Archivio per febbraio 2015

Libia: con i rappresentanti del Parlamento di Tobruk

postato il 26 febbraio 2015

Bilaterale a margine “UN/PAM Regional Seminar for Parliamentarians of the Maghreb Region”
der

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Ospite di Otto e Mezzo

postato il 25 febbraio 2015

All’approfondimento politico di La7 condotto da Lilli Gruber

1 Commento

Libia: Onu prenda iniziativa forte

postato il 18 febbraio 2015


Il mio intervento a seguito dell’Informativa del Ministro Gentiloni sui recenti sviluppi della situazione in Libia

Signor Presidente, innanzitutto vorrei rivolgere a lei un ringraziamento perché, finché c’è il bicameralismo, ritengo che sia giusta la richiesta che lei ha fatto nelle scorse ore al Governo di venire a riferire qui in Senato, dopo essere stato alla Camera dei deputati, perché quello che si sta svolgendo in quest’Aula è un dibattito centrale per i problemi dell’Italia e per il nostro Mediterraneo. La seconda considerazione che voglio fare è che in poco tempo è difficile affrontare un argomento così complesso come quello della Libia, ma voglio dire che sono rassicurato dalle parole che ci ha detto oggi il ministro Gentiloni, mentre lo ero molto meno dall’alternanza di voci di questi giorni, che non hanno fatto sempre chiarezza della posizione italiana. Lei oggi, signor Ministro, è stato chiaro e limpido; non ripeterò le cose che ha detto, su cui sono totalmente d’accordo. Prima di assumere o di annunciare decisioni su questioni così delicate, infatti, è necessario riflettere sul passato e sugli errori che abbiamo fatto. Vedete, colleghi, da qualcuno spesso viene detto che è stato un errore l’azione militare francese contro Gheddafi, con argomenti sostenuti peraltro da una logica: avevamo un terribile dittatore, oggi ne abbiamo tanti che emulano Gheddafi e che rendono ancora più confusa la situazione, annullando qualsiasi statualità in Libia. [Continua a leggere]

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Isis: Esponenti PPE-PSE, fondamentale ruolo Iran

postato il 17 febbraio 2015

la stampa

 

In una lettera aperta pubblicata su La Stampa di oggi, i presidenti delle Commissioni Esteri del Senato della Repubblica e della Commissione europea, Pier Ferdinando Casini ed Elmar Brok, l’ex presidente Parlamento Europeo, Enrique Barón Crespo e Michel Rocard, ex Primo Ministro della Francia, congiuntamente sottolineano l’importanza del negoziato sul nucleare iraniano.
Le quattro personalità, appartenenti alle due grandi famiglie politiche europee (Ppe e Pse), evidenziano il ruolo che Teheran, maggiormente integrato nella comunità internazionale, potrebbe giocare in Siria e in Iraq contro la minaccia del Daesh/Isis e, in termini di stabilità dell’area, in Afghanistan e in Nord Africa.

 

Caro Direttore,
nel negoziato sul nucleare iraniano si avvicina il momento delle scelte. Secondo il calendario concordato, infatti, la cornice politica dell’intesa deve essere definita in tempi stretti, in modo da poter chiudere l’accordo complessivo entro il mese di giugno.
I segnali che arrivano da Ginevra sono contrastanti. In Iran i nemici dell’accordo sono numerosi e potenti. Le componenti più conservatrici accusano il Presidente Rohani di aver concesso troppo, accettando il congelamento del programma nucleare senza avere ottenuto finora in cambio quasi nulla. Ma anche negli altri paesi che siedono al tavolo delle trattative, a cominciare dal Congresso degli Stati uniti, l’ostilità è diffusa, spesso solo per motivi di politica interna.
E’ dunque il momento di impegnarsi affinché queste tendenze non prevalgano. Al di là degli aspetti più tecnici, alcuni dei quali hanno peraltro assunto un rilievo più simbolico che reale, per chi ha responsabilità politiche si tratta di assicurare un contesto che favorisca il raggiungimento di un’intesa che sia soddisfacente per tutti. Da parte nostra, soprattutto di noi europei, occorre avere ben chiaro che il negoziato con Teheran è troppo importante per fallire. Un riavvicinamento dell’Iran avrebbe un grande rilievo strategico, sia dal punto di vista geopolitico che dal punto di vista economico. Il primo scenario è quello delle crisi regionali. Non è realistico pensare di risolvere la crisi drammatiche che insanguinano la Siria e l’Iraq, sconfiggendo la minaccia globale del Daesh/Isis e degli altri gruppi terroristi, senza la collaborazione iraniana. Lo stesso vale per l’Afghanistan, dove il disimpegno occidentale rischia di lasciare il paese in balia della guerriglia neo-talebana. E perfino in Israele, al di là delle posizioni ufficiali, sanno bene che un Iran emarginato dalla comunità internazionale è quanto di più pericoloso ci possa essere.
Poi ci sono le questioni economiche. L’isolamento occidentale e le sanzioni hanno negli ultimi anni orientato i flussi commerciali iraniani verso la Russia e, più di recente, la Cina. Grazie a questa condizione privilegiata Mosca e Pechino, i cui rapporti con l’Occidente sono sempre più complessi, sono riuscite a strappare condizioni di assoluto vantaggio nelle relazioni commerciali con Teheran. Noi invece abbiamo perso un mercato importante per le nostre imprese. Ancora più delicata la questione energetica, che ovviamente travalica di molto l’ambito strettamente economico. La crisi gravissima nei rapporti con la Russia e l’incertezza della situazione nel Nord Africa pongono l’Europa di fronte a scelte decisive per il suo futuro. Anche su questo versante Teheran può essere un partner importante, consentendo una diversificazione delle fonti di approvvigionamento e aumentando il nostro potere contrattuale verso i fornitori tradizionali.
Tutto questo non significa dimenticare il tema dei diritti umani o chiudere gli occhi su quello che accade in Iran. Significa esattamente il contrario, come dimostra la storia. L’apertura di Teheran alle relazioni con l’Europa e con l’Occidente non potrà che favorire il processo di riforme interne che, pur con molte difficoltà, è stato intrapreso. Sicuramente toglierebbe molti alibi al regime iraniano.
L’Europa su questo dossier ha una grande responsabilità. Deve fare la sua parte per favorire il rientro dell’Iran in un quadro di relazioni internazionali stabili e pacifiche. E così facendo coglierebbe anche una grande occasione: dimostrare la forza di una politica estera davvero comune, che opera per favorire la pace e la distensione globale.

Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato della Repubblica
Enrique Barón Crespo, presidente emerito del Parlamento Europeo
Elmar Brok, presidente della commissione Affari esteri del Parlamento europeo
Michel Rocard, ex Primo Ministro della Francia

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Libia: ospite di Porta a Porta

postato il 16 febbraio 2015

Nello spazio di approfondimento politico di Rai 1 condotto da Bruno Vespa si parla di Isis, crisi libica e delle operazioni Mare Nostrum e Triton

 

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Libia: Serve calma e coinvolgere paesi limitrofi. No azione unilaterale

postato il 16 febbraio 2015

L’intervista di Daniele Rotondo ai microfoni del Tg2

Calma, suggerisco a tutti molta calma. E’ necessario che i Paesi limitrofi vengano coinvolti adeguatamente, poi l’Onu e infine eventualmente la Nato. L’Italia è giusto che si assuma le sue responsabilità, ma oggi un’azione unilaterale sarebbe assolutamente dissennata.
Ho parlato con il presidente Renzi e mi sembra che abbia le idee molto chiare. Gli errori fatti nel passato sono stati fatti dalla Comunità internazionale perchè gli italiani non sono stati adeguatamente ascoltati.
Oggi è necessario fare qualcosa di diverso, coltivare il dialogo politico tra i gruppi, stabilire il coinvolgimento dei paesi limitrofi e infine assumerci le nostre responsabilità.

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Libia: L’ Onu convochi al più presto il Consiglio di sicurezza

postato il 14 febbraio 2015

Non esiste l’ipotesi di un intervento militare italiano in Libia. Esiste, invece, la necessità che l’Onu si assuma la responsabilità di convocare al più presto il Consiglio di sicurezza e non si limiti al rituale invio di un suo emissario. Oggi si vedono i guai di una gestione pressappochista e sbrigativa all’indomani dell’azione militare contro Gheddafi. La minaccia di un califfato islamico a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste richiede un’immediata assunzione di responsabilità, in un contesto multilaterale.

Pier Ferdinando

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Casini: “Silvio dà l’egemonia alla Lega. Così apre un’autostrada al Pd”

postato il 11 febbraio 2015

Pier Ferdinando CasiniL’intervista di Andrea Garibaldi a Pier Ferdinando Casini pubblicata sul Corriere della Sera

Pier Ferdinando Casini, dopo una carriera di 35 anni al centro dello schieramento politico, si confessa così: «Io? Faccio con convinzione il presidente della commissione Esteri del Senato. Credo che i partiti abbiano bisogno di protagonisti nuovi. Se qualcuno si profila posso dargli consigli. Se non me li chiedono, li capisco».

Ha rischiato di diventare presidente della Repubblica.
«Tsipras in Grecia proporrà come presidente un esponente del Partito popolare europeo scelto dal suo avversario, Samaras. Renzi avrebbe potuto scegliere questa strada accettando le proposte di Berlusconi e Alfano, cioè Amato e il sottoscritto».

Lei ha sperato?

«Fa piacere che il mondo moderato mi abbia indicato e sono grato anche a Berlusconi, dopo anni di incomprensioni. Ma non mi sono mai illuso. Ero sicuro che Renzi cercasse di compattare il Pd piuttosto che gettare un ponte verso il centrodestra. Ma tutto è bene quel che finisce bene».

Che presidente sarà Mattarella?

«Scrupoloso e serio, terrà conto delle ragioni di chi non lo ha votato, come e più di quelle di chi lo ha sostenuto». [Continua a leggere]

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