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La vera sfida dell’università italiana

postato il 15 Febbraio 2013

“Riceviamo e pubblichiamo” di Ludovico Abenavoli*

Nel periodo in cui nascono, nel cuore del Medioevo, le istituzioni universitarie si propongono di trasformare le riunioni assembleari delle Accademie, da uno studio di tipo generale e complesso, ad uno studio finalizzato e ordinato. Oggi che le idee e le conoscenze sono diventate essenziali nella generazione del benessere, all’Università è attribuito un ruolo centrale nella formazione e nell’innovazione. Un compito da svolgere, come stabilisce il trattato di Lisbona, attraverso la gestione razionale e programmata dei tre poli del triangolo della conoscenza e cioè formazione, ricerca ed innovazione.

Il futuro di ogni società risiede nella capacità di investire in cultura, ricerca, formazione ed è proprio investendo sulla conoscenza che i grandi Paesi offrono maggiori opportunità ai loro cittadini. Quindi risulta necessaria anche in Italia una strategia di sostegno alla realizzazione di una economia della conoscenza e di una reale società delle idee. Le sfide che condizionano il futuro del mondo, in particolare competizione globale e coesione sociale, impongono questo passaggio. La diffusione del sapere è un fattore qualificante dello sviluppo ed un obiettivo efficace per la vitalità dell’Università, che così trasforma il processo innovativo da aspetto tecnico ad interesse comune.

L’Università è promotrice attiva della società della conoscenza. Le scelte politiche degli ultimi decenni, non sono riuscite a fornire una risposta alla domanda: “quale Università per quale sviluppo”. Così le iniziative legislative sono nate in modo disordinato, lasciando il sistema universitario impantanato in visioni ormai lontane e superate. Ne consegue l’assenza di certezze sul modello di Università che si vuole realizzare nel nostro Paese.

La disponibilità di risorse finanziarie ed umane è l’aspetto dal quale si può iniziare a ragionare. La percentuale del PIL che l’Italia dedica a ricerca e sviluppo è pari a 1.23% nel 2008, mentre la media europea è dell’1.84%. Anche riguardo al numero dei ricercatori la situazione è analoga: in Italia 3.65 ricercatori ogni 1.000 unità di forza lavoro, contro 5.78 nell’EU. Un secondo aspetto da analizzare è la parcellizzazione delle strutture pubbliche di ricerca. Una situazione che rende difficile creare una reale strategia per l’eccellenza, che produce al contrario inefficaci duplicati e che tende a legittimare una distribuzione a pioggia dei finanziamenti. Pertanto è necessario prestare attenzione al miglioramento della produttività scientifica anche grazie ad un efficiente sistema di valutazione.

L’importanza di creare sistemi locali orientati all’innovazione è ampiamente condivisa, essa non nega la natura globale della conoscenza, ma esprime l’esigenza di realizzare un modello di sviluppo che permetta agli stessi sistemi di essere vitali, valorizzando le varietà delle risorse presenti. Il confronto continuo tra le conoscenze che il sistema produce, con quelle prodotte ed acquisite dall’ambiente esterno, rappresenta il vero cuore pulsante di tale percorso. L’impegno attivo ed integrato dell’Università, dei governi e delle imprese locali deve essere rivolto ad organizzare questo confronto ed a costruire le interdipendenze per la gestione delle conoscenze.

Dalla riforma del mondo accademico attualmente in atto, emerge che il banco di prova della diversificazione e della competizione tra gli Atenei sarà rappresentata dall’attrattività che ogni singola Università riuscirà ad esercitare verso docenti, ricercatori, studenti, capitali pubblici ed investimenti privati. L’Università italiana sarà più europea quanto più il suo profilo sarà autonomo, responsabile, imprenditoriale e competitivo.

Appare chiaro quindi come il sistema universitario italiano si debba impegnare ad allargare le sue prospettive, enfatizzando il proprio ruolo di volano socio-economico. Infatti proprio perché l’Università rappresenta il luogo per la formazione della classe dirigente di un Paese, essa non può sottrarsi alla sfida educativa rappresentata dal tema della consapevolezza del ruolo e della responsabilità sociale degli individui. In tal senso sarebbe auspicabile una maggiore e fattiva attenzione di quei soggetti che sono i naturali interlocutori degli Atenei. Mi riferisco agli enti territoriali, ai mezzi di comunicazione, alle realtà associative, al mondo della cultura, tutte componenti delle comunità nelle quali le Università operano.

La vera sfida dell’Università moderna, quindi non è costituita solo dall’acquisizione di competenze che consentano di rispondere alle aspettative di inserimento nel mercato del lavoro ed ai bisogni del mondo produttivo. La vera sfida è rappresentata dalla formazione di una nuova classe dirigente, consapevole delle responsabilità a cui sarà chiamata, capace di coniugare i legittimi obiettivi personali con i più generali interessi sociali, su chiari e imprescindibili principi etici. In quest’ottica l’UDC che rivendica con orgoglio la sua natura di partito laico di ispirazione cristiana, che fà riferimento alla dottrina sociale della Chiesa e incentra la sua azione sui principi del bene comune, della solidarietà e della sussidiarietà, è senza dubbio la forza politica in cui queste dinamiche possono trovare la loro naturale realizzazione.

*Responsabile Università UDC Calabria

 

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Tra riforma dello Stato e riforma della Chiesa: il contributo di Dossetti

postato il 14 Febbraio 2013

“Riceviamo e pubblichiamo” di Rocco Gumina

 Il 13 febbraio del 1913 nasceva Giuseppe Dossetti, una delle figure più eminenti, rappresentative e discusse del panorama cattolico in ambito politico ma anche ecclesiale. Il contributo della sua esperienza è indubbiamente molto importante e ancora da sviscerare e cogliere pienamente. Una figura atipica di politico, di sacerdote e monaco che ha vissuto con intensità stagioni di grande cambiamento per il nostro Paese e per la Chiesa cattolica: il periodo della resistenza; l’assemblea costituente; gli anni dei governi De Gasperi; il Concilio Vaticano II e la Chiesa alla prese con la contemporaneità. In tutta la sua vita pare abbia vissuto sempre nel tentativo di comprendere la dimensione di passaggio e di crisi della nostra epoca.

Alla costituente gettò le basi, insieme ad altri cattolici e non e al gruppo dei professorini di cui era promotore primario, per una visione personalistica e comunitaria dello Stato; ai lavori del Vaticano II contribuì, come perito del vescovo di Bologna Lercaro, su alcuni temi come la chiesa povera, la pace e come moderatore dei lavori conciliari.

Da politico della seconda generazione democristiana formatasi sui testi di Mounier e Maritain, la prima era ancora rappresentata da De Gasperi e altri come Piccioni, fu il leader della cosiddetta sinistra DC che in quegli anni rappresentò un pungolo per l’azione di governo e un modo di vivere e realizzare la politica sempre alla ricerca della realizzazione di una democrazia sostanziale che significava concretamente l’avvio di una reale stagione di riforme per il cambiamento del Paese. Da sacerdote e poi monaco, contribuì grandemente nella diocesi di Bologna alla recezione del Vaticano II anche con la fondazione di un Istituto di Scienze religiose che preparò con una raccolta di studi i lavori del Concilio.Successivamente fondò una comunità monastica, la Piccola Famiglia dell’Annunziata, la quale con la sua direzione si stanziò in medio oriente e in altre parti del mondo compresa l’Italia.

Ricordare Giuseppe Dossetti a cento anni dalla nascita, significa anzitutto riconoscerlo come una figura importante, per alcuni aspetti determinante, per la nostra storia nazionale e per lo stesso vissuto ecclesiale.

Ricordare Dossetti indica anche il poter prendere spunto dalle sue intuizioni, dalla sua passione, dalla sua testimonianza. Fra i tanti temi e le tante azioni che possono essere narrate per riconoscere la statura della sua persona e del contributo che ha dato al Paese, credo che sia opportuno citare due tratti per alcuni aspetti “minori” che ci possono servire da chiave di lettura per comprendere la nostra realtà: in ambito politico, l’esperienza alle comunali bolognesi del ’56, nelle quali grazie alla sua presenza si riuscì ad elaborare quello che solo anni più tardi sarà chiaro fra i cattolici italiani, ovvero la coscienza di essere minoranza e come tale chiamati a dare un contributo al Paese in ogni livello; nella chiesa, la relazione “Eucarestia e città” che tenne in occasione di un congresso eucaristico, dove si può scorgere il legame indissolubile tra la vita liturgico – sacramentale del cristiano e la sua azione per e nella città. A cento anni di distanza dalla nascita vale la pena prendere sul serio la lezione di un padre della nostra nazione e di un testimone credibile della Chiesa. Dossetti è una guida per la nostra epoca: seppe leggere e capire la crisi di un mondo e di una civiltà e il sorgere di un altro periodo da sostanziare di nuovi contenuti per la società intera e per la stessa comunità ecclesiale. La sua lezione può permetterci di capire maggiormente la nostra identità culturale e poter innalzare con chiarezza il nostro sguardo verso il presente e il futuro.

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Il nostro impegno per una nuova politica agricola

postato il 13 Febbraio 2013

di Mario Pezzati

Ieri, Pier Ferdinando Casini e il Ministro delle politiche agricole, ora nostro candidato alle prossime elezioni per la Camera dei Deputati, Mario Catania hanno incontrato la Coldiretti, nell’ambito di un ciclo di incontri e dibattito sul documento che proprio la grande associazione dei Coltivatori diretti ha preparato, dal titolo “L’Italia che Vogliamo”.

Proprio Mario Catania, che nel suo anno di Governo ha combattuto un’ottima battaglia in difesa del comparto agricolo italiano – difendendo in Europa gli agricoltori onesti e dismettendo la politica di acquiescenza sulle quote latte portata avanti dalla Lega, ha affermato che il negoziato condotto da Monti in sede UE è stato ottimo, perché ha ribaltato il pessimo accordo raggiunto nel 2005 da Berlusconi, che penalizzava l’Italia con un saldo negativo di 6 miliardi di euro. Grazie al Governo Monti, invece, anche se abbiamo perso qualcosa sugli aiuti diretti, è pur vero che abbiamo guadagnato tantissimo sul sostengo allo sviluppo rurale che è la vera sfida che può fare crescere ulteriormente l’agricoltura in Italia (mentre resta aperto il tema della contribuzione netta italiana, visto che non sappiamo usare bene i fondi europei che spesso tornano indietro, mentre dovrebbero essere uno stimolo fondamentale della nostra politica economica).

A tal proposito, Catania ha giustamente sottolineato che per aiutare gli agricoltori si deve distinguere a livello fiscale tra chi è agricoltore “attivo” e chi semplicemente possiede la terra, ma non è un imprenditore agricolo.

Tra le varie proposte di Catania e dell’Udc, merita menzione particolare quella per la certificazione “all’origine” dei prodotti agricoli, che permetterebbe di rilanciare il vero made in Italy e impedirebbe i furti di identità da parte di quei prodotti che di italiano non hanno nulla e sono fatti con prodotti stranieri.

Altro punto fondamentale è concentrare tutte le risorse disponibili verso gli agricoltori veri, e per quanto riguarda la regionalizzazione si deve procedere in maniera certosina per evitare strappi che danneggiano questa o quella azienda. Infine c’è da riscrivere la politica economica per il Mezzogiorno, che in questi anni è stata fallimentare, in quanto ha privilegiato una industrializzazione a forte impatto ambientale, e ha dato mano libera alla speculazione edilizia.

Pier Ferdinando Casini ha sottolineato la grande competenza, universalmente riconosciuta, di Mario Catania, che proviene da questo mondo e che meglio di tanti altri ne comprende le esigenze di sviluppo futuro.

Proprio Casini ha ricordato che “o il comparto agricolo diventa una delle priorità del paese, perché è una chance di questo paese, o perdiamo una grande occasione”. Per questo è fondamentale puntare ad un agroalimentare che parli il linguaggio del territorio, che sia alfiere della italianità e che sia da argine all’illegalità, alle frodi, alle cattive abitudini alimentari. Per riuscirci, è fondamentale rilanciare il tema della tracciabilità dei prodotti, rendendo al contempo il Ministero per le politiche agricole un ministero fondamentale e portante per la politica economica italiana.

Altro punto fondamentale, portato avanti da Casini è il taglio della spesa pubblica per alleggerire il peso fiscale: obiettivo che si raggiunge con proposte concrete e non con slogan e facili illusioni. Questo perché, mentre noi proponevamo di ripensare, snellendola, la macchina dello Stato (vedi abolizione delle province), gli altri, tutti presi dalla febbre del federalismo (Pd compreso), hanno preso ad inseguire la Lega sul sogno del federalismo fiscale. Con il risultato di aver causato una gran confusione amministrativa e di aver raddoppiato i centri di spesa raddoppiati (visto che, in dieci anni, complice la riforma del Titolo V, il falso federalismo leghista ha fatto aumentare le tasse del 50%, con le imposte pagate da cittadini e imprese aumentate del 31,6%, mentre le richieste dello Stato centrale non sono diminuite). Come costruire una casa senza fondamenta!

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Valorizzare intelligenza, merito e creatività dei giovani: Angelo Gennaccaro

postato il 13 Febbraio 2013

Angelo Gennaccaro é nato a Bolzano il 7 Giugno 1983. Diplomato alla scuola di cinema di Cinecittà a Roma e laureato in Scienze della comunicazione editoria e giornalismo presso Università degli Studi di Verona. Dal 2009 è coordinatore regionale dei giovani UDC del Trentino Alto Adige. Nel 2010 alla sua prima candidatura entra in consiglio comunale a Bolzano con 468 preferenze; é il più votato della lista UDC e il più giovane dei consiglieri comunali eletti. In Comune, è membro effettivo della commissione cultura e Presidente della commissione Scuola Università e Tempo libero. Libero professionista nel campo della comunicazione é impegnato in diverse associazioni giovanili e di volontariato. Dalla fine del 2011 è alla guida dell’UDC dell’AltoAdige, imprimendo un forte cambiamento e avvicinando molti giovani alla politica. E’ candidato per l’UDC nel collegio del Trentino Alto Adige.

Angelo, come hai deciso di candidarti?

 In nome del cambiamento e del rinnovamento e per dimostrare che non sono necessariamente i contenitori; partiti o movimenti che siano, a fare la differenza, ma le persone nella loro unicità. Oggi piú che mai a metterci la faccia senza paura deve essere una nuova generazione. Non mi é mai piaciuto rimanere spettatore delegando semplicemente ad altri, scelte che riguardano anche il mio futuro.

Sono uno di quelli che crede ancora che le cose che non vanno all’interno dei partiti, devono essere cambiate dall’ interno, non abboccando a movimenti senza regole o a finte liste civiche piú politicizzate degli stessi partiti. Anche in Trentino Alto Adige, la mia regione, il nostro simbolo sarà uno dei più “vecchi” sulla scheda elettorale ma paradossalmente quello che ha saputo rinnovarsi di piú.

 Perché proprio nell’ UDC?

Non mi é mai piaciuto urlare o sbraitare, dimensione politica difficile da trovare se in questo partito. In questo momento cosí difficile per il nostro Paese non posso rinunciare a difendere uno stile politico educato ed attento al prossimo, fatto di valori centrali per i quali con coraggio ho deciso di spendermi.

L’ UDC crede da sempre in un cambiamento coraggioso, che sappia innovare in campo sociale ed economico senza però stravolgere principi e valori che sono alla base della famiglia e della nostra tradizione culturale.

Ci differenziamo da tutti gli altri per essere stati i primi ad aver sfidato questo bipolarismo malato che vede PD e PDL ostaggi degli estremi. Se oggi gli italiani hanno la possibilità di scegliere una nuova forza centrale e non centrista in grado di impersonare, serietà, valori ed impegno, il merito e’ solo dell’ UDC di Pier Ferdinando Casini.

 Perché votare UDC?

 Per non disperdere gli immensi sacrifici di quest’ultimo anno, l’agenda Monti è un punto di partenza importante a cui bisogna aggiungere priorità che ne valorizzino la dimensione.

Da ventinovenne dell’ UDC penso vada dato uno sguardo più diretto ai giovani, con politiche in grado di valorizzare intelligenza, merito e creatività. Vanno create le condizioni per accedere al credito dando così ai giovani la possibilità uscire di casa e creare famiglia.

Occorre innovare le attuali forme di welfare che hanno ancora un carattere troppo assistenziale e rivedere le politiche della famiglia, riducendo il carico fiscale che la schiaccia e non ne incoraggia la crescita demografica. Famiglia come principale fattore di coesione sociale e vero volano di sviluppo. La crisi che il paese attraversa è prima di tutto una crisi valoriale.

Bisogna ripartire da qui, bisogna ripartire dall’ UDC.

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La moderazione è la vera rivoluzione: Elena Abenavoli

postato il 13 Febbraio 2013

Elena Montebianco Abenavoli ha 28 anni, ed è  nata a Catanzaro. Laureata in giurisprudenza con il massimo dei voti presso l’Università
Magna Graecia di Catanzaro, ha conseguito, sempre nella stesso Ateneo, il diploma di Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Attualmente ricopre l’incarico di Vice Coordinatrice Regionale Circoli Liberal Giovani ed è candidata alla Camera per l’Udc in Calabria.

Elena, come hai deciso di candidarti?

In Calabria c’è una crisi notevole di valori e di assenza di partecipazione femminile alla cosa pubblica. Si rende necessario un grande rinnovamento e una grande testimonianza da parte delle donne calabresi che restano quasi sempre assenti dalla politica e dalla partecipazione sociale. Molti amici dell’Udc ed in particolare l’on. Roberto Occhiuto, mi hanno chiesto di dare la mia disponibilità per un reale, profondo ed efficace progetto di rinnovamento, così come testimoniato dalla lista presentata in Calabria. La mia candidatura vuole essere quindi la testimonianza di valori e concretezza, un segnale in particolare per i giovani, che sono i più sfiduciati e che subiscono spesso passivamente le scelte di una classe politica che proprio con il loro aiuto sincero va prontamente modernizzata e nobilitata. Per questo ho deciso di impegnarmi in prima persona in questa campagna elettorale.

Perché proprio nell’Udc?

Il mio impegno culturale, sociale e quindi politico, che si fonda sulla mia formazione familiare, personale e professionale, ha trovato nell’Udc il terreno ideale per riversare la mia partecipazione ed il mio entusiasmo giovanile e di donna.

Perché votare Udc?

La moderazione nella vita come nella politica è la vera rivoluzione, nonché la condicio sine qua non affinchè le conquiste culturali, sociali e di rinnovamento diventino conquiste reali e durature. La vicinanza poi alla famiglia, ai principi e alla dottrina sociale della Chiesa, che da sempre rappresentano i valori fondanti dell’Udc, mi hanno convinta a partecipare all’azione e al programma del partito.

 

 

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L’esperienza professionale al servizio del Paese: Rosario Basile

postato il 12 Febbraio 2013

Rosario Basile è a Palermo, il 25 Marzo 1942. Sposato, due figli (Luciano e Filippo), si è laureato presso la facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Per alcuni anni con nomina del Rettore ha collaborato quale assistente volontario alla cattedra di diritto penale.
Superato l’esame di abilitazione per l’esercizio della professione forense ha acquisito l’idoneità al patrocinio presso le Supreme Corti.
Contemporaneamente ha iniziato ad occuparsi dell’azienda di famiglia “Il Piave” fondata nei primi del 1900 dal nonno Rosario e operante nel settore della sicurezza privata, che oggi conta circa tre mila dipendenti in tutta Italia.
Ha ricoperto la carica di vicepresidente dell’UNIV, l’Unione Nazionale degli Istituti di Vigilanza. È stato poi componente del direttivo di Confindustria Caltanissetta e Presidente Vicario di Confindustria Palermo con delega ai rapporti istituzionali. Dagli ultimi due incarichi si è dimesso al momento della candidatura alle Politiche del 2013. E’ candidato alla Camera nel collegio Sicilia 1 per l’Udc.

Come ha deciso di candidarsi?

Da imprenditore e da esponente di Confindustria Palermo, per anni ho assistito allo scempio dell’Italia da parte di una classe politica che, tra gli altri vizi, esibiva senza vergogna un disinteresse pressoché globale nei confronti dell’imprenditoria. Ho deciso quindi che fosse giunto il momento di rimboccarsi le maniche, di uscire dalle aziende che abbiamo costruito e in cui abbiamo dimostrato il nostro valore, per mettere a servizio del paese la propria storia e la propria esperienza professionale. Non possiamo più permetterci di stare a guardare inermi: occorre occuparsi dell’Italia in prima persona, contribuendo in maniera diretta alla sua ripresa con interventi forti, decisi e concreti.

 Perché proprio nell’Udc?

 Ho trovato nell’Udc il giusto interlocutore con cui iniziare un concreto percorso per l’effettiva ripresa dell’Italia. Un partito che, a differenza di altri, ha mantenuto negli anni la sua coerenza politica e ha a cuore quei valori che sono alla base della vita di un buon cittadino, di un buon padre di famiglia, di un buon cattolico: la famiglia, i giovani, il lavoro, la legalità. Principi fondamentali che guideranno il mio impegno politico affinché l’Italia torni ad essere una nazione in cui credere e dove investire, e occupi finalmente una posizione centrale rispetto alle politiche europee.

 Perché votare l’Udc?

 Il prossimo Parlamento si troverà a discutere riforme storiche, di importanza cruciale per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Per questo è necessario che i rappresentanti del paese che ne faranno parte siano cittadini liberi, responsabili, virtuosi e determinati, come gli uomini e le donne che l’Udc ha scelto di presentare per la campagna elettorale in corso. Per questo votare Udc: per essere sicuri che i prossimi parlamentari abbiano a cuore i valori fondativi della democrazia italiana, e solo quelli, e che tutelino l’interesse nazionale e il bene comune al di là di ogni possibile interesse di parte.

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Caro Grillo, dove prendi questi soldi?

postato il 12 Febbraio 2013

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Grillo ha deciso di seguire il suo maestro Berlusconi, in tutto e per tutto: prima nella gestione del partito (entrambi non tollerano il dissenso interno e chi non esegue gli ordini è estromesso dal partito), entrambi organizzano eventi show in televisione (Grillo pare che stia trattando per fare una serata a Porta a Porta la settimana prima delle elezioni), e soprattutto entrambi si lanciano in mirabolanti promesse irrealizzabili.

Quella di Grillo è semplice: dare soldi.

A parte che Grillo si confonde tra “reddito di cittadinanza” e “sussidio di disoccupazione” (e non è solo una questione semantica perché l’uno è aperto a tutti i cittadini, l’altro solo ai disoccupati), la sua ultima proposta prevede di dare 1000 euro al mese per 3 anni ai disoccupati.

E’ stupendo. Ma irrealizzabile.

Perché? Intendiamoci, a me piace questa proposta, ma mi si deve dire concretamente dove prendere i soldi. Grillo dice dai 98 miliardi che Berlusconi regalò alle aziende di slot machine, peccato che ormai non siano più esigibili e anzi vi sono sentenze di tribunale che ci impediscono di richiedere questi soldi.

Quindi torno a chiedere: da dove prendiamo i soldi?

Domanda fondamentale, perché non parliamo di spiccioli, e Grillo non può uscirsene con delle idee (le slot machine di cui sopra) bislacche e irrealizzabili. Dimostra solo la sua totale e assoluta ignoranza di quello che parla e propone, fermandosi solo alla superficie.

Facciamo due conti.

In Italia abbiamo 3 milioni di disoccupati. Se ad ognuno diamo 1000 euro, significa che lo stato italiano dovrebbe spendere 3 miliardi di euro (prendete una calcolatrice e fate 3 milioni * 1000).

Ma non è finita, perché la proposta di grillo prevede che questa cifra sia mensile, e quindi dobbiamo moltiplicare 3 miliardi per 12 mensilità: totale 36 miliardi di euro.

In pratica, seguendo la proposta di Grillo, lo Stato ogni anno dovrebbe tirare fuori circa 36 miliardi di euro.

Vista l’enormità della cifra, io torno a chiedere: dove prendiamo questi soldi? Mistero.

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VotoUDC.it, l’Italia che vogliamo passa da qui!

postato il 11 Febbraio 2013

Ormai ci siamo! Il 24 e 25 febbraio sono dietro l’angolo. Quello che ci aspetta è uno sprint finale: è giunto il momento di concentrare tutti i nostri sforzi e tutte le nostre forze per conquistare il risultato che ci meritiamo. L’UDC, che è stato a lungo come un vaso di coccio stretto tra vasi di ferro, è stato in grado di imporre alla politica italiana un netto e deciso cambio di marcia, impegnandosi per primo per la nascita di un governo di solidarietà nazionale. Ci siamo riusciti, in questo anno, avendo Mario Monti al Governo del Paese.
Ma siamo solo a metà dell’opera. Purtroppo, in caso di vittoria di PD e PDL, che hanno rifiutato di raccogliere il testimone dell’operato di Monti, i sacrifici degli italiani rischierebbero di annegare nell’irresponsabilità fiscale o nella riproposizione di politiche economiche che ci hanno portato al declino di oggi.
L’UDC, con Mario Monti candidato a premier, vuole impedirlo. Serietà, credibilità e onestà sono le nostre parole d’ordine. Del partito, dei nostri candidati, di ciascuno dei nostri militanti. È per questo che abbiamo bisogno di voi, del vostro impegno. Dobbiamo utilizzare il tempo che ci resta per fare conoscere il nostro programma, le nostre liste, i nostri impegni.

Per questo abbiamo creato VotoUDC.it, il sito elettorale dall’Unione di Centro.

L’obiettivo è di offrire agli elettori uno strumento completo, contenente tutte le informazioni della campagna elettorale UDC, in maniera esaustiva ma semplice: tutte le sezioni del sito sono raggiungibili dalla homepage.
Particolarmente curata è la sezione candidati, dove ai nomi e cognomi che si stanno impegnando in prima persona nella campagna elettorale viene associata una scheda con i contatti, la biografia e gli eventuali link a blog e social network di ciascun candidato. È un modo in più per far conoscere la grande ricchezza dell’UDC: la propria gente.
Un’altra pagina particolarmente utile è quella degli eventi: qui giungono le segnalazioni non solo delle grandi convention ma della campagna elettorale porta a porta che l’UDC sta conducendo: raccolte firme, gazebi, aperitivi: tutto trova posto in votoudc.it! Segnalateci anche voi le iniziative che state portando avanti sul territorio!

Il sito è basato su codice Open Source, coerentemente con l’impegno dell’UDC in questi anni per l’agenda digitale e per l’adozione di piattaforme Open Source da parte delle PA.

VotoUDC inoltre è social, importa in automatico i contenuti da iocentrotv, il canale youtube del partito, e permette di condividere ogni pagina, articolo, evento e candidato sui social network.

VotoUDC sarà il nostro punto di raccordo in questi ultimi e intesi 12 giorni di campagna elettorale.
L’Italia che vogliamo passa da qui!

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90 miliardi di bugie

postato il 11 Febbraio 2013

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Quale mirabolante idea hanno partorito ultimamente Bersani e Berlusconi? Pagare i debiti della pubblica amministrazione tramite altri debiti. Dimostrando sprezzo della credibilità e della contabilità dello stato (di cui, evidentemente, ignorano i fondamenti) hanno deciso di azzerare il debito che la Pubblica amministrazione ha verso le aziende private: si tratta di circa 90-100 miliardi di euro.

Si tratta di un “debito fuori perimetro” non rilevato da Eurostat e in parte già coperto da fondi ed ecco perché Bersani probabilmente parla di 50 miliardi su 90, mentre Berlusconi. che era forse troppo impegnato per studiare la contabilità di Stato, parla di 90 miliardi rivelando la sua ignoranza in materia.

Bersani e Berlusconi non pensano proprio a risparmiare, preferiscono spendere e continuare ad aumentare il debito pubblico (seppur con lodevoli intenzioni).

Intendiamoci: saldare il debito e dare ossigeno alle aziende, come abbiamo detto nei mesi scorsi, è un atto doveroso e giusto, il problema è come si vuole realizzare questo atto. L’UDC aveva portato avanti, assieme a Monti, una duplice azione: sbloccare i fondi già previsti (quindi eliminando le pastoie burocratiche) e con forme di compensazioni erariali in modo da dare ossigeno alle aziende senza aggravare la situazione debitoria dell’Italia.

Invece cosa pensano i due gemellini Bersani e Berlusconi?

Pensano di fare altri debiti, e quindi Berlusconi pensa di saldare il debito con la Cassa Depositi e Prestiti e con l’emissione di nuovi bond, almeno stando a quanto scrive Libero (e, se lo dice Libero, non è improbabile pensare che abbia delle fonti vicine al leader del Pdl). Quindi con soldi dei pensionati e con nuovi debiti.

Bersani, invece, stando a quanto riportato da numerose agenzie di stampa, vorrebbe emettere 10 miliardi di euro l’anno di titoli pubblici (BTP) per i prossimi cinque anni, esclusivamente dedicati al pagamento dei crediti commerciali delle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione.

Comunque sia il risultato è disastroso, perché invece di togliere burocrazia (come vuole fare UDC e Monti), i due soggettoni preferiscono sfondare abbondantemente il muro del 130% del rapporto Debito/Pil, se non peggio. Circostanza che, oltre ad avvicinare significativamente l’Italia verso i parametri greci, contrasterebbe abbondantemente anche con gli obblighi del Fiscal Compact che, come noto, dal 2014, impone all’Italia una riduzione del rapporto Debito/Pil, fino al 60% entro i prossimi 20 anni; in soldoni circa 50 miliardi all’anno.

In pratica siamo nel regno dell’assurdo e della illogicità: da un lato vogliono diminuire i debito pubblico, e dall’altro avanzano proposte di aumento della spesa e del debito pubblico.

Inoltre entrambi parlano di vendere parti del patrimonio immobiliare italiano, e allora che bisogno c’è di fare altri debiti?

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4 milioni di posti di lavoro? Sì, nella fantasia

postato il 10 Febbraio 2013

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Le ultime promesse di Berlusconi sono quanto di meglio il panorama comico possa offrire. Sostanzialmente il Cavaliere  ha promesso 4 milioni di posti di lavoro e di pagare i 90 miliardi che la Pubblica Amministrazione deve ai fornitori privati tramite delle obbligazioni (in pratica tramite BTP di nuova emissione).

La proposta dei posti di lavoro è un vecchio classico della comicità del Berlusclown, e se nel 1994 erano 1 milione, e nel 2001 erano 1,5 milioni, oggi il nostro amatissimo venditore di pentole aumenta la sua proposta e, come se fossimo in tempi di saldi, arriva a 4 milioni di posti di lavoro in 5 anni. Sarebbe stupendo se non fosse irrealizzabile. Perché affermo ciò? La risposta semplice è che se Berlusconi non c’è riuscito con numeri inferiori in passato, come può riuscirci oggi con numeri più grandi e in piena crisi? Ma la risposta vera è un’altra e si chiama “Legge di Okun” dal nome del suo ideatore.

Cosa dice questa legge empirica (ma molto seguita e studiata in Economia)? La Legge di Okun, secondo la sua formulazione più autentica mette in relazione la produttività con la disoccupazione: in altre parole se la produttività aumenta a certi ritmi, la disoccupazione dovrebbe diminuire secondo una certa proporzione e viceversa. Nel tempo si è visto che il rapporto è confermato, anche se non l’intensità e l’incremento della disoccupazione è minore di quanto previsto da Okun: tra i 2008 e il 2010, in Europa ad un calo del PIL del 4,4% ha fatto seguito un aumento della disoccupazione pari a 2,8%. In Italia il PIL era diminuito del 5%, ma la disoccupazione e aumentata del 2%. Se partiamo da questi dati possiamo osservare che una diminuzione della disoccupazione presuppone un aumento del PIL e qui veniamo ai dolori per il nostro Berlosco: lui parla di 4 milioni di nuovi occupati, ma io sono generoso e considero solo i disoccupati effettivi attualmente in Italia che sono 3 milioni, pari al 12% (arrotondo per difetto). E ora facciamo una equivalenza semplice semplice: se con un PIL calato del 5% in due anni, la disoccupazione è aumentati di due punti percentuali, per togliere 12 punti percentuali di disoccupazione in 5 anni, quanto deve aumentare il PIL? Risposta: del 30%. In pratica nei prossimi 5 anni l’Italia dovrebbe crescere quasi al ritmo della Cina, ovvero del 6% annuo e considerato che per il 2013 si attende una riduzione del PIL, la promessa di Berlusconi è destinata già in partenza ad essere disattesa, come lo è già stato in passato e a rivelarsi come una promessa assolutamente infondata e falsa.

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  • Pippo Bufardeci: E’ un’analisi perfetta. Lasciare ancora senza...
  • Pippo Bufardeci: Perfettamente in linea con la giusta strategia politica che...
  • Ezio Ordigoni: Credo che il Presidente Casini abbia delle ragioni
  • Lucia: Presidente lei è un ottimo intermediario e di mediazioni ne sa...
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