“Perché quello sguardo non corse fra due uomini, e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo avrei spiegato l’essenza della grande follia della Terza Germania” (Primo Levi, Se questo è un uomo)
Questo è ciò che pensa Primo Levi durante l’esame di chimica per passare nel nuovo commando quando il suo esaminatore, il dottor Paulitz, alzò gli occhi e lo guardò. Quello sguardo era molto diverso da quelli che solitamente un prigioniero riceveva nel campo dai kapò, non c’era odio, non c’era disprezzo, era uno sguardo tra due specie diverse scambiato come attraverso le pareti di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi.
Sei milioni di vittime: è questo il tragico bilancio dello Shoa e dello sterminio degli ebrei perpetuato dal nazismo, senza dimenticare i prigionieri politici, gli omosessuali, i rom e i sinti, i portatori di handicap e i disturbati mentalmente che ricordiamo oggi, 27 gennaio, Giorno della Memoria, giorno in cui i cancelli di Auschwithz furono abbattuti.
Ricordare è un dovere, soprattutto ora che i sopravvissuti della deportazione ci stanno lasciando, siamo ormai l’ultima generazione che potrà sentire testimonianze dirette della Shoa ed è proprio per questo che dobbiamo ancor più impegnarci a ricordare.
Porterò sempre nella mia mente e nel mio cuore il video realizzato in 3°media dopo aver letto insieme in classe “Se questo è un uomo” di Primo Levi e la visita al campo di Mauthausen , grande santuario di pietra dell’orrore umano. E per questo non finirò mai di ringraziare i protagonisti di questo cammino che mi hanno educato ad entrare nella mia umanità. Quel video ancora mi commuove.
Ricordare e vigilare, perché il nostro sguardo non sia come quello del dottor Paulitz, “uno sguardo tra due specie diverse scambiato come attraverso le pareti diverse di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi”
Come era prevedibile l’affermazione del viceministro Martone “chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato” è stata sommersa dalle feroci critiche delle associazioni studentesche. Personalmente sono certa che l’obiettivo delle dichiarazioni del viceministro Martone era quello di incitare e stimolare i non più tanto giovani studenti ad affrettarsi a condividere i frutti derivanti dal loro impegno accademico con il mercato del lavoro e, più in generale, a infondere nei giovani la voglia di impegnarsi a “bruciare le tappe” come i coetanei europei. C’è però anche qualcosa di vero nelle lamentele dei tanti giovani che con difficoltà immani portano a termine gli studi universitari. Ad esempio una delle problematiche più diffuse che i cosiddetti fuori corso si trovano ad affrontare è l’obsolescenza degli insegnamenti derivante dal continuo cambiamento dei programmi dei corsi di facoltà.
Più in generale c’è dunque un problema delle università che unito agli altri problemi del mondo giovanile diventa una miscela deleteria per le nuove generazioni . Diciamocelo chiaramente: tutti questi fuori corso non saranno anche il segno che gli atenei italiani hanno bisogno di un rinnovamento finalizzato al raggiungimento di un’armonia organizzativa? Una prima soluzione al problema atavico delle università potrebbe arrivare dagli investimenti: più investimenti creeranno più stimoli, più stimoli svilupperanno la competizione studentesca che è quanto di più auspicabile per il miglioramento dell’istruzione italiana attuale. Perché l’università, come ha ricordato Pier Ferdinando Casini, dovrebbe essere anche questione di merito.
Per il censimento del governatore Quirino in Siria e Giudea anche la Sacra Famiglia dovette scomodarsi per tornare a farsi registrare nell’oscura Betlemme, ma allora i censimenti erano una cosa seria e soprattutto i romani ci sapevano fare. Oggi nell’era di internet i censimenti sono un po’ più difficili e forse anche incompleti. Sembrerà un paradosso ma è quanto ammette la stessa Istat nel sito del censimento 2011:
Sono state predisposte due versioni di questionario, una contenente tutti i quesiti previsti dal piano di rilevazione censuaria e una in forma ridotta, allo scopo di ridurre al massimo l’onere sui rispondenti. Il questionario ridotto viene distribuito ai due terzi delle famiglie residenti nei centri abitati dei Comuni capoluogo di provincia o con almeno 20 mila abitanti al 1° gennaio 2008, nei quali è stato possibile costruire campioni di famiglie significativi per aree sub comunali (Aree di Censimento). Nei restanti Comuni viene utilizzato unicamente il modello in forma completa.
Se si parla di “campioni” anche un profano della materia potrebbe capire che non si tratta più di censimento della popolazione ma di un sondaggio piuttosto approfondito. Ma non è questo il punto, un’operazione statistica di questo tipo per quanto importante non mette nelle condizioni di intervenire su dei settori cruciali per lo sviluppo del Paese. Il riferimento ad esempio è ad una materia importante come il digital divide, cioè il divario esistente tra chi ha accesso al computer e ad internet e chi ne è escluso, che in base ai dati di questa rilevazione non sarebbe determinato correttamente dato che nella forma ridotta del questionario non c’è alcuna domanda sull’uso del Pc e di Internet. Ciò significa che ai due terzi delle famiglie residenti nei centri abitati dei Comuni capoluogo di provincia o con almeno 20 mila abitanti non sono state rivolte tali domande. Il censimento 2011 sarebbe stata un’ottima occasione per fare il punto sul digital divide italiano e prendere tutte le misure del caso per un’intervento senza precedenti, purtroppo in questa maniera i dati saranno ancora approssimativi con un danno evidente per i centri più piccoli che spesso sono quelli che soffrono di più del divario digitale. Una questione di rilievo visto che il governo Monti si sta muovendo per l’agenda digitale italiana, certo ci sarebbe anche la domanda sulla gestione del censimento e quindi sull’utilizzo di soldi pubblici per un’indagine incompleta, ma questa è un’altra storia.
Sono un cittadino palermitano che ama Palermo e che riconosce il ruolo insostituibile della politica nell’amministrazione della Cosa pubblica. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un teatrino per nulla edificante. Inutile negarlo: pochi gli uomini di valore seduti tra gli scranni, molti i mediocri a urlare.
Una reazione fisiologica, in un sistema malato, è il risveglio delle coscienze. Un risveglio etichettato, a mio parere in modo errato, come antipolitica.
Ho letto su diversi siti l’annuncio fatto da alcuni candidati di rinunciare, nel caso di avvenuta elezione a primo cittadino, alla propria indennità. Queste affermazioni non risuonano per nulla nuove alle mie orecchie.
Negli ultimi anni si è fatta confusione tra gli sprechi della politica e i costi della democrazia. Il pagamento di una persona chiamata ad amministrare è quanto di più giusto possa avvenire. Questo consente, anche a chi non dispone di patrimoni o grossi redditi, di candidarsi per amministrare la cosa pubblica senza dover preoccuparsi di non potere sostenere gli oneri di un simile incarico.
Posso intuire il nobile intento che ha guidato questi candidati nell’affermare simili promesse: una scelta simbolica di rigore e solidarietà. Ma occorre, a mio modesto parere, guardarsi dai rischi che si corrono percorrendo una sottile corda: da una parte c’è il populismo, dall’altro la demagogia. E non tutti possono vantarsi di essere abili acrobati.
I primi a rimanerci di stucco sono stati i suoi stessi sostenitori, quelli che da alcuni anni lo seguono su internet e si sono affidati alle sue profezie. Anche Beppe Grillo non è il sant’uomo che si credeva, avranno pensato, non è il guru che rappresenta gli interessi degli indifesi, non è (più) quello che non le manda a dire ai potenti, ma sembra essersi allineato alle peggiori sparate leghiste. Il comico genovese ha preso una sua posizione sul diritto di cittadinanza ai nati in Italia, tema che tiene banco in questo periodo con diverse proposte di legge in Parlamento, campagne popolari come “L’Italia sono anch’io” e altre iniziative istituzionali, a partire dall’impegno del Presidente della Repubblica su questo fronte.
Per il Grillo nazionale, “la cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso”: questo perché metterebbe di fronte le opposte tifoserie, i buonisti terzomondisti della sinistra contro i leghisti alla “fora di bal”, e tanto basta per chiudere il discorso su questa battaglia di civiltà. Ma come? Proprio da Grillo dobbiamo sentire queste parole? A meravigliarsi sono stati per primi proprio i grillini del Movimento 5 stelle, quel popolo che sta crescendo, stando a quello che affermano i sondaggi, e che sullo ius soli ha idee diverse da quelle del suo leader.
In un Paese che guarda al domani e non al passato, con gli scontri ideologici e le barricate, è un dovere approfondire il discorso sulla cittadinanza agli stranieri (che poi stranieri non sono, visto che nascono e crescono insieme agli italiani). Molte forze politiche sono favorevoli a quest’apertura, il Capo dello Stato da tempo promuove questa causa, con iniziative e dichiarazioni pubbliche. Pier Ferdinando Casini ha sostanzialmente liquidato la poco commendevole uscita di Grillo come una (nuova) forma di populismo. Di queste nuove sparate populiste di Grillo non ne sentivamo il bisogno, sono ampiamente sufficienti quelle quotidiane della Lega.
Mettere il bavaglio alla rete per tutelare il diritto d’autore o per difendere da truffe e aggressioni gli utenti di Internet significa voler guardare, ancora una volta, al dito e non alla luna. Una soluzione miope e, come ha sottolineato Roberto Rao, capogruppo dell’Udc in Commissione Giustizia, “tipica di una mentalità da regime totalitario”. Oggi si torna a discutere del cosiddetto “Sopa italiano”, un emendamento presentato dal deputato della Lega, Gianni Fava. Si tratta di una norma che consente la rimozione immediata di contenuti online su qualsiasi piattaforma sulla base della richiesta di «qualunque soggetto interessato». Immediata la levata di scudi in rete. Timori e malumori sono stati intercettati da diverse forze politiche che hanno presentato emendamenti soppressivi. Tra i promotori di un controemendamento l’Udc che ha presentato il documento oggi nel corso di una conferenza stampa alla Camera. “Metteremo letteralmente nel cestino una norma che rappresenta di fatto una Sopa italiana – afferma Roberto Rao – Grazie ad alcune sentinelle della Rete, che si sono accorte meglio e prima di noi, del rischio che stava correndo il web, abbiamo affrontato la questione. Con questo, tuttavia, non mettiamo da parte i problemi legati al diritto d’autore, alle truffe o alle aggressioni in rete. Sono temi che vanno affrontanti in un provvedimento ad hoc e su cui tutti iparlamentari sono chiamati, senza paura e senza pregiudizi, a confrontarsi”.
Per l’economia di un paese il capitolo infrastrutture è molto importante, non solo per l’incidenza diretta sul PIL, ma anche perché permettono di creare quelle condizioni affinchè possano sorgere nuove imprese e quelle esistenti vedano migliorata la produttività (pensiamo agli effetti che può avere una migliore rete stradale nel trasporto merci, o una migliore rete elettrica nei costi di energia per una azienda).
In tal senso il pacchetto liberalizzazioni di Monti contiene delle importanti novità e mi preme sottolineare in particolare quelle che vanno dall’articolo 42 all’art. 44 e che riguardano la partecipazione dei privati nella realizzazione di infrastrutture (tramite il project financing) e nel finanziamento delle medesime tramite i project bond (emessi dai comuni).
Il primo punto in Italia non ha mai sfondato davvero, come si vede da una indagine della Banca Europea in cui si afferma che tra il 1990 e il 2009 in Europa sono stati realizzati in project financing 1.340 progetti; di questi il 53% è stato realizzato nel Regno Unito, il 12% in Spagna, e solo il 3% in Italia.
Come mai questo ritardo in Italia? Intanto in Italia, spesso ci si aggiudica le gare, senza che però poi vi siano i finanziamenti dalle banche, con il risultato che le opere vengono bloccate, inoltre, in Italia il Project Financing è sempre stato visto come una soluzione di ripiego cui ricorrere solo in caso di mancanza di risorse pubbliche. In questo senso ha deciso di operare Monti che optato per facilitare l’apporto di risorse delle assicurazioni nel Pf, consentendo di farle rientrare tra “le riserve tecniche”, mentre nell’articolo 41 comma 5 bis i promotori privati sono obbligati a coinvolgere le banche dalla fase di presentazione del progetto. Infine, nell’articolo 42 C.2, il decreto permette al privato di avere introiti immediati tramite la gestione di opere connesse.
Uno dei punti più importanti del pacchetto di liberalizzazioni varate da Monti sono le società a responsabilità limitata (Srl) in una forma semplificata, formula riservata alle persone fisiche che non abbiano compiuto i 35 anni di età alla data della costituzione della società. In pratica, per chi ha meno di 35 anni, si apre la strada di potere fondare una Srl (società a responsabilità limitata) senza i limiti previsti per le società di capitali, come la soglia del capitale minimo e le spese notarili necessarie per la costituzione mediante atto pubblico (spese e vincoli che di fatto impediscono la nascita di molte attività da parte dei giovani), ma con un capitale sociale limitato simbolicamente ad un solo euro e la semplice comunicazione unica dell’atto costitutivo al registro delle imprese, esente da diritti di bollo e di segreteria (e senza le spese del notaio). Al verificarsi del raggiungimento del limite di età di 35 anni l’imprenditore viene escluso di diritto ex art. 2473-bis del codice civile e dovrebbe subentrare un altro socio; oppure si può trasformare la società in una diversa società di capitali ma in tal caso il socio assente o dissenziente alla delibera avrà il diritto di recedere. Non è prevista, invece, la possibilità di trasformare tale modello societario in una società di persone.
Ci sono le bandiere della Trinacria che sventolano su tir e rimorchi.Ci sono blocchi nei porti e nei punti strategici dell’Isola.C’è tensione ma soprattutto c’è l’impressione che la protesta possa diventare ingovernabile. Parliamo del fenomeno “Forza d’Urto” che da quattro giorni ha messo sotto scacco l’intera Sicilia: niente carburante nei distributori, supermercati senza alcuni generi alimentari. Ma soprattutto tanta rabbia. In chi protesta e in chi subisce. “Il costo eccessivo del carburante, la mancanza di regolamentazione dei pagamenti della committenza, il cartello imposto dalle compagnie assicurative e una rete infrastrutturale inadeguata”. Sono questi i motivi originari della protesta. Motivi che rischiano adesso di confondersi al malumore diffuso. Se da una parte si punta il dito contro una classe politica definita inadempiente, dall’altra le associazioni che raggruppano il mondo imprenditoriale e produttivo temono eventuali infiltrazioni mafiose ocondizionamenti politici nella stessa protesta. Di certo oggi in Sicilia c’è rabbia, da parte di chi subisce e di chi protesta. Siamo di fronte all’esasperazione di un intero sistema che rischia di precipitare. Un pericoloso ballo sull’orlo del precipizio.
Il 18 gennaio del 1919 con l’appello “ai liberi e forti”, Luigi Sturzo annunciava la costituzione del Partito Popolare Italiano. Oggi è doveroso ricordare il primo giorno del glorioso Ppi non per banale nostalgia ma perché quell’evento storico segnò l’impegno dei cattolici nella vita politica italiana; un impegno costruttivo e fecondo, storia viva della nostra Italia.
Quanti in qualche modo si riconoscono nell’esperienza del popolarismo oggi devono rivendicare con fierezza il legame con questo movimento, ribadendo, a prescindere dall’attuale collocazione politica, la propria fedeltà ai principi di libertà, di giustizia e di pace che costituirono la ragione d’essere del Partito Popolare.
A novantatré anni di distanza dall’appello “ai liberi e forti” c’è un passaggio di quell’appello/programma che è più che mai attuale:
Al migliore avvenire della nostra Italia dedichiamo ogni nostra attività con fervore d’entusiasmi e con fermezza di illuminati propositi.
Oggi come ieri i popolari,consapevoli della propria ispirazione e delle origini cristiane, sono impegnati per il miglior avvenire dell’Italia insieme a quanti hanno a cuore le sorti del Paese. Questo impegno che ha sempre caratterizzato popolari e democratici cristiani non è solo una ragione storica, ma è anche la speranza di una presenza rinnovata, un compito per tutti coloro che si richiamano a questa tradizione politica che può, e deve, trovare nuovo spazio e nuove ragioni.
- @ Confidiamo nel gran lavoro di Compagnon e speriamo in buone nuove. Continueremo a pubblicare tutte le critiche che non siano insulti …
- On. Angelo Compagnon – Componente degli organi parlamentari: IX COMMISSIONE (TRASPORTI, POSTE E TELECOMUNICAZIONI) dal 13/05/2008 …
- Convocazione della IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) Martedì 7 febbraio 2012 Ore 11.45 AUDIZIONI INFORMALI Audizione di rappresentanti di Alitalia – Compagnia Aerea Italiana SpA sulla situazione attuale e sulle prospettive future del gruppo …
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@ Gentile Redazione, resto in attesa del vostro resoconto sull’intervento dell’On. Compagnon nell’occasione sopraindicata riguardo le reali intenzioni della Cai in merito al concambio 1:1 da offrire ai risparmiatori statali alitalia aderenti all’Ops del Mef …
carissimi sostenitori della triade Monti/Fornero/Casini e sponsor (napolitano, confindustria, banche, goldam sachs), vi rendete conto che la GRECIA sta fallendo, dopo anni di manovre lacrime e sangue (tagli stipendi, pensioni, licenziamenti, nuove tasse su immobili, liquidazione stato sociale, etc.) esattamente quelo che si sta facendo da noi !!
I risultati sono il default.
VOGLIAMO CONTINUARE COSI’ E DAR RETTA AI MASSONI /FASCISTI o pensare di ridare fiducia per rilanciare lavoro ed investimenti, con provvedimenti seri che la smettano di tartassare chi lavora davvero e crea ricchezza mnel paese con il risparmio ???????????????????
magari provate a rispondere.. grazie