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“Prima il Veneto”… ma Zaia si è dimenticato della montagna veneta

postato il 22 Febbraio 2011

“Prima i veneti” recitavano gli i manifesti elettorali di Luca Zaia. Intanto è stato negato un assessorato ad un bellunese, la promessa di occuparsi in prima persona della provincia di Belluno e dell’intera montagna veneta non è stata mantenuta, Hanno saputo solo sbandierare il federalismo come cura di ogni male del nostro territorio, senza però dire che non toccherà i privilegi dei vicini autonomi e che l’unica certezza è l’aumento delle tasse.

Prima il Veneto… ma quando ci sono da discutere i tagli alle regioni il nostro Presidente diserta i tavoli, e capita che in due anni la nostra regione perderà circa 800 milioni di euro a beneficio di Roma Capitale o, come piace chiamarla ai leghisti “Roma Ladrona”. Eppure il nostro Presidente Zaia non manca mai quando c’è da mangiare, con i colleghi Ministri della Repubblica con immancabile fazzolettino verde, polenta e pajata.

Prima il Veneto… è questi giorni l’ennesimo schiaffo alla montagna veneta, che già soffre la concorrenza dei vicini a statuto autonomo, con la ripartizione dei fondi per i comuni montani che assegna al nostro territorio solo il 2,66% dei circa 16 milioni e mezzo di euro disponibili, insomma, solo le briciole mentre la fetta più cospicua della torta è andata a Campania e Calabria rispettivamente con 28,97% e 17,51%, territori che hanno avuto già molti contributi in passato e la cui montagna non è paragonabile a quella alpina.

Qualcuno, come il Presidente della Provincia di Belluno Bottacin si chiede come mai ci siano tutte queste proteste e ricorda che l’assegnazione avviene sulla base della cosiddetta “spesa storica”(un meccanismo arrugginito che premia gli sperperatori), oppure qualcun’altro cerca di giustificarsi dicendo che il Veneto è una delle regioni con la più alta percentuale di territorio pianeggiante, dimenticandosi, incredibilmente, di una provincia interamente montuosa.

Si tratta solamente di scuse. La Lega che governa a Belluno, Venezia e Roma dovrebbe, invece di giustificarsi, spendere le proprie energie per modificare questi meccanismi che tanto critica.

Qualcuno sicuramente leggendo queste righe penserà: “è colpa dell’UDC che non ha fatto passare il federalismo fiscale”. A questa obiezione sinceramente rispondo che l’UDC fa  il suo “mestiere” di opposizione, mentre stupisce che Pdl e Lega, che sono al governo, diano sempre la colpa agli altri per i loro errori e le loro negligenze.

Mi piacerebbe nei prossimi giorni sentire qualche leghista alzare la voce, magari a Roma o ad Arcore, in difesa del proprio territorio, invece di piangersi addosso ed addossare le colpe al sistema ereditato da chissà quale governo passato. Non ci si può scandalizzare se alcuni comuni od un’intera provincia vogliono lasciare il Veneto per andare col Trentino Alto Adige o col Friuli, se ci si ricorda di loro solo nei due mesi di campagna elettorale mentre in concomitanza con il voto di fiducia si riesce a far sbloccare 750 milioni euro e la gestione del Parco dello Stelvio.

É ora che gli amministratori locali di questi territori montani, di qualsiasi schieramento,  facciano sentire la loro voce, unendo le forze con quelli lombardi e piemontesi che certamente non se la passano meglio e chiedere un vero federalismo, per non far morire il nostro territorio.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Maurizio Isma

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Arsenico nell’acqua, non basta aumentare i limiti di legge

postato il 25 Novembre 2010

Capiamo bene prima cos’è l’arsenico: è un elemento chimico presente naturalmente in alcune rocce della nostra penisola, soprattutto sulle Alpi e vicino bacini vulcanici. L’acqua lo discioglie in piccole quantità e lo trasporta con se fino nella catena alimentare. È molto pericoloso per la salute umana, tanto che l’Unione Europea ho posto un limite massimo di 10 microgrammi per litro nell’acqua potabile. Una esposizione continua a quantitativi superiori a quelli stabiliti dalla legge, può portare alla formazione di malattie, anche gravi come il cancro.

Secondo il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, gli italiani che non potranno usufruire dell’acqua potabile, alle condizioni attuali, saranno 100 mila. Perché? Negli acquedotti che riforniscono questi cittadini si è riscontrata una forte presenza di arsenico, oltre i limiti stabiliti dalle normative dell’Unione Europea, a cui il ministro aveva chiesto un’ulteriore deroga, per nascondere ancora le conseguenze gravissime che una situazione del genere può creare a queste migliaia di cittadini.

Fino ad ora l’Italia ha goduto di una deroga che permetteva agli acquedotti pubblici di fornire acqua con un massimo di 50 mg di arsenico per litro. Le deroghe sono in atto dal 2001, ed ogni tre anni se n’è chiesto il rinnovo, fino al limite del 2011, rispettato rigorosamente dell’Ue. Ora il rinnovo della deroga è stato negato e il ministro con chi se l’è presa? Con se stesso per non essere riuscito a risolvere questo problema? Con i precedenti suoi colleghi ministri? Con gli acquedotti pubblici e privati che se ne infischiano di migliorare le proprie strutture? Di certo no, se l’è presa con l’Unione Europea che ha negato un rinnovo della deroga. Bel modo di prendersi le proprie responsabilità!

Secondo il ministro molto è stato fatto per fornire acqua a norma alla popolazione, fatto sta che ancora oggi il ministro si appella alle regioni per concertare la costruzione di dearsenificatori. Il ministro conferma che il problema della presenza di arsenico nelle acque è soprattutto rilevato nelle zone alpine e prealpine, perché presente in quelle particolari rocce, problema rilevato anche dall’altra parte dei monti e più precisamente in Germania. Ma allora perché la maggior parte della popolazione a rischio arsenico è nella regione Lazio? L’acqua che bevono i laziali viene dalle Alpi? No, e allora perché sviare l’opinione pubblica?

Questa è una pura questione di inefficienza amministrativa dovuta al continuo rinvio delle questioni. Il Trentino ha risolto efficacemente il problema anche se con alcuni ritardi, nel Lazio invece no. 

Secondo il capogruppo dell’Unione di Centro nella Commissione Ambiente, Armando Dionisi e Roberto Rao, ci potrebbe essere molta più gente senza acqua potabile se si pensa che nel solo Lazio, regione più colpita da questa situazione, “91 sindaci delle province di Roma, Latina e Viterbo potrebbero essere addirittura costretti a firmare il divieto di bere l’acqua del rubinetto, provvedimento che riguarderebbe quindi ben più delle 100 mila persone stimate dal ministro Fazio”. In tutta Italia i Comuni interessati sono 128: 16 in Toscana, 10 in Trentino, 8 in Lombardia, 3 in Umbria, più i 91 del Lazio, per un totale di 250 mila famiglie, altro che 100 mila cittadini come dice il nostro ministro!

“Riceviamo e pubblichiamo” di Antonio Di Matteo

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Il governo latita e il cittadino ne paga le conseguenze: multe europee e aumento dei prezzi degli alimenti

postato il 19 Novembre 2010

Questo governo sofferente e moribondo sta calamitando tutta l’attenzione dei media italiani, che sembrano essersi dimenticati che le esigenze delle persone sono anche altre: la gente non ha solo bisogno di chiarezza politica, ma anche di qualcuno che risolva i problemi che si accavallano e che, se ignorati, si ingigantiscono.
Un esempio lampante di ciò è nelle multe che recentemente l’Unione Europea ha sanzionato al governo italiano, reo di non avere preso provvedimenti dopo gli avvisi e le comunicazioni inviate dalla UE medesima.
Le multe in questione sono due: la prima riguarda la mancata applicazione di una sentenza del 2004 riguardante tre discariche nei pressi di Milano nei Comuni di Rodano e Pioltello, e contenenti rifiuti industriali. Queste discariche contengono rifiuti pericolosi e costituiscono una minaccia per l’aria e le acque locali (come si legge dal provvedimento dell’UE), e le sanzioni richieste all’Italia ammontano ad una multa giornaliera di 195.840 euro a decorrere dalla data della seconda sentenza della Corte fino all’avvenuta applicazione della decisione, più una somma forfettaria che è pari a 21.420 euro per ogni giorno trascorso dalla data della prima sentenza della Corte (2004) fino alla seconda. Considerando che sono passati ormai 6 anni, la somma sarebbe davvero elevata, circa 440 milioni di euro, paragoniamoli ai 100 milioni messi a disposizione per le cure dei malati di Sla.
Per altro solo una delle tre discariche risulta bonificata (con l’asportazione di 35.000 tonnellate di rifiuti), mentre la seconda discarica non è ancora stata rimossa e la bonifica della terza discarica è appena cominciata, nonostante la vicenda del “Polo Chimico di Pioltello-Rodano” fosse nota dal 1986.
La maggiore responsabile del danno è la Sisas, Società Italiana Serie Acetica Sintetica, che nel frattempo è fallita, lasciando, ancora oggi, circa 280 mila tonnellate di rifiuti industriali da smaltire nelle vasche A e B. La bonifica era stata affidata, nel frattempo alla Tr Estate 2, società che faceva capo a Giuseppe Grossi, l’imprenditore arrestato nell’ambito dell’inchiesta Montecity-Santa Giulia assieme a Rosanna Gariboldi, assessore all’Organizzazione Interna e Relazioni Esterne della provincia di Pavia e moglie di Giancarlo Abelli, deputato del Pdl.

L’altra multa è stata comminata al governo italiano per non avere recuperato, come gli era stato imposto, fli aiuti di Stato concessi a imprese di servizi pubblici a prevalente capitale pubblico.
“La Commissione europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia per non aver eseguito una decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea che ordina il recupero di aiuti di Stato illegali e incompatibili da imprese di servizi pubblici a prevalente capitale pubblico”, dice la nota.
La sentenza risale al 2006 e, la cosa più incredibile è che, nonostante i progressi compiuti nel recupero, le autorità italiane non hanno notificato alla commissione l’avvenuto completamento di tale operazione. Trattandosi di un deferimento alla Corte per il mancato rispetto di una precedente sentenza della Corte, “la Commissione ha deciso di chiedere alla Corte di imporre il pagamento di una penalità di 65.280 euro per giorno di ritardo successivo alla seconda sentenza della Corte fino al giorno della regolarizzazione dell’infrazione e di una somma forfettaria di 7.140 euro al giorno per il periodo intercorso tra la sentenza della Corte del 2006 e la seconda sentenza della Corte”, come recita il comunicato UE.
In pratica, paghiamo questa multa, perché il governo italiano si è scordato di comunicare alla UE di avere adempiuto ad una sentenza; per avere scordato di spedire una lettera con annesso francobollo (se consideriamo una raccomandata, diciamo 5-10 euro), noi pagheremo alcuni milioni di euro.
In mezzo a tutto questo, suona strano e preoccupante il silenzio assordante del ministero delle politiche agricole, relativo al nuovo rapporto FAO che prevede un notevole aumento nei prezzi dei cereali e delle derrate alimentari, aumento di prezzo che verrà pagato dai cittadini. Concordo con chi chiede un rilancio del settore agricolo, considerando che sempre la FAO prevede che, per evitare tensioni, bisognerà raddoppiare la produzione mondiale a breve, invocando una politica agricola non velleitaria, ma concreta e pragmatica. Ma la cosa peggiore è che la FAO prevede che questo aumento riguarderà tutto il comparto alimentare, considerando, ad esempio, che il mercato ittico da alcuni mesi ha visto impennarsi i prezzi, come anche lo zucchero, la soia, i cereali e così via, mentre le scorte di cereali stanno diminuendo.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Caterina Catanese

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Alluvione, l’ordine del giorno Udc per far ripartire il Veneto

postato il 18 Novembre 2010

Dopo l’alluvione che ha duramente messo alla prova la nostra Regione, dopo giorni di totale abbandono da parte delle istituzioni e dell’informazione nazionale, con una settimana di ritardo anche il Governo si è reso conto della gravità della situazione e ha deciso di intervenire.

Accolti tra le proteste sia a Verona che in prefettura a Padova, Berlusconi, Bossi (con figlio Renzo al seguito) e diversi ministri hanno visitato le zone maggiormente colpite e hanno promesso immediati stanziamenti di fondi.

Il clima di sfiducia è ampiamente giustificato, considerando che alcuni nostri comuni come quelli di Abano o di Albignasego, sempre in provincia di Padova, attendono già da tempo i rimborsi per i danni causati dalle trombe d’aria degli anni scorsi, rimborsi che però non sono mai arrivati!

Ma come avevo scritto nel precedente articolo, nonostante la capacità della popolazione veneta di rimboccarsi le maniche nel momento del bisogno sia proverbiale, questa volta questa volta la tenacia non basta: è necessario che alle promesse espresse dal Presidente del Consiglio e dai suoi ministri seguano fatti concreti. Per ripartire servono i “schei”(nel dialetto veneto sono i soldi) dello Stato.

L’ultimo appello per un immediato intervento da parte del Governo è stato sollevato proprio da un esponente del nostro partito, l’On. De Poli. Il Coordinatore regionale UDC del Veneto ha fatto esplicite richieste attraverso un ordine del giorno al ddl stabilità che propone di sospendere gli studi di settore, i pagamenti Ires e Irap di novembre e i contributi previdenziali per i contribuenti veneti.

“Ci aspettiamo” – ha detto Antonio De Poli- ”che la maggioranza lo voti per dare un segnale di concretezza alle solite promesse”.

Noi veneti ci aspettiamo che la risposta della maggioranza e del Governo sia nel segno dell’apertura e speriamo, inoltre, che in futuro possa esserci una più accurata gestione del territorio da parte degli amministratori sia locali che nazionali per evitare il ripetersi di queste tragedie.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Francesco Ricco

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Le promesse mancate del Governo sono ormai un capitolo in continuo aggiornamento: web radio e alluvionati

postato il 14 Novembre 2010

Il governo Berlusconi ormai ci ha abituati a cambi di rotta che lasciano sconcertati e sinceramente non credevo fosse possibile andare oltre, eppure c’è riuscito. Lo ha fatto su due questioni su cui si era espresso a favore: rendere più libero e fruibile il web e gli aiuti al Veneto allagato.

Ma andiamo con ordine.

Tutti sanno che è possibile farsi una propria emittente radio che trasmetta su Internet a costi praticamente nulli. Quel che non tutti sanno è che l’AGCOM, l’autorità garante delle comunicazioni, si appresta a rendere molto più difficile e oneroso potere fare la propria “stazione radio”: chi vorrà aprire una radio web dovrà prima di tutto fare una dichiarazione di inizio attività, poi pagare una autorizzazione pari a 750 euro (cifra che raddoppia arrivando a 1.500 per le web tv lineari, quelle cioè con palinsesto). Tutto questo grazie ad un provvedimento approvato dall’Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), che deve trasformare in regolamento attuativo il decreto Romani sui servizi media audiovisivi.

Ma non si fermano solo a questo, perché l’AGCOM sta anche valutando nuove misure anti pirateria, che sono di una ferocia inaudita e che di fatto bloccheranno il peer to peer. Intendiamoci, la pirateria deve essere stroncata, ma non si può neanche bloccare la rete e la libertà solo per zittire alcuni, si passa così da un estremo all’altro. Ciò che non torna è che il Governo, che pure aveva garantito di sbloccare il web per renderlo più fruibile, aveva previsto nella bozza orginaria una imposta di 3000 euro e la richiesta di una autorizzazione alla AGCOM che doveva essere data da quest’ultima entro 60 giorni dalla richiesta. In pratica si parla di provvedimenti assurdi, che nessun altro paese ha.

Sull’argomento, l’on.le Rao (UDC) ha dichiarato che “nonostante gli annunci del Ministro Maroni, ancora non c’è nessun atto concreto del governo che vada nella direzione del superamento dell’art 7 del decreto Pisanu. Nel frattempo l’Agcom sta elaborando il regolamento attuativo del decreto Romani sui servizi media audiovisivi, e nella sua prima stesura prevede l’introduzione di una serie di passaggi burocratici e oneri finanziari capaci di frenare lo sviluppo delle radio web libere, oltre ad una serie di assurdi tecnicismi e filtri inapplicabili nella rete, a meno di non ipotizzarne il suo spegnimento. Nel nostro paese si conferma una questione che è generazionale e culturale al tempo stesso: molti di coloro che sono deputati a prendere decisioni nel campo delle comunicazioni e dello sviluppo tecnologico sembrano avere timore di uno strumento potente, sempre on-line, libero e gratuito come è internet, non comprendendo che proprio questi tre fattori rappresentano un volano di sviluppo sociale ed economico di enormi dimensioni”.

L’altra promessa mancata potrebbe essere quella di aiutare il Veneto allagato.

Sembra assurdo, ma pare che sia così. E quel che è peggio, pare che la bocciatura sia avvenuta con l’imprimatur della Lega. Possibile?
Secondo il Corriere parrebbe di sì. Si apprende infatti che in Commissione bilancio, proprio con i voti determinanti dei deputati leghisti, è stata bocciata una mozione che prevedeva il congelamento del pagamento delle imposte per gli alluvionati.

Sembra incredibile, ma pare che sia così. La proposta prevedeva il congelamento fino al 30 giugno prossimo le imposte per gli alluvionati del Veneto, ma stranamente la Lega si è opposta. I maligni potrebbero pensare che questo è funzionale alle ipotetiche future elezioni, visto che la Lega da sempre è di lotta e di governo, ma sinceramente non credo che i deputati leghisti siano così cinici, e preferisco pensare che la bocciatura sia dovuta o per incomprensione o perchè preferiscono un provvedimento organico.

Certo, l’approvazione di quel provvedimento sarebbe stata una prima risposta alle richieste di aiuti dei veneti che si sentono abbandonati dallo Stato.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Caterina Catanese

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L’Italia, Paese che affonda, Paese che crolla. E dove i responsabili non si trovano mai

postato il 10 Novembre 2010

L’Italia è un Paese dove pochi giorni di pioggia mandano sott’acqua un’intera regione, e dove un patrimonio culturale unico al mondo si sgretola. Il Veneto allagato, il crollo di Pompei (solo quattro sassi per il governatore Zaia) metafore entrambe degli effetti devastanti che mancato rispetto delle regole e incuria continuano a causare nel nostro territorio. Ma non solo.

Oggi il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, nel suo intervento alla Camera sul crollo della Domus dei gladiatori, si è difeso così: «Se avessi responsabilità per ciò che è accaduto sarebbe giusto chiedere le mie dimissioni, anzi le avrei date io. Se invece facciamo prevalere serietà, obiettività e misura, allora sarebbe giusto riconoscere che i problemi di Pompei come le situazioni in cui versa il patrimonio artistico si trascinano da decenni senza che nessuno sia riuscito a risolverli definitivamente e a impostare una strategia efficace». Per il ministro della cultura il problema vero non è una mancanza di fondi, ma la loro gestione. E’ assicurare «una gestione capace di investire al meglio le risorse». [Continua a leggere]

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Polo chimico di Pioltello: una storia infinita, un danno per il territorio, un costo per l’Italia

postato il 7 Novembre 2010

La storia del polo chimico di Pioltello sta facendo sempre più notizia anche sui network nazionali. L’importanza e la delicatezza del tema sono sotto gli occhi di tutti. Ma forse non tutti hanno capito bene quale sia il problema esistente sul territorio dei comuni di Rodano e Pioltello. Nel 2004 l’Unione Europea aveva ingiunto al Governo italiano di ripulire le tre discariche della ex Sisas di Rodano – Pioltello, considerate “una minaccia per l’aria e le acque locali“.  Nel 2006 il Governo italiano che aveva in Romano Prodi il presidente del consiglio, avviò la procedura che portò all’Accordo di Programma tra Ministero, Regione e Comuni di Rodano e Pioltello, con l’affidamento della bonifica ad una società dell’ormai famoso “re delle bonifiche” Giuseppe Grossi.

Nell’estate di quest’anno, dopo la rinuncia di Grossi (che chiedeva indietro i soldi spesi fino a quel giorno), il Governo Berlusconi ha nominato un Commissario straordinario alla bonifica, Luigi Pelaggi, con l’incarico di terminare la bonifica dell’area in tempo utile per evitare l’incombente multa europea.

Grossi avanzava la richiesta di riavere indietro i 29 milioni di euro (di cui 4 per l’acquisto dell’area, e 25 per le bonifiche effettuate prima di rinunciare alla pulizia totale dell’area). Il commissario Pelaggi invece ha deciso di rivalersi su Grossi per cercare di recuperare i 36 milioni di euro (soldi pubblici) spesi per completare la bonifica. Facendo due semplici conti, per liberarsi della faccenda e mantenere la proprietà dell’area Grossi dovrà restituire allo Stato italiano circa 11 milioni di euro (derivanti dalla sottrazione 36 – 25= 11), oppure versare 7 milioni di euro cedendo l’intera area alla proprietà pubblica.

Lo Stato inoltre rischia di avere altri danni derivanti dal mai avvenuto versamento di una fideiussione di 60 milioni di euro, cifra che Grossi avrebbe dovuto consegnare alla Regione come garanzia dei lavori, che però non sono mai stati versati.

Poche settimane fa Pelaggi, in una intervista lasciava trasparire la speranza che l’Unione Europea sospendesse l’ultimatum del 31 dicembre 2010 visto che la pulizia di una delle tre discariche era terminata; mentre per la seconda si è passato il 50% della pulizia e la terza sarà svuotata entro il 31 marzo 2011.

Pochi giorni fa, il 28 ottobre 2010, la Commissione Europea ha rinviato l’Italia davanti alla Corte di Giustizia Europea per il mancato rispetto della sentenza del 2004, chiedendo di applicare le sanzioni retrodatate, appunto al 2004, per un totale di circa 400 milioni di euro.

Dal 1 gennaio 2010 si accumuleranno 200.000 euro di multa al giorno Se la Corte comminerà davvero la multa nella sua interezza, l’Italia dovrà versare all’Europa una cifra pari a circa cinque volte il costo della bonifica.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Tommaso Da Dalt e Andrea Galimberti (Gruppo GxP)

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Condono edilizio e il flop del Piano Casa

postato il 29 Ottobre 2010

Condono Edilizio ovo-sodoPer Berlusconi il Piano Casa è un successo che fa ripartire l’economia, ma dai dati che circolano, si dovrebbe dare ragione a Fitto (ministro PDL per i Rapporti con il Parlamento), il quale ha definito un flop il Piano Casa.

Eppure per Berlusconi questo famigerato provvedimento varato nel 2009 doveva rilanciare l’economia e l’edilizia privata, insomma doveva essere un toccasana, che non sarebbe costato un solo euro alle casse dello Stato.

Ma cosa prevedeva questo Piano Casa? Prevedeva la possibilità per i cittadini di aumentare la cubatura della propria casa. Il permesso di costruire, invece che dagli uffici preposti, era sostituito con una perizia firmata dal progettista, inoltre era possibile aumentare del 25% la volumetria degli edifici esistenti oppure abbattere case con più di vent’anni di vita e ricostruirle con dimensioni più ampie del 35%, in caso di utilizzo di materiali ecologici. Inoltre si prevedeva di costruire 100.000 nuovi alloggi popolari in 5 anni e la vendita di case popolari, per finanziare altre opere di edilizia pubblica.

Un Piano stupendo, ma in realtà il tutto è rimasto lettera morta, come ha ammesso lo stesso Berlusconi alcuni mesi fa. Spenti i riflettori, finite le speranze, tanto che il Governo ha scaricato la responsabilità sulle Regione e sugli enti locali, i quali hanno fatto però rilevare che le norme antisismiche che dovevano essere inserite nell’ambito del piano casa per le nuove abitazioni non sono mai arrivate dal Parlamento, e manca la legge sulla semplificazione normativa che permetterebbe di lanciare l’intera iniziativa.

Intanto registriamo che in un anno e mezzo, in tutta Italia solo 2700 famiglie hanno presentato le richieste per ingrandire le proprie abitazioni, e nessuna di queste riguarda case da abbatere e ricostruire, mentre gli altri provvedimenti riguardanti la vendita e la costruzione di case popolari sono nel limbo e non si hanno più notizie in merito. Se invece si va a valutare Regione per Regione ci si accorge che la vendita deve ancora iniziare, e le domande sono pochissime, a Napoli, come nel Friuli Venezia Giulia, come in Veneto e così via. Quindi oserei dire che il Piano Casa, è un fallimento su tutta la linea.

Di contro possiamo dire che il Governo sta vincendo, anche se lentamente, la sua battaglia per fare un nuovo condono edilizio.

Avevamo già parlato dell’ipotesi di un condono edilizio, e di come fosse stato bocciato. Ma il Governo non si è dato per vinto e sfoderando le sue migliori risorse (che potevano essere utilizzate meglio nel concepire una manovra a vantaggio delle famiglie e della crescita e non solo di tagli indiscriminati) ha concepito un piano in due mosse per portare avanti un condono edilizio totale, che riguardi anche le case costruite in zone poste sotto vincolo paesaggistico e ambientale.

Quali sono queste due mosse?

La prima fare rientrare il condono nell’ambito della lotta all’evasione ed elusione fiscale: tramite fotografie aeree i catasti dei vari comuni si è accertare l’esistenza di varie unità abitative che non erano mai state dichiarate o che sono più ampie di quanto risulta al catasto. In queste settimane, vari cittadini italiani si vedono recapitare lettere da parte dei comuni, che li invitano a mettersi in regola pagando una multa (molto minore rispetto al valore del bene da condonare, parliamo di 1000 o 2000 euro per condonare una villa da 100-150 metri quadrati). L’obiettivo è fare emergere unità abitative nascoste sulle quali poi i comuni potranno imporre il pagamento dei tributi locali nell’ottica dei provvedimenti per il federalismo fiscale varati questa estate. Questo provvedimento, si inquadra non solo nel federalismo fiscale, ma anche in una più ampia politica di lotta all’evasione e non può non ricevere plauso e appoggio, anche se il risultato sarà che molte case saranno regolarizzate con il pagamento di una semplice multa (in deroga alla legge attuale che prevede multa e abbattiimento, in molti casi, del bene abusivo).

Di contro, la seconda mossa per portare avanti il condono edilizio, è la riproposizione del condono anche per le aree sotto tutela paesaggistica. E come si può riproporre un provvedimento che neanche era arrivato al Parlamento a causa delle numerose critiche? Qui, si vede la genialità del governo: è stato cambiato nome al provvedimento ed è stato hanno mandato in Commissione Ambiente da cui si aspetta il giudizio definitivo. E quale è il nuovo nome? A dir poco stupendo, e credo che abbia impegnato i migliori pubblicitari d’Italia, infatti il provvedimento si chiama: “disposizioni per accelerare la definizione delle pratiche di condono edilizio al fine di contribuire alla ripresa economica”.

Bisogna riconoscere che l’inserimento finale delle due parole “ripresa economica”, rende il provvedimento irrifiutabile: quale politico, con l’Italia e il Mondo in piena crisi, rifiuterebbe di aiutare l’economia?

Però, quello che dovrebbe spiegare il senatore Tancredi (PDL), uno dei firmatari di questa proposta, è come aiuta la ripresa economica il sanare un bene che è già stato realizzato. Se vogliamo che l’economia cresca, dovremmo produrre cose nuove, le vecchie case, anche se abusive, non portano nuovo lavoro, sono già state realizzate!

All’interno di questa proposta, vi è poi la beffa suprema, perchè si prevede che “il proprietario di un immobile abusivo ha il diritto di prelazione quando questo viene acquisito e messo all’asta dal Comune”.
Ciò vuol dire che
le case costruite abusivamente vengono trattenute dal Comune, che invece di abbatterle le mette all’asta, dopo averle sanate e accatastate, dando al proprietario abusivo la possibilità di acquistarle. A questo punto basta mandare deserta l’asta e la casa che doveva essere abbattuta viene comprata ad un prezzo irrisorio.

Tra l’altro i termini sono molto stringenti: entro 6 mesi occorre sistemare tutti gli iarretrati delle sanatore del 1985, del 1994 e del 2003-2004, e poco importa se si parla di milioni di istanze da esaminare.

E quindi svelato il nuovo inganno del governo: tutto si giustifica, basta fare cassa e tirare a campare, sancendo, di fatto, che se si hanno soldi in questa Italia seguire la legge diventa un optional. Ma a questo punto, io mi chiedo se, invece di provvedimenti tampone e di giustificazioni pur di fare cassa, non sarebbe meglio fare una manovra organica per la crescita economica dell’Italia, piuttosto che giustificare l’ingiustificabile.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Gaspare Compagno

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Emergenza rifiuti, le proteste di Terzigno e la mia terra malata

postato il 27 Ottobre 2010

“Riceviamo e pubblichiamo”
di Nadia Tortora
Terzigno ormai è famosa in tutta Italia. Ma è famosa per le ragioni sbagliate. I media hanno fatto capire che lì c’è guerriglia perché i cittadini di quel paese del vesuviano, così come è successo già in precedenza, si stanno ribellando alla discarica.
“Chissà cosa pretendono questi napoletani, forse vogliono che la loro immondizia se la prendano le altre regioni” immagino siano stati questi i commenti degli italiani.
La situazione è invece diversa.
Terzigno dista pochi chilometri dal mio paese, posso testimoniare con i miei occhi. Lì c’è il Parco Nazionale del Vesuvio, un parco che dovrebbe essere una riserva naturale, che avrebbe dovuto portare turismo, dove gli abitanti della zona portavano i bambini a passeggiare, dove una volta si faceva jogging.
Invece le persone che ci governano da riserva naturale l’hanno trasformato in discarica a cielo aperta. Nella Cava Sari per due anni sono stati sversati i rifiuti di Napoli e provincia. Per due anni i cittadini di Terzigno sono stati in silenzio ed hanno osservato, ma soprattutto hanno respirato un’aria intrisa da una puzza irrespirabile. Poi il governo decide che sempre nel parco nazionale del Vesuvio, sempre in una riserva naturale, bisognava aprire un’altra discarica a Cava Vitiello. Solo a quel punto si è deciso di protestare pacificamente e di impedire ai camion di sversare. [Continua a leggere]

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Governo Berlusconi: tante promesse, un intenso sapore di bugie

postato il 25 Ottobre 2010

on the road di mammamirkaBerlusconi celebra se stesso e il suo Governo attraverso i suoi successi e con nuove promesse (ricordate i 5 punti), e allora mi pongo la domanda: ma è davvero così?

Vediamo come stanno le cose e lasciamo giudicare alle persone, analizzando i cavalli di battaglia di Berlusconi. Per oggi limitiamoci a 4 punti: Alitalia, Autostrada Salerno – Reggio Calabria, Riforma della scuola, emergenza rifiuti.

La vicenda Alitalia è stata un successo: non direi proprio. Gli stessi Sabelli e Colaninno ammettono che il 2009 è andato maluccio (a volere usare un eufemismo), il 2010 sta pure andando maluccio e se nel 2011 la situzione non migliora, Cai avrà grossi problemi (e di sicuro i “Patrioti azionisti” non intendono aggiungere altri soldi e i lavoratori mugugnano (per non dire che protestano apertamente) anche per i tagli al personale effettuati tanto che avevano dichiarato uno sciopero per il 26 novembre. 
Per quanto riguarda il rimborso agli obbligazionisti e azionisti della vecchia Alitalia, dobbiamo dire che il Ministro delle Finanze ha offerto agli obbligazionisti il 70% del nominale (che però scende al 50% del reale) e agli azionisti circa 0,27 centesimi per azione, ma doveva consegnare i BTZ già per fine novembre, data slittata a fine Dicembre. Dalle notizie di stampa si apprende che entro dicembre 2010 (al massimo per il gennaio 2011) verranno dati i famosi BTZ per il rimborso. C’è da registrare che questa vicenda è stata talmente gestita male che su internet sono fiorite leggende urbane senza alcun riscontro dei fatti: c’è chi scrive che il Governo aumenterà il rimborso senza però citare fonti, ma anzi millantando inesistenti rapporti con il Consiglio dei Ministri; chi invoca vere e proprie alchime segrete, ipotizzando che vi sia un accordo sottobanco per fare entrare i vecchi azionisti e obbligazionisti nella nuova CAI; c’è infine chi afferma, in spregio al codice civile, che si aumenterà il rimborso, ma solo per chi ha aderito e noin riaprendo i termini dell’adesione.

Ma dai fatti citati (rimborso mancato, lavoratori scontenti che scioperano, conti non eccellenti, scarsa liquidità della nuova Alitalia), non direi proprio che la vicenda Alitalia sia stata un successo per Berlusconi, nonostante le sue affermazioni.

Autostrada Salerno – Reggio Calabria: il Premier afferma che entro il 2013 l’autostrada sarà completata. Affermazione perentoria che non lascerebbe adito a dubbi, ma se andiamo a scavare a fondo osserviamo che questa affermazione non potrà mai realizzarsi e resterà un pio desiderio. Infatti lo stesso presidente dell’ANAS, l’ente che gestisce le autostrade, afferma che i soldi bastano solo per l’86% del tracciato e che anzi, per finire i 60 km che mancano all’appello servirebbero altri 2,5 miliardi di euro che al momento non ci sono. Quindi, nel 2013, l’autostrada non sarà completata perchè mancano i soldi, di conseguenza, la promessa del Premier è falsa già fin dall’inizio.

Non solo, ma se consideriamo che per i lavori appaltati sono stati destinati 7,36 miliardi di euro (ovvero 7360 milioni di euro) da distribuire per 383 km (esclusi quindi i 60 km che abbiamo già menzionato e non hanno copertura), otteniamo la cifra di 19,2 milioni di euro per km, una cifra che definire esorbitante è un eufemismo.

Riforma della scuola: Berlusconi ha lanciato una riforma della scuola per premiare il merito, ridurre le spese e migliorare i servizi.

Senza eufemismi direi che l’unica cosa che ha ottenuto è stato un taglio selvaggio delle spese per la scuola, peggiorando i servizi, come affermano le mamme dei bambini, che all’inizio avevano creduto in questa riforma e che sono rimaste profondamente deluse.

E questo stesso concetto lo ribadiscono gli studenti di ogni latitudine e i docenti di tutta italia. Se un intero popolo insorge contro una riforma, direi che questa riforma è tutto fuorchè un successo.

Emergenza rifiuti: premesso che sicuramente ci vuole una maggiore cultura della raccolta differenziata in Italia, è anche vero che la raccolta differenziata, per essere effettiva, prevece a valle la costruzione di un centro di riciclo della plastica, uno per il vetro, uno per i metalli, e un inceneritore per bruciare i rifiuti residuali e ottenendo energia. Berlusconi reputa un successo la risoluzione dell’emrgenza rifiuti a Napoli, ma in realtà si limitò a forzare la riapertura di alcune discariche, dando una soluzione (e un successo) temporanea, ma non duratura, vedesi Terzigno.

E’ troppo facile liquidare queste proteste solo dicendo che “c’è la camorra dietro ai protestanti”, ma bisogna riconoscere che l’emergenza fu affrontata con superficialità e senza un piano preciso. Solo riconoscendo questa mancanza, si può sperare di approntare un paino rifiuti valido.

Non affermerei quindi che questo sia stato un successo per Berlusconi.

Da quanto detto, resta ben poco, quindi, dei “famosi successi” e delle “promesse” di Berlusconi. Nei prossimi giorni vedremo che altri punti, come il piano casa, sono stati disattesi, nonostante il battage pubblicitario che è solito accompagnare le dichiarazioni del Premier.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Gaspare Compagno

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