postato il 26 Marzo 2016 | in "Esteri"

Caso Regeni: schiaffo alla collaborazione. “Vogliamo verità, non false piste”

Pier Ferdinando Casini
L’intervista di Giovanni Rossi a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Resto del Carlino

Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera, oggi guida la Commissione Affari esteri del Senato ed è docente di Geopolitica mediterranea alla Lumsa di Roma. Le ultime soffiate dal Cairo sulla morte di Giulio Regeni, il 28enne ricercatore italiano dell’università di Cambridge trovato morto il 3 febbraio scorso in Egitto, lo lasciano basito: «Al Senato ho ereditato la stanza di Giulio Andreotti: ‘a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca’ diceva lui. E io concordo».

Siamo alla versione numero 5. Incidente stradale, tossicodipendenza, rapporti con servizi segreti, apparati deviati decisi a danneggiare al-Sisi. Ora un commando di rapinatori specializzati in stranieri.

Non è un’offesa all’intelligenza?

«Capisco le difficoltà degli egiziani, ma servire ai media una pista così improbabile, con i rapinatori – guarda caso – tutti morti e con i documenti di Giulio Regeni che – guarda caso – ricompaiono intatti a casa della sorella di uno dei presunti assassini, è uno schiaffo all’asserita volontà di cooperazione».

Quale collaborazione?

«La Procura di Roma è guidata da magistrati non politicizzati e certamente non sospettabili di certificare verità di comodo. Proprio le difficoltà e le reticenze incontrate al Cairo dai nostri investigatori rendono evidente l’imbarazzo della controparte».

Secondo le ultime notizie, ora sarebbe la magistratura del Cairo a lamentare scarso feeling con Roma. Rovesciamento della realtà o, nel gioco delle opacità diplomatiche, anche l’Italia ha qualcosa da nascondere?

«No. Il nostro comportamento è ineccepibile».

Il generale al-Sisi aveva promesso verità all’Italia e alla famiglia. Che sta succedendo se i media egiziani lanciano ricostruzioni così fragili da non reggere neppure per 24 ore?

«Di una verità sono certo: non può essere stato il generale al-Sisi né la sua diretta catena di comando a macchiarsi di un delitto così efferato. Appartiene invece al tragico gioco delle possibilità che apparati interni del regime possano aver commesso un imperdonabile errore. Qualsiasi verità, pur amara, sarebbe comunque preferibile a una verità di comodo».

Quali carte ha l’Italia?

«Solo una: non arretrare di un millimetro e continuare a richiedere giustizia. Il giorno in cui cederemo o ci accontenteremo, avremo perso la partita. Una partita in cui non siamo soli. Vigilano – tutti insieme – il Parlamento europeo, l’opinione pubblica internazionale, il network delle più prestigiose università che fanno ricerca sociale e vedono in Giulio Regeni un martire della conoscenza».

Richiamare l’ambasciatore italiano al Cairo esprimerebbe che la misura è colma. Ma poi?

«L’ipotesi aveva senso un mese fa. Oggi dobbiamo aspettare l’esito delle indagini coordinate dalla Procura di Roma. Sarà quella la bussola per la nostra risposta».

Lei ha invitato Renzi a uno scatto di dignità nazionale come Craxi con gli Usa a Sigonella. Il premier sta operando in modo appropriato?

«Sì. Renzi ha ben presenti i valori in gioco. Questo caso è drammaticamente serio. Però sarebbe imperdonabile utilizzarlo nel mercato della politica quotidiana».

Gli interessi dell’Italia in Egitto sono giganteschi. Ma qui c’è un ragazzo morto e torturato. Qual è il limite alla realpolitik?

«La dignità nazionale che non può essere offesa».

Perché Giulio Regeni è stato ucciso – secondo lei?

«Perché qualcuno ha pensato che la sua appassionata e documentata attività di ricerca universitaria potesse essere una minaccia».

Quanto durerà ancora il braccio di ferro Italia-Egitto?

«La solidarietà arrivata dalle università di tutto il mondo, con l’appello firmato da 4600 accademici, testimonia che l’attenzione sul caso travalica i due Paesi e non si spegnerà. L’Egitto dica la verità. È in gioco la sua credibilità. Se non esce da questa storia con le mani pulite, il regime di al-Sisi si dimostrerà inaffidabile. E vulnerabile».

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