Archivio per luglio 2013

Ospite di “In Onda”

postato il 31 luglio 2013

A Monti non ho niente da consigliare: io lo stimo, e i problemi di Scelta Civica non mi riguardano. Mi riguarda però il problema politico: mi auguro che l’approdo delle nostre forze sia il Ppe. Questo non significa fare un’alleanza con Berlusconi: io e Berlusconi siamo stati a lungo nel Ppe pur facendo in Italia scelte politiche diverse.

Pier Ferdinando

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Casini tifa Letta: “Ma è una coalizione senza convinzione

postato il 29 luglio 2013

Il leader Udc: premier frenato da troppe tensioni .Prevedo che Berlusconi non sarà condannato

Pier Ferdinando CasiniPubblichiamo da ‘la Stampa’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini di Amedeo La Mattina

Da un lato la sentenza della Cassazione che potrebbe mettere fuori gioco Berlusconi; dall’altro le misure per rilanciare l’economia e agganciare la ripresa, oltre al nodo delle riforme costituzionali. Senatore Casini, come pensa che ne uscirà il premier Letta da questa morsa?
«Il governo Letta soffre perché i due principali partiti lo sostengono più per necessità che per convinzione. In questo senso c’è una anomalia tutta italiana. Nella grande coalizione tedesca, democristiani e socialisti hanno collaborate con convinzione. In Italia Pd e Pdl lavorano insieme per paura. Allora mi auguro che questa sofferenza di necessità venga superata rapidamente: o si trovano le ragioni di stare insieme o l’Italia va a rotoli».

Un giudizio su come sta lavorando Letta.
«È il miglior premier possibile. A mio parere non ha sbagliato quasi nulla, ma solo un cieco non vedrebbe che è impegnato a difendersi da tutti. Da chi all’interno del suo partito lo mette in discussione, o in modo diretto o in modo sottile ma il risultato non cambia. Da chi nel Pdl si aspetta che questo governo possa risolvere come d’incanto i problemi di Berlusconi, e questo è impossibile. A volte deve difendersi anche da forze minoritarie che non resistono alla tentazione di farsi notare con qualche alzata di tono». [Continua a leggere]

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Casini torna a sognare un Ppe italiano “Però senza il populismo di Berlusconi”

postato il 21 luglio 2013

Pubblichiamo da ‘La Repubblica’ l’intervista a Pier Ferdinando Casini

Di Francesco Bei
ROMA – Casini si butta a destra? L’hanno pensato in molti ieri, dopo l’intervento del leader Udc all’assemblea nazionale del suo partito. Un appuntamento che ha fissato la bussola su una prospettiva nuova: addio al progetto di unione con Scelta civica e creazione del Ppe in Italia.

Torna davvero da Berlusconi dopo tutto quello che è successo?
«Queste sono interpretazioni di comodo che fanno ridere. Noi vogliamo riorganizzare l’area moderata guardando al Ppe e questo significa anche recuperare le ragioni che ci hanno portato a dire tanti no al Pdl: no al predellino, no alla logica populista, no alla visione acritica dei governi del centrodestra. Non chiediamo abiure a nessuno ma non siamo nemmeno disposti a farle».

Il Cavaliere è ancora a capo del Pdl, questo è un dato oggettivo. Come pensate di aggirare il problema?
«Penso che un Paese come l’Italia non possa restare inchiodato per vent’anni sul sì o no a Berlusconi. È una cosa patologica, sia a destra che a sinistra. Noi lanciamo oggi la proposta per un nuovo popolarismo che vada oltre l’esistente: il problema di Berlusconi non è mio, è del Pdl. La ricostruzione di un’area moderata e popolare è una sfida anche per loro».
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L’intervento all’Assemblea nazionale Udc

postato il 20 luglio 2013

Roma, 20 luglio 2013 – Auditorium Antonianum

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Mozione di Sfiducia ad Alfano: l’intervento in Aula

postato il 19 luglio 2013

Stato deve scuse alla signora Shalabayeva, ma basta avvoltoi in maggioranza

Signor Presidente, avvertiamo oggi un disagio palpabile. Non è facile intervenire in questa discussione, perché siamo figli di una tradizione democratica e liberale. La nostra Costituzione e le nostre leggi sanciscono, senza dubbio, rigorosi codici di comportamento e siamo impegnati in primo luogo, per rispetto verso il Parlamento e verso lo stesso Governo, ad adottare e a fare uno sforzo comune di verità.
Vi sono troppe anomalie in questa vicenda per farla rientrare nella normalità e la prima – me lo si consenta – è che ne parliamo in Parlamento dopo più di un mese e mezzo da quella sfortunata e triste giornata.
Il primo pensiero è per la signora Shalabayeva e la sua bambina. A loro lo Stato italiano deve delle scuse, senza se e senza ma. Deve scuse e un impegno: non possiamo abbandonarle ora. Nessuna giustificazione può essere evocata, indipendentemente dallo status del marito che è evidentemente controverso.
A questo proposito, anche come Presidente della Commissione esteri, voglio esprimere la più ferma protesta per l’indegno comportamento delle autorità diplomatiche kazake accreditate presso lo Stato italiano.
In particolare, non è tollerabile che l’ambasciatore il quale, essendo in vacanza, non ha trovato il tempo per rispondere alla convocazione del nostro Ministro degli esteri, lo trovi invece per spiegarci dalle colonne della stampa come Makhtar Ablyazov sia solo un delinquente ordinario perseguitato per i suoi reati comuni. Naturalmente, onorevoli colleghi, non metto la mano sul fuoco sull’integrità morale del succitato e inviterei tutti alla cautela in proposito.
Ricordo però al diplomatico e a tutti i senatori che stiamo parlando di un Paese – il Kazakistan – che nelle statistiche internazionali sulle libertà di stampa figura ad esempio al centosessantesimo posto su 179 Paesi. Comunque, se anche questa fosse la realtà (quella del marito), non giustificherebbe in alcun modo l’affannarsi di questo cosiddetto ambasciatore nell’organizzare la deportazione di una donna e di una bambina di sei anni. Voglio dire con chiarezza (se la ministro Bonino non è impegnata al telefono) che la Farnesina deve valutare la compatibilità di questo signore con l’ufficio che ricopre nello Stato italiano.
Certo, esistono enormi interessi economici intorno a questo Paese per tutto l’Occidente. Dobbiamo essere consapevoli di ciò ed anche del fatto che tanti possono cercare di approfittare di questa crisi: tanti nostri alleati, tanti Paesi amici, forse in queste ore operano attivamente nel sottobosco di un certo mondo per cercare di levare all’Italia alcuni affari e dirottarli magari da altre parti. Ne siamo consci perché con l’ingenuità non si fa la politica estera né si fanno gli interessi economici del Paese. I termini della questione, però, sono questi: parliamo di un Paese senza libertà civili e noi dobbiamo fissare confini chiari. Nessun interesse economico può giustificare la perdita della dignità nazionale, del nostro decoro e dei nostri princìpi.
L’Italia ha fatto una brutta figura nel mondo – l’ha fatta lo Stato nel suo complesso – poiché si è evidenziata un’inaccettabile tolleranza verso diplomatici che hanno adottato comportamenti anomali, non contrastati da autorità deboli, se non compiacenti. Gli apparati di polizia, le autorità giudiziarie ed alcuni Ministeri non hanno certo fornito una bella prova di sé.
A margine della vicenda, vorrei fare una riflessione. C’è bisogno di più politica in Italia perché, quando essa manca, la burocrazia travalica dai suoi compiti e rischia di finire fuori strada. Questa vicenda lo dimostra e per decenza non aggiungo decine di esempi giornalieri che ciascuno di noi potrebbe portare in ordine alla gestione di altri Ministeri.
Il Governo, che pochi sostengono con la convinzione di chi vi parla, esce più debole da questa vicenda tormentata e triste. Mi sembra che le ripetute affermazioni del presidente Letta, del vice presidente Alfano, del Ministro degli affari esteri e del Guardasigilli documentano questa opinione ormai condivisa. Non avrebbe altra spiegazione la stessa comunicazione ufficiale che voi avete fatto il 12 luglio e le tante dichiarazioni in proposito. Da ultimo, se non vi fosse questa consapevolezza consolidata, di certo ieri il Capo dello Stato non avrebbe parlato – cito testualmente – «di gravi motivi di imbarazzo e di discredito per lo Stato» e il Governo non avrebbe messo in atto nuove norme di condotta ed innovato catene di gestione burocratica per evitare in futuro il ripetersi di simili esempi.
Dico ai colleghi presentatori della mozione, ai senatori dei Gruppi M5S e Misto-SEL, che gli interrogativi da sciogliere ci sono e sono legittimi, ma ciò da cui dissentiamo fermamente è ritenere che la sfiducia al ministro Alfano – delle cui parole non abbiamo motivo di dubitare poiché abbiamo fiducia nella persona – possa essere la soluzione del problema. Ancor più irresponsabile sarebbe oggi un voto che riconsegnasse l’Italia all’incertezza ed all’instabilità proprio mentre il Governo Letta sta faticosamente operando per risollevare l’Italia. A questo voto avventuristico noi non siamo disponibili, poiché da una vicenda certamente disdicevole faremmo discendere un ancor più drammatico epilogo, pernicioso per l’Italia e gli italiani.
La polemica politica è sempre legittima, le differenti visioni anche, ma chi sostiene il Governo deve evitare gli atteggiamenti farisaici di qualche avvoltoio in servizio permanente effettivo anche all’interno della maggioranza, che a parole si prodiga in elogi verso il Governo e nei fatti ne minano quotidianamente le ragioni dell’esistenza.
Termino, onorevoli colleghi. È difficile sostenere – mi rendo conto che per molti è anche più difficile che per me o per il Gruppo cui appartengo – una maggioranza così atipica e strana. Noi lo facciamo nell’interesse del Paese e vorrei fare un’avvertenza finale. Ci inchiniamo tutti in questa Aula all’emergenza, al di là di questo episodio. Come ha detto brillantemente prima il senatore Russo, allora, se ci inchiniamo all’emergenza, evitiamo di stare nella maggioranza solo per saldare i debiti delle nostre vecchie promesse elettorali. Guardiamo avanti; non saldiamo i conti con il passato; cerchiamo di costruire il futuro.

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Per l’ambasciatore kazako adesso va chiesta la rimozione

postato il 17 luglio 2013

Pubblichiamo da ‘Il Corriere della Sera’

II presidente della commissione Esteri Casini: per l’ambasciatore kazako adesso va chiesta la rimozione

ROMA – Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato, trova «grave» per l’ltalia l’incidente kazako e punta il dito sull’ambasciatore di quel Paese. «Ho fiducia in Alfano e sono convinto che abbia portato in Parlamento la verità. La verità di cui è in possesso, che spero che coincida con la verità dei fatti. Una cosa mi sembra inconcepibile e intollerabile: che ci sia un signore che si aggira per Roma con uno stuolo di funzionari, che contatta in proprio, fuori dai canali ufficiali della Farnesina, il ministero dell’Interno e i magistrati, senza che nessuno eccepisca che questo va ben oltre il ruolo di rappresentante legale di uno Stato estero in Italia. Per altro l’ambasciatore del Kazakistan Yelemessov, ammesso e non concesso che si prestasse per conto del suo governo alla ricerca di un pericoloso terrorista, una volta appurato che non si trova, a quel punto si rende complice di fatto di una sorta di deportazione forzata di una donna e di una bambina».

Come reagire, dunque?
«Mi chiedo se il governo italiano non trovi doveroso chiedere a quello kazako un po’ di rinnovamento nella rappresentanza diplomatica».

L’ltalia, però, non ci ha fetta una bella figura.
«E’ vero, lo dice anche il governo. È stato un incidente grave. Ma oggi abbiamo due cose da fare: far capire al governo kazako che tutto quello che succederà a questa signora pregiudicherà la nostra relazione con loro ed evitare che si ripetano fatti di questo tipo».
Al. T.

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Casini: «Falchi attenti. Rischiate un’altra maggioranza»

postato il 13 luglio 2013

casini_130713Casini: bene le parole dell’ex premier da lui responsabilità e intelligenza È un momento difficile, se cadesse Letta si creerebbe un equilibrio alternativo

L’intervista di Dino Martirano, pubblicato sul Corriere della Sera.

ROMA — «Se posso dare un consiglio a tutti: calma, calma, calma. Bisogna mantenere la calma. Perché il passaggio è delicato. E io voglio rimanere alle parole di Berlusconi che dice dì voler tenere separate le sue vicende giudiziarie da quelle della politica italiana: il suo è un atto di responsabilità istituzionale e anche di intelligenza personale perché questo non è il momento degli stati d’animo. Qui bisogna ragionare con la testa, non con il fegato…». Il leader dell’UDC Pier Ferdinando Casini fa il «pompiere istituzionale» non solo perché glielo impone la grande famiglia democristiana da cui proviene ma anche perché ha fiutato i piani dei guastatori che ora, nel Pdl come nel Pd, stanno tentando di tagliare le retrovie al governo Letta. Ma questo governo delle larghe intese, insiste l’ex presidente della Camera, va sostenuto anche se noi dell’udc abbiamo pagato un caro prezzo: «Gli elettori ci hanno penalizzato anche se poi è nato il governo di solidarietà nazionale che volevamo e che, invece, il Pd e il Pdl, ostacolavano. D’altronde—consoliamoci con la Storia: Churchill tu mandato a casa dopo aver vinto la guerra…».

Berlusconi, per ora, ha trattenuto i falchi del Pdl.

«Tanti falchi del Pdl è meglio che tornino rapidamente in gabbia. Perché l’unico effetto che rischiano di produrre, con le loro esternazioni sbracate, è quello di dare un pretesto straordinario a quanti all’interno del Pd vogliono mandare a casa Letta».

La Santanchè, insomma, finirebbe per tirare la volata a Renzi?

«Nel Pd il primo è Renzi. Si espone con mielose affermazioni nei confronti di Letta quando poi, in realtà, crea fibrillazioni con i suoi in Parlamento. Due giorni fa hanno creato un clamore del tutto inutile a causa di una richiesta di sospensione dei lavori parlamentari per un pomeriggio. Ma c’è bisogno di ricordare i precedenti? Quante volte, per esempio, con la mia presidenza della Camera (2002-2006), e su richiesta del capogruppo Luciano Violante, sono stati aggiornati i lavori, magari in risposta ad affermazioni forti e a volte anche stonate del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Solo chi è in malafede o è ignorante può credere che questo evento sia inedito e clamoroso».

I renziani sono i primi a protestare.

«Chi cerca pretesti alza sempre il ditino. Passi l’opposizione che fa il suo mestiere. Nella maggioranza, però, sotto sotto c’è chi vorrebbe sbarazzarsi il prima possibile di questo governo. È un’area che lavora contro Letta nel Pd e nel Pdl. Con la differenza che i falchi del Pdl sottovalutano un particolare: se questo governo cadesse è tutto da dimostrare che una volta rinviato alle Camere non sarebbe in grado di riprendersi la maggioranza. Magari una maggioranza diversa… E poi se si andasse alle elezioni i falchi non li vedo in salute».

Non escluderebbe una maggioranza alternativa per il governo Letta?

«Io la vedrei male una maggioranza diversa. Ma di certo, con una speculazione internazionale che riprende e un Paese avviato a precipizio verso le elezioni anticipate, si potrebbe formare una maggioranza alternativa. E infatti Berlusconi, che agisce con lucidità, ha chiamato tutti a difendere il governo. E poi un presidente della Repubblica garante, come quello che abbiamo ora, difficilmente lo si potrebbe ritrovare».

A proposito, come è andato l’incontro con il capo dello Stato?

«Giorni fa avevo visto il presidente del Consiglio e oggi (ieri, ndr) ho incontrato il capo dello Stato. E ho trovato uno stesso stato d’animo: di fermezza e di serenità. Di fermezza perché bisogna tenere la barra dritta: il Paese non ha bisogno di impennate ma, come diceva un vecchio slogan democristiano, di una forza tranquilla che lo guidi. Ci sarebbe da preoccuparsi se ai vertici istituzionali ci fosse imperizia e superficialità, il Paese finirebbe nel caos…».

Come finirà con l’Imu e l’Iva?

«Capisco che questi temi siano un vessillo del Pdl. Però il tema che ha la precedenza è quello di abbassare drasticamente le tasse sul lavoro. Dobbiamo dare subito ossigeno alle imprese».

Scelta civica organizza la sua convention nazionale. C’è sempre aria di separati in casa tra i centristi?

«Agli amici di Scelta civica auguro ogni successo. L’Udc si riunirà il 20, ma serve qualcosa che vada oltre Scelta civica e Udc, sulla tradizione del popolarismo europeo guardando alle elezioni del 2014. Bisogna operare unitariamente, partendo dalla base e superando gli antagonismi che danno il segno della modestia nostra più che delle nostre ambizioni».

Quali sono i rapporti con Monti?

«Lo stimo e spero di essere contraccambiato».

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Ospite di “In Onda”

postato il 12 luglio 2013

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Ospite di Uno Mattina Estate

postato il 7 luglio 2013
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Stoccata di Casini al Pdl: «Giù le tasse sul lavoro, poi l’Imu»

postato il 6 luglio 2013

corsera_060713IL LEADER UDC: «IL FMI VA SEMPRE ASCOLTATO»

Intervista su QN, di Pierfrancesco De Robertis

ROMA Presidente Casini, il comitato di presidenza di Scelta civica ha votato a maggioranza se restare insieme all’udc. Il referendum è finito selle a sette.

«Guardi, per prima cosa non so se le cose sono andate così». In secondo luogo «Vorrei passare oltre e pensare al futuro. Tutta la politica italiana è in una fese di mutazione, c’è bisogno di ricostruire una proposta politica più ampia, che si innesti nel filone del Partito popolare europeo e penso quindi che certe beghe, anche un po’ patetiche, non interessino a nessuno».

Che cosa sta cambiando?

«Tutto. Destra, sinistra, centro. I poli sono così disastrati al loro interno al punto che mi auguro una loro definitiva ristrutturazione anche in base all’esperienza di governo che stiamo facendo. Vedo disgregazioni e riaggregazioni. Ora come ora la politica italiana è un grande cantiere, specchio del disagio degli italiani, che per manifestare sfiducia si sono anche rifugiati in Grillo, che poi dopo cinque mesi si è già uniformato al peggio della politica».

È soddisfatto del governo?

«Diciamo la verità: gli elettori hanno bocciato la nostra proposta politica ma poi quella proposta è stata l’unica che si è imposta sui fatti, l’unica strada persegibile».

Si paria di Imu e lva.

«La cosa più importante è l’abbassamento delle tasse sul lavoro».

E della presa di posizione del Fondo monetario che cosa pensa?

«Il Fmi va sempre ascoltato con attenzione ma poi è la politica italiana che deve decidere. Non veniamo dalla luna: c’è un patto di governo da rispettare e il Pdl ha posto in modo ineludibile l’abrogazione dell’Imu».

Tra lva e tasse sul lavoro da dove inizierebbe?

«Dal lavoro, non ci sono dubbi».

E tra Imu e lavoro?

«Il lavoro è la priorità su tutto. Dopodiché la questione vera è quella della spending review già avviata da Monti e lo smobilizzo del grande patrimonio dello Stato».

Le province?

«Noi dell’udc lo diciamo da sempre di tagliarle, figurarsi oggi. Facciamolo subito, senza aspettare oltre».

Come osserva il dibattito precongressuale nel Pd?

«Vedo una gran confusione, nella quale il primo che rischia di logorarsi è proprio Renzi».

Non le piace il sindaco?

«Tutt’altro, lo considero una grande risorsa per il centrosinistra e mi sta anche simpatico. Ma sono rimasto allibito dalla risposta che ha dato a Betori. Il vescovo riprendendo in qualche modo le parole di qualche anno fa pronunciate da Biffi aveva lanciato un monito alla città, senza attaccare certo l’amministrazione. E lui ha risposto male. Mi pare abbia bisogno di un po’ di riposo. Consiglio a tutti una maggior serenità».

Le sentenze di Berlusconi influiranno sul governo?

«Ho apprezzato la reazione sobria di Berlusconi, e spero che alle parole seguano adesso i fatti. Poi, senza voler criticare la magistratura, a proposito di Ruby noto una certa sproporzione da come è stato trattato questo caso a certe sentenze su efferati omicidi…».

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