusa Draghi quando io ero alla Commissione banche. Che ora siano a disagio a votarlo li capisco, ma non mi riguarda. Tra i cinquestelle hanno fatto bene Grillo e Di Maio, che hanno dato una prova di realismo brutale. Il M5s non può riprendere la strada del partito rivoluzionario come se nulla fosse successo negli ultimi 5 anni. Hanno governato con Salvini, il PD e appoggiano Draghi. Lei capisce che i propositi rivoluzionari con questa esperienza sono un pochino ridicoli».

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Ciampi: «Il nostro grazie a Franca»

postato il 18 Dicembre 2020

La mia lettera al Corriere della Sera

C’è una nonna che domani compie 100 anni. È una Donna speciale perché per 7 anni è stata la prima della Repubblica accanto a un grande Presidente come Carlo Azeglio Ciampi che ci ha, più di ogni altro, fatto sentire il senso di appartenenza alla comunità nazionale coltivando quel sentimento di patriottismo costituzionale che a pieno titolo gli è appartenuto.

Questa nonna, Franca, che vorrei semplicemente omaggiare oggi come la nonna di tutti gli italiani, merita un nostro grazie.

L’ho conosciuta bene nei 5 anni in cui ho avuto il privilegio di collaborare da presidente della Camera con l’allora presidente della Repubblica. L’ho conosciuta nei suoi tratti umani, nella sua innata simpatia tipicamente bolognese e anche nelle sue spontanee esternazioni, incurante dei rigidi vincoli del protocollo.

Ma ciò che non potrò mai dimenticare è il portato di umanità e di senso materno con cui in una terribile nottata del novembre 2003 l’ho vista partecipe di un dolore indicibile per le 19 famiglie dei nostri caduti di Nassiriya.

Tanti italiani ricorderanno la sfilata silenziosa, sotto una pioggia fitta e insistente, di quei feretri coperti dal tricolore dall’aeroporto di Ciampino al Vittoriano.

Ma ben pochi possono essere testimoni come me della capacità di questa Donna di trovare le parole giuste per far sentire alle famiglie dei nostri eroi che lo Stato non era qualcosa di diverso da loro ma con essi si identificava, con essi soffriva l’amaro destino.

Oggi dico grazie a Franca Pilla, vedova Ciampi, e tramite lei credo che tutti noi dovremmo rivolgere un grato ringraziamento alle migliaia di nonni che in questi mesi stanno soffrendo il distacco anche fisico dalle loro famiglie, sperimentando la crudeltà di una solitudine in un momento particolare della loro vita.

Noi, senza di loro, non saremmo nulla. Se siamo ciò che siamo è perché abbiamo avuto la fortuna di essere i loro figli, i loro nipoti, di ereditare da loro i valori profondi e le radici immutabili che sono al centro della nostra comunità nazionale e, ancora prima, delle nostre vite.

A tutti i nonni italiani noi diciamo solo e semplicemente ciò che dico dalle colonne del Corriere a Donna Franca: grazie, vi vogliamo bene!

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Qatar: Riforma elezione Shura importante passo verso partecipazione

postato il 4 Novembre 2020

La data delle prime elezioni del Parlamento del Qatar, il Consiglio consultivo della Shura, ad ottobre 2021 e’ stata annunciata dall’Emiro dello Stato del Qatar, Sceicco Tamim bin Hamad Al-Thani, durante il discorso inaugurale di apertura della 49ma sessione ordinaria annuale del Consiglio consultivo della Shura il 3 novembre. Il Consiglio della Shura e’ costituito da 45 membri, ad oggi tutti nominati dal Capo di Stato. Il prossimo anno è prevista l’elezione parziale di due terzi dell’assemblea, 30 membri.

 

Si tratta di un importante sviluppo e di un passo in avanti nella direzione di una maggior rappresentatività del Consiglio e della necessaria partecipazione dei cittadini nel processo legislativo, come previsto dalla Costituzione.
L’annuncio riflette l’impegno di riforma del procedimento legislativo che avevo avuto modo di apprezzare in occasione della mia visita in Qatar ad aprile 2019 per i dei lavori della 140ma Assemblea dell’Unione Interparlamentare ospitata a Doha, durante la quale si è discusso del ruolo dei Parlamenti quali strumenti del rafforzamento dell’educazione per la pace, la sicurezza e lo Stato di diritto.

 

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Ue: io credo al sovranismo europeo

postato il 17 Giugno 2020

Il mio intervento nella discussione sull’informativa del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della videoconferenza dei membri del Consiglio europeo prevista per il 19 giugno 2020.

Voto Parlamento sacrosanto ma al termine del negoziato. E’ frutto di gabbie ideologiche inaccettabili vincolarci a non accettare i fondi del Mes. E’ inevitabile che l’Italia lo faccia, sono fondi che serviranno all’ammodernamento del sistema sanitario

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, lei ha enucleato questa mattina, davanti al Parlamento, alla Camera e poi al Senato, un quadro descrittivo di un processo negoziale che è ancora in corso.
Colleghi, il primo punto è di metodo, ma voi sapete che il metodo spesso è sostanza. Io credo che la centralità del Parlamento si nutra di metodo. Nei giorni scorsi l’opposizione ha chiesto un voto parlamentare, che io ritengo sacrosanto, ma è giusto che il voto parlamentare arrivi al termine del processo negoziale. Al termine del processo negoziale noi dovremo, in Parlamento, assumere la decisione di quali strumenti intendiamo usufruire. È chiaro, infatti, che in questo momento, mentre la trattativa è in corso, noi, anche per un problema negoziale, non possiamo impiccarci oggi nel prendere impegni che il Paese deve necessariamente assumere dopo. È un problema di logica.
Pertanto francamente non capisco, se non in termini di astratta disputa politica (che, per carità, è sempre comprensibile), una sorta di conflittualità oggi nelle Camere su questo punto.
Il Presidente del Consiglio è stato chiaro e ha detto che il negoziato in corso probabilmente cercherà, anche a nome dell’Italia, di strappare qualcosa nel processo negoziale in corso e poi decideremo quali strumenti adottare. Personalmente – lo dico ai colleghi del MoVimento 5 Stelle – ritengo che sia frutto di gabbie ideologiche inaccettabili, ad esempio, vincolarci a non utilizzare i fondi del MES. Ritengo che sia inevitabile che l’Italia lo faccia; questi fondi serviranno all’ammodernamento del nostro sistema sanitario. Per cui credo che sia inevitabile che l’Italia vada su questo piano, ma lo decideremo quando avremo presente la gamma di strumenti su cui fare le scelte politiche che il Parlamento deve fare.
Questa crisi è costata all’Europa migliaia di vite umane e poteva portare a due effetti: o la morte dell’Europa, o la sua rinascita. Davanti a tutti i sovranismi che abbiamo visto declinare in questi mesi e in questi anni, ho sempre ritenuto che l’unico sovranismo a cui attingere realmente fosse il sovranismo europeo. Credo al sovranismo europeo, perché penso che procedere in ordine sparso non sia possibile neanche alla Germania, che di tutti i Paesi europei è inevitabilmente quello più forte e più strutturato. Diciamo la verità: la Germania è stato il Paese che anche in questa situazione ha dato una prova largamente migliore, considerando il numero contenuto di morti e visto come hanno reagito il sistema sanitario e le strutture economiche. Eppure, nemmeno loro possono andare avanti da soli.
Il sovranismo, a cui una parte almeno di questo Parlamento si sente legato, è quello europeo. Davanti a questa situazione drammatica credo che l’Europa ci sia, ci sia stata ed esista. Scappatoie di altro tipo non sono possibili. Voglio esprimere quindi apprezzamento per la proposta franco-tedesca ed anche, in particolare, per l’atteggiamento della signora Merkel, che di questa Europa inevitabilmente è il leader. Tante volte l’abbiamo criticata, ma – diciamo la verità – davanti alla pronuncia della Corte costituzionale tedesca la Merkel ha tenuto il punto ed è andata avanti: questo è un fatto molto importante.
Colleghi, possiamo sinceramente meravigliarci dei Paesi cosiddetti frugali? Possiamo legittimamente contestare l’impostazione dei Paesi frugali. [Continua a leggere]

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«Tempo di unità nazionale»

postato il 15 Aprile 2020

L’intervista di Antonella Coppari  pubblicata su QN

Lo scenario peggiorerà, temo che il governo non regga. Appello alle opposizioni: «Più responsabilità, Salvini e Meloni sbagliano»

«Nei prossimi mesi lo scenario rischia di peggiorare, e temo che questo governo non ce la faccia», afferma Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera e oggi senatore del gruppo delle Autonomie.

E cosa può accadere? Un esecutivo di salute pubblica?
«Tutti saranno chiamati all’assunzione di responsabilità, a partire dall’opposizione». [Continua a leggere]

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Coronavirus: il mio intervento in Senato dopo l’informativa di Conte

postato il 26 Marzo 2020


Signor Presidente,

colleghi, credo che oggi non sia possibile cominciare alcun intervento senza rivolgere il nostro pensiero deferente a coloro che consentono a noi di essere qui e all’Italia di stare in piedi, nonostante tutto. Penso ai medici, agli infermieri, alle Forze dell’ordine, alla Polizia penitenziaria, ai coltivatori diretti, ai cassieri dei supermercati e a tutti coloro che, con individuali gesti quotidiani di eroismo, consentono all’Italia di stare in piedi.
Ricordiamo, colleghi, che queste persone non servono lo Stato perché hanno deciso di essere eroi: non volevano esserlo, ma volevano solo e semplicemente fare il loro dovere. Se oggi l’emergenza chiede loro atti di eroismo, dovremo tenerlo presente anche dopo, quando l’emergenza sarà finita e tanti discorsi potremo fare – ad esempio – sul Sistema sanitario pubblico, che per troppo tempo abbiamo dileggiato, ma che oggi, nonostante tutto, ci consente di avere fiducia.
Vorrei rivolgere un pensiero alle famiglie, a quelle che non possono piangere i loro cari e a una categoria del Paese che mi sta molto a cuore: i nonni e gli anziani, coloro che in questo momento sentono più degli altri la drammaticità di momenti che non avrebbero mai pensato di vivere.
Voglio poi simbolicamente inchinarmi, a nome del Gruppo per le autonomie e penso di tanti di voi – cito una città – alla città di Bergamo; voglio inchinarmi ai suoi abitanti, alla memoria di chi non ce l’ha fatta, a questa grande città che rappresenta un onore e un vanto per tutta la Nazione.
Colleghi, oggi siamo in guerra; nei tempi di guerra le diserzioni non sono ammissibili. Verrà il momento della pace – ci auguriamo – e a quel punto si faranno i bilanci, ciascuno farà le valutazioni, potremo fare gli esami di quello che è andato e di quello che non è funzionato.

Se mi consentite, però, vorrei elencare alcune tematiche. Parto dalla prima, che è quella che ci riguarda, perché in questi giorni credo che ha fatto male a tanti di noi sentire in trasmissioni televisive, molte volte, la strumentalizzazione costruita su fatti inesistenti che bisognava riaprire il Parlamento. Il Parlamento c’è, è aperto, non si è mai chiuso e guai a quel Paese in cui il Parlamento ha paura di fare il suo dovere quando in prima fila ci sono tante categorie. Noi siamo qui semplicemente come gli altri, con le mascherine; le Commissioni funzionano come hanno fatto in questa settimana tramite Skype o anche direttamente. Tutto questo fa parte del lavoro che svolgono gli italiani.
Io ricordo un Presidente della Repubblica, anni fa, il presidente Cossiga, a volte ritenuto eccentrico, che aveva elaborato e voleva elaborare con più profondità un protocollo sul funzionamento del Parlamento e delle istituzioni in periodi di crisi drammatica come quella attuale. Abbiamo sottovalutato che ciò potesse mai capitare e invece oggi siamo qui. Il funzionamento del Parlamento e delle istituzioni nei momenti di crisi è una questione che si andrà a porre seriamente per il futuro.

Un altro tema concerne l’applicazione della tecnologia, il rapporto tra democrazia, diritto di privacy e limitazione della libertà in momenti come questi. Anche questa è una frontiera delle questioni che il legislatore dovrà affrontare. Il rapporto – come accennavo prima – tra sanità pubblica e sanità privata: consentitemi di dire che tanti modelli sono franati e sono franati proprio perché si è voluta privilegiare l’idea che il tema della sanità privata potesse essere la soluzione. Non è così e lo vediamo con chiarezza. Cito il rapporto tra lo Stato, le Regioni e i Comuni per evitare conflittualità istituzionali – colleghi – la moltiplicazione di ordinanze e di indicazioni date al cittadino che non capisce assolutamente più nulla. Qualcuno ha irriso il referendum costituzionale, la riforma che si fece nella scorsa legislatura sul tema del riordino tra Stato e Regioni. Era assolutamente necessaria e tali fatti lo dimostrano.
Ha ragione il Presidente del Consiglio: nessuno può strumentalizzare le mascherine, i medici, eccetera, per criticare – diciamo così – il sovvertimento di diritti geopolitici e di alleanze tradizionali. Presidente, mi consenta: abbiamo parlato con il ministro Di Maio anche altre volte in merito al tema dello sconvolgimento geopolitico che non esiste per gli infermieri cubani che arrivano o per le mascherine. Esiste perché tale questione è sul terreno drammaticamente da tempo, come vediamo nel Mediterraneo. Dopodiché ringrazio tutti gli aiuti che riceviamo.
Io ho apprezzato il lavoro silenzioso che il ministro Di Maio ha fatto in questi giorni, anche facendo rientrare migliaia di connazionali. La Farnesina ha fatto un lavoro straordinario da questo punto di vista.
Bene, il tema delle alleanze geopolitiche c’è ed esiste; il concetto di Occidente è minato per scelte politiche che sono state fatte anche oltre Atlantico, su cui bisogna riflettere con molta serietà. La protezione delle aziende italiane (il golden power) è certo fondamentale; non possiamo essere espropriati e non possiamo accettare che qualcuno approfitti di una condizione di crisi oggettiva per scippare quelli che sono i patrimoni italiani.
L’Europa è al momento della verità. Si è parlato di eurobond e di altre forme. Io penso che ieri Draghi abbia detto una cosa molto importante; bisogna essere grati a una personalità come Draghi, che ci ha ricordato che durante le guerre i debiti salgono e pertanto ha dato chiaramente un indirizzo specifico alla politica europea e alla politica finanziaria.
Colleghi, nessuno può scagliare la prima pietra. Ci sono errori del Governo? Probabilmente ci sono, ci saranno e hanno un impatto più visibile degli errori degli altri, perché gli errori degli altri non hanno la controprova. Ma ci sono anche gli errori degli altri, diciamo la verità (visto che stiamo parlando agli italiani). Chi diceva “apriamo tutto” poi ha detto “chiudiamo tutto”, nello spazio di poche ore. Perché? Non per responsabilità delle singole persone o perché gli esponenti politici sbagliano più degli altri, ma perché la realtà è stata veloce e imprevedibile. Certo, girano in rete i filmati in cui il Presidente del Consiglio diceva, il 27 gennaio, che noi siamo arrivati prima degli altri; però l’immaginazione nostra il 27 gennaio non era in condizione di capire quello che sarebbe arrivato subito dopo. Vogliamo avere un atto di lealtà verso l’Italia? Non l’opposizione verso la maggioranza o la maggioranza verso l’opposizione, ma verso l’Italia. Dobbiamo prendere atto che la crisi è stata più grande di noi e della nostra capacità di previsione.

Oggi però dobbiamo andare avanti assieme; studiamo la formula. Io credo che ci voglia disponibilità, come ha detto anche il Presidente del Consiglio. Nei miei lunghi anni di esperienza, io sono stato in maggioranza e all’opposizione: a volte la maggioranza chiede disponibilità solo a parole, perché per essere disponibili realmente bisogna condividere delle ricette. Bene, allora cerchiamo di studiare la formula, anche utilizzando la Conferenza dei Capigruppo. Potremmo istituire una Commissione speciale che abbia una durata di due o tre mesi, in cui ci sia la possibilità di discutere nel Parlamento e non fuori dal Parlamento, sennò accettiamo noi stessi una delegittimazione della politica che inevitabilmente ci sarà, perché il nostro è un Paese in cui è facile che il consenso si trasformi in biasimo. Dobbiamo pensare oggi a quello che accadrà domani, quando migliaia di persone perderanno il posto di lavoro; e allora cerchiamo di costruire degli strumenti nel Parlamento. Penso ad esempio che una Commissione speciale con una durata di tre mesi, che può essere rinnovata, possa essere la sede in cui maggioranza e opposizione possano lavorare assieme.
Io istituirei, con esperti di ogni provenienza, una task force per la ripresa, perché il punto è che oggi noi non siamo in grado di sapere i danni che ci saranno. Si parla di cassa integrazione per chi chiude, perché tante attività devono chiudere. Ma non è che le attività che restano aperte non subiscano in gran parte, salvo alcuni settori specifici…
Io credo che noi dobbiamo istituire una task force che possa studiare subito una rivoluzione di provvedimenti per il futuro.
Il problema che noi oggi abbiamo, come classe politica, non è solo quello di combattere la guerra, ma è di cominciare a capire come combatteremo la seconda parte della guerra. Credo che tutti assieme, in nome dell’Italia, noi abbiamo una grandissima responsabilità

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