Tutti i post della categoria: Spunti di riflessione

Tutti i moderati insieme, ultima chiamata per salvare il Paese dai populisti

postato il 6 marzo 2017

L’intervista ai microfoni del Tg2 sul futuro dei moderati

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Voto anticipato? Per Renzi sarebbe un harakiri

postato il 8 gennaio 2017

Sì alla sfida di Parisi: primarie di centro aperte alle forze che si riconoscono nel Ppe
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L’intervista di Tommaso Ciriaco pubblicata su Repubblica

“Sa cosa penso, quando ascolto questa discussione demenziale sul voto anticipato?”
Cosa, presidente Pier Ferdinando Casini?
“Che è in atto una sorta di gara di harakiri collettivo”.

Perché, non sarebbe meglio tornare presto al voto?
“Gli italiani hanno di fronte grandi problemi, dalle banche all’immigrazione. E invece nella maggioranza è in atto una discussione brutale o allusiva sul tema della data del voto: è una gigantesca fuga dalla realtà. Se qualcuno pensa che basta fissare le elezioni per vincere, non ha capito che così facendo andrà incontro a una seconda catastrofe, dopo quella del referendum.”

Non vi prestate all’accusa di voler tirarla per le lunghe?
“Bisogna fare una legge elettorale che abbia un senso, innanzitutto. E i 5 stelle vanno contrastati solo con il buon governo. C’è davvero chi pensa che i problemi della Raggi e le vacanze in Kenya di Grillo servono ad abbattere il Movimento? Magari… [Continua a leggere]

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Legittima la sfida di Matteo ma no a inchieste in Aula

postato il 28 dicembre 2015

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L’intervista di Giovanna Casadio a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Repubblica

«L’Europa ha avuto un doppiopesismo nei confronti dell’Italia sulla vicenda delle banche, che è inaccettabile». Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, ne ha per tutti, per la Ue e per il Pd che ha voluto la commissione parlamentare d’inchiesta sullo scandalo delle 4 piccole banche, tra cui Etruria.

Casini, proprio sulle banche lo scontro con l’Europa si poteva evitare?
«Se vogliamo ricostruire la storia degli ultimi anni a partire dal primo intervento della Ue in Grecia, ebbene anche i bambini sanno che è stato fatto per salvare le banche tedesche e francesi fortemente esposte. Nessuno è esente da peccati… Il sistema bancario italiano è complessiva solido e non può essere stressato da formalismi applicati solo al nostro paese».
Una commissione parlamentare d’inchiesta farà chiarezza nel merito?
«Ho idiosincrasia per le commissioni d’inchiesta parlamentari. Da presidente della Camera dissi no a quella su Igor Marini che attaccava Prodi. Una commissione d’inchiesta rischia di avere effetti nefasti».
Perché?
«Al di là dei propositi, che possono essere i migliori del mondo, la commissione d’inchiesta soprattutto con indagini corso, interferisce inevitabilmente sui procedimenti giudiziari, anche perché i poteri che la regolano sono uguali a quelli della magistratura, per cui si possono acquisire materiali dai magistrati e si arriva a fare un processo nel processo».
Ma questa volta non è indispensabile per fare un po’ di chiarezza?
«Finirebbe col diventare una palestra di polveroni ad uso di maggioranza o opposizione. La maggioranza ha la tentazione di usare la commissione d’inchiesta per regolare i conti e l’opposizione di usare i poteri dell’autorità giudiziaria di cui i membri godono, per ribaltare le accuse che si ritengono più convenienti sulla maggioranza. Diventa insomma una succursale di campagna elettorale. È utile che ciascuno faccia il proprio mestiere. Se ci sono commissioni d’inchiesta opportune sono quelle di tipo storico-politico, sulle stragi o sulle deviazioni degli apparati dello Stato, che hanno una ragion d’essere. Ma non quelle piegate all’attualità».
Conviene a Renzi sfidare la Merkel?
«Renzi è troppo intelligente per sfidare la Merkel. Ha la forza nella famiglia socialista, in mancanza di altre voci autorevoli, e può mirare a cogestire l’Europa con la cancelliere Merkel».
Però una battaglia con l’Europa è opportuno che il governo la ingaggi?
«Proprio chi è europeista convinto non può non ritenere legittima la battaglia del governo italiano, perché l’Europa non può essere solo quella del rigore. Un suggerimento però a Renzi: il governo non proceda per battute ma metta in atto una strategia, più si imposta strategicamente una linea e più si ottengono risultati».

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Alla manifestazione ‘Not in my name’

postato il 21 novembre 2015

In piazza dei Santi Apostoli a Roma alla manifestazione ‘Not in my name’, organizzata dalle comunità musulmane d‘Italia per ribadire il fermo “no” ad ogni forma di violenza e terrorismo.
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Vi aspettavamo in piazza e siete venuti; ci teniamo per mano e siamo contenti di essere qui. Assieme possiamo costruire un mondo di pace. Come diceva il nostro papa Giovanni Paolo II, nessun atto di violenza può essere compiuto nel nome della fede. Grazie per quello che state dimostrando oggi: è un atto molto importante. Sempre insieme per un’Italia e un’Europa libera.

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Isis: ospite di Fatti e Misfatti

postato il 19 novembre 2015

Nello spazio di approfondimento politico condotto da Paolo Liguori
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Francia: La priorità è la lotta all’Isis

postato il 17 novembre 2015

Il mio intervento nell’Aula del Senato dopo l’informativa del Governo sugli attentati di Parigi
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Credo che non bastino più le parole di rito e che questo dibattito – lo abbiamo sentito già dalle introduzioni dei nostri Ministri – debba assumere un contorno di verità.
Ma consentitemi, prima di dire ogni altra cosa, di esprimere anch’io, da italiano, da padre e da parlamentare, tutta la mia profonda ammirazione per i genitori di Valeria Solesin.

Perché hanno detto delle cose bellissime, che valgono più di tanti nostri dibattiti parlamentari, raffigurando l’impegno della loro figlia come l’impegno esemplare di un cittadino italiano. Credo che, se il nostro Stato è grande e se il nostro Paese sa recuperare le proprie energie migliori nei momenti più difficili, lo è per persone come Valeria.

Ho sempre nel cuore e nella mente, non mi abbandoneranno mai, le immagini della folla di italiani, in una serata di pioggia, quando rientrarono i corpi dei nostri caduti di Nassiriya, in corteo da Ciampino al centro di Roma, a dimostrazione che nei momenti veramente difficili i grandi popoli sanno emergere per la loro capacità di forza morale.
Questa è stata anche la lezione della Francia in queste ore. Io sinceramente ho trovato molto decorosa la reazione del Presidente della Repubblica e delle forze politiche; e debbo dire che anche in quel Paese, in una condizione così difficile, si è riusciti a far capire la superiorità della democrazia e della civiltà, che noi, con tutte le nostre imperfezioni, rappresentiamo.
Abbiamo sentito due relazioni per me impeccabili; lo dico a nome del Gruppo di Area Popolare. Si dice che è il momento di mostrare i muscoli, di alzare la voce e di fare propositi roboanti. Scusate se sono tradizionalista, forse un po’ passato di moda, ma io credo che sia il momento della serietà e della ragionevolezza, perché i propositi roboanti il più delle volte si scontrano con il buonsenso e con l’azione doverosa e magari silenziosa che un uomo di Stato deve portare avanti. Il Ministro degli esteri ci ha detto che facciamo tanto e che dobbiamo essere pronti a fare di più. Noi siamo con lui. [Continua a leggere]

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Attentati di Parigi: ospite di Porta a Porta

postato il 17 novembre 2015

Nello spazio di apprfondimento di Rai 1 condotto da Bruno Vespa per affrontare il tema dell’Isis e della minaccia jihadista

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Primo, battere il Califfato. Serve l’intesa con Putin

postato il 17 novembre 2015

La Russia può garantire l`exit strategy di Assad. Gli Usa hanno ragione, l`intervento di terra sarebbe un regalo ai terroristi

11370467404_f60a564cea_oL’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

«Occorre avere consapevolezza che la battaglia contro Daesh sarà lunga e difficile, ed essa si fonda su un presupposto essenziale: che tutti i Paesi che partecipano alla coalizione anti-Daesh remino davvero nella stessa direzione, ma finora non è stato così». A sostenerlo è Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato, oltre che docente di Geopolitica del Mediterraneo alla Lumsa di Roma. Quanto al dibattito sulle strategie militari da adottare, Casini è perentorio: «Sono totalmente d`accordo con il presidente Obama – dice a “l`Unità” – l`intervento di terra in Siria oggi sarebbe un regalo ai terroristi». Quanto al coinvolgimento della Russia, Casini lo ritiene essenziale: «Noi dobbiamo trasformare l`intervento della Russia in Siria da problema a opportunità».

“La Francia è in guerra” ha annunciato solennemente Francois Hollande. Ma Daesh può essere sconfitto con i bombardamenti aerei e solo “manu militari”?
«Daesh è il tentativo di creare una piattaforma geopolitica nuova, su un territorio specifico, una sorta di Califfato che s`insedia su un territorio specifico, esercitando un controllo sulle risorse idriche e su quelle petrolifere, e che ha suoi messaggeri di morte nelle nostre città, determinati, addestrati per mesi in Siria e Iraq, contro cui non possiamo più permetterci, noi europei, di agire in ordine sparso. Sconfiggerlo sarà una battaglia lunga e difficile, ma c`è un presupposto che fin qui non si è concretizzato: che tutti i Paesi che partecipano alla coalizione anti-Daesh remino nella stessa direzione. Sono in troppi quelli che fino a oggi hanno addirittura finanziato il Daesh in funzione anti-sciita e anti-Assad – penso alle monarchie del Golfo e altri che fino a ieri hanno pensato più alle loro priorità che alla lotta all`Isis. Non c`è dubbio, ad esemplo, che la preoccupazione maggiore della Turchia sia stata la creazione di un possibile Stato curdo che unisse i curdi iracheni, siriani e turchi». [Continua a leggere]

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Parigi: coalizione esca con strategia comune dal G20

postato il 16 novembre 2015

Commissioni Esteri riunite nella sala del Mappamondo alla Camera con l’Ambasciatrice di Francia in Italia, Catherine Colonna. Un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Parigi in contemporanea con l’iniziativa francese.
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La coalizione che fronteggia la minaccia del califfato deve avere una strategia e dal male parigi ci auguriamo nasca il bene della definizione di una strategia, di una rinnovata collaborazione perché se ciascuno combatterà l’Isis combattendo proprie private battaglie che hanno altre priorità noi vivremo altre stagioni come questa.
Mi auguro esca dal G20 una rinnovata volontà di andare avanti assieme perché non è sfidata la Francia né l’Europa ma la nostra civiltà.
Mi auguro vi sia una maturità delle forze politiche italiane e francesi cioè che ci sia fino in fondo quel comune sentire, quel mettere davanti interessi nazionali che la drammaticità del momento richiede. Mi auguro che le polemiche politiche e le strumentalizzazioni lascino spazio al senso della sfida che abbiamo di fronte, una sfida che colpisce il nostro modo di essere.
Papa Giovanni Paolo II in visita alla Camera disse: “Nessuna guerra si può fare in nome di Dio”. Quindi non accettiamo di trasformare questo conflitto in guerra di religione, non vogliamo compromettere il nostro modo di vivere basato sulla libertà e la democrazia che sono valori indiscutibili.

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All’Occidente manca strategia contro l’Isis

postato il 16 novembre 2015

Non cadiamo nella trappola dello scontro di civiltà

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Claudio Marincola a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Messaggero

Non cadiamo nella trappola dello scontro di civiltà. Capisco che è difficile quando i nostri figli sentono alla tv che questi pazzi uccidono gridando il nome di Allah, spiegare che i terroristi sono una sparuta minoranza del mondo islamico. Che non c’è una guerra dell’Islam contro il mondo cristiano. Ma solo un gruppo di pazzi fanatici che colpisce l’intera civiltà. Dall’Egitto al Libano hanno colpito sia islamici che cristiani». Non fare il gioco dell’Isis. Non trasformare il nichilismo dei kamikaze, la negazione dei nostri valori in una guerrra di religione è la prima preoccupazione di Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato.

Dove l’Europa deve trovare gli anticorpi per opporsi a questa ondata di terrore?
«Credo che vada fatta una riflessione: qualcuno dice la Francia è stata colpita perché è andata in Iraq a bombardare. Oppure perché ha iniziato l’azione contro Gheddafi o perché è intervenuta in Ciad. Non credo che queste siano le ragioni vere. La ragione vera è che in Francia esiste un substrato sociale che sono le banlieu entro cui si reclutano a man bassa i foreign fighters che hanno scorazzato per l’Europa. La metodologia di quello che è successo a Parigi è impressionante per la quantità di persone coinvolte e per le modalità». [Continua a leggere]

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