Archivio per maggio 2013

UE, ringrazio Polenz per la presa di distanza da Oettinger

postato il 30 maggio 2013

Il commissario europeo Guenther Oettinger ha espresso giudizi superficiali e ingiusti sulla capacità, dimostrata, dell’Italia di rimettere i propri conti apposto. Non è giusto disconoscere in questo modo la capacità di governo dei Paesi membri dell’UE, faccio mie le parole del presidente della Commissione Esteri del Bundestag, Ruprecht Polenz, che ringrazio pubblicamente per questa sua presa di distanza dal commissario europeo Guenther Oettinger.
In un momento così delicato per la costruzione europea credo che sarebbe utile per tutti e soprattutto per chi ha responsabilità importanti, astenersi da dichiarazioni estemporanee e improprie. Ho appena mandato una lettera al presidente Polenz invitandolo in Italia per confrontarci sugli sviluppi della difficile situazione economica del nostro continente.

Pier Ferdinando Casini
Presidente della Commissione Esteri – Senato della Repubblica

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Ludopatia, una vera e propria piaga sociale

postato il 30 maggio 2013

gioco-dazzardo-patologico-300x225“Riceviamo e pubblichiamo” di Vincenzo Pezzuto

Il fenomeno della ludopatia è oramai una forma patologica, una piaga sociale che continua a dilagare nel nostro Paese. Si tratta di una vera e propria dipendenza, nei casi più spinti è molto simile a quella delle droghe. Un male che rovina chi ne è affetto e chi circonda il soggetto in questione. Se da un lato il fenomeno permette ad uno Stato economicamente deficitario di incassare introiti fiscali (ma non sempre è così), dall’altro porta ad un incremento del numero di pazienti dipendenti dal vizio del gioco.
E’ giunto il momento che, una volta tanto, il legislatore italiano anticipi i tempi, facendosi portatore della problematica, senza che -come al solito- si attendano moniti provenienti dal potere giudiziario. Serve porre un freno alle macchine da gioco elettroniche, ai gratta&vinci, alle lotterie istantanee (la cui raccolta è cresciuta ultimamente del 193%) e ai siti online che permettono a tutti di cadere nelle braccia di un male che inganna chi, versando spesso in uno stato di bisogno, crede nella facile fortuna. Il mercato dei giochi nel nostro Paese è in costante espansione, basti pensare che negli ultimi sette anni la spesa dei nostri concittadini per il gioco lecito è passata dai 20 miliardi del 2004 ai 50 miliardi del 2011. A prospettare il “Paese dei balocchi” contribuisce notevolmente la martellante pubblicità presente su tutti i mezzi di informazione (rete compresa), meritando anch’essa un serio freno. Un male che in tempi di crisi grava parecchio sulle casse dello Stato per i costi medici diretti e per la diminuzione delle performance lavorative. Numerosi studi scientifici associano al fenomeno anche l’utilizzo di sostanze alcoliche, di tabacco e nei casi più gravi di sostanze stupefacenti. Senza contare che in alcuni casi la sete di “vittoria” spinge taluni ad affidarsi nella mani dell’usura e quindi della criminalità organizzata. Chi si affida al gioco è inizialmente spinto dall’ingenua speranza di poter cambiare repentinamente la propria vita e di far fuori in un sol colpo tutti i problemi (mancanza di lavoro, problemi economici, contesto sociale degradato). Per porre un freno ad un male che sta distruggendo interi settori della società italiana è necessario agire sui fattori ambientali che portano un individuo ad affidare la propria sorte al gioco e limitare tutte le forme che incentivano un concreto incremento della ludopatia.

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Violenza sulle donne… E ora al lavoro!

postato il 29 maggio 2013

convenzione_istanbul_camera_femminicidio“Riceviamo e pubblichiamo” di Maria Pina Cuccaru

“La camera approva!”

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica è stata approvata alla Camera con voto unanime. 545 sì su altrettanti votanti per il testo che prevede misure per prevenire e contrastare la violenza sulle donne. Ora la parola passa al senato, ma ci si aspetta altrettanto sostegno per un documento che rappresenta un atto dovuto e un impegno nel paese del Maschio Italico. La convenzione, infatti, impone precisi doveri a carico degli stati che la sottoscrivono non solo a livello punitivo, ma soprattutto dal punto di vista preventivo. E in Italia, paese dove ancora la cultura dominante è ben lontana dalla parità dei sessi che invece è del tutto naturale nei paesi scandinavi, la sfida in tal senso non è di poco conto. Ricordiamo infatti che l’Italia è il paese delle dimissioni in bianco, del vergognoso tasso di disoccupazione femminile, il paese dove sempre più le donne restano a casa perchè mancano i servizi che consentono loro di conciliare lavoro e cura della famiglia e dove si utilizzano donne in costume da bagno anche per pubblicizzare un dentifricio. Questo, infine, è il paese dove oggi si è detto addio a una ragazzina di 15 anni, uccisa dal fidanzatino quasi coetaneo per un rapporto sessuale negato. L’ennesima.

La sfida che si impone all’Italia, nel porre in atto la Convenzione di Istanbul, non è di poco conto: educare innanzitutto. Nelle scuole, attraverso la cultura del rispetto fra generi, dell’amore che non è mai possesso, della violenza che non è mai giustificata; nei mass media, con la messa al bando di un’immagine femminile che è solo esteriorità e che può essere venduta al miglior offerente come un qualsiasi capo di bestiame, per poi farne quel che si vuole tanto lei sta zitta; ma innanzitutto nella famiglia, ricordando a ogni genitore che l’amore e il rispetto per l’altro si respira nella vita familiare di ogni giorno.

Quindi, cari padri, amate e rispettate ciascuna donna della vostra famiglia, perchè vostro figlio da voi imparerà a fare altrettanto; care madri, esigete da vostro marito e dai vostri figli il rispetto che meritate, e vostra figlia imparerà a fare lo stesso, e soprattutto smettetela di insegnare le faccende domestiche solo alle femminucce, perchè non sono le schiave di nessuno, ma trasmettete loro il valore di cultura ed educazione, che costituiscono la vera bellezza di ciascuna donna, e insegnate loro che il Principe Azzurro sveglia la Principessa ma non ne diventa il padrone, e se non riga dritto va mandato a quel paese. Subito.

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Non è accettabile che un giornalista possa essere punito con il carcere

postato il 23 maggio 2013

Il carcere per i giornalisti non è una soluzione da Paese avanzato. Non conosco nel dettaglio il caso del direttore di Panorama Giorgio Mulè e del suo cronista Andrea Marcenaro e immagino che il giudice abbia ritenuto che ci fossero gli estremi per applicare la normativa vigente in materia di diffamazione. Saranno i successivi gradi di giudizio a confermare o smentire.
Ma il problema è proprio la normativa vigente: la diffamazione a mezzo stampa va contrastata senza tentennamenti e lo si può fare con sanzioni di natura pecuniaria anche pesanti. Su questo punto già nella passata legislatura avevamo presentato alcune proposte. Quello che non è accettabile è che nell’Italia del 2013 un giornalista possa essere punito con il carcere per aver scritto un articolo o per l’omesso controllo.

Pier Ferdinando

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Referendum sulle paritarie, una minaccia ai principi di libertà e sussidiarietà

postato il 22 maggio 2013

Bologna-Due-TorriLettera al Corriere della Sera.

Caro direttore,

ho letto con attenzione l’intervento di Stefano Rodotà relativo al referendum consultivo che si terrà a Bologna domenica prossima; una consultazione attraverso la quale i cittadini bolognesi saranno chiamati ad esprimere la propria preferenza in merito all’erogazione di risorse finanziarie comunali alle scuole di infanzia paritarie a gestione privata. Ebbene, secondo il professor Rodotà l’artcolo 33 della Costituzione escluderebbe in maniera incontrovertibile la possibilità di erogare risorse pubbliche alle scuote paritarie. Si fratta di una ricostruzione fuorviante e che, a mio parere, non trova riscontro nel dettato costituzionale. La Costituzione riconosce espressamente l’istruzione e l’educazione quali diritti fondamentali della singola persona umana, prescindendo dalla natura dei soggetti erogatori del servizio. Se vincessero i referendari due principi costituzionalmente riconosciuti verrebbero disattesi: la libertà della famiglia di scegliere l’educazione che ritiene opportuna per i propri figli e il valore della sussidiarietà riguardante l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svoigimento di attività di interesse generale che tutti i soggetti pubblici sono chiamati a favorire, come per l’appunto nel caso degli istituti paritari convenzionati. L’erogazione di risorse alle scuole paritarie, pertanto, è pienamente legittima, svolgendo tali istituti funzione pubbliche e di pubbulico interesse, quali parti costitutive ed integranti dell’unico sistema nazionale di istruzione e formazione. Chiarito questo aspetto, va da se’ che le questioni poste dal referendum non possono ridursi ad una mera probtematica di ordine giuridico, investendo la qualità e le fondamenta stesse della nostra democrazia. D’altra parte, proprio da questo punto di vista, non è casuale che il modello «emiliano» sia oggi l’epicentro del dibattito; un modello che, promosso e praticato per decenni dalle giunte «rosse», si sintetizzava efficacemente con la formula «dalla culla alla tomba», sottolineando così il ruolo «totalizzante» svolto dalle amministrazioni pubbliche locali rispetto alla gestione ed erogazione dei servizi alla collettività. Non è certamente questa la sede per fornire giudizi storici, ma il dato incontrovertibile è che oggi quel modello è superato dai fatti; sempre di più la realtà ha dimostrato che dove il pubblico è stato capace di avviare un percorso di sussidiarietà garantendo un confronto efficace, la qualità e l’economicità del servizio è migliorata con conseguenti benefici per i cittadini. È quindi ingannevole e anacronistico oggi parlare di contrapposizione tra «scuola privata» e «scuola statale». Solo attraverso l’integrazione tra le due tipologie di offerte è possibile rendere universalmente accessibile, a condizioni economiche sostenibili, il sistema scolastico, a partire da quello per l’infanzia. La posta in gioco è molto alta. Ad ognuno di noi spetta il compito di difendere i valori e i diritti che la Costituzione proclama e sancisce, oggi come ieri, in ogni circostanza. Una di queste sarà proprio domenica prossima e non è casuale che chi si riconosce a livello nazionale negli sforzi del governo Letta, pur provenendo da posizioni diverse e per alcuni aspetti alternative fra loro, si ritrovi nella scelta di un voto a garanzia del piuralismo e della libertà educativa. Forse anche da Bologna può partire un chiarimento necessario nella sinistra italiana.

Pier Ferdinando Casini

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Consiglio Ue: da Letta discorso serio e puntuale

postato il 21 maggio 2013

Avanti verso Stati uniti d’Europa

Solo un trasferimento di sovranità dai singoli Stati alla dimensione europea può  consentirci di difendere il livello di benessere raggiunto, di essere attori mondiali e di realizzare in ambiti strategici efficienze e risparmi non eludibili.

L’intervento integrale:

“Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, è importante aver mantenuto questa buona abitudine del precedente Governo, del presidente Monti, di riferire prima dei vertici europei.
Devo riconoscere con molta franchezza che ho trovato l’intervento odierno del Presidente del Consiglio veramente puntuale, serio, preciso, un intervento in cui mi riconosco al cento per cento sui temi della politica europea. È giusto che il Governo navighi a vista – questo, però, è un dibattito che si fa particolarmente sui giornali -, è giusto rimuovere elementi divisivi – mi sembra questo più un atto di intelligenza che di vigliaccheria-, ma la situazione – ce l’ha ricordato ieri il Presidente della Repubblica – è angosciante e drammatica. Lo è non solo per i cittadini italiani, lo è per i cittadini di tutto il nostro Continente. È necessario, allora, individuare un approdo per l’Italia, una stella polare su cui riconoscersi e riconoscere una mission per il Governo di servizio nazionale.
E io credo che questa missione ci sia, che questa missione l’abbiamo sentita questa mattina nelle parole del Presidente del Consiglio. E non posso fare a meno, Presidente – perché lei ha evocato un’Europa dei fatti, che si sostituisca all’euroretorica e all’Europa delle parole – non posso fare a meno di ricordare la grande preveggenza degli statisti della ricostruzione italiana.

Nei giorni scorsi ho letto delle parole illuminanti di De Gasperi, che nel 1954 parlava di CED (Comunità europea di difesa); ve le leggo testualmente . Scriveva De Gasperi: ‘La costruzione degli strumenti e dei mezzi tecnici, le soluzioni amministrative sono senza dubbio necessarie’; ma il rischio è di costruire ‘soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore’. Senza slancio ideale l’Europa potrà apparire ‘una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva’. Parole profetiche, se solo pensiamo al populismo antieuropeo che sta maturando e che è figlio non solo di una burocratizzazione dell’Europa, ma anche di una visione della crisi sociale e del lavoro che c’è in Europa, imperniata solo sul rigore dei conti e spesso distratta rispetto alle grandi questioni economiche e sociali. Io penso che abbia rappresentato tutto il Parlamento, vorrei dire non solo la maggioranza, ma anche l’opposizione, il Presidente del Consiglio questa mattina, quando ci ha detto che scriverà una lettera nella giornata di domani a Van Rompuy, perché vengano adottate misure concrete, facili da spiegare, rapide da realizzare, sul tema del mercato del lavoro giovanile in Europa.

Vorrei però affrontare una questione che spesso viene rimossa (e io capisco perché viene rimossa, per un misto di opportunismo e di convenienza): quello che è stato fatto in quest’ultimo anno per consentire al Presidente del Consiglio di oggi di poter parlare.
Il Governo Monti ha fatto rigorosamente il suo dovere. E, a pensarci bene, il vero motivo di gratitudine che l’Italia gli deve è che ci ha restituito la possibilità di farci credibilmente ascoltare. Se noi oggi parliamo di chiusura della procedura di infrazione per deficit eccessivo, beh io credo che questo lo si debba a politiche rigorose che gli italiani in prima persona hanno pagato e che forse – anzi, senza il “forse” – sotto il profilo elettorale non sono state certo premianti per chi le ha proposte come Presidente del Consiglio; ma sono state politiche necessarie. Nessuno oggi può dire che l’Italia sia stata assente, reticente o incapace di affrontare i necessari sacrifici. Ed è chiaro che oggi il presidente Letta si siederà a quel tavolo non solo reclamando maggiore incisività nella lotta all’evasione o alla frode fiscale, non solo ponendo le questioni sul mercato unico dell’energia, che sono fondamentali per un Paese come l’Italia, dipendente (ai livelli che sappiamo) sotto il profilo energetico; evidentemente c’è la grande questione – cui il collega Guerrieri Paleotti accennava prima – dell’unione bancaria come presupposto fondamentale di una vera unione monetaria.

Scorporare gli investimenti per la crescita e l’occupazione dal computo dei bilanci nazionali è il nostro obiettivo, perché di solo rigore l’Europa muore, l’Italia muore.
Ma, se non ci fosse stata la capacità di essere anche rigorosi, per un Paese che per lungo tempo è stato percepito come la cicala europea, noi oggi non saremmo stati credibili, per arrivare a questo punto e per far sentire sul piano europeo la voce credibile del nostro Paese.
Nei giorni scorsi ho letto l’intervista del Ministro degli Esteri e l’ho sentita in audizione presso la Commissione che ho l’onore di presiedere. È un tema ineludibile quello dell’Europa federale, che superi la visione intergovernativa che negli ultimi tempi è oggettivamente prevalsa. Io credo che noi dobbiamo alzare l’asticella dell’ambizione comune; dobbiamo incalzare Francia e Germania in modo costruttivo, risoluto, parallelo.

L’apertura, seppur condizionata e per certi versi ancora ambigua, del presidente Hollande all’Unione politica proposta dalla Merkel va intensamente supportata e cammina di pari passo con il superamento di una visione germanocentrica nella gestione della crisi economica, che ora rischia di essere pagata anche e soprattutto dalla Germania (basta vedere i dati delle esportazioni tedesche). Colleghi, un’Europa federale – ma di questo dobbiamo essere consci – implica una grande sensibilizzazione delle opinioni pubbliche europee, come diceva il Presidente del Consiglio, ma anche un maggiore grado di serietà nostro, delle classi dirigenti, perché troppo a lungo abbiamo visto Governi e governanti incapaci di parlare un linguaggio di verità, che si sono serviti dell’Europa per scaricare su di essa l’onere di decisioni impopolari. Troppo spesso la demagogia antieuropea è stata usata come ricostituente elettorale delle singole coalizioni. Di antieuropeismo si sono connotati movimenti tradizionali e nuovi. Oggi è necessario spiegare che nel marasma della crisi globale solo un trasferimento di sovranità dai singoli Stati alla dimensione europea può consentirci di difendere il livello di benessere raggiunto, di essere attori mondiali e di realizzare in ambiti strategici efficienze e risparmi non eludibili.

È assurdo – mi chiedo e ve lo chiedo – parlare di Unione europea nella politica estera, nella politica di sicurezza e di difesa? Certo, questo richiede una nuova visione non solo dell’impegno militare ma anche della politica industriale dei grandi Paesi europei, estremamente e intimamente connessa a queste.

In conclusione, onorevoli colleghi, questa nuova missione può essere l’elemento caratterizzante dell’impegno del Governo, che dalla partecipazione congiunta di forze politiche aderenti al Partito del Socialismo europeo e al Partito Popolare europeo trae una forza aggiuntiva e ha un’opportunità supplementare.
Lei ha ritenuto di coinvolgere il Parlamento alla vigilia del Consiglio europeo. È un segno di attenzione importante. Penso vi sia un cammino comune Governo e Parlamento.
Noi faremo la nostra parte e la Stella Polare è nelle sue parole: un’Europa dei fatti e non della retorica”.

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Casini: “Se il governo vuole vivere deve osare”

postato il 20 maggio 2013

lastampa_200513Intervista di Ugo Magri, pubblicata su “La Stampa”.

Casini: il governo deve osare di più «lus soli e intercettazioni, Letta trovi una soluzione»

Casini: “Se il govemo vuole vivere deve osare”. Il numero uno dell’udc: le mine si possono disinnescare, avanti con ius soli e intercettazioni.

Presidente Casini, pure lei consiglia al governo di concentrarsi solo sui progetti che uniscono, lasciando perdere quelli più divisivi? È la tesi del vice-premier Alfano…
«È giusto mostrarsi realisti e concentrarsi anzitutto sulle emergenze, come suggerisce Alfano. Però senza porsi dei limiti e piantare dei paletti già in partenza. Giovanni Paolo II ci diceva: “Non abbiate paura”. Ecco, è il momento di non avere paura».

Anziché limitarsi a scansare le mine, il governo dovrà anche osare… È così?
«Certe mine, con un po’ di concretezza e di lealtà reciproca, potranno essere disinnescate. Prendiamo le intercettazioni, ancora nei giorni scorsi oggetto di polemiche. Tutti concordano che sono uno strumento fondamentale di indagine, e al tempo stesso tutti o quasi riconoscono che si è ecceduto, anche per colpa di un cortocircuito mediatico ai confini dell’inciviltà. Ma allora, è così difficile trovare un’intesa? Magari il compromesso non coinciderà esattamente con quello che il Pdl avrebbe fatto, se avesse vinto da solo. O viceversa. Però una soluzione agli abusi delle intercettazioni può essere trovata. Idem sullo “ius soli”».

Ricordo male, o lei era favorevole al diritto di cittadinanza per gli stranieri nati in Italia?
«Ricorda bene: mi pronunciai già nel 2006 da Presidente della Camera, nonostante fossi stato eletto col centrodestra. Si tratta di un grande principio di civiltà, perché rinunziarvi? Con il buonsenso possiamo venirne a capo».

Ha qualche suggerimento?
«A titolo di esempio, immagino uno “ius soli” rafforzato. Oltre alla nascita in Italia, potrebbe essere richiesto un certo percorso scolastico, per evitare presenze occasionali o saltuarie…L’importante è cercare una soluzione. Per cui a questo governo, che guardo con grande simpatia, io dico: non sprechiamo l’occasione. Escludo che i cittadini possano accontentarsi di una gestione onesta dell’ordinaria amministrazione. Dobbiamo puntare tutti insieme a vincere 3-0 le sfide che ci stanno davanti, senza mirare allo 0 a 0. Guardare lontano, anche in ragione di ciò che si sta muovendo in Europa…».

A cosa si riferisce?
«Per la prima volta la Francia, attraverso il presidente Hollande, apre alla prospettiva di una federazione europea. Proprio la riluttanza francese a concedere porzioni della propria sovranità aveva costituito l’alibi per la Germania, che è molto prudente rispetto alla condivisione dei pesi economici. Ora quest’alibi potrebbe cadere. E il governo italiano può spingere molto in questa direzione. Credo che il presidente Letta e il ministro Bonino ne siano ben consapevoli».

Visto che sarebbe ora di pensare europeo, ritiene fattibile in Italia un rassemblement all’insegna del Ppe?
«È a me che lo domanda? La mia storia politica è tutta lì, e io spe- ro che pure Scelta civica scelga di aderire a questa grande famiglia politica».

Il Pdl, invece, del Ppe fa già parte. Eppure, in Italia vi guardate in cagnesco. Cambierà qualcosa, in futuro?
«Io non escludo che, alla fine di questa fase dettata dall’emergenza, quando si tornerà alla normale dialettica dell’alternanza, possa proporsi una competizione tra chi si richiama al Ppe e chi al Pse, senza ulteriori complicazioni».

Dunque lei non scarta a priori un’alleanza futura con il il Pdl…
«Non la scarto, e nemmeno la do per acquisita. Tutto si giocherà sui fatti. Sui comportamenti concreti. Se il Pdl continuerà sulla strada della serietà, senza strappi tipo quelli visti nella passata legislatura, darà un grande contributo ad avvicinare le posizioni. Ma la palla sta a loro, vedremo».

Che cosa si attende, invece, dal Pd?
«Che faccia chiarezza. Vedo un abisso tra Letta e Franceschini, che si caricano il fardello della responsabilità, e quanti hanno sfilato sabato con la Fiom. Il governo col Pdl offre al Pd la chance di entrare in contatto coi temi che interessano alla gente, senza più aggrapparsi all’anti-berlusconismo di comodo. Di realizzare quella svolta benefica, chiamiamola alla Blair, che è insita in tante provocazioni di Renzi. Al quale va riconosciuto il merito di cantare fuori del coro e di superare, con i suoi programmi, certi luoghi comuni della sinistra italiana.

Un’ultima domanda: voi dell’Udc che farete? Vi scioglierete nel partito di Monti?
«Il problema, mi creda, non è cosa farà l’Udc o Scelta civica, ma in che modo organizzare un’area politica che non può certo vivere di nostalgie o di ricordi. La sfida è mostrarci essenziali in futuro. E su questo, con il presidente Monti, non faticheremo a trovare l’accordo».

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Tav: A Chiomonte atto terroristico, partiti lo condannino

postato il 14 maggio 2013

Il nuovo attacco al cantiere della Tav di Chiomonte deve essere stigmatizzato come vero e proprio atto terroristico. I partiti che sono in Parlamento, indipendentemente dalle loro posizioni sul merito, dovrebbero trovare la dignita’ necessaria per una condanna unanime.

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