postato il 5 febbraio 2016 | in "Esteri"

Regeni: tentato depistaggio, Italia inflessibile nel chiedere chiarezza


Ospite di “Mattino 5”, spazio di approfondimento di Canale 5 condotto da Federico Novella

Una cosa e’ chiara: non possiamo accettare la manipolazione della verita’ e la manipolazione c’e’ gia’ stata perche’ nel giro di una giornata fonti egiziane, attribuibili ad autorita’ diverse, hanno dato versioni diametralmente opposte. E proprio alcune di queste spiegazioni, artatamente fuorvianti, inducono l’Italia ad essere inflessibile. Il Presidente Mattarella e Renzi ieri sono stati espliciti. Sconti non ne possiamo fare.
Siamo in presenza di un tentativo di depistaggio e la comprensione che va ad un Paese martoriato dalla minaccia terroristica come l’Egitto, bastione importante contro il proliferare dell’Isis, non ha nulla a che vedere con quello che e’ capitato: noi vogliamo che sia fatta chiarezza a 360 gradi, perche’ non possiamo accettare che la vicenda che ha portato alla morte di un nostro connazionale, un bravo ragazzo che si trovava al Cairo per fare una tesi sul diritto del lavoro, possa restare impunita. Giulio Regeni e’ espressione di una generazione, di quei nostri figli che si impegnano e vanno all’estero a studiare che sono veramente l’immagine migliore dell’Italia

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postato il 3 febbraio 2016 da redazione | in "Esteri"

No al modello Bush, serve intesa con le forze sul terreno

Casini Zuccari

 

L’intervista di Umberto De Giovannangeli a Pier Ferdinando Casini pubblicata su L’Unità

La Conferenza di Roma della Coalizione anti-Isis, il ruolo dell’Italia nelle aree di crisi. L’Unità ne discute con Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato.
«Non si devono ripetere interventi unilaterali – rimarca l’ex presidente della Camera – ma è necessario preventivamente creare le condizioni politiche per le intese necessarie con le forze sul terreno».
E questo vale sia sul fronte siro-iracheno sia su quello libico: «Il “modello Bush” per l’Iraq non può essere replicato». Quanto all’Italia, «il nostro Paese – dice Casini – sta giocando un ruolo importante e non solo in Libia, come dimostra il riconoscimento di Kerry. Semmai i problemi esistono in Europa…».

“Schiacceremo lo Stato islamico ovunque”, ha affermato il segretario di Stato Usa John Kerry a conclusione del summit di Roma, ma, ha avvertito,”sarà una guerra di lungo periodo”. Presidente Casini, come valuta queste affermazioni?
«La considerazione di Kerry è sottoscrivibile. D’altra parte, il Daesh sta cercando di realizzare una piattaforma geopolitica che superi le vecchie statualità e che si irradia dal Medio Oriente all’Africa. Sono di queste ore gli ennesimi atti terroristici compiuti da Boko Haram in Nigeria, e questo movimento è un neo affiliato all’Isis. La guerra sarà lunga e dolorosa, e potrà incidere anche sulla qualità della nostra vita e delle nostre abitudini».
Sia il segretario di Stato Usa che il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e la responsabile della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, hanno insistito sul fatto che l’azione militare non può surrogare l’iniziativa politica.
«Questa è la novità di questi mesi. Non si devono ripetere interventi unilaterali ma è necessario preventivamente creare le condizioni politiche per le intese necessarie con le forze sul terreno, e non è un caso che americani ed europei cerchino insistentemente l’aiuto dei principali Paesi islamici. Il “modello Bush” per l’Iraq non può essere replicato».
Il vertice di Roma ha affrontato i dossier più caldi, in particolare Siria e Libia.
«Sulla Siria, il tema di fondo che domina tutti questi colloqui, è il ruolo di Assad. La convergenza contro l’Isis è totale, ma si indugia da parte di alcuni per la paura di favorire Assad che ha rotto il suo rapporto con la popolazione siriana. Tutti sanno che non si possono combattere contemporaneamente le milizie del sedicente “Califfato” e quelle di Assad, ma soprattutto il fronte sunnita vuole la garanzia che non si stia portando solo acqua al mulino del regime».
E in Libia? [Continua a leggere]

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postato il 20 gennaio 2016 da redazione | in "Riforme"

Riforma costituzionale: le ragioni di un Sì

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Senato della Repubblica, 20 gennaio 2016 – Ho chiesto di intervenire nella discussione generale sul disegno di legge di riforma costituzionale oggi all’esame del Senato per la seconda deliberazione parlamentare per testimoniare le ragioni del mio voto favorevole.
Da quando sono entrato in Parlamento, nel 1983, la discussione pubblica sulle riforme costituzionali, peraltro avviata già a partire dagli anni ’70, ha avuto al centro il tema del superamento del bicameralismo paritario, che ha rappresentato una costante del dibattito ed è stato oggetto di molteplici tentativi di revisione.
Ricordo, in proposito, l’istituzione della Commissione Bozzi, proprio nel 1983, e i successivi tentativi che hanno occupato il Parlamento nel corso di questi trent’anni: la Commissione De Mita – Iotti nella XII legislatura, la Commissione D’Alema nella XIII legislatura, nella quale si riuscì soltanto a riformare il Titolo V della Costituzione.
Ricordo, inoltre, il tentativo di revisione costituzionale approvato dalle Camere nella XIV legislatura, ma non confermato dal referendum, come pure i tentativi di revisione costituzionale avviati e non conclusi nella XV e nella XVI legislatura.
Nel corso quindi degli ultimi trent’anni, le istanze riformatrici più avanzate che hanno attraversato il dibattito di politica costituzionale si sono orientati in maniera decisa verso un modello di bicameralismo differenziato, in linea con i modelli parlamentari di altri ordinamenti costituzionali europei, nei quali le seconde Camere svolgono funzioni diverse rispetto alle Camere politiche e seguono criteri di composizione differenziati.
Si tratta, quindi, di una scelta non certamente estemporanea, ma frutto di una lunga e approfondita riflessione, né in alcun modo improntata dalla pretesa di realizzare una democrazia a costo zero, perché i costi della democrazia non possono essere considerati dannosi. Questa è una pericolosa demagogia: stiamo attenti perché la storia è piena di corsi e ricorsi, ed è sin troppo facile ricordare la polemica anti parlamentare che diede un contributo straordinario all’avvento del fascismo.
La scelta non è estemporanea – ribadisco – nè, per quanto mi riguarda, legata al tema dei costi della politica ma frutto di una lunga e approfondita riflessione che affonda le sue radici nello stesso dibattito in Assemblea Costituente, nel quale emerge la consapevolezza della incompiutezza e – per certi aspetti – della debolezza della scelta operata in favore di un sistema bicamerale perfetto, nonostante molti autorevoli membri di quell’Assemblea – tra i quali desidero ricordare Costantino Mortati – si espressero in favore di un bicameralismo differenziato: mentre la Camera politica avrebbe dovuto esprimere la rappresentanza “indistinta”, ovvero la rappresentanza della Nazione nel suo complesso, l’altra Camera avrebbe dovuto offrire un diverso canale di espressione della rappresentanza, portando a livello centrale istanze e interessi diversificati, in particolari quelli riconducibili ai territori. [Continua a leggere]

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