Tutti i post della categoria: Mezzogiorno

Tanti auguri Mezzogiorno d’Italia

postato il 24 dicembre 2010 da Redazione

Auguri agli studenti che manifestano pacificamente in piazza per le loro idee.

Auguri agli agenti dei reparti operativi che sopportano turni massacranti e paga minima ed alle loro famiglie che ogni giorno li assistono e sorreggono.

Auguri agli anziani soli nelle case di riposo ed a quelli, più fortunati, che abbracciano la loro famiglia ogni giorno.

Auguri alle giovani coppie che mettono su casa con coraggio, col groppo in gola, pensando al futuro.

Auguri ai malati che passeranno il Natale nei nostri ospedali  grazie alle cure amorevoli dei medici e degli infermieri di turno.  Auguri anche a loro.

Auguri ai detenuti nelle carceri sovraffollate ed ai secondini che troppo spesso soffrono di stress da lavoro.

Auguri ai poveri che, ancora pochi per fortuna, dormono nelle nostre strade.

Auguri ai volontari che, come Atlante, sorreggono il peso di un mondo intero sulle loro spalle.

Auguri ai ricercatori, motore immobile della nostra Università, perché venga finalmente riconosciuto il loro merito.

Auguri a tutti i servitori dello Stato, magistrati, carabinieri, finanzieri, insegnanti, fino all’ultimo dei precari, perché ogni giorno combattono senza paura una guerra contro la corruzione ed il malaffare.

Auguri a tutti quelli che quest’anno hanno visto chiudersi le porte in faccia, con l’augurio che il prossimo anno spalanchi loro i portoni del successo.

Finito un 2010 difficile ci stringiamo alle famiglie, a quei padri ed a quelle madri che hanno perso il lavoro, che sono in cassa integrazione o hanno perso la loro attività strozzati dai debiti o dalla crisi, agli alluvionati siciliani e veneti, ai terremotati di oggi ed a quelli che da vent’anni aspettano ancora giustizia.

Auguri all’Italia ed alla Sicilia.

Auguri alla Sicilia, perché nel prossimo biennio deve dimostrare di essere diventata “grande”. Perchè gli arresti eccellenti di numerosissimi latitanti e delinquenti devono essere prodromo di crescita sana e sviluppo.

Auguri alla Sicilia che lavora perché attraverso l’uso corretto dei Fondi Europei potrà realizzare le infrastrutture che le mancano.  Perché finalmente si dovrà puntare su progetti di ampio respiro e non sulla cura del proprio orticello.

Auguri a chi denuncia il pizzo, a chi ogni giorno compie la normalità del suo dovere senza farlo pesare, a chi da eroe silenzioso aiuta gli altri senza chiedere in cambio nulla e nell’anonimato, a chi sostiene le arti e la ricerca, a chi devolve il proprio tempo ad opere pie, a chi si impegna, a chi rispetta le regole e non prevarica gli altri.

Prepariamoci, perché verranno tempi migliori,

Il tempo può avere un parto difficile, ma non abortisce mai.
Felicité-Robert de Lamennais

“Riceviamo e pubblichiamo” di Carmelo Cutrufello

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Non ci sono complotti contro l’Italia, ma serve unità

postato il 27 novembre 2010 da Redazione

Non ci sono complotti contro l’Italia per screditarne l’ immagine ma sulla crisi dei rifiuti di Napoli destra e sinistra, Regioni del Nord e del Sud, tutti  dobbiamo prenderci per mano per risalire la china. Da Napoli deve venire un messaggio di speranza: mettersi insieme per risolvere i problemi e non per polemizzare, perché le polemiche non servono a nulla.

Pier Ferdinando

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In Italia c’è un pericoloso clima di separatismo

postato il 23 novembre 2010 da Redazione

Vedo il grande rischio di un’Italia che continua a dividersi tra Nord e Sud, tra politica e magistratura, tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti. Ma quando la politica non riesce più a riportare il Paese verso un’unità vuol dire che ha fallito.

 Pier Ferdinando

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Trasporti: l’Italia che si muove a due velocità

postato il 15 novembre 2010 da Redazione

Mentre sto scrivendo queste mie considerazioni, un velocissimo treno Frecciarossa sta correndo lungo la tratta Roma-Milano, a circa 300 km/h , per collegare le due città in quasi 3 ore.

Contemporaneamente, sta partendo da Melfi, cittadina di circa 15000 abitanti della Basilicata, un “modernissimo” ritrovato di tecnologia, un veicolo di trasporto che circola su rotaie ( non riesco proprio a definirlo “treno”!), sta muovendo alla volta di Potenza e, se non dovessero esserci ritardi o imprevisti di qualsiasi tipo, dovrebbe impiegarci poco più di un’ora.

Questa è l’immagine che più rispecchia l’Italia: si corre a due velocità.

Il nostro Paese è profondamente diviso, soprattutto se si parla di trasporti: da una parte, si viaggia abitualmente su treni ad alta velocità, da un’altra si spera quotidianamente che il treno con il quale viaggiare… semplicemente ci sia.

A volte, poi, può capitare che tu debba viaggiare su bus sostitutivi perché, a causa del maltempo, c’è una frana che interrompe la tratta che collega tra di loro due regioni.

E’ ciò che è successo nella mattina di martedì: dalle 10.40, infatti, il tratto ferroviario Battipaglia-Potenza è stato sospeso perché, a causa delle piogge degli ultimi giorni, si è riversata sui binari una frana, tra le stazioni di Contursi e Campagna.

In queste condizioni versano le ferrovie del Sud: chi è “colpevole” di viaggiare su mezzi pubblici, non deve soltanto sopportare quasi ogni giorno disagi e ritardi, ma, addirittura, può rischiare la propria vita. Ora capisco tutto: Trenitalia, sicuramente, avrà pensato a questo quando ha deciso di lasciare “a piedi” i siciliani che, tra qualche mese, non potranno raggiungere la propria regione in treno. Il tutto è stato fatto per salvaguardare la salute dei cittadini, per evitare loro spiacevoli episodi di questo tipo.

Ebbene, piuttosto che investire in innovazione e programmare l’ammodernamento delle infrastrutture in zone disagiate, si sceglie di eliminare alcune tratte, poco produttive perché quasi inutilizzabili.

La risposta a queste nostre perplessità, d’altronde, è stata ripetuta centinaia di volte: non ci sono soldi per portare avanti questo tipo di riforme, tanto che, in questi giorni, si è a lungo parlato di un aumento nelle tariffe dei treni regionaliquesto non è un Paese per pendolari!

Allora mi chiedo: che fine hanno fatto i fondi FAS? La loro funzione non era certo quella di fungere da “bancomat” del Governo, ma di fornire un aiuto a quelle regioni che necessitavano di una mano per mettersi al passo con il resto nella Nazione.

Quest’idea è stata tradita, e i meridionali, per di più, continuano ad essere trattati da piagnoni. Non credo che questo sia lamentarsi, ma far sentire la nostra voce e rivendicare ciò che politici, da troppi anni, promettono in campagna elettorale.

Dunque, se l’idea per cui nascono i fondi FAS, cioè di essere concretamente d’aiuto alle regioni che ne hanno bisogno, viene tradita, permettetemi di sentirmi offesa. Offesa non solo perché meridionale, ma soprattutto perché italiana.

“Riceviamo e pubblichiamo” da Marta Romano

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‘Ndrangheta: partiti e cittadini si sveglino!

postato il 15 ottobre 2010 da Redazione

I cittadini, anche quelli del Nord, si devono svegliare, perché il cervello criminale di tante penetrazioni proprio al Nord è in Calabria.
Bisogna condurre una battaglia per la quale i magistrati hanno il nostro pieno sostegno.
Quando ho incontrato il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, gli ho espresso la solidarietà del mio partito a tutti i livelli perché anche i partiti politici si devono porre seriamente questa questione e, in certi casi, prendersi la responsabilità di tagliare: non possiamo abituarci a convivere con la criminalità.
Questo non è accettabile.

Pier Ferdinando

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Solidarietà a Pignatone, servono piu’ uomini e mezzi

postato il 5 ottobre 2010 da Redazione

A nome dei parlamentari dell’UDC esprimo piena solidarietà al Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Pignatone che, con il suo lavoro, ha concretamente dimostrato di contrastare sul territorio lo strapotere della ‘Ndrangheta.
Non è un caso che oggi questo magistrato sia oggetto di minacce sempre più dure: a lui e ai magistrati come lui lo Stato deve fornire mezzi, uomini e strutture per rendere efficace la lotta alla criminalità che rende i calabresi sempre più sgomenti.

Pier Ferdinando

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Il Governo si prepara a tirare a campare

postato il 30 settembre 2010 da Redazione


Signor Presidente, questa giornata segna l’epilogo di una stagione caratterizzata dall’odio, dai ricatti, dai dossier, da troppi rancori verso istituzioni e verso uomini colpiti anche nei loro affetti più intimi. Una stagione triste, che speriamo si chiuda oggi, perché ha disgustato gli italiani, alle prese con problemi più seri: disoccupazione, aziende che non riaprono, rifiuti che ricompaiono nelle strade, alluvionati siciliani o terremotati abruzzesi ancora nel dramma, famiglie che vedono assottigliarsi le riserve dei loro risparmi.
Noi continuiamo per la nostra strada, che è quella dell’opposizione repubblicana, che coincide con la strada della responsabilità, che nulla ha a che fare con le strade del trasformismo che a nostro parere sono il cancro della vita democratica. [Continua a leggere]

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Aiutateci a rilanciare il nostro futuro: battiamo la ‘ndrangheta

postato il 30 settembre 2010 da Redazione

Il cancro delle mafie. L’inadeguatezza delle classi dirigentiIl dissesto ambientaleLa disoccupazione, il lavoro nerola povertà delle famigliel’emigrazione dei giovani. Problemi drammatici aggravati dalla crisi economica e dall’ egoismo individuale e corporativo cresciuto in tutto il Paese, limiti che rischiano di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo.

Serve una rivolta etica e culturale che coinvolga tutti. La lotta alla ‘ndrangheta e alle mafie deve essere il primo investimento dello Stato per lo sviluppo del Mezzogiorno.

La lotta per la pulizia di un paese non deve essere di proprietà di singoli partiti, di singoli magistrati o esclusivamente di singoli individui. La lotta alla criminalità è anche nostra e di tutti coloro che in democrazia lottano per un mondo migliore. Lottano contro le mafie, a volte anche per la libertà di parola, baluardo di una terra libera e democratica.

Mi pare che in Calabria qualcosa stia cambiando grazie all’impegno delle Procure e delle forze dell’ordine, ma anche grazie all’impegno di tanti esponenti politici e cittadini in prima linea. Impegno che deve essere tradotto in atti concreti ed in proposte fattive per una lotta di contrasto che deve vederci tutti impegnati, quotidianamente ognuno nelle proprie realtà territoriali.

Impegni concreti sono l’interpellanza dell’On. Tassone concernente iniziative in relazione alla situazione dell’ordine pubblico in Calabria, con particolare riferimento alla operatività e alla tutela degli uffici giudiziari.

Impegni concreti sono le proposte che vengono portate in sede istituzionale per spingere progetti ed aiuti verso la nostra regione ed il mezzogiorno.

Impegni concreti sono la presa di posizione dell’on Occhiuto, che invita dirigenti locali dell’UDC a dimettersi da giunte indagate per mafia. “Occorre essere infatti garantisti, ma anche rigorosamente responsabili. In questo periodo poi, in una fase di grave emergenza nella lotta contro la ‘ndrangheta in Calabria, alla politica credo sia richiesto di essere prima rigorosa con se stessa, e solo un istante dopo garantista”

Si parla continuamente del collasso della giustizia e della drammatica situazione degli uffici giudiziari. Insomma, si parla della giustizia sempre come problema e mai come risorsa. Invece, proprio laddove come nel sud e’ piu’ difficile amministrarla, ci sono straordinari magistrati che ricordano con la loro presenza coraggiosa che le istituzioni ci sono e sono piu’ forti delle mafie. E’ evidente che da soli non possono farcela e quindi anche la politica si assuma le proprie responsabilita’ attraverso comportamenti, atti amministrativi e legislativi che non lascino da soli magistrati e forze dell’ordine”.

Nella società del Sud ci sono risorse di socialità, cultura, spiritualità, che alimentano la speranza del riscatto oltre ogni forma di rassegnazione e fatalismo, risorse che però devono essere aiutate, incentivate, non solo dai cittadini ma anche dalle istituzioni locali e nazionali. Nella società del Sud c’è volontà di cambiamento.

Aiutateci a rilanciare il nostro futuro.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Daniele Coloca

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Voci libere e minacce: l’altra faccia della locride

postato il 18 settembre 2010 da Redazione

Ferdinando Piccolo si racconta nella vera San Luca

Chiediamo al ministro Maroni un piano straordinario contro la criminalità in Calabria, perché in quella regione siamo indietro di 50 anni nella lotta alla ‘ndrangheta. Dobbiano reagire con forza…la lotta per la pulizia di un paese non è della Sinistra o solo di Saviano. È anche nostra. Noi regaliamo l’Italia pulita a chi non se la merita…..” (Pier Ferdinando Casini).

Sagge parole quelle di Casini. La lotta per la pulizia di un paese non è della sinistra o di Saviano è anche nostra e di tutti coloro che in democrazia lottano per un mondo migliore. Lottano contro le mafie, per la libertà di parola, baluardo di una terra libera. Libertà di parola, tante volte abbiamo sentito questa frase, da tanti politici che in una terra difficile e bella come quella calabrese si esibiscono in passerelle. Siamo stanchi di tutto questo. Io lotto per questa libertà di parola e di stampa, per questo vengo minacciato dalla ‘ndrangheta. Vengo deriso da chi pensa che la ‘ndrangheta sia dalla parte del cittadino contro il potente tiranno. Vengo anche accusato dalla società civile di avere la colpa di scrivere molto. Perché in parte della Calabria per essere accettato devi essere omertoso, devi essere uno di loro.

La mia storia inizia a 16 anni, quando, armato di buona volontà decido di creare, assieme ad un gruppo di ragazzi, un giornale di controinformazione nel mio pese. Si chiamava Voce Libera. In Calabria basta un articolo di ordinaria amministrazione per ricevere, puntuale, una pallottola in redazione. Nessun timore, nemmeno stavolta riusciranno a farci paura, a farci tirare i remi in barca.

Le minacce non servono a niente, non ci spaventano, le rispediamo al mittente e sulla busta ci mettiamo anche la firma. Proiettili vaganti, buste. Tanti postini che però ci fanno capire una cosa, parte della Calabria non vuole cambiare, e soprattutto ci fanno capire che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta. Scrivere ciò che si vede e si scopre è il nostro mestiere, continueremo a farlo in piena libertà, nella convinzione che così facendo riusciremo a rendere il giusto servizio alla comunità. Abbiamo il diritto di non essere eroi. In questi giorni, il 4 settembre, avevo scritto di una strada che collega Polsi a San Luca. Una strada da sistemare da almeno venti anni. Il primo lotto vinto nel 1996 da una ditta di Crotone e il subappalto a un’impresa sanluchese. Soldi, 12 milioni di euro, che scompaiono nel nulla. Nulla ne sa il proprietario della ditta di San Luca, un incensurato. Nulla si sa di quella crotonese, nel frattempo fallita. La via dei pellegrini devoti che è ancora poco più di una mulattiera. Una bella storia da raccontare. Per un giornalista. Un giovane corrispondente che, quando può, dà una mano al padre barbiere a Bovalino.

Quel giornalista di 23 anni quella storia la racconta, firma il pezzo che viene pubblcato sul Quotidiano della Calabria, il 4 settembre, due giorni dopo il retorico via vai di politici al santuario della “madonna della ‘ndrangheta”. Riti, usi, costumi, tradizione, Osso e Mastrosso. Ma anche, soprattutto, affari, speculazione, ladrocinio di soldi pubblici. Accade così, che in un sabato di settembre, proprio sotto la vetrina del negozio del padre, quel Ferdinando Piccolo trova una busta, cinque pallottole e un messaggio di morte: “la ‘ndrangheta non scherza, continua così e sei un morto che cammina“.

Nel corso degli ultimi anni mi sono sempre occupato di cronaca nera, seguendo i principali fatti della mia terra. In particolare mi sono occupato giorni fa anche del Santuario di Polsi e della Festa della Madonna della Montagna. “Un Santuario – ha dichiarato il vescovo di Locri, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, – in cui si è consumata l’espressione più terribile della profanazione del sacro ed è stato fatto l’insulto più violento alla tradizione religiosa”. Il riferimento è alle immagini di un summit tra gli uomini delle cosche della ‘ndrangheta nel santuario diffuse qualche mese fa.  Ho scritto, anche del recente “via vai di politici e amministratori pellegrini per un giorno al Santuario, tutti presenti a parole per strappare la madonnina alla ‘ndrangheta e restituirla ai calabresi onesti e devoti”.

Come dico spesso, la voglia di dire no alla ‘ndrangheta ha smarrito la strada, al Bivio tra San Luca e Bovalino ha scelto la terza strada per l’isola che non c’è. Ormai siamo troppo abituati ad alzarci con la puzza di sangue e coricarci con i vestiti impregnati di ‘ndrangheta. Ma la Locride non è solo Spaghetti e Malavita. L’Aspromonte non è il paradiso terrestre dei latitanti, ma è soprattutto una terra che ammalia, strega, con i suoi sentieri intersecati in piccoli paesi. È vita. Trovare una busta con 5 proiettili e una minaccia di morte non è bello.

Come ho già scritto, andrò avanti, anche se questo, in certo senso è andare contro i miei interessi economici, contro gli interessi della mia famiglia. È arrivato il momento di fare una scelta. Scegliere se scrivere le solite cose, o raccontare la verità. Scegliere se tutelarsi, oppure andare contro tutto e tutti, anche contro la famiglia che dice di farmi i fatti miei, anche contro mia madre che piange guardando le macchine del 112 che passano frequentemente davanti a casa. È una scelta difficile che io ho già fatto. E di questo sono pronto ad affrontare le conseguenze.

La voglia di reagire può nascere, come una ginestra che attecchisce dove il terreno non lo permette perché come dice lo scrittore di San Luca Corrado Alvaro: “La disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile. Basta un atto, un gesto, una parola per ricordarti che sei un uomo“.

Ferdinando Piccolo, Bovalino (RC), 23 anni giornalista

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Mentana intervista Pier Ferdinando Casini

postato il 12 settembre 2010 da Redazione

Chianciano Terme 12 settembre 2010

Casini, abbiamo visto affluenze, adesioni, amici che sono diventati più amici, c’è un alone positivo, ovviamente. Abbiamo visto anche quali sono gli umori della vostra base, gli umori, gli amori, i disamori. Io sono venuto qui due anni fa, lei aveva appena vinto  la gara per la sopravvivenza in una campagna elettorale fortissima se non sbaglio baciata nel finale anche da un lieto evento familiare! Era riuscito però a superare quella che era stata la morsa che le avevano fatto due ex alleati che si erano dimenticati di essere stati alleati. Avete corso da soli, avete vinto. Allora, due anni fa, l’ha pagata essendo l’unico partito, il leader dell’unico partito che è stato all’opposizione dal 2006 al 2008 e poi ha continuato ad essere un partito di opposizione. Io credo che vi abbia fatto bene stare all’opposizione perché ci si rafforza da un punto di vista di coesione politica.  Adesso la situazione sta cambiando però tutti si chiedono: dove va questo nuovo partito?  Sta lì ad aspettare sulla riva del fiume ma prima o poi dovrà fare delle scelte.  E allora di fronte a tutto questo, innanzitutto come ci si pone?  Ci si pone nell’idea di dire aspettiamo e vediamo oppure prima di tutto i nostri valori? Oppure ci sono delle pietre angolari che sono la legalità, la giustizia, i valori cristiani, che cosa?
Come prima domanda è uno scibile umano! [Continua a leggere]

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