postato il 25 Novembre 2010 | in "Ambiente, In evidenza, Riceviamo e pubblichiamo"

Arsenico nell’acqua, non basta aumentare i limiti di legge

Capiamo bene prima cos’è l’arsenico: è un elemento chimico presente naturalmente in alcune rocce della nostra penisola, soprattutto sulle Alpi e vicino bacini vulcanici. L’acqua lo discioglie in piccole quantità e lo trasporta con se fino nella catena alimentare. È molto pericoloso per la salute umana, tanto che l’Unione Europea ho posto un limite massimo di 10 microgrammi per litro nell’acqua potabile. Una esposizione continua a quantitativi superiori a quelli stabiliti dalla legge, può portare alla formazione di malattie, anche gravi come il cancro.

Secondo il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, gli italiani che non potranno usufruire dell’acqua potabile, alle condizioni attuali, saranno 100 mila. Perché? Negli acquedotti che riforniscono questi cittadini si è riscontrata una forte presenza di arsenico, oltre i limiti stabiliti dalle normative dell’Unione Europea, a cui il ministro aveva chiesto un’ulteriore deroga, per nascondere ancora le conseguenze gravissime che una situazione del genere può creare a queste migliaia di cittadini.

Fino ad ora l’Italia ha goduto di una deroga che permetteva agli acquedotti pubblici di fornire acqua con un massimo di 50 mg di arsenico per litro. Le deroghe sono in atto dal 2001, ed ogni tre anni se n’è chiesto il rinnovo, fino al limite del 2011, rispettato rigorosamente dell’Ue. Ora il rinnovo della deroga è stato negato e il ministro con chi se l’è presa? Con se stesso per non essere riuscito a risolvere questo problema? Con i precedenti suoi colleghi ministri? Con gli acquedotti pubblici e privati che se ne infischiano di migliorare le proprie strutture? Di certo no, se l’è presa con l’Unione Europea che ha negato un rinnovo della deroga. Bel modo di prendersi le proprie responsabilità!

Secondo il ministro molto è stato fatto per fornire acqua a norma alla popolazione, fatto sta che ancora oggi il ministro si appella alle regioni per concertare la costruzione di dearsenificatori. Il ministro conferma che il problema della presenza di arsenico nelle acque è soprattutto rilevato nelle zone alpine e prealpine, perché presente in quelle particolari rocce, problema rilevato anche dall’altra parte dei monti e più precisamente in Germania. Ma allora perché la maggior parte della popolazione a rischio arsenico è nella regione Lazio? L’acqua che bevono i laziali viene dalle Alpi? No, e allora perché sviare l’opinione pubblica?

Questa è una pura questione di inefficienza amministrativa dovuta al continuo rinvio delle questioni. Il Trentino ha risolto efficacemente il problema anche se con alcuni ritardi, nel Lazio invece no. 

Secondo il capogruppo dell’Unione di Centro nella Commissione Ambiente, Armando Dionisi e Roberto Rao, ci potrebbe essere molta più gente senza acqua potabile se si pensa che nel solo Lazio, regione più colpita da questa situazione, “91 sindaci delle province di Roma, Latina e Viterbo potrebbero essere addirittura costretti a firmare il divieto di bere l’acqua del rubinetto, provvedimento che riguarderebbe quindi ben più delle 100 mila persone stimate dal ministro Fazio”. In tutta Italia i Comuni interessati sono 128: 16 in Toscana, 10 in Trentino, 8 in Lombardia, 3 in Umbria, più i 91 del Lazio, per un totale di 250 mila famiglie, altro che 100 mila cittadini come dice il nostro ministro!

“Riceviamo e pubblichiamo” di Antonio Di Matteo

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