Archivio per marzo 2013

La Sicilia del cambiamento: abolite le province

postato il 21 marzo 2013

“Riceviamo e pubblichiamo” di Stefano Barbero.

Ci siamo. Una grande Regione italiana, per la verità a statuto speciale, ha deciso l’abolizione delle province. Trattasi della Sicilia, la cui maggioranza Pd-Udc ha realizzato ciò che prima stava nei programmi e nei proclami. La tanto annunciata cancellazione delle province ha trovato una sua prima e inedita realizzazione nell’isola. Le forze politiche della maggioranza hanno approvato un maxi-emendamento che prevede appunto questa storica decisione: da ieri la sorte delle nove province regionali è segnata. Scompariranno e in luogo di questi enti compariranno i cosiddetti “liberi consorzi dei comuni”, enti di secondo livello.

I risparmi sono il capitolo più interessante. Secondo il presidente della Regione, Rosario Crocetta, artefice insieme ai centristi della riforma, i denari che eviterebbero di uscire dalle casse pubbliche si quantificherebbero in 100 milioni di euro circa. Una cifra importante, in tempi di grandi ristrettezze economiche e di difficoltà contabili delle pubbliche amministrazioni, che detto in soldoni sono alla canna del gas.

È il primo passo verso una semplificazione dei livelli di governo. È il primo passo ma ce ne aspettiamo altri, soprattutto noi che da sempre sosteniamo la razionalizzazione del sistema delle autonomie locali. In un certo senso possiamo esultare, ma dovremo stare attenti a tante cose, dovremo tenere gli occhi aperti, perché le riforme all’italiana hanno qualcosa di gattopardesco: non vorremmo che le nuove realtà locali individuate dalla Regione Sicilia diventino una riedizione degli enti appena cancellati. Non vorremmo che il percorso di rimodulazione, che sta avvenendo, trovi nuove battute d’arresto in una politica sorda e attaccata agli interessi costituiti, concentrata sul potere locale da mantenere e distribuire, e chiusa a qualsiasi forma di cambiamento in melius. Aspettiamo con fiducia una nuova fase, inaugurata da episodi inaspettati di risparmio e chiusura di enti-poltronifici. Il governo Monti ha sancito l’addio alle province come le conosciamo (dal 1° gennaio dell’anno venturo diventeranno organi di secondo grado, con Presidente e consiglio provinciale, quest’ultimo eletto “dagli organi elettivi dei comuni ricadenti nel territorio” dell’ente, e non più direttamente dai cittadini), mentre in queste ore l’amministrazione di centro-sinistra della più grande isola italiana stacca la spina a quelle del territorio regionale. Staremo a vedere che piega prenderanno le vicende delle autonomie locali (stanno vivendo un momento molto travagliato della loro esistenza) in questo confuso e nervoso momento politico-istituzionale.

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Papa Francesco è la persona giusta al momento giusto

postato il 14 marzo 2013

Il nome Francesco è già il programma di un pontificato che si annuncia meraviglioso

La grande saggezza millenaria della Chiesa ha individuato la persona giusta al momento giusto e l’individuazione del nome Francesco è già il programma di un pontificato che si annuncia meraviglioso. In questi ultimi anni la Chiesa è stata al centro di un attacco spesso ingiustificato, ma credo che questa volta la Provvidenza abbia funzionato davvero. C’e’ bisogno di una rigenerazione della Chiesa nel mondo, di una ripartenza. Abbiamo avuto Benedetto che e’ stato un grande Papa, un Papa teologo. Oggi c’e’ un Papa che viene dall’America Latina, che apre una dimensione inedita alla Chiesa cattolica in un’area di grande importanza per l’umanità: questa scelta è un messaggio a tutto il terzo mondo che oggi è in grandissima evoluzione ma è anche il segno della storia di una Chiesa che si apre nel segno del rigore, della povertà francescana, della solidarietà verso i più umili e che recupera una sua grande ispirazione evangelica. Francesco e’ il patrono d’Italia, Benedetto e’ il patrono d’Europa. Nella storia dei due pontificati, quello di Benedetto e quello di Francesco, c’e’ probabilmente anche il recupero delle radici cristiane d’Europa che noi non vogliamo vanificare in questa stagione di convulsione e grandi disorientamenti.

Pier Ferdinando

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Lettera al Consiglio Nazionale UDC

postato il 7 marzo 2013

Roma, 7 marzo 2013

On. Rocco Buttiglione
Presidente UDC

On. Lorenzo Cesa
Segretario UDC

Cari amici

dall’atto di fondazione dell’UDC ho dedicato a questo partito ogni mia energia con convinzione e passione: anche all’indomani di un amarissimo risultato elettorale, sta a voi giudicare se i risultati, nel corso di questi dieci anni, siano stati all’altezza delle aspettative.

Per quanto mi riguarda so che una stagione si è chiusa e conservo verso ciascuno, a partire da Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione, un debito di risconoscenza profondo.

Abbiamo combattuto una buona battaglia, in coerenza con i nostri valori: mi auguro, per il bene dell’Italia, che le nostre ragioni non vengano riconosciute solo tra qualche anno.

Le ragioni della mia odierna assenza penso siano comprensibili per tutti voi: è necessario che il dibattito del Consiglio Nazionale sia scevro da ogni condizionamento personale e da ogni riguardo anche nei miei confronti.

Cordiali saluti

Pier Ferdinando

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Il nuovo teatro dell’assurdo: aspettando Grillot

postato il 3 marzo 2013

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

In questi giorni si assiste alla rinascita del teatro dell’assurdo, non con “Aspettando Godot”, ma con “Aspettando Grillot”, interpretato appunto da Grillo e, in alcune scene, dai suoi elettori.

Battute a parte, si sta verificando una situazione assurda: Grillo non si fa eleggere, però vuole essere lui a parlare con Napolitano; dice che nel suo movimento si decide collegialmente, ma poi è lui a decidere eventuali sostegni ad un ipotetico futuro governo, anche se la base sul suo blog ha fatto sapere che vuole partecipare al governo per cambiare le cose.

Insomma, si assiste a una serie infinita di giravolte, che però condannano l’Italia all’immobilismo assoluto.

La cosa più divertente è andata in onda nel programma di Santoro del 28/02/2013, con un dialogo tra la Carfagna, un minatore (che ha votato Grillo) e Santoro, che ha rasentato l’assurdo:

Grillino: “lei, Carfagna! è colpa sua e del suo capo (e non ho paura a dirlo) che io, minatore sardo, sono disoccupato. venite in Sardegna solo per fare le vacanze. Stia zitta. Non ha parlato? Stia zitta ugualmente”.

Santoro: “ma lo sa che Grillo ha detto che le miniere bisogna chiuderle tutte?”

Grillino: “no, allora su quello non sono d’accordo”.

Questo è stato il voto di Grillo: un voto di protesta che è legittimo, intendiamoci, ma che è stato completamente disgiunto da qualsiasi lettura del programma e delle dichiarazioni di Grillo stesso.

Peggio ancora, queste dichiarazioni Grillo le fece anche di fronte ai minatori del Sulcis quando affermò che bisognava chiudere le miniere, con i minatori che, esasperati da una attesa infinita sul loro destino, lo hanno applaudito senza neanche ascoltarlo.

In questa vicenda vi sono le due colpe della politica attuale: da un lato abbiamo i politici dei “partiti tradizionali” che non hanno saputo comunicare con le persone come i minatori del Sulcis, e che sono stati lenti nel recepire le loro istanze e agire di conseguenza; dall’altro abbiamo Grillo che ha raccolto il voto di protesta (ripeto legittima) con un programma che non è stato neanche letto bene dagli elettori che volevano semplicemente dare un segnale forte.

Queste colpe stringono oggi la politica in un maglio d’acciaio che rischia di stritolare la nostra nazione.

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