Archivio per marzo 2015

Libia: ospite di Uno Mattina

postato il 12 Marzo 2015

Al programma di approfondimento mattutino di Rai1 rispondo alla domande di Franco Di Mare.

 

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LIbia, blocchiamo navi e petrolio

postato il 8 Marzo 2015

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Marco Ventura a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Il Messaggero

 

«Il blocco navale alla Libia sotto l’egida dell’Onu va fatto, è necessario. E bisogna pensare pure al blocco delle importazioni di petrolio come spinta verso una soluzione politica». Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, invita a non confondere «blocco navale e missione Mare Nostrum o Frontex. Il blocco servirebbe contro l’afflusso di altre armi leggere e pesanti in Libia. Solo l’arsenale dei gruppi di Misurata è stimato in 800 carri armati per 40mila uomini, più le forze islamiste di Tripoli e quelle di Tobruk: una “bomba atomica” nel deserto, davanti alle nostre coste».

C’è ancora spazio per una soluzione politica?

«La nostra strategia dev’essere il dialogo politico con una mano e il blocco navale con l’altra, a supporto del dialogo. Bisogna poi far leva su tutte le parti in guerra che ricevono denaro dalla vendita di petrolio attraverso la Banca centrale libica. Quanto meno, dovremmo minacciare di bloccare le importazioni. Il petrolio libico non è indispensabile come prima. I blocchi, navale ed energetico, possono contribuire a far camminare la mediazione».

Errori da evitare?

«Guai se il Parlamento “legittimo” di Tobruk nutrisse l’illusione pericolosa di poter normalizzare da solo il Paese. Né le potenze coinvolte, dal Qatar alla Turchia, né il popolo libico potranno mai accettare un governo sotto l’influenza diretta dell’Egitto».

I nostri partner Ue sono consapevoli della situazione?

«Sono reduce da un incontro tra membri delle Commissioni Esteri e Difesa dei Parlamenti Ue a Riga e ho constatato con amarezza che molti nostri colleghi vedono l’Europa proiettata solo sullo scacchiere nord-orientale, non su quello meridionale, mentre le opportunità ma anche le insidie maggiori per l’Europa vengono dal Mediterraneo.»

Sembra difficile addirittura far parlare tra loro i libici…

«Questa difficoltà non deve scandalizzarci. L’Onu e il suo inviato Bernardino Leon stanno facendo un buon lavoro».

Il suo mandato sta scadendo. Romano Prodi potrebbe succedergli?

«Si farà un bilancio in sede Onu. Le Nazioni Unite potrebbero avvalersi di personalità come Prodi, ma vanno evitate polemiche domestiche che sanno di provincialismo».

Intanto si moltiplicano i barconi verso l’Italia. Che fare?

«In Albania i nostri servizi segreti bonificarono i porti affondando le carrette del mare e installammo presidi di terra. Ma c’era un governo albanese con cui fare questo accordo. Intanto, dobbiamo evitare scelte sull’onda dell’emotività».

In che senso?

«Mare Nostrum è stata un’azione meravigliosa, che però ha avuto anche l’effetto di facilitare la criminalità organizzata che tiene le fila di questo traffico umano. Addirittura nel kit dei naviganti c’è il telefono del centro operativo di Roma per i salvataggi…»

Frontex parla però di un milione di migranti pronti a partire…

«Numeri tutti da verificare e che in Commissione Esteri ci sono stati forniti dai funzionari del Ministero dell’Interno mesi fa. La strategia dev’essere quella di restaurare in Libia una qualche statualità per poi passare alla fase “albanese”.»

In che modo avremmo fatto anche il gioco dei criminali?

«Ci sono testimonianze plurime sul fatto che bambini e famiglie vengono costretti a imbarcarsi col mare in burrasca su carrette che non possono che fare qualche miglio. Quella gente mira a provocare e usare le tragedie del mare per spingere le opinioni pubbliche europee ad assumere determinati comportamenti.»

In Ucraina la situazione è migliorata rispetto a qualche settimana fa…

«Sì, ma poi? Ho verificato di persona nei Paesi Baltici e in certi settori del Nord Europa un isterismo riguardo alla Russia che non aiuta a risolvere la situazione. L’errore è che molti ritengono di poter trattare con Putin come con Eltsin o Gorbaciov. Ma Putin è un leader politico che ha consenso nel paese e cerca di tutelare gli interessi nazionali russi. Non sono a costo zero affermazioni come quelle di chi dice che bisogna portare il partenariato Ue e la Nato ai confini con la Russia.

Condivide l’approccio di Matteo Renzi?

«Sì. Da Prodi a Berlusconi a Renzi c’è una continuità nella politica verso la Russia. Sappiamo tutti che lo Stato di diritto in Russia fa acqua, ma noi dobbiamo ritrovare lo spirito che portò all’associazione della Russia alla Nato a Pratica di Mare. È facile per l’America ipotizzare sanzioni quando a pagarne il prezzo siamo soprattutto noi europei. Occorre una politica estera e di difesa comune in Europa. Abbiamo visto troppa confusione anche sul riconoscimento dello Stato palestinese. In ordine sparso siamo tutti marginali. Fa parte di una strategia anche associare l’Iran a questa sistemazione nuova del mondo.»

C’è pure la guerra ai siti archeologici da parte dell’Isis…

«Lo sfregio alla cultura è la dimostrazione che si vuole sfregiare l’umanità.»

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Ue: manca strategia per Mediterraneo, urge cambio

postato il 5 Marzo 2015

IMG_3948Alla Conferenza interparlamentare per la Politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la Politica comune di sicurezza e difesa (PSDC) organizzata a Riga

In alcuni momenti come questi l’ottimismo è un dovere istituzionale, anche se non possiamo ignorare che la realtà è diversa. Manca una politica estera europea: a Mosca sono andati Hollande e Merkel e, per fortuna, l’Europa ha evitato che gli Stati Uniti imponessero la loro visione, distante dalla nostra sensibilità .Ma manca soprattutto la strategia per il Mediterraneo, da dove posso venire grandi opportunità ma anche grandi rischi e i Paesi del Sud, in primo luogo l’Italia, sono lasciati soli ad affrontarli.
Manca una strategia europea verso la Turchia; gli stop and go sulle prospettive di adesione hanno dato l’alibi alla classe dirigente di quel Paese di compiere scelte discutibili e allontanarsi dall’Europa. Così come manca una capacità di incidere sulla questione palestinese con i Parlamenti nazionali che affrontano in ordine sparso questo tema senza riuscire a coordinare le rispettive posizioni. Il Mediterraneo rappresenta un tema centrale per l’Europa, che deve essere affrontato da tutti i Paesi, anche quelli che dal punto di vista geografico sono più lontani: dal nostro mare possono venire grandi problemi o grandi opportunità e un cambio di passo è necessario e urgente. A cominciare dalla Libia dove, da un lato, dobbiamo spingere le parti a un dialogo politico, dall’altro occorre valutare l’ipotesi del blocco navale per evitare l’afflusso di ulteriori armamenti in un’area già sovraffollata di bande estremiste e di gruppi terroristici.

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