Archivio per dicembre 2013

Casini: «Un governo che tira a campare tira le cuoia presto»

postato il 31 dicembre 2013

«Negli ultimi tempi diverse battute a vuoto, a partire dalle Province. Anche Letta sa che l’ordinaria amministrazione non è sufficiente»

Intervista-Casini-Messaggero-1L’intervista pubblicata sul “Messaggero” di Mario Ajello

Presidente Casini, non crede anche lei che il governo si stia muovendo poco?
«In questi ultimi tempi, ci sono state diverse battute a vuoto. Maa prescindere dal Salva Roma, bisognerebbe capire quali. Ai miei occhi, ad esempio, la legge che finirà per istituire un’enormità di aree metropolitane, e che oltretutto non abolirà le Province, più che produrre vere novità risulta un tentativo per dare senza voto popolare nuovi poteri a sindaci, che si sono rivelati palesemente inadeguati».

E’ tutta la politica che gira a vuoto?
«Non tutta, e guai a generalizzare. Va benissimo criticare una politica che ha prodotto cattivi risultati, ma non siamo tutti uguali. Ci sono i ladri e ci sono le persone oneste. C’è chi ha dedicato la propria vita, con passione e dedizione, alla politica e c’è chi ha cercato di approfittare per risolvere i propri affari con la politica».

Sta parlando di Berlusconi?
«Quella di cui sto parlando è una malattia molto diffusa. A Berlusconi, bisogna riconoscere una coerenza cristallina. Sono passati gli anni, ha presieduto per circa undici anni i governi del Paese, ha subito condanne ed anche un eccesso di persecuzione, ma la colpa è sempre degli altri e da parte sua nemmeno un briciolo di autocritica. Addirittura, mi sembra che la nuova Forza Italia in queste ore sia impegnata nell’inseguimento a Grillo. In bocca al lupo».

Ma voi dell’area di Centro non vi sentite schiacciati dal nuovo bipolarismo: da una parte Grillo e Berlusconi e dall’altra Renzi e il Pd?
«Grillo e Berlusconi sono associati da una critica al governo e da una sorta di anti-europeismo populista. Due ingredienti avvelenati ma che nel breve periodo svolgono una funzione ricostituente per chi cerca consenso». [Continua a leggere]

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Buon Natale a tutti voi

postato il 24 dicembre 2013

L’Italia possa avere un anno di maggiore serenità

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Su Difesa e immigrazione serve più Europa

postato il 21 dicembre 2013

Ospite di ‘Punto Europa’, rubrica di Rai Parlamento, rispondo alle domande di Cristina Prezioso

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Casini: “Sì al dialogo tra Matteo e Berlusconi, sulle riforme si deve parlare con tutti”

postato il 20 dicembre 2013

I moderati interessati al confronto, Alfano sbaglia
Intervista su Repubblica-1

L’intervista a Pier Ferdinando Casini pubblicata su “Repubblica”
di Francesco Bei

Nel derby che si aperto nella maggioranza tra Renzi e Alfano sulla legge elettorale, Pier Ferdinando Casini, a sorpresa, dà ragione al segretario del Pd. «Sulle riforme —afferma il leader dell’Udc— si deve parlare con tutti. Anzi dovremmo essere proprio noi moderati che sosteniamo il governo a spingere perché si apra un confronto anche con Berlusconi».

Senatore Casini, mastica amaro perché Renzi ha imposto lo spostamento alla Camera della riforma elettorale?
«Questa accelerazione è stato un atto di arroganza e una scortesia istituzionale. Oltretutto trovo contraddittorio che Renzi demonizzi il Porcellum e poi se ne serva per imporre una prova di forza alla Camera grazie proprio ai deputati in più ottenuti con quel premio di maggioranza abnorme».

Siete voi che avete votato il Porcellum…

«Noi presentammo, da soli, un emendamento che avrebbe introdotto le preferenze, ma fummo sconfitti. Inoltre è illusorio pensare che un meccanismo elettorale possa da solo risolvere i problemi della politica. Il Porcellum fu applicato due volte e il premio non sembrò così eccessivo perché eravamo in uno schema bipolare. È diventato abnorme con l’arrivo di Grillo, quando si sono confrontate tre forze con risultati molto simili. E il Pd, con il 30 per cento dei voti, ha avuto il 55 per cento dei seggi». [Continua a leggere]

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L’intervento ‘Per l’Italia’

postato il 14 dicembre 2013

All’Assemblea nazionale organizzata all’Auditorium Antonianum di Roma

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Un inizio accidentato

postato il 14 dicembre 2013

Pier Ferdinando CasiniL’intervista a Pier Ferdinando Casini, pubblicata su Il Foglio, di Piero Vietti

La seconda vita del governo Letta è appena cominciata e già si sentono i primi scricchiolii. A notarlo è Pier Ferdinando Casini, che analizza con il Foglio l’impatto che l’elezione di Matteo Renzi a segretario del Pd sta avendo sull’esecutivo: “Questo nuovo inizio lo vedo accidentato – ammette il leader centrista – Da dopo la sua elezione non è passato giorno in cui Renzi non abbia spiegato che gli alleati ‘minori’ del Pd in questa fase, da Ncd a noi, hanno troppa paura delle elezioni per creare problemi al suo partito che deve invece dettare la linea al governo”. Casini pensa alla commissione Affari costituzionali che giovedì ha spostato la discussione sulla legge elettorale dal Senato alla Camera grazie a un voto trasversale di Pd e gruppi di opposizione. Ieri il ministro Delrio ha però assicurato che a Montecitorio si troverà un accordo preventivo di maggioranza. “Ho abbastanza esperienza per poter dire che queste promesse sono scritte sulla sabbia”, sorride Casini. Il ciclone Renzi è dunque destinato a rendere servi inutili gli alleati minori del governo? “Sì, a meno che non siano loro ad alzare la soglia di attenzione. Non si può più stare al governo per avere qualche ministero, ma per avere un ruolo politico”.

Il che potrebbe non bastare, poiché l’impressione è che Renzi sia in grado di tenere in scacco l’esecutivo. Casini sa bene che le possibilità di caduta del governo per mano del sindaco di Firenze non sono poche: “Non credo si travestirà da re magio per portare brutti doni a gennaio – dice – ma certo non ci sono le premesse per una lunga navigazione”. E il famoso patto tra Matteo Renzi ed Enrico Letta? “Il segretario del Pd dice cose giuste – chiosa Casini – quando dice che bisogna fare le riforme, e su questo può portare un contributo straordinario a un salto di qualità della politica italiana, e magari anche linfa e idee nuove rispetto a noi più esperti. Ma ci vuole anche rispetto e capacità di rapportarsi con gli altri. Personalmente non mi interessa fare il Partito contadino polacco”. [Continua a leggere]

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L’Ue e i baroni rampanti

postato il 14 dicembre 2013

La lettera pubblicata sul Corriere della Sera

casini

Caro direttore,
Sylvie Goulard (Corriere di ieri) mi dedica un’attenzione di cui le sono grato. L’eurodeputata francese, già autrice di un recente libro scritto insieme al Senatore Mario Monti, delinea il rischio di un’Europa spaccata in due, tra i Paesi ricchi e quelli più in difficoltà. Condivido la preoccupazione, ma vorrei chiarire la posizione che mi viene attribuita. Non sostengo infatti certo un’alleanza dei Paesi del Sud contro la Germania. È ridicolo solo pensarlo. Al contrario, ritengo che la costruzione europea possa uscire dallo stallo attuale solo se riusciremo a cambiare registro, mettendo insieme solidarietà e responsabilità, come si fa in tutte le comunità politiche.
Goulard dice che i Paesi del Sud hanno perso la memoria, ma mi pare che le amnesie siano diffuse. È vero che la Germania ha accettato di sostituire il marco con l’euro in cambio di precise garanzie, tra cui le norme sull’inflazione e sugli aiuti di Stato. Ma la principale contropartita è stata un’altra: la solidarietà degli altri Paesi europei, che hanno accettato di condividere i costi, non solo economici, della riunificazione tedesca. Dispiace che lo debba ricordare un tedesco, un grande vecchio della politica europea come Helmut Schmidt, mentre noi lo dimentichiamo.
La stessa solidarietà adesso, credo si possa chiedere alla Germania, niente di meno e niente di più. Anche perché, dagli anni della crisi, c’è stata una solidarietà, involontaria, che è andata nella direzione opposta, dai Paesi in difficoltà a quelli più forti, in primis la Germania, che anche grazie all’euro hanno aumentato la loro competitività.
Non si tratta dunque di lanciare crociate antitedesche ma di chiedere che le regole valgano per tutti. Come avevo scritto nell’intervento su queste pagine (Corriere, 13 novembre), i Trattati europei si possono violare in tanti modi, non solo superando i limiti del deficit pubblico. Ora la Commissione europea ha dovuto aprire una procedura di infrazione contro la Germania per surplus eccessivo. Speriamo che il metro di giudizio sia uguale per tutti e che non si ripetano gli errori del passato, con deroghe e trattamenti di favore (come, ad esempio, per Francia e Germania nel 2003).
Ovviamente la solidarietà europea deve accompagnarsi a un principio di responsabilità, in primo luogo da parte dei governi nazionali. Che devono smettere di usare l’Europa come un capro espiatorio per giustificare le loro scelte sbagliate. L’ha fatto in passato anche il governo italiano, sotto la guida di Berlusconi, ed è stato uno dei motivi che hanno reso impossibile continuare la nostra collaborazione. E poi devono tenere i conti in ordine (evitando i trucchetti e le furbizie del passato) e procedere con decisione sulla strada delle riforme strutturali. Il tutto anche a costo di molti sacrifici. Quei sacrifici che gli italiani conoscono bene, da qualche anno a questa parte, ma che erano e restano necessari. Però, proprio perché i compiti a casa li stiamo facendo, vorremmo anche avere il diritto di parola, per dire che la sola austerità non porta da nessuna parte, che l’Europa rischia non solo di affossare se stessa, ma di essere un freno alla ripresa economica mondiale. Vorremmo poter dire, con la testa, con il cuore e, se necessario anche con i pugni sul tavolo, che senza una politica economica espansiva l’Europa è destinata al declino. Ne va del destino dei nostri figli. Su questi temi c’è un dibattito aperto da tempo, che coinvolge personalità di specchiata fede europeista, a cominciare da Romano Prodi.
I problemi non si risolvono nascondendo la testa sotto la sabbia. Probabilmente è vero, come scrive Goulard, che la scena politica europea (ma non solo quella), è abitata da molti «cavalieri inesistenti», che dietro un’armatura luccicante nascondono, politicamente, il nulla. Di certo non mancano, continuando con la citazione di Italo Calvino, i « baroni rampanti», che alla prima difficoltà salgono su un albero e si dimenticano di scendere. Pensando che, dall’alto, tutto sia più chiaro e tutto si capisca meglio. Senza accorgersi che stanno solo perdendo il contatto con la realtà.

Pier Ferdinando Casini, Presidente della Commissione Affari esteri del Senato

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Il populismo antieuropeo non si batte con euro-retorica

postato il 13 dicembre 2013

L’intervento alla presentazione del libro del Presidente Napolitano ‘La via maestra – l’Europa e il ruolo dell’Italia nel mondo’, alla Sala della Regina di Montecitorio

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L’atteggiamento sull’Europa, dice bene il presidente della Repubblica, è lo spartiacque della politica.
C’è un forte richiamo su un’idea di Europa, nel libro del capo dello Stato. Mi ha colpito la convinzione che il populismo antieuropeo non si possa combattere con l’euroretorica. Le vecchie parole d’ordine dell’europeismo non bastano più contro l’antieuropeismo dilagante, che ha tante ragioni, tra cui uno stato di benessere che non si riesce più a mantenere in termini tradizionali.
Non si può sparare da fuori e demolire, perché “si esce da un minimo comune denominatore condiviso. Al contrario, da dentro, bisogna capire che le cose vanno cambiate, occorre abbandonare la divisione tra filotedeschi e antitedeschi, anche perché in Italia c’è il dna dell’amicizia per la Germania, che è fondamentale anche nelle virtù che ci insegna. E’ adesso importante ricordare che le regole in Europa vanno applicate a tutti i paesi in modo eguale e non sempre avviene così.
E’ importante oggi porre l’accento su un’Europa che pensi anche alla solidarietà, allo sviluppo, alla crescita e non solo al rigore. Il libro dà un importante contributo alla politica italiana e alle giovani generazioni.

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In Senato un minuto di silenzio in ricordo di Sandro Fontana

postato il 5 dicembre 2013

Signor Presidente,
voglio richiamare l’attenzione dei colleghi sulla scomparsa ieri a Brescia, dopo una lunga malattia, del senatore Sandro Fontana. Professore universitario, oltre che persona di grandi qualità umane, è stato uno storico, a lungo direttore de «Il Popolo», Vice Segretario nazionale della Democrazia Cristiana, poi Presidente del Centro Cristiano Democratico. È stato Ministro dell’università, Vice Presidente del Parlamento europeo e senatore della Repubblica nella X ed XI legislatura. Credo che ci sarà sicuramente modo e tempo di commemorarlo adeguatamente. È stato un polemista arguto, un uomo di grande intelligenza e di grande spessore culturale. Non ha esitato a buttarsi nelle polemiche politiche quando necessario: ricordo il suo appellativo, «Bertoldo», con il quale era noto polemista all’epoca della cosiddetta Prima Repubblica. Ha avuto una lunga malattia, che ha affrontato con coraggio e con grande dignità. Penso che sia giusto che il Senato della Repubblica ed il mondo politico non perdano la capacità di conservare la memoria dei loro protagonisti. Per questo ho voluto ricordare qui oggi, sia pur brevemente, il senatore Sandro Fontana, inviando da quest’Aula solenne un messaggio di solidarietà alla sua famiglia e a Brescia, la sua città.

Pier Ferdinando

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Ora preferenze e premio con soglia

postato il 4 dicembre 2013
casinipreferenze

Settembre 2008

Abbiamo lavorato per anni all’introduzione delle preferenze nella legge elettorale, come proponemmo anche nel dibattito parlamentare sul cosiddetto ‘Porcellum’. Inoltre, abbiamo sempre considerato una grave anomalia un premio di maggioranza costruito senza un’adeguata soglia.
Oggi non possiamo che considerarci soddisfatti della pronuncia della Corte Costituzionale e invitare il Parlamento a lavorare subito all’approvazione delle due modifiche.

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