Archivio per agosto 2010

Salviamo Sakineh, brava Carla Bruni: le parole sono le pietre più forti

postato il 31 agosto 2010

Ho visto in un video la lapidazione di una giovane donna.
E’ stato duro seguire fino alla fine le sequenze di dolore e di odio.
In Iran, dopo averla fustigata, vogliono lapidare Sakineh Ashtiani per adulterio. Per ora, i media iraniani, stanno lapidando verbalmente la moglie del presidente francese Carla Bruni, rea di aver svegliato l’Europa su questo nuovo barbaro crimine.
Non voglio sapere chi sia Sakineh, né cosa abbia fatto. Ma sento di dover gridare il mio sdegno, la mia rabbia per non poter fermare da solo questo insulto alla vita che è sacra: niente può giustificare questo obbrobrio.
Per questo dico: brava Carla e bravi tutti coloro che in queste ore si stanno mobilitando per fermare questo orrore.
Facciamo sentire alte le nostre grida: le parole spesso sono le pietre grandi e più forti.

Pier Ferdinando

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Un consiglio al Cavaliere dimezzato

postato il 31 agosto 2010

Alla ripresa dei lavori parlamentari Silvio Berlusconi cercherà di rianimare il suo governo e di mettere con le spalle al muro i finiani con i cinque punti programmatici partoriti dal vertice del Pdl di metà agosto. Nelle intenzioni del Premier questi cinque punti (giustizia, mezzogiorno, fisco, federalismo e sicurezza) dovrebbero rappresentare la riscossa di un governo da troppo tempo bloccato da lotte di potere e scandali ed anche l’estremo tentativo di ricompattare la maggioranza per evitare le urne.

Eppure questi cinque punti, sui quali il Cavaliere confida tanto, hanno già il sapore della sconfitta perché sono l’ombra della rivoluzione liberale, di quel grande progetto riformatore più volte propagandato ad ogni consultazione politica. Da anni in prossimità delle elezioni politiche appare un Cavaliere rampante con programmi di rinnovamento epocale che però una volta al governo puntualmente si tramuta in un Cavaliere inesistente che preda di mille problemi politici e giudiziari dimentica sogni e progetti. Ma questi cinque punti, frutto di limature ed equilibrismi, più che un programma innovatore sembrano  “macerie programmatiche” che mal si addicono ad un Cavaliere rampante, piuttosto è il caso di ricorrere nuovamente alla celebre trilogia araldica di Italo Calvino per parlare questa volta di un Cavaliere dimezzato.

Il Premier è dimezzato non solo perché ha perso gran parte del suo lustro ma perché è proprio il suo programma ad essersi rimpicciolito. I più perfidi ricorderanno i 45 punti del programma della “discesa in campo” del 1994 e poi i monumentali 100 punti programmatici del Polo delle Libertà nel 1996 che segnano l’apogeo del programma berlusconiano a cui segue la progressiva diminuzione dei punti: 10 con la Casa delle Libertà nel 2006 e infine 7 con il Popolo delle Libertà nel 2008. Oggi i punti sono solo 5 e il Cavaliere  come il suo programma è ben più che dimezzato. Bisogna capire a questo punto se questi cinque punti sono solo una parte della strategia di Silvio “il temporeggiatore”,  che vuole prendere tempo per mettere al muro Fini ed evitare che il duo Bossi-Tremonti passi all’incasso elettorale, oppure sono il reale tentativo di dare una svolta concreta all’azione governativa e rimettere in moto il Paese.  In quest’ultimo caso un’opposizione responsabile e repubblicana non dovrebbe avere problemi a esaminare senza pregiudizi ed eventualmente votare dei provvedimenti chiari e necessari, tuttavia al momento questa valutazione resta in sospeso perché i cinque punti sono solo dei contenitori vuoti, delle generiche affermazioni programmatiche che Berlusconi deve necessariamente chiarire.

Luogo naturale del chiarimento è il Parlamento davanti al quale il Premier si deve presentare con la sua squadra, e in questo senso è auspicabile che al più presto un ministero chiave come quello dello Sviluppo economico abbia finalmente un titolare, per chiarire a maggioranza e opposizione in cosa consistono i cinque punti programmatici. In questo agosto così politicamente movimentato il Foglio di Giuliano Ferrara ha lanciato la simpatica iniziativa “mozione di settembre” ovvero “gioco di società per evitare un agosto di lavoro al Cav. (e rilanciare il gov.)” con la quale si chiede a lettori più o meno celebri di dare qualche dritta a Berlusconi per il prossimo appuntamento politico. Chissà se il Cavaliere ha letto qualche suggerimento? Nel dubbio si potrebbe provare a dare qualche consiglio e considerato che le grandi riforme sembrano ormai fuori portata si potrebbe tentare di salvare il salvabile, magari trovando anche  il consenso dell’opposizione, portando in Parlamento qualche piccolo ma necessario provvedimento.

Si potrebbe tornare a parlare del più volte promesso quoziente familiare e si potrebbe provare a rimettere in moto l’economia italiana rendendo facile la vita alle imprese e favorendo la creazione di attività con lo snellimento e la semplificazione delle pratiche burocratichel’eliminazione di costi e vincoli amministrativi ingiustificati. E se poi si parlasse di tornare ad investire su istruzione e ricerca e di ripristinare gli stanziamenti per le Forze dell’Ordine?  Ma qui ci stiamo già allontanando dai famigerati cinque punti e non è il caso di andare oltre perché se è vero che Martino per un punto perse la cappa figuriamoci cosa succederà al Cavaliere con cinque.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi

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Dell’Utri, anche il peggior nemico deve poter parlare

postato il 31 agosto 2010

Il Pd isoli Di Pietro

Anche il peggior nemico, in democrazia, deve poter parlare. Questo è un principio elementare della democrazia liberale. Zittire Dell’Utri non può essere nel programma politico di nessun partito democratico. Mi auguro che il Pd su questo sia chiaro e isoli le posizioni Di Pietro.

Pier Ferdinando

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Il sostegno che manca alla famiglia

postato il 30 agosto 2010

Paternità, di GeomangioLo avevano detto tempo fa vari istituti come Banca d’Italia, Istat e altri ancora: le famiglie sono sempre più povere e sono poco sostenute economicamente.

Adesso anche il ministero del Tesoro certifica questa triste realtà, come si evince questa notizia ANSA: WELFARE: TESORO, ITALIA ULTIMA IN UE-15 PER SPESA FAMIGLIA

CON PORTOGALLO E SPAGNA FANALINO CODA PER SOSTEGNO MATERNITA’ (ANSA) – ROMA, 28 AGO – Per la famiglia e la maternita’ l’Italia spende solo l’1,2% del prodotto interno lordo, mentre nell’Unione europea si spende decisamente di piu’ (2,1% nella Ue a 15 e 2,0% nella Ue a 27). Nella classifica dell’Europa a 15 l’Italia risulta, assieme alla Spagna e il Portogallo, ultima per la spesa in rapporto al Pil. Per quanto riguarda invece la quota di spesa nell’ambito di tutte le prestazioni di protezione sociale, l’Italia tra i 27 Paesi europei precede solo la Polonia: nel nostro Paese la quota per la famiglia e la maternita’, nell’ambito della spesa per welfare, pesa il 4,7% (in Polonia il 4,5%). Ma la media complessiva dei Paesi europei e’ dell’8%. E’ quanto risulta dall’ultima ‘Relazione Generale sulla situazione economica del Paese’ del ministero dell’Economia.

Come si vede la situazione non è allegra, anzi è drammatica per le famiglie, e i numeri non mentono, nulla di nuovo, una realtà che la gente vive ogni giorno.

Una realtà triste, che denota la totale assenza del governo su questo capitolo importante, assenza che si ritrova anche nei famosi 5 punti di Berlusconi, che non presentano interventi a favore delle famiglie, tanto che lo stesso Sacconi, ieri al Corriere della Sera ha dichiarato testualmente: ”meno Stato, piu’ societa’. Non piu’ ‘mercato’, piu’ societa”’. ”Con la crisi mondiale finisce il Leviatano. Finisce lo Stato pesante e invasivo”, facendo prefigurare che lo Stato “più leggero” si tradurrà anche in futuro in meno sostegno all’economia e alle famiglie.

Anche se in linea con sue affermazioni passate, in cui ad esempio incoraggiava la chiusura di ospedali in Veneto (gelando così i costruttori veneti che così si ritrovano con 4 miliardi in meno di investimenti pubblici e 20.000 posti di lavoro in meno nel solo Veneto), la formula “meno Stato” appare di per sé preoccupante; non c’è bisogno di azzerare lo Stato ma di uno Stato più equo, che faccia rispettare la legge, e che sia oculato nello spendere le sue risorse avendo come obbiettivo il sostegno delle famiglie e la crescita economica dell’Italia.

Soprattutto, le dichiarazioni di Sacconi, e l’assenza della famiglia nelle manovre di Tremonti e nei 5 punti di Berlusconi, stridono con l’iniziale programma di governo in cui era stata inserita la promessa di una politica organica di aiuto alle famiglie.

Bisogna, invece, rilanciare una politica del lavoro e una politica di sostegno verso le famiglie, anche portando avanti la proposta del quoziente familiare, come sostenuto dall’on. Volontè che ha testualmente detto: “L’Italia e’ ultima nella Ue per le spese a favore delle famiglie, quindi e’ la prima in ingiustizia fiscale. Il Ministero del Tesoro certifica la drammatica realta’. Ora il Governo mantenga impegni su fisco familiare. Il ‘quoziente’ e’ una urgenza indifferibile”.

Ma cosa è il quoziente familiare?

Si tratta di modificare le traadizionali fasce ISEE (acronimo per Indicatore Situazione Economica Equivalente) in base al nuovo parametro, infatti, si otterrebbe che i nuclei con due o più figli possano avere una diminuzione dei costi dei vari servizi, con benefici in termini concreti anche di un centinaio di euro all’anno per ogni figlio.

Una proposta di facile esecuzione, e con un impatto limitato sui conti pubblici, ma che permetterebbe di dare un sostegno concreto alle famiglie, che sono non solo sostegno sociale, ma anche economico dell’Italia intera.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Gaspare Compagno

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La nuova visita di Gheddafi a Roma

postato il 29 agosto 2010

‘Riceviamo e pubblichiamo’

di Giuseppe Portonera

La cosa più simpatica di questo nuovo viaggio di Mu’ammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī , supremo leader libico, in Italia, resterà senza dubbio la telefonata del colonnello Francesco Ferace all’ambasciata libica, per informarsi di come debbano essere nutriti i trenta fantastici quadrupedi che la “Guida della Rivoluzione” ha portato con sé. [Continua a leggere]

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Processo breve: non voteremo quel testo. Al Paese non serve un’amnistia

postato il 29 agosto 2010

Non entriamo in un governo dove l’unico che conta è Tremonti

L’intervista a Pier Ferdinando Casini su Il Corriere della Sera di Aldo Cazzullo

«Dove eravamo rimasti? Al predellino, quando ci venne spiegato che i moderati fuori dal Pdl non avrebbero avuto diritto di cittadinanza? Al bipartitismo, quando Veltroni e Berlusconi ci additarono come sbocco della transizione italiana la terra promessa di due partiti unici? Invece tutto è andato nella direzione da noi denunciata. Il goffo tentativo di ridurre la politica italiana al bipartitismo ha posto sul piedistallo due grandi vincitori: non il Pd e il Pdl, ma Di Pietro e la Lega».

Presidente Casini, è la sua estate. Tutti la cercano. Berlusconi la voleva al governo. Bersani la vuole nell’Alleanza democratica.
«È l’estate in cui si tocca con mano quel che diciamo da tempo: la Lega è diventata l’arbitro della politica italiana. Per fortuna Berlusconi ha impedito le elezioni anticipate, e ha fatto bene. Il voto in autunno sarebbe stato non solo un’ammissione di responsabilità da parte del Pdl, costretto a interrompere la legislatura dopo due anni come Prodi, nonostante i cento deputati di maggioranza. Berlusconi ha capito che sarebbe stato la vittima designata. Avrebbe trainato la coalizione alla vittoria alla Camera, impallando il Senato. A quel punto la Lega e una parte della sinistra avrebbero fatto nascere il governo Tremonti». [Continua a leggere]

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La tessera della discordia: il calcio e i suoi tifosi ad un bivio

postato il 29 agosto 2010

Il mondo del calcio si è rimesso in moto in queste ore, con la (grande?) novità della tessera del tifoso.
Abbiamo assistito a veementi proteste degli ultras un po’ in tutta Italia, a divisioni tra tifosi della stessa squadra (nella mia città, Pisa, domenica scorsa si è arrivati allo scontro, prima verbale e poi fisico, tra la minoranza più oltranzista della curva e la maggioranza degli sportivi che ha invece accettato di fare la tessera) e, per finire in bellezza, alla violenta contestazione al ministro dell’interno Maroni, con assalti da parte degli ultras bergamaschi durante un comizio ad una festa leghista.

Ma cosa è questa tessera e perché è tanto ostacolata? La tessera del tifoso è una sorta di bancomat personale con cui i tifosi avranno una serie di servizi (acquistare i biglietti in modo più veloce, passare attraverso varchi preferenziali negli stadi, accedere allo stadio anche nei casi di partite soggette a restrizioni per ragioni di sicurezza). Il punto più importante infine è che questa serve necessariamente per assistere ad una partita in trasferta, visto che le società hanno l’obbligo di vendere i biglietti riservati ai settori ospiti esclusivamente ai possessori della tessera del tifoso.

Insomma non è una schedatura vera e propria ma poco ci manca. Per questo è chiaramente rifiutata dagli ultras e perché, con questo sistema i tifosi sottoposti alla Daspo non potranno più, contrariamente e quanto avveniva fino ad ora, eludere il provvedimento di divieto ad entrare negli stadi. Insomma questa tessera non sarà la panacea di tutti i mali, ma è un passo avanti per responsabilizzare tutti gli sportivi che vanno allo stadio. Quei tifosi che non hanno niente da temere con la giustizia forse ci guadagnano qualcosa.

Ma questo provvedimento non potrà, da solo, cambiare un sistema calcistico che nel tempo sta diventando insostenibile. Servirà molto altro per provare a mettere in campo quella rivoluzione culturale di cui il calcio avrebbe bisogno. Vediamo alcuni spunti: innanzitutto, l’istituzione di questa tessera dovrebbe bloccare, fin da subito, le decisioni prese dall’Osservatorio Nazionale delle manifestazioni sportive e il Casms (Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive) di negare ai tifosi di una squadra ospite di partecipare ad una trasferta, o di disputare partite a porte chiuse. Questo infatti va proprio contro la nuova filosofia che servirebbe per migliorare il nostro calcio. La politica e le istituzioni che garantiscono la sicurezza dovrebbero, d’accordo con la Figc, avere inoltre maggior coraggio e ridurre drasticamente la militarizzazione della domenica, con intere zone delle città chiuse e blindate per una partita di calcio. Ogni cittadino di buon senso sa, con la crisi in corso e con i problemi di criminalità che abbiamo, che lo sproporzionato numero di forze dell’ordine negli stadi è un costo non più sostenibile, oltre che un affronto allo sport, quello vero.

A questo proposito qualcosa si sta muovendo; ad esempio, negli ultimi anni la città di Firenze ha sperimentato la graduale riduzione di impiego delle forze di polizia e solo nelle aree più esterne dello stadio. Su questo tema dovrebbero rischiare di più anche le società calcistiche, che in troppi casi tengono rapporti troppo stretti con i violenti di casa propria. Alle società invece dovrebbe essere affidata, attraverso gli steward, la completa gestione della sicurezza negli impianti, con la polizia soltanto in supporto. Inoltre basterebbe poco per prendere iniziative tese a svelenire il clima tra opposte tifoserie, ad esempio organizzando “terzi tempi” tra tifosi, con punti di accoglienza prima e dopo la gara per i tifosi ospiti. Infine, si dovrebbe avere il coraggio di abbattere le barriere degli stadi, da noi troppe volte concepiti come un campo di battaglia, con divisioni e gabbie.

In attesa di costruire nuove stadi più adatti ad accogliere bambini e famiglie, che almeno si facciano delle piccole migliorie su quelli vecchi. Se in Inghilterra e in altri paesi europei non esistono divisioni tra tifosi e tra i tifosi e il terreno di gioco, se ai mondiali o agli europei è normale per i tifosi vedere le gare stando fianco a fianco, perché non deve essere possibile, nei nostri stadi, vedere tifosi di squadre avversarie sedere gli uni accanto agli altri? Come in Inghilterra, serve anche da noi il pugno durissimo contro chi sgarra (ricordo che all’interno degli stadi inglesi esistono delle celle dove i tifosi sono messi in attesa di essere arrestati), ma anche una nuova cultura sportiva di vivere il calcio che, guarda caso, ogni allenatore italiano che va ad allenare all’estero sottolinea. Non sarà facile e sarà un processo lungo, ma siamo ad un bivio. La tessera del tifoso deve essere solo un piccolo tassello inserito in una serie di azioni per dare vita ad una nuova era: senza, il calcio sopravvivrà ancora per un po’, ma non avrà un grande futuro.

“Riceviamo e pubblichiamo” di Carlo Lazzeroni

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6 settembre, Torino

postato il 27 agosto 2010

Ore  17.30

Festa nazionale del Pd di Torino

Commenti disabilitati su 6 settembre, Torino

2 settembre, Labro (Rieti)

postato il 27 agosto 2010

Ore 17.00

Festa dell’Api

Commenti disabilitati su 2 settembre, Labro (Rieti)

1 settembre, Pesaro

postato il 27 agosto 2010

Ore 21.00 – Festa del PD di Pesaro  

Interviene su informazione e comunicazione

Commenti disabilitati su 1 settembre, Pesaro


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