postato il 19 novembre 2017 | in "Elezioni, Politica, Rassegna stampa"

Appello ai moderati per un’alleanza con i dem

L’intervista di Tommaso Ciriaco pubblicata su La Repubblica

L’hanno descritto come il regista della quarta gamba centrista di una coalizione di centrosinistra. Un’impresa contro vento, quella di Pier Ferdinando Casini, ora che il centrodestra vola. «Sarei uno stupido se non ammettessi che l’aria è chiaramente per il centrodestra. Ma è proprio adesso che serve responsabilità».

Partiamo dalle premesse di questa scelta di campo.

«Veniamo da una legislatura in cui i governi Letta, Renzi e Gentiloni sono stati in piedi grazie alla cooperazione dell’area moderata».
Ora si vota. E lei pensa a un partitino centrista con il Pd.
«Una premessa: ho avuto tante soddisfazioni, per me sarebbe facile dire grazie e arrivederci. Ma non possiamo lasciare l’Italia nelle mani di Grillo o Salvini». E quindi pensa alla gamba centrista.«Senta, la “coalizione coriandoli”, quella dove c’è il Pd e poi tanti coriandoli attorno, è destinata a fare la fine dell’alleanza in Sicilia. Perderemmo rovinosamente, perché la gente capisce quando un progetto non ha credibilità ».
E quindi che fare?
«Il Pd deve dismettere la presunzione di autosufficienza e il suo strabismo e puntare davvero su questa coalizione. Guardare a sinistra, ma anche alla sua destra. E l’area moderata, che sembra voler tornare sui propri passi virando a destra, deve mobilitarsi. O facciamo così, o la vedo male non per il Pd, ma per l’Italia».
Non è dura portare nel centrosinistra chi è nato altrove?
«Lo so che ci sono molti amici che fanno fatica, perché per una vita non sono mai stati con la sinistra. Ma non possiamo sottrarci. Avete visto cosa combina gente senza esperienza? Cosa genera il dilettantismo a Roma? E qualcuno si prende la briga di spiegare alla gente poi che l’attuale ministro dell’Interno in due anni ha fatto più di Maroni in dieci…».
Resta il fatto che l’Italia sembra andare verso il centrodestra. Come se lo spiega?
«Berlusconi, con il massimo dell’intelligenza politica che gli va riconosciuta, si propone come la barriera contro il grillismo e per questo chiede ai moderati di stare con lui. Poi però fa l’alleanza con Salvini e Meloni, che sono l’altra faccia del grillismo. Questa è una cosa che non sta in piedi. Il vero rischio dei moderati è ritrovarsi Grillo e Salvini che insieme prendono il 51% dei voti».
Il suo progetto centrista prevede anche la presenza di Ap e di Alfano? Molti dei suoi guardano a Berlusconi.
«Gli attacchi che Renzi gli ha rivolto nei mesi scorsi sono stati ingenerosi. Ma fossi oggi nei suoi panni, eviterei la tentazione di tornare nel centrodestra. E pure quella di una corsa solitaria, sarebbe davvero inspiegabile dopo anni al governo insieme. Comunque siamo amici e lo rispetto profondamente».
Toccherà a Renzi tenere assieme l’alleanza. Che consiglio vuole dargli?
«Evito, perché lui ascolta tutti e poi fa come gli pare… Ha costruito la sua politica sull’idea che non servivano alleanze, oggi deve costruirne una. Per lui il vento è contrario, ma resta un cavallo di razza: può cadere, ma si rialza. L’importante è non inseguire il grillismo. Quando stai tre anni a Palazzo Chigi, la gente ti percepisce come il potere. Non puoi più fare il rottamatore».

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postato il 13 novembre 2017 da redazione | in "Economia, Rassegna stampa"

“Fare luce sarà spiacevole. In futuro servono nuove regole”

«Ascolteremo Visco e Vegas alla fine. Le tensioni? Sono inevitabili»

L’intervista di Ugo Magri pubblicata su La Stampa

Presidente Pier Ferdinando Casini, quando prevede che l’indagine parlamentare sul crac delle banche entrerà nel vivo?
«Nel vivo ci siamo già. La Commissione d’inchiesta non ha perso tempo e segue una linea chiara: approfondire le crisi bancarie partendo dalle più recenti e procedendo a ritroso. Abbiamo indagato sui due istituti veneti, domani inizieremo con Montepaschi di Siena, cioè il caso più rilevante sul piano sistemico. Seguiamo un metodo istituzionale».

In che consiste?
«Nel sentire anzitutto i magistrati, nel dare voce alle associazioni dei risparmiatori, nell’ascoltare gli istituti di vigilanza e gli attuali liquidatori».

Verrà anche il turno di Ignazio Visco?
«Mi sembra difficile che questa Commissione possa concludere i lavori senza nemmeno aver sentito il governatore di Bankitalia e il presidente della Consob. Ascolteremo entrambi, ma verso la fine».

Perché non all’inizio?
«Prima occorre che tutti gli aspetti da chiarire siano già sul tavolo, adesso sarebbe prematuro».

Ieri il segretario Pd, Matteo Renzi, nella sua lettera a La Stampa, scriveva: «Da questa vicenda tutti dobbiamo imparare qualcosa, non per regolare conti del passato ma per aiutare l’economia italiana del futuro». Sottoscrive?
«E’ un proposito assolutamente condiviso non solo da me, ma in generale da tutte le forze politiche. Il nostro sistema bancario non può permettersi di diventare terreno di conquista da parte della finanza internazionale, e chi vuole intendere non ha bisogno che io aggiunga altro». [Continua a leggere]

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postato il 29 ottobre 2017 da redazione | in "Economia"

Banche: Non siamo un tribunale ma sta emergendo una rete di anomalie e complicità

L’intervista di Carmelo Lopapa pubblicata su La Repubblica

“Una rete di complicità fatta di offerte di impiego e consulenze. Dirigenti controllori di Bankitalia passati in corsa ai vertici delle banche controllate. Quel che sta già emergendo non è un bello spettacolo. Detto questo, la commissione d’inchiesta che presiedo non guarderà in faccia nessuno, deve essere chiaro, non rispetterà santuari. Ma i processi e le attribuzioni delle responsabilità penali, in uno stato di diritto, si fanno nei tribunali e non nelle aule parlamentari”. Parla Pier Ferdinando Casini, da un mese alla guida della Bicamerale sulle banche che, assicura, arriverà alle conclusioni prima della chiusura della legislatura. Dalle prime risultanze, “un insieme di luci e ombre”, è già chiaro che le sorprese non mancheranno.

Siete finiti nell’occhio del ciclone per un’attività di inchiesta che rischia di condizionare la campagna elettorale. Come pensate di uscirne, presidente Casini?
“Tutti sapevano che la commissione avrebbe lavorato con un orizzonte temporale limitato e a ridosso della campagna elettorale. Quando è stata istituita avevo denunciato i rischi, ora sarò garante affinché la commissione non sia terreno di scontro politico”.
Ma lo è già. Il Pd renziano da una parte e le opposizioni dall’altra si preparano a utilizzare il vostro materiale come munizioni in campagna elettorale.
“La propaganda si fa sulle piazze. In commissione si approfondiscono fatti e finora mi sembra che tutti i gruppi abbiano dimostrato senso di responsabilità e scrupolo istituzionale”.
Renzi chiamando in causa la vigilanza di Bankitalia in questi anni ha già scritto le sue conclusioni.
“Al di là delle chiacchiere, mi sembra che i colleghi del Pd stiano lavorando senza riserve mentali o zone d’ombra da salvaguardare, non mi sembra siano animati da livore particolare. Il tema Banca d’Italia e tutte le procedure di nomina connesse, poi, non sono un tema che riguarda la commissione”.
La vigilanza di Bankitalia sulle popolari venete e su Etruria però sì.
“Dobbiamo capire se la vigilanza ha funzionato bene, se ci sono state omissioni o ritardi, se il risparmio è stato tutelato con interventi idonei. Di materiale, a cominciare dalle venete, ne sta emergendo parecchio”.
Ecco, cosa sta emergendo?
“Un giudizio finale lo potrà dare solo la commissione nel suo complesso, certamente dei comportamenti scorretti sono stati evidenziati. Ad esempio, il tentativo costantemente posto in essere dai vigilati di catturare i vigilanti “.
Catturare? Che vuol dire?
“Mi riferisco al tentativo di coinvolgerli in una rete di complicità che portava a offerte di impiego o consulenze. Non è certamente un bel vedere il fatto che dirigenti della Banca d’Italia siano passati in corsa ai vertici delle banche oggetto delle indagini. Penso che se questo fosse capitato a un politico certamente ci sarebbe stato un coro di opportuni biasimi. Allo stesso tempo, molte delle indagini giudiziarie sono scaturite proprio dalle ispezioni della Banca d’Italia. È un insieme di luci e di ombre, insomma. Bisognerà capire se abbiano prevalso le une o le altre”.
Pensate di farcela nel poco tempo che vi è dato?
“Per fare un lavoro completo avremmo avuto bisogno dell’anno previsto dalla legge istitutiva. Ma arriveremo comunque alle conclusioni. Di prassi, si può lavorare al documento conclusivo anche nelle settimane che seguono lo scioglimento delle Camere”.
Corretta secondo lei la gestione della conferma di Visco a Bankitalia?
“Dare un giudizio sulla conferma del governatore prefigurerebbe già un esito chiaro su quel che accerteremo. Tutto sommato mi sembra che anche in altri paesi, penso agli Usa, le nomine ai vertici delle autorità di vigilanza provochino intensi dibattiti politici. Da noi ancora peggio perché manca sempre più la terzietà di tante istituzioni”.
Dal lavoro fatto finora, si è fatto un’idea sui risparmiatori coinvolti? Sono tutti vittime o in alcuni casi si tratta di piccoli speculatori più sfortunati?
“C’è l’uno e l’altro, riceviamo dossier di tanti risparmiatori. Ci ha scritto l’invalido che racconta di aver perduto tutte le risorse messe da parte dai genitori a sua tutela e investite in queste banche, come pure ci saranno stati degli speculatori”.
Lei aveva detto che non riteneva opportuna la commissione che ora presiede. Ha cambiato idea?
“No, non ho cambiato idea. Ho sempre denunciato la patologia che porta il legislatore a moltiplicare le commissioni d’inchiesta: solo in questa legislatura ne sono state proposte duecento. Io non ho fatto nulla per presiederla, ma poiché ritengo che chi ha una lunga esperienza come la mia debba essere al servizio delle istituzioni, diciamo che da quando la presiedo opero per fugare i dubbi che io stesso avevo”.
A proposito della sua esperienza, cosa farà tra pochi mesi? Si ricandiderà? E con chi?
“Dico la verità: non lo so. È una cosa che vivo con distacco. Di certo, al di là della candidatura, il mio servizio alle istituzioni e alla politica continuerà. Guai, in questo momento in cui assistiamo a ondate di populismo crescente, se qualcuno per comodità personale disertasse. E poi vedo Veltroni o Fassino o D’Alema far politica come quando erano in Parlamento. Non mi sembra siano tornati a vita privata, ecco. Mi porrò il problema al momento opportuno”.

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