Archivio per agosto 2013

Casini: “Errore affrettare i tempi decidiamo su un caso straordinario”

postato il 27 agosto 2013

casini_270813Di Francesco Bei per “La Repubblica”

«Gettare il paese nel caos con una crisi al buio sarebbe un atto folle di autolesionismo: sono convinto che, dopo una meditazione approfondita, Berlusconi per primo capirà che le sue convenienze personali coincidono con quelle del paese». Pier Ferdinando Casini lavora sottotraccia, da giorni, per evitare la crisi del governo Letta e la fine delle larghe intese. Ed è molto, molto preoccupato dall’ipotesi che nel Pdl prevalga la linea dei falchi alla Santanché.

 Il Pdl minaccia la crisi: lo spread risale e la Borsa di Milano affonda. Gli speculatori già fiutano il sangue?

«L’economia reale sta dando segni, seppur lievi, di ripresa. Il governo sta lavorando bene sulla Pubblica amministrazione, sull’Imu, sull’Iva e su tante altre cose. Io comprendo il dramma di Berlusconi e rispetto il travaglio di un partito che rappresenta milioni di elettori. Ma rigettare il paese nell’instabilità sarebbe un atto che gli italiani farebbero pagare a chi lo ha provocato».

Allora come se ne esce?

«La minaccia dei falchi del Pdl è inaccettabile, non si può dire “o votate così oppure salta tutto”, non siamo ai saldi dello Stato di diritto. Detto questo, proprio a garanzia di un percorso serio, è giusto pretendere che la giunta del Senato non sia un plotone d’esecuzione».

Si dovrebbe concedere più tempo per esaminare la presunta non retroattività della legge Severino?

«Mi meraviglio che ci sia nel Pd chi vuole fare in fretta senza prendere in considerazione le opinioni di Onida, Capotesti, Violante, D’onofrio. Personalità diverse, ma di sicuro non berlusconiani, che ritengono che la giunta, in sede giurisdizionale, possa investire la Consulta della questione. Più il Pd mostrerà di affrontare questo argomento con serietà e senza pregiudizi e più sarà libero di decidere quando si arriverà al voto».

Ma se, nonostante i vostri sforzi, il Pdl provocasse comunque la crisi, cosa accadrebbe?

«Ecco un’ulteriore ragione di riflessione per il Pdl. I falchi pensano di rompere e di vincere le elezioni. Ma ci saranno le elezioni? È tutto da vedere. Siamo ancora una repubblica parlamentare e, quando un governo cade, si vede in Parlamento, in questo caso in Senato, se è possibile formare un’al tra maggioranza. Per un Letta bis e per altre ipotesi».

Se invece il governo Letta dovesse proseguire il suo cammino ci potrebbero essere conseguenze anche nella riorganizzazione del campo dei moderati?

«Sicuramente quello che accadrà domani tra i moderati italiani sarà il frutto di quello che succede oggi. È chiaro che, se prevalesse una linea sfascista e avventurista, una riunificazione sotto le bandiere del partito popolare europeo non ci sarà mai e ognuno continuerà per la sua strada».

Ma è possibile che un partito e un’intera maggioranza ruotino da settimane intorno al destino di un uomo?

«Quell’uomo è stato il più longevo presidente del Consiglio italiano e resta il leader indiscusso del centrodestra. Quindi la questione della sua decadenza non può essere trattata come un atto ordinario. Inoltre molte delle cose che chiede Berlusconi, come la riforma della giustìzia, sono condivisibili, il punto è un altro».

Quale?

«Che se il Pdl vuole con serietà riproporre il tema della riforma della giustìzia deve separare la questione Berlusconi dal destino del governo. È come la recente scoperta dei referendum di Pannella sulla giustizia: sarebbe credibile se non fosse viziata dalle vicende personali di Berlusconi».

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Errore affrettare i tempi decidiamo su un caso straordinario

postato il 27 agosto 2013

Il leader dell’Udc respinge laminaccia dei falchi Pdl ma invita anche il Pd a rivedere la sua linea

Pier Ferdinando CasiniL’intervista pubblicata oggi su ‘la Repubblica’ di Francesco Bei

«Gettare il paese nel caos con una crisi al buio sarebbe un atto folle di autolesionismo: sono convinto che, dopo una meditazione approfondita, Berlusconi per primo capirà che le sue convenienze personali coincidono con quelle del paese». Pier Ferdinando Casini lavora sottotraccia, da giorni, per evitare la crisi del governo Letta e la fine delle larghe intese. Ed è molto, molto preoccupato dall’ipotesi che nel Pdl prevalga la linea dei falchi alla Santanché.

Il Pdl minaccia la crisi: lo spread risale e la Borsa di Milano affonda. Gli speculatori già fiutano il sangue?
«L’economia reale sta dando segni, seppur lievi, di ripresa. Il governo sta lavorando bene sulla Pubblica amministrazione, sull’Imu, sull’Iva e su tante altre cose. Io comprendo il dramma di Berlusconi e rispetto il travaglio di un partito che rappresenta milioni di elettori. Ma rigettare il paese nell’instabilità sarebbe un atto che gli italiani farebbero pagare a chi lo ha provocato».

Allora come se ne esce?
«La minaccia dei falchi del Pdl è inaccettabile, non si può dire “o votate così oppure salta tutto”, non siamo ai saldi dello Stato di diritto. Detto questo, proprio a garanzia di un percorso serio, è giusto pretendere che la giunta del Senato non sia un plotone d’esecuzione».

Si dovrebbe concedere più tempo per esaminare la presunta non retroattività della legge Severino?
«Mi meraviglio che ci sia nel Pd chi vuole fare in fretta senza prendere in considerazione le opinioni di Onida, Capotesti, Violante, D’Onofrio. Personalità diverse, ma di sicuro non berlusconiani, che ritengono che la giunta, in sede giurisdizionale, possa investire la Consulta della questione. Più il Pd mostrerà di affrontare questo argomento con serietà e senza pregiudizi e più sarà libero di decidere quando si arriverà al voto». [Continua a leggere]

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Casini: «Scelta civica e quel voto solitario per strappare la ragnatela corporativa»

postato il 21 agosto 2013

Caro direttore,
Francesco Giavazzi scrive sul «Corriere» di due giorni fa della «ragnatela corporativa» che blocca i tagli alla spesa possibile nel nostro Paese. Concordo con lui e credo che valga per tutti il famoso monito: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Premesso questo, vorrei correggere una svista dell’autore che, citando il caso della cosiddetta legge Severino sui tagli dei tribunali, fa riferimento a un ordine del giorno votato da «tutti i gruppi della maggioranza al Senato» che impegna il governo a cambiare entro il 12 settembre il provvedimento. Non è andata così.
Come documentano i resoconti parlamentari, in quella sede presi la parola ricordando la vergogna delle processioni corporative che ogni parlamentare si trovava ad affrontare per tutelare singole realtà territoriali. Il gruppo parlamentare cui appartengo (Scelta civica) fu l’unico a votare contro quell’ordine del giorno. C’è insomma chi sostiene provvedimenti impopolari, li difende in modo solitario in campagne elettorali difficili mentre tutti si defilano, e anche nel seguito del percorso parlamentare.

Pier Ferdinando Casini, Presidente della commissione Affari esteri del Senato

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Chi vuole destabilizzare il Governo ha avuto una risposta dal Presidente della Repubblica

postato il 14 agosto 2013

Con la nota di ieri il presidente della Repubblica ha messo tutti di fronte alle proprie responsabilità: nessuno ha più alibi. Chi vuole destabilizzare continuerà a farlo ma pagherà le sue responsabilità.
Sono sempre rispettoso e attento quando commento questioni che riguardano il Pdl, ma credo che ci sia gente attorno a Berlusconi che sta facendo una gigantesca speculazione, anche in ordine al futuro politico del Pdl stesso: non so se è afflato autentico di amore verso Berlusconi o volgare speculazione, anche interessata, di chi gioca una partita politica che ha poco a che fare con Berlusconi e molto a che fare con il futuro politico delle singole persone. Certi consigli e certe attese rivolti verso l’intervento di Napolitano non avevano ragione di esistere: che poteva dire Napolitano, che la condanna sparisce, si annulla?

Pier Ferdinando

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Napolitano richiama a rispetto regole dello Stato di diritto

postato il 13 agosto 2013

Il Presidente della Repubblica ci richiama alla necessita’ di tutelare il governo del Paese proprio mentre si prospetta qualche miglioramento nella congiuntura economica internazionale, ribadisce l’impraticabilita’ di elezioni anticipate e esplicita ancora una volta il doveroso rispetto delle regole dello Stato di diritto.
Le sue parole riservano, come e’ giusto, il dovuto rispetto al presidente Berlusconi in un momento difficile: rispetto per lui e per il popolo che lo ha votato e lo sostiene.

Pier Ferdinando

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Casini: «Serve un nuovo bipolarismo. Ora convergenze in nome del Ppe»

postato il 12 agosto 2013

di PAOLA DI CARO

Ernesto Galli Della Loggia, sul Corriere, chiede a voi moderati non di sinistra di avere il coraggio di unirvi al Pdl e di rappresentare la «destra», ora che Berlusconi è destinato ad uscire di scena. Raccoglie l’appello?

«Che la democrazia dell’alternanza sia un fatto positivo in ogni Paese è innegabile. Ma se in Italia, dopo 20 anni, non ha funzionato un bipolarismo temperato, con un minimo comune denominatore tra i due poli, è stato proprio per la duplice criminalizzazione, di Berlusconi e dei comunisti. Si è preferito “non fare prigionieri” e così si è persa una grande occasione».

Non è responsabile anche il centro che ha decìso, nelle ultime elezioni di non schierarsi?

«Chi è senza peccato scagli la prima pietra, e forse è il caso che tutti ci asteniamo dalla tentazione. Ma un cattivo risultato non significa negare le nostre buone ragioni. La scorsa legislatura la sconfitta della destra è stata dovuta al fallimento del loro governo. E a sinistra hanno pervicacemente voluto l’alleanza con Sel, che si è infranta addirittura sul voto del capo dello Stato…».

Insomma, non è verso di voi che bisogna puntare il dito…

«Ho cercato di moderare il centrodestra dall’interno, fino alla svolta del Predellino. Poi ho ritenuto più coerente una testimonianza solitària. Ma va detto che se abbiamo avuto un bipolarismo sbracato è anche per responsabilità di un Pd che, esclusa la parentesi veltroniana, non ha mai voluto avere “nemici” a sinistra. E anche oggi il fatto che Renzi sia diventato l’icona di Sel e di chi vuole sfasciare il governo Letta, deve far pensare».

Ma oggi appunto il quadro è cambiato: la condanna di Berlusconi lascia oggettivamente un vuoto a destra. Siete pronti a muovervi in quella direzione?

«Siamo pronti ad assumerci la responsabilità di scegliere. Ma oggi il Pdl non può sprecare l’occasione scegliendo una deriva avventurista».

Lei si è detto convinto che Berlusconi alla fine darà le dimissioni da senatore, lo pensa ancora?

«Sì, perché conosco la sua intelligenza e so che il presidente più longevo del Dopoguerra eviterà l’umìliazione di un voto che, al Senato, lo vedrebbe pesantemente sconfitto. Mi rendo conto che per lui è una prova dura, ma solitamente nelle circostanze difficili da il meglio di sé. D’altronde è lui che ha chiesto di separare le sue vicende giudiziarie da quelle del governo, e che continua a sostenere Letta. Se dobbiamo andare verso il bipolarismo del futuro, e creare nuove convergenze in nome delle comuni appartenenze europee del Ppe, l’atteggiamento politico del Pdl in questo momento non può avere equivoci».

Insomma, se il Pdl sceglie la via del sostegno al governo potreste ritrovarvi presto insieme? Siete già in contatto con i vertici del partito?

«In questo momento è giusto e doveroso che il Pdl si stringa accanto a Berlusconi, gli dia la massima solidarietà. Poi è chiaro che dovrà aprirsi una riflessione in tutto il partito: so che alcuni stanno già pensando a come rimettersi in marcia, vedremo i fatti e le scelte».

Intanto però il Pdl chiede « agibilità politica» per il suo leader. Voi siete disponibili a qualche passo, qualche soluzione per venirgli incontro?

«Ci sono temi che sicuramente andranno affrontati, a partire dalla riforma della giustizia. Non parlo della sentenza della Cassazione, ma ho sempre detto e lo ribadisco che un certo accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi è difficile da negare. Ma se non si è fatta la grande riforma della giustizia, pur in presenza di una maggioranza enorme del centrodestra, è stato perché si è preferito inseguire, in modo disarmonico e spezzettato, i singoli procedimenti giudiziari in cui è stato coinvolto».

Ma cosa fare nell’immediato per garantire, appunto l’«agibilità politica» per Berlusconi?

«Io sinceramente non capisco bene di cosa si stia parlando, il tema della sentenza di Berlusconi non è eludibile. Bisogna prendere atto, con rispetto e senza giudizi sprezzanti, che la sentenza c’è stata e che avrà i suoi effetti. A parte che pretendere in questo momento la grazia o provvedimenti speciali serve solo a non ottenere nulla, ma concretamente, non vedo cosa ci sì potrebbe inventare. Oltretutto, qualsiasi provvedimento parlamentare dovrebbe passare là dove il Pd ha una larga maggioranza: un Pd che è impensabile possa agire sfidando sentimenti, convinzioni e umori della propria base».

E se la soluzione fosse la discesa in campo di Marina Berlusconi?

«Il problema non sono le persone. Per mesi abbiamo chiesto a personalità influenti della società civile di partecipare, abbiamo esortato, pregato, figurarsi se mi scandalizza l’idea che una brava imprenditrice possa impegnarsi. Ma il punto è su quale linea politica si scende in campo».

Non teme che troppi nodi non sciolti per il Pdl, compreso quello sull’Imu, possano davvero portare a elezioni anticipate?

«Le elezioni anticipate non le indice il Pdl, ma Napolitano, il quale ha detto e ripetuto che con questa legge non si va a votare. Quindi — in caso di crisi — si cercherebbe di formare un nuovo governo che, dovrebbero capirlo gli amici del Pdl, non sarebbe certo un ricostituente… Detto questo, è vero che il governo è nato anche sull’accordo per superare l’Imu nell’attuale forma, su questo nel Pdl hanno ragione. E sono possibili anche soluzioni intelligenti, come quella di una service tax che piace anche a un loro sindaco come Cattaneo. Un accordo andrà necessariamente trovato».

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Silvio si dimetterà da senatore, è in gioco il destino dei moderati

postato il 4 agosto 2013

Pier Ferdinando CasiniPubblichiamo l’intervista di Carlo Fusi a Pier Ferdinando Casini pubblicata su Il Messaggero

Nel momento del massimo del clangore proveniente dal campo berlusconiano, dove il vento del risentimento diventa un ciclone da cui fuoriescono improvvide richieste di grazia mischiate ad inquietanti evocazioni di guerre civili, Pier Ferdinando Casini nutre una convinzione: «Questo è l’ora dell’amarezza e della solidarietà al leader indiscusso, lo capisco. Ma io sono persuaso che il buon senso vincerà e le dico una cosa: Berlusconi si dimetterà dal Senato».

Beh, veramente a leggere le dichiarazioni di Sandro Bondi e certi ultimatum sul governo si direbbe che lei, presidente, stia vedendo chissà quale film…

«Lasciamo stare. Io provo una grande tristezza imperniata su tre riflessioni. La prima: un dispiacere personale per Berlusconi. I suoi errori sono sotto gli occhi di tutti e posso ben dirlo io che li ho messi in risalto quando lo osannava mezza Italia. Ma proprio per questo posso dire che il prezzo che Silvio paga oggi va ben oltre gli errori, e che l’accanimento giudiziario che parte della magistratura ha svolto nei suoi confronti è indubitabile. Ovviamente non mi riferisco alla sentenza della Cassazione bensì ad una intera vicenda durata vent’anni. Il secondo punto di amarezza sta nel fatto che dopo due decenni siamo ancora a Berlusconi: la democrazia italiana non appare in grado di emanciparsi e resta drammaticamente avvitata attorno a questo problema. Infine, la terza tristezza riguarda la nostra credibilità internazionale. Perché che il leader che per più tempo di tutti è stato capo del governo nel dopoguerra venga condannato per frode fiscale è una cosa che compromette enormemente l’immagine del nostro Paese».

Mettiamola così: chi paventa il rischio che l’Italia precipiti in un gorgo senza uscita, vaneggia o esprime un pericolo reale?

«Guardi, davvero io non credo di esprimere solo un atto di fede se affermo la mia convinzione che alla fine il buon senso non potrà non prevalere. Nel campo del Cavaliere questa è – comprensibilmente – l’ora dell’amarezza e della solidarietà e forse è ancora troppo presto perché si possa fare appello alla razionalità. Restano però fatti che non possono essere elusi. Esiste un popolo di centrodestra che non può essere seppellito sotto il marchio dell’infamia. Questo popolo è stato rappresentato da Berlusconi, conosceva i suoi problemi giudiziari e tuttavia lo ha rivotato appena pochi mesi fa. E personaggi che come lui sono stati al vertice dello Stato non potranno non convincersi che il tanto peggio tanto meglio non conviene a nessuno».

Sicuro che finirà così? Che una volta messa in moto, la macchina del risentimento non possa più essere fermata?

«Intanto anche in queste ore Berlusconi conferma di voler tenere il governo Letta al riparo delle puntate polemiche. In questo momento Berlusconi si trova ad un bivio non solo della sua avventura umana ma anche e soprattutto di quella politica. Se prevale il populismo e la deriva resistenziale, l’area moderata di centrodestra diventerà sempre più minoritaria. Se al contrario il Pdl continuerà sulla linea della responsabilità di questi mesi, allora avrà titolo per essere forza che costruisce il futuro del Paese».

Intanto però il Pdl scende in trincea e chiede al Quirinale la grazia per il suo leader. La ritiene una cosa fattibile?

«Subito dopo la sentenza della Cassazione, il Quirinale ha diramato un comunicato che solo gli sprovveduti non capiscono. Il capo dello Stato ha inteso riconoscere correttezza di comportamento al Pdl e nello stesso tempo ha voluto richiamare il Pd alle sue responsabilità. Perché il Pd era perfettamente consapevole dei problemi giudiziari di Berlusconi con il quale tuttavia ha stipulato una intesa di governo appena pochi mesi fa: dunque non può certo fare oggi la parte di chi si scandalizza. Napolitano ha richiamato tutti alle loro responsabilità».

Sì, ma le chiedevo della grazia che il Pdl vuole per Berlusconi. E’ una mossa che va nella direzione della responsabilità che lei auspica oppure è un fatto destabilizzante?

«Almeno per come sono avanzate e riportate dai media, quelle richieste appaiono forse umanamente comprensibili ma politicamente e prima ancora istituzionalmente sbracate e inconsulte. Non esiste che le domande di grazia possano diventare oggetto di mercanteggio politico. E nonostante tutto quello che si vede e si sente dalla sue parti, resto convinto che Berlusconi darà una concreta prova di buon senso. Prova che peraltro eviterà di consegnare un gigantesco atout al Pd: se la minaccia di far cadere il governo diventasse infatti realtà, a beneficiarne non sarebbe certo Berlusconi».

Questa prova quale sarebbe? Il famoso passo indietro? Oppure le dimissioni dal Senato?

«Berlusconi si dimetterà dal Senato. Perché chi ha avuto una responsabilità così alta nel guidare l’Italia non si sottoporrà all’umiliazione di un voto d’aula che, visti i numeri di palazzo Madama, è scontato. Berlusconi non è uno stupido ed è dotato dell’orgoglio sufficiente per evitare di consentire a Cinquestelle di diventare determinante per farlo decadere dal seggio. Non esiste, non succederà».
[Continua a leggere]

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Sentenza Mediaset: al confronto di Porta a Porta

postato il 2 agosto 2013

Ospite dello spazio di approfondimento di Rai1 condotto da Bruno Vespa

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