Archivio per aprile 2011

29 aprile, Cassino

postato il 29 aprile 2011

Ore 18.00 – Teatro Manzoni

Manifestazione a sostegno del candidato a Sindaco Iris Volante

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Biotestamento, considerazioni a margine del ddl Calabrò

postato il 29 aprile 2011

“Due singole cellule in punto di morte che con il loro sacrificio e la loro unione originano un nuovo individuo che costituisce l’anello l’eterno di un sublime processo chiamato Vita” con queste parole il grande biologo Frank Rattray Lillie si rivolgeva nel 1935 all’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti d’America che lo aveva eletto presidente.  Uno scienziato che ha dato un contributo fondamentale alla moderna zoologia e biologia dello sviluppo, un agnostico che era in grado tuttavia di cogliere nella Vita un qualcosa che forse nemmeno lui era in grado di spiegarsi, un elemento misterioso e sublime,  unico  e irripetibile ma eterno. La Vita è sicuramente la cosa più importante e preziosa che abbiamo, la condizione per cui siamo qui e per cui possiamo amare chi ci è vicino o anche semplicemente ammirare il panorama e gustare un gelato. E’ proprio di questo si sta discutendo in Parlamento: della Vita. L’immagine che emerge dai mass media  è quella di uno scontro senza esclusioni di colpi tra una dottrina religiosa che forte della sua tradizione vuol imporsi e di un pensiero moderno e liberale (o presunto tale) che crede di essere garante e difensore della libertà delle persone. Non è  propriamente così. Ma cerchiamo innanzitutto di capire il “nocciolo” della questione: parliamo di testamento biologico meglio noto come ddl Calabrò, sintesi di diverse proposte di leggi in materia, che si occupa di  “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento”. Queste disposizioni si rivolgono a persone in stato vegetativo o sindrome di Kretschmer, cioè una possibile evoluzione della stato di coma caratterizzato dalla ripresa della veglia e dalle applicazioni delle attività metaboliche. Molte persone affette da stato vegetativo si risvegliano dopo poche settimane, per altri invece la situazione è irreversibile. La verità è che noi dello stato vegetativo al momento sappiamo poco o nulla, basti pensare che secondo una recente ricerca pubblicata quest’estate dal New England Journal of Medicine circa il 40% delle persone con la diagnosi di stato vegetativo sono coscienti, pur minimamente e altri ancora in numerosi test ottengono un’attivazione delle cortecce celebrali primarie, casi che invece fino a pochi anni fa erano considerati di   “morte celebrale” .  Il ddl si rivolge inoltre e più generalmente a persone “nell’incapacità permanente di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze». L’obiettivo chiaro e dichiarato è quello di evitare l’accanimento terapeutico ma senza cadere nell’eutanasia. I punti più discussi e tormentati della legge sono i seguenti: alimentazione, idratazione, coscienza del medico. Ma cosa sono l’idratazione e l’alimentazione? Sono terapie mediche che possono essere interrotte per una presunta volontà del paziente oppure sono forme di sostegno vitale e diritto inalienabile dell’uomo? Togliere l’acqua a una persona significa accogliere il suo desiderio di una morte serena oppure farla morire nel modo più atroce possibile, secca come una foglia? Su questi argomenti si sono svolti convegni medici, conferenze, assemblee,  ma dobbiamo capire una cosa della scienza: nella scienza non esiste il bene e il male, la scienza studia fatti e ne trae conclusioni oggettive, spetta poi all’uomo, al suo senso etico, decidere cosa fare delle ricerche della scienza. E qui salta la fasulla dicotomia tra un pensiero religioso e un pensiero liberale. Qui c’è di mezzo la medicina, la scienza, la filosofia, la bioetica ma soprattutto l’Uomo con tutta la sua sofferenza. Continuamente si fanno ricerche, continuamente si hanno nuove terapie, nuovi metodi analitici, nuovi ricerche. Ciò che è stato studiato l’anno scorso sulla sintesi delle proteine è già vecchio perché una nuovo studio basato sulla moderna cristallografia a raggi x l’ha smontata e oggi c’è una nuova teoria. Pensate a un medico che si trova di fronte alla richiesta di un paziente o di un suo garante di interrompere le cure quando nel frattempo sono magari giunte nuove cuore, nuove terapie, nuove conoscenze. Certo, il paziente ha libertà di scelta, ma anche il medico deve averla e ha una sua coscienza da rispettare ed esercitare, può davvero un medico dare la morte a una persona che ha il dovere morale e umanitario di curare? Ne parlava già Ippocrate di Kos circa 2400 anni fa. Il ddl Calabrò oggetto di discussione e voto in Senato considera l’idratazione e l’alimentazione delle forme di sostegno vitale e dei diritti e cerca di garantire la libertà di scelta del paziente ma anche la coscienza del medico. Per favore, non limitiamoci a dire: di qua ci sono i cattolici oscurantisti e oltranzisti, di là ci sono gli atei della cultura della morte. Assolutamente no, è un discorso molto più complesso, ci sono in ballo medicina, scienza, filosofia, etica, diritto e prima di tutto l’uomo e la sua sofferenza.

Questo argomento a me tocca in modo particolare perché io ho deciso di dedicarmi alla carriera scientifica proprio per la commozione della vicenda Eluana. Il mio senso etico, le mie conoscenze scientifiche, il mio sentire religioso affermano che la vita è un bene unico, irripetibile, inalienabile. Non ho provato un senso di condanna dalla figura di Beppino Englaro, posso comprendere i lunghi anni di un padre a seguire una figlia, il suo desiderio continuamente represso nel vederla sorridere e alzarsi, ma allo stesso mi sono interrogato se non fosse possibile un amore più grande, un amore che si realizza guardando in faccia la sofferenza e sublimando in essa tutta la nostra dignità e il nostro amore.  Ognuno di noi vuole stornare da sé la differenza, pochi si fermano a guardarla in faccia con dignità, è questo il grande insegnamento delle tragedie greche, il sommo patei matos dell’Agamennone di Eschilo: la conoscenza attraverso la sofferenza, una conoscenza non libresca ma la più alta conoscenza umana che si raggiunge amando la propria sofferenza e affrontandola con dignità. E allora no all’accanimento terapeutico e no all’eutanasia. Desidererei uno stato che fosse attento a queste persone, che le aiutasse, che facesse sentire il suo sostegno garantendo ad esempio incentivi ai familiari che si prendono cura di queste persone. Giudico positivamente il ddl Calabrò e ogni altra misura che ha lo scopo di capire la vita, l’uomo, la sofferenza.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Jakob Panzeri

Per saperne di più

“La cura che viene da dentro “ di Angelo Luigi Vescovi, un interessantissimo testo sulle cellule staminali adulte che potrebbero rivoluzionare le nostre attuali conoscenze scientifiche e fornire nuove cure per le diagnosi sopra menzionate.

“Lo scafandro e la farfalla” di Jan Dominique Bauby, un toccante racconto sulla sindrome di Dachenne da cui è stato tratto anche un film vincitore del premio alla regia del festiva del cinema di Cannes.

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Libia: governo alla paralisi, Lega fa campagna elettorale

postato il 28 aprile 2011

Il Parlamento assuma una posizione chiara

È doveroso che il Parlamento assuma una posizione chiara sulla Libia. Il governo è in uno stato confusionale e in una paralisi totale, mentre la Lega solleva polemiche pensando alla campagna elettorale. Siamo all’irresponsabilità allo stato puro.
Il Terzo polo ha scritto la prima bozza della mozione che impegna il governo ad aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro obiettivi militari sul territorio, partecipando così alle operazioni alleate per assicurare la protezione della popolazione civile nel rispetto della Risoluzione 1973.
Ci auguriamo si realizzi una unità, perché l’interesse nazionale viene prima delle beghe politiche e della campagna elettorale che Bossi vuole fare su questi temi.
E’ doveroso quindi che il Parlamento si pronunci.

Pier Ferdinando

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Berlusconi dirà che giudici Ue sono comunisti?

postato il 28 aprile 2011

Fanno demagogia e poi le loro norme vengono bocciate

Aspettiamo solo che Berlusconi ci venga a dire che i giudici europei che hanno bocciato il reato di immigrazione clandestina sono comunisti. Questa presa di posizione del premier ancora non e’ ancora arrivata, ma l’aspettiamo entro sera visto che la maggioranza non trova altro modo di giustificare i pasticci che fa se non individuando nemici riconducibili al Terzo Polo o ai comunisti.
Questa norma è stato bocciata dalla Corte Europea come avevamo previsto. Il governo, essendo in stato confusionale, fa provvedimenti demagogici che puntualmente vengono smentiti.
Questo è indicativo di come si sta procedendo. Così non si puo’ andare avanti.

Pier Ferdinando

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Donne al centro. Cronaca di un incontro.

postato il 27 aprile 2011

Donne al Centro

Il 18 aprile si è tenuto a Udine il primo di una serie di incontri dal tema “Donne al centro”, organizzato da Giulia Pezzano e da Monica Bertolini e reso possibile da Fabrizio Anzolini e Giorgio Venier Romano. Quello delle donne in politica (come nel lavoro e in altri ambiti) è un tema delicato che interessa non solo le donne, ma anche gli uomini, ed è un tema sentito, come si è potuto notare dalla sala piena di palazzo Kechler.

L’incontro ha offerto numerosi spunti di riflessione e ha saputo essere da stimolo per le donne presenti. Il tema non è mai facile da affrontare, perché, nello sforzo di difendere una determinata posizione, è sempre presente il rischio di scivolare in quelle che sono le visioni del “femminismo” o del “maschilismo”. Ma in questo incontro, nel quale a parlare erano le donne, questo rischio non si è mai concretizzato, anzi: esse sono state le prime ad essere critiche rispetto all’atteggiamento femminile di arrendevolezza di fronte ad un sistema che in alcuni settori le penalizza.

Formidabile la sintesi di Silvia Noè: “il sostegno della donna passa per il sostegno della famiglia; sostenere la famiglia significa investire sul futuro”. Si è anche molto parlato del ruolo della famiglia nella società, paragonato, da Monica Bertolini, alla funzione di un nido per un giovane uccello: il nido rappresenta il rifugio sicuro in cui crescere e il punto di decollo per l’uccellino che ha imparato a volare e ha voglia di aprirsi al mondo e alle infinite opportunità che la vita gli offre. Barbara Graffino ha quindi approfondito quelle che sono le difficoltà della famiglia di oggi, affrontando il problema di quei giovani precari o disoccupati che inevitabilmente rallentano il ricambio della società e delle conseguenze che questo ritardo offre: nonostante l’incremento delle nascite dovuto agli immigrati presenti in Italia, queste non compensano il numero di persone che muoiono ogni anno: stiamo assistendo ad un preoccupante calo demografico. Le famiglie si trovano inoltre in crescenti difficoltà economiche e su di esse non si investe abbastanza in confronto ad altri Paesi europei (la spesa italiana per la famiglia è pari ad un terzo di quella francese). È, perciò, ormai indispensabile avere a disposizione due redditi.

Notevoli, come tutti sanno, le difficoltà della donna nel mondo del lavoro. Questo, come ci ha esposto Silvia Noè, vede la maternità come un costo per l’azienda, quando invece, è tutt’altro: un dono. Anche Raffaella Palmisciano ha affrontato questo punto, sostenendo che l’80% dei datori di lavoro vede la maternità come un problema, tanto che è ancora diffusa la pratica di far firmare alla donna neoassunta una lettera di dimissioni con data in bianco. Prima di tutto, sostiene Silvia Noè, si deve favorire l’accesso delle donne al mondo del lavoro senza che le potenziali future gravidanze siano vissute come un disagio. In secondo luogo si deve puntare su politiche che aiutino la conciliazione tra lavoro in casa e lavoro fuori casa, problema che scoraggia molte donne nella ricerca di un impiego.

Si è quindi affrontato il tema della donna in politica e si è trattata la questione delle quote rosa. Già nell’introduzione alla serata Giulia Pezzano si è espressa a riguardo dicendo di sentirsi profondamente svilita da questo provvedimento poiché le donne non hanno bisogno di canali preferenziali o di scorciatoie per arrivare dove vogliono. Dello stesso parere Anna Teresa Formisano e Sara Giudice. Quest’ultima si è soffermata in particolare sul rischio di legittimare e permettere l’affermazione in politica di donne vicine al così definito “modello Minetti”. Per stimolare un impegno al femminile, invece, si dovrebbe innanzitutto cambiare la visione che le donne hanno di se stesse. Per Giulia Pezzano sono le donne ad attuare continuamente una svalutazione nei confronti di loro stesse, e le fa eco Sara Giudice che ricorda come le possibilità si trovano interamente nelle mani delle donne. La stessa Anna Teresa Formisano si sente spesso chiedere dalle donne: “E se poi non ce le faccio?”. È quindi un problema di cultura, come afferma Annalisa Lubich: bisogna cambiare alla radice l’immagine che uomini, donne, bambini e bambine hanno di loro stessi. Annalisa Lubich ha quindi affrontato il problema da un altro punto di vista: per cambiare il sistema corrente, dobbiamo prima entrarci. Ecco perché sostiene le quote rosa come medicina amara da prendere tappandosi il naso per superare la patologia del Paese, medicina che, una volta guariti, si dovrà smettere di assumere.

Molto ancora si potrebbe scrivere perché molte belle parole sono state dette da ognuna delle partecipanti. Non è stata una serata carica di lamentele e di vittimismo, piuttosto il messaggio che si è voluto trasmettere agli ascoltatori è stato quello di invogliare le donne a rimboccarsi le maniche. La sintesi di questo incontro è ben rappresentato ancora una volta dalle parole di  Giulia Pezzano: “Aprite gli occhi! Noi donne dobbiamo riuscire a guardare la realtà spogliandoci sia dalle lenti dell’ormai romanzesco sesso debole, sia da quelle dell’anacronistico e vuoto femminismo. Dobbiamo noi per prime capire il nostro enorme potenziale e il nostro valore, capire la ricchezza che rappresentiamo proprio per la nostra peculiarità e dobbiamo iniziare a darci da fare!”

“Riceviamo e pubblichiamo” di Chiara Cudini

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Sulla Libia il Governo si è coperto di ridicolo

postato il 27 aprile 2011

Sì a passaggio parlamentare, ma stop a proclami
La decisione del governo è il naturale sviluppo delle scelte fatte a marzo ed io d’accordo su un passaggio parlamentare, che in democrazia e’ sempre utile, ma non credo sia vincolante. Tuttavia, sulla gestione della questione libica il governo si è coperto di ridicolo: ha cambiato venti volte opinione e tutte le volte lo ha comunicato ai giornali o in diretta televisiva. Siamo passati dal ‘non disturbo Gheddafi’, al ‘partecipiamo ma non spariamo’. Ora evitiamo altri proclami pubblici che rischiano di essere contraddetti nell’arco di una settimana e di farci perdere credibilità.

Pier Ferdinando

1 Commento

Ospite di Otto e mezzo

postato il 27 aprile 2011

Allo spazio di approfondimento politico di La7 condotto da Lilli Gruber, con la partecipazione di Marcello Sorgi.


Clicca sull’immagine per visualizzare il video

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