postato il 31 Dicembre 2012 | in "Politica"

Casini: «Il Pd ha nostalgia di un centrino ma noi non saremo mai subalterni»

Il leader Udc: «Difendo il valore di una politica che deve rinnovarsi. Ingiuste le critiche a Monti di una deriva tecnocratica. Il Pdl? Si autoesclude, il dialogo è impossibile»

Pubblichiamo da ‘Il Messaggero’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini

di Carlo Fusi

ROMA – Pier Ferdinando Casini è esplicito: «Monti in campo materializza un’opzione che abbiamo coltivato fin dal 2008: il senso di responsabilità contro il populismo; il contrasto netto all’idea che i partiti possano organizzarsi sul criterio dell’uomo solo al comando. Monti a tutto questo ha aggiunto la sua corposa autorevolezza personale, che poi è ciò che fa la differenza, unitamente ad un forte richiamo al rinnovamento della politica».

Molti – e il segretario del Pd è tra questi – ritengono che il suo obiettivo e quello di Monti sia unicamente scompaginare il bipolarismo. Lo considerano un pericolo. Fanno bene? 
«Lo considerano un pericolo tutti quelli che sono nostalgici del passato. Noi non lo siamo. Noi pensiamo che nel passato sia la sinistra che la destra siano state messe alla prova del governo e, seppur in modo differente, entrambe abbiano fallito quella prova. E riteniamo che mettere assieme cose palesemente contraddittorie – per esempio la Fiom di Vendola con i riformisti del Pd – non possa rappresentare il timbro della nuova stagione politica».

Monti ha parlato di vocazione maggioritaria: non è un pò velleitario? A ben vedere gli unici voti certi sono i vostri, dell’Udc; il resto è un’incognita. Come si può vincere in questo modo, oltretutto da parte di una coalizione che nasce solo adesso?
«Monti ha espresso considerazioni giusti. Non porsi l’obiettivo maggioritario significa accettare la subalternità. E questo vale anche nel rapporto con gli altri. A cominciare dal Pd. Dobbiamo essere chiari: mai potremmo essere chiusi al dialogo o alla collaborazione istituzionale per il bene del Paese. Ma se questo centro nascesse con l’idea della subalternità al Pd, avrebbe fallito in partenza. Noi non siamo o saremo mai un centro di comodo».

Dunque pronti e via, subito scontro con il Pd?
«Vede, la cosa triste del ragionamento di Bersani – peraltro ottima persona – è che traspare la nostalgia per un centro che è più che altro un centrino, che non deve disturbare più di tanto il manovratore a palazzo Chigi. Mentre la sfida di Monti sarà un fatto positivo anche per la sinistra: li obbligherà a fare i conti con le tante questioni che lasciano in sospeso».

Bersani chiede a Monti di chiarire. Una cosa in primis: niente collaborazione di governo con Berlusconi. In attesa del premier, vuole intanto rassicurarlo lei? 
«Ho sperato per mesi che il Pdl evolvesse. La scelta di precludersi alla collaborazione non l’abbiamo fatta noi: l’hanno fatta loro. E’ stato il Pdl a togliere la fiducia al governo; è stato Berlusconi a partire all’inseguimento della Lega nel tentativo affannoso di recuperare l’asse del Nord. Insomma sono loro, è il Pdl di Berlusconi ad autoescludersi da una possibile collaborazione. Detto questo, Bersani non è in condizione di chiedere chiarimenti a nessuno. Anche perché altri gli stessi chiarimenti potrebbero con facilità chiederli a lui. Per esempio sull’accordo con Vendola. Che è contro le liberalizzazioni; l’articolo 18; la riforma delle pensioni; la Tav… Basta o devo aggiungere altro?».

Scusi, torno sulla vocazione maggioritaria. Non sta forse nel Pdl il serbatoio principale da cui drenare consensi? Come si fa a togliere voti da quel populismo e portarli su di voi? Non vanno più facilmente da Grillo?
«I voti vengono da qualunque parte. Possono venire dagli incerti, dagli astenuti, dal Pdl e dal Pd. Non ci sono più rendite di posizione, siamo tutti chiamati ad una competizione globale e anche le categorie centro-destra-sinistra sono superate. Vale anche per l’Udc: è superata l’idea che una collocazione statica fornisca una rendita di voti certi e sicuri. Anche noi dobbiamo saper rimetterci in gioco. Il nostro tentativo è di rinnovare la politica in toto».

Ecco, a proposito di rinnovamento. Lei polemicamente ha detto: le liste dell’Udc le faccio io. Concretamente, come intende agire?
«Guardi, c’è stato un gigantesco fenomeno di mistificazione. Io non ho mai detto: le liste le faccio io. Anche perché non sono né il segretario né il presidente dell’Udc. Ho detto un’altra cosa: è chiaro che i partiti sottoporranno le loro indicazioni al presidente Monti, che essendo garante della coalizione vaglierà le candidature. Come pure ci sarà un vaglio di correttezza anche da parte di Bondi, e lo ritengo un fatto importante. Per quanto ci riguarda, il rinnovamento non è una costrizione alla quale qualcuno ci sottopone: è frutto dell’intelligenza se vogliamo capire cosa sta accadendo nel Paese».

Parliamo di Matteo Renzi. Si diceva che Monti volesse attrarlo nella sua orbita e adesso invece pare che su suggerimento di Bersani faccia una lista sua per togliervi voti. E allora?
«Veramente io pensavo che Renzi fosse nel Pd. Questa cosa non l’ho capita. Mi pare fantapolitica».

E il contrasto con Passera? Anche quello è una mistificazione o avete litigato davvero visto che il ministro a deciso di non si candidarsi?
«E’ un’altra invenzione. Semmai la rappresentazione dovrebbe essere di un dissenso non tra me e Passera ma tra Passera e gli altri che erano al tavolo della trattativa. Lo dico sinceramente: io penso che sia un valore che la società civile scenda in politica. Quando vedo personalità che sono state alla guida di grandi aziende italiane come Montezemolo, o di grandi banche come Passera, che decidono di collocarsi fra i possibili protagonisti della politica, sono ben contento. Con altrettanta sincerità devo dire che rifiuto l’idea che chi si è impegnato in politica e con passione è stato nelle istituzioni debba essere considerato figlio dio un dio minore e subire un trattamento di conseguente minorità. Perché questo significherebbe voler sostituire logiche tecnocratiche alla logica per cui è la politica che rappresenta la società di un Paese».

Ecco, presidente, è un punto particolarmente delicato. Perché invece sono tanti che sostengono che Monti in politica sia espressione di poteri forti, finanziari, tecnici o tecnocratici. Come replica? 
«Voglio dirlo con estrema chiarezza. Io respingo l’idea che la nostra operazione pensi di appaltare il Paese a tecnocrazie. La nostra operazione punta a rinnovare, d’intesa con la società civile, la politica e i partiti. I fatti ci diranno chi è stato all’altezza del compito e chi no».

Presidente, è evidente che il Ppe ha come interlocutore Monti e non più Berlusconi. Un endorsement che può fare ombra a lei che del Ppe è rappresentante in Italia. La liaison tra la Merkel e Monti la inorgoglisce o la preoccupa? 
«Mi fa solo che piacere e certamente mi inorgoglisce molto. Mesi fa, quando Berlusconi era ancora a palazzo Chigi, parlai con la Merkel e le dissi che l’unica salvezza possibile era Monti. Lei concordò con me. Aggiungo: ormai è chiaro che in Italia si sta delineando una democrazia dell’alternanza fra la sinistra e un’area impropriamente definita centrista. Per cui invito tutti i colleghi della mia area politica a parlare e pensare sempre meno a Berlusconi e sempre più a Vendola. Cioè a indirizzare in campagna elettorale la propria riflessione sempre più sui rischi di Vendola e sempre meno sulla polemica con Berlusconi che non serve più a nulla».

5 Commenti

Commenti

  1. caro Casini vorrei che mi spiegassi xchè il pd dovrebbe andare al centro enon con vendola . credi che ilavoratori con Monti fornero e compagnia bella non abbiano pagato già abbastanza? non è ora che tu cominci a lavorare visto che da 30 anni ti manteniamo sei stato con mister B e gia questo basta e avanza quindi coi tuoi sermoni non incanti più nessuno quando te ne vuoi andare sarà sempre tardi…


  2. Buongiorno, presidente

    “Cioè a indirizzare in campagna elettorale la propria riflessione sempre più sui rischi di Vendola e sempre meno sulla polemica con Berlusconi che non serve più a nulla».”

    Così lei conclude l’intervista.
    Non le pare che ci sia una confusione/contraddizione tra quello che dice prima e quello che dice dopo.
    La campagna elettorale del suo partito (ma non solo del suo partito! “fate” tutti così… e ormai il popolo italiano si sente preso per i fondelli da queste pseudo lotte tra veterani rappresentanti di partiti! Pensate tutti che gli Italiani si debbono rinnovare con una sorta di rieducazione… ma in effetti gli uni a non rinnovarvi siete tutti voi!), tornando al punto, la campagna elettorale del suo partito dovrebbe essere condotta contro Vendola, contro Bersani, contro Grillo, contro Di Pietro, contro…. ignorando il cav.
    Di contro i suddetti farebbero campagna elettorale, contro lei e contro tutti gli altri.
    Non sarebbe più semplice mostrare al popolo ciascuno il proprio programma e come si intende realizzarlo, precisando dove i tagli, che ci saranno sempre, si intendano fare, quali sono gli obiettivi che si intendono perseguire, l’annosa quaestio morale (spesso ambigua e doppiogiochista, quando è fatta da “tutti” voi!); una campagna semplice e non attaccabrighe.
    Al momento delle urne, sarebbero gli elettori a “dare il voto/preferenza” al “programma meno dannoso, più fattibile, secondo il loro punto di vista.
    Gli Italiani, stanchi di categorie vecchie e stantie che voi a parole rinnegate ma dove ci sguazzate, vogliono parole semplici, preferibilmente italiane, non vogliono sentirvi più brigare pubblicamente, quando tutti sanno che alla fine delle pseudo competizioni, andate a mangiare e a bere tutti insieme alla faccia degli Italiani che si sono lasciati infinocchiare.
    E non mi si venga a chiedere quale partito si comporta con onestà… qualsiasi partito potrebbe cominciare a farlo non da domani, ma da oggi. La verità è che nessuno lo vuol fare.
    Buon anno, presidente
    Una citoyenne


  3. Il peggior male che può colpire una società è quello di avere insegnanti inadeguati o addirittura cattivi maestri in quanto questi fanno danni incalcolabili perché purtroppo influiscono negli anni di attività sulla formazione di migliaia di allievi i quali influiranno negativamente a loro volta sull’educazione e sulla formazione dei propri figli e nei rapporti sociali e lavorativi. Se un insegnante non riesce a capire il senso di un discorso ma si ferma ad esaminare una sola frase del tutto, come può spiegarne correttamente il contenuto? Peggio ancora, se invece lo stesso insegnante il senso del discorso lo capisce benissimo, ma lo spiega in modo distorto. Quando si incontrano questi insegnanti, forse l’unica cosa giusta da fare è ignorare quello che vanno blaterando oppure fare l’esatto contrario di quello che sostengono. Cittadino.


  4. Vista l’intervista di Casini al Messaggero non si può non dire che fa delle affermazioni ed esprime dei giudizi condivisibili. Ma il punto non è la condivisione e meno dei temi toccati dall’intervista, il punto vero che a me, iscritto all’UdC attraverso la Rosa per l’Italia in quanto alleanza di forze politiche diverse che si sono riconosciute nella necessità di dar vita ad un soggetto politico nuovo, interessano le risposte ai temi non toccati dall’intervista e in particolare quelli che motivano le seguenti riflessioni e domande:
    1- Il riconoscersi nell’Agenda Monti avrebbe dovuto comportare che tutte le forze politiche coinvolte superassero, come avvenuto per il Senato, i propri egoismi e particolarismi per convenire su una lista unica anche alla Camera. Non regge la giustificazione che al Senato lo sbarramento all’8% impone la lista unica mentre alla Camera essendo del 4%, e comunque dichiarando prima l’alleanza di appartenenza, si può essere rappresentati in Parlamento anche se, singolarmente, non si supera lo sbarramento. Le forze politiche che si riconoscono in Monti, presentandosi alle elezioni divise in due o più liste, non danno certo di sé una buona immagine e soprattutto non l’ha da l’UdC che si era impegnata, a partire delle elezioni del 2008, prima attraverso la Costituente di Centro e poi alla fase congressuale caratterizzata dal percorso Verso il Partito della Nazione, a costruire un soggetto politico nuovo. Non era questa l’opportunità offerta dall’evolversi del quadro politico per fare tutto il possibile per pervenire a tale risultato?, l’UdC ha fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per almeno realizzare l’obiettivo della lista unica pro-Monti anche alla Camera?, visto il risultato quali sono le ragioni che hanno impedito tutto ciò e di chi le responsabilità, ma soprattutto, che fine ha fatto l’obiettivo del Partito della Nazione?
    2- Ma il riconoscersi nell’Agenda Monti avrebbe anche dovuto fornire un’immagine di comportamenti coerenti tra il livello nazionale e quelli regionali, ad esempio con la Lombardia dove l’UdC sta decidendo di appoggiare Albertini come candidato alla Presidenza della Giunta Regionale, mentre Verso la Terza Repubblica ha dichiarato di sostenere Ambrosoli. Ora, Albertini è indubbiamente un politico organico al centrodestra, tanto che è anche parlamentare europeo del PdL, è stato indicato ed è sostenuto da Formigoni come garanzia di continuità con il suo operato e la sua gestione. Tra le forze politiche l’UdC è l’unica che al momento lo sostiene, essendo che il PdL sta ancora cercando un’intesa con la Lega, mentre la Lega ha deciso di sostenere Maroni con o senza il PdL, e se questa alleanza non si realizzerà il PdL probabilmente presenterà un proprio candidato, e i candidati del centrodestra saranno tre, oppure sosterrà Albertini. Essendo nota l’identificazione PdL-Berlusconi cosa farà l’UdC lombarda?, sosterrà ancora Albertini ben sapendo quanto sarà evidente la contraddizione con quanto Casini nell’intervista dice di Berlusconi, oppure abbandonerà Albertini e correrà da sola con un proprio candidato?. Non sarà certo possibile per l’UdC sostenere Ambrosoli e per Ambrosoli accettare il sostegno dell’UdC!. In ogni caso per quale incomprensibile ragione l’UdC sceglie di allearsi con chi è destinato a perdere nella competizione regionale e per quale strana magia è finita in una simile situazione politica che ha determinato, per ora, l’abbandono dell’UdC da parte di due su tre consiglieri regionali?


  5. Gentile sig.Mario il popolo italiano ha pagato e come, e come andranno le cose con le prossime elezioni, il popolo italiano dovrà continuare pagare aldilà delle dichiarazioni populiste di alcuni politici irresponsabili incluso Vendola.Bersani deve andare verso Vendola? Benissimo però poi Bersani dovrà spiegare agli italiani, agli europei perché dopo aver sostenuto Monti si è alleato con colui che si presenta davanti alla Cassazione per depositare le firme per abrogare le modifiche all’articolo 18,che vuole completamente abolire la riforma previdenziale del governo Monti che dichiara guerra alla Tav, che condanna le liberalizzazioni. Un programma riformista quello di Vendola o forse un tantino conservatore? Come reagirebbero parte non esigua del PD che ha sempre dialogato con Monti davanti a tali misfatti?
    A questo
    punto converrà a Bersani percepire ancora il profumo di sinistra?




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