postato il 11 Giugno 2019 | in "Politica, Rassegna stampa"

Al centro c’è una prateria. Calenda e gli altri devono muoversi

L’errore dei protagonisti è voler chiedere a Salvini o a Zingaretti l’autorizzazione a costruire un’esperienza. Così si ha zero credibilità.

L’intervista di Maria Teresa Meli pubblicata sul Corriere della Sera

Senatore Casini, che emerge dal voto?
«Che c’è uno spazio che possiamo definire in molti modi, i nostalgici lo possono chiamare di centro, altri liberal-democratico, altri ancora moderato. E davanti a questa opportunità straordinaria i protagonisti cadono in un errore mortale: vogliono chiedere l’autorizzazione a costruire un’esperienza di questo tipo a Salvini o a Zingaretti. Ora per me Zingaretti e Salvini non sono sullo stesso piano: il primo è una persona che io politicamente stimo e Salvini no, però è sempre un errore».

Di chi parla?
«Toti è impegnato a costruire una succursale di Forza Italia che, raccordata con la Meloni, diventerà inevitabilmente l’alleato di comodo di Salvini. Una cosa improponibile. Dall’altra parte, invece, molti pensano di costruire una “post-Margherita” che serva a rendere competitivo il Pd».

Si riferisce a Calenda?
«Calenda ha il merito di aver esplicitato quello che molti pensano in silenzio. Ma questa operazione deve andare in campo senza le autorizzazioni preventive. Perché sennò ha zero credibilità. I tempi non sono un problema. Anzi, la possibilità di un voto anticipato è solo un vantaggio perché il blitz pre elettorale è molto più efficace di un processo di fondazione di un partito con tutti i riti che provocano malintesi e logoramento».

Calenda si è fermato, Renzi pure, Sala pensa a Milano.
«Bisogna che i protagonisti comincino a metter fuori gli attributi sennò questa operazione non ci sarà mai. Anche se politicamente c’è tutta. Abbiamo un logoramento dei 5 Stelle, abbiamo la polarizzazione su Salvini di quello che era il vecchio centrodestra. E abbiamo Zingaretti che, meritoriamente, è impegnato a ricostruire le fondamenta di un partito che era quello con Bersani e D’Alema. Ma questo è anche quello che ti rende scoperta una prateria: non dimentichiamoci le débâcle di Ferrara e Forlì». [Continua a leggere]

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postato il 4 Giugno 2019 da redazione | in "Politica, Rassegna stampa"

«Un nuovo partito di centro vale più del 10%. Renzi? È in grado di parlare ai moderati»

C’è uno spazio enorme, non lasciamo l’Italia in mano a irresponsabili estremisti anti-UE. A Calenda dico: non ha senso chiedere l’autorizzazione a Zingaretti. Dentro FI c’è chi non vuole morire salviniano.

 

L’intervista di Fabrizio Nicotra pubblicata sul Messaggero

«Se vogliamo evitare che gli irresponsabili al governo portino l’Italia verso la rovina e che l’ondata di demagogia e pressappochismo travolga tutto, noi dobbiamo coprire lo spazio immenso che si è creato al centro». Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera e oggi senatore del gruppo delle Autonomie, è uno che di centro se ne intende e secondo lui è arrivata (o ritornata) l’ora che i «moderati si mettano al lavoro per occupare questo spazio. Che nel Paese vale più del 10%». E gli interlocutori possono essere tanti: da Matteo Renzi a Carlo Calenda fino a chi, dentro Forza Italia, non vuole morire salviniano.

Presidente davvero ritiene che in una fase di tripolarismo Lega, Pd, M5S ci sia la possibilità di un nuovo soggetto di centro?
«C’è uno spazio immenso, che è un delitto non coprire se non vogliamo che l’Italia resti vittima degli estremismi, dell’antieuropeismo e dei populismi. Per arrestare l’ondata di demagogia e di pressappochismo, dobbiamo capire che al centro ci sono praterie che vanno colmate. Gli italiani non possono essere lasciati nelle mani di irresponsabili che, senza alcuna cognizione di economia e di finanza, ci stanno portando a una guerra con l’Europa che per i nostri interessi sarà letale».

Quali segnali le danno questa convinzione?
«Io giro l’Italia e c’è tanta gente che chiede ai moderati di rimettersi in marcia. FI ondeggia ormai tra il vassallaggio a Salvini e la voglia di rinascere facendo qualcosa di più decoroso. Nel Pd Zingaretti sta facendo un lavoro serio, che non sottovaluto. Ma ci sono tanti elettori che il Pd non lo votano: alle Europee il Pd ha preso il 22% e, se pensiamo che Leu non ha presentato la lista, la somma è quella delle Politiche. Anche con qualche alleato, ma senza una massa critica diversa, i dem sono condannati alla testimonianza». [Continua a leggere]

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postato il 30 Maggio 2019 da redazione | in "Politica"

Ora nuovo centro alleato col Pd

La ricetta per battere la Lega: «Nella coalizione anche i delusi da Forza Italia»

L’intervista di Francesco Ghidetti pubblicata su Quotidiano Nazionale.

ESISTE al centro uno spazio enorme (da riempire) e i 5 Stelle rischiano grosso (ma non bisogna infierire sugli sconfitti). Pier Ferdinando Casini, 63 anni, bolognese senza se e senza ma, ha dedicato la sua vita alla politica. Ora siede a Palazzo Madama, in passato è stato il numero uno della Camera dei deputati e molto altro.
«Prima di discutere degli sconfitti, permettetemi un’osservazione. Queste elezioni dimostrano che lo spazio da conquistare al centro è largo e ampio. Se il Pd vuol tornare davvero protagonista, per contrastare la Lega, non ha che una via: realizzare una coalizione che convinca i moderati, i delusi da Forza Italia e quel 15-20 per cento in più che aveva votato Renzi cinque anni fa. A noi spetta il compito di organizzare una forza politica che va messa in campo senza autorizzazione preventiva di Zingaretti e che si allei col Pd e sia caratterizzata da una pluralità di soggetti».

Intanto, la politica italiana s’è persa i 5 Stelle…
«Non è mio costume infierire sugli sconfitti, fossi in loro non starei tranquillo. Perdere, nel giro di un anno, un voto su due è grave».
Ma sono finiti o no?
«Certo è che si sono infilati in un vicolo cieco o, comunque, in una via molto stretta».
Da cui è difficile uscire…
«Difficilissimo. Che fanno? Alzano i toni con il leader della Lega Matteo Salvini? Improbabile. Vanno a elezioni anticipate? Non è possibile perché dal 17 di domenica potrebbero crollare al 10».
La sua ricetta se fosse grillino quale sarebbe?
(risata). «Eventualità remota… A parte le battute, credo dovrebbero seguire un antico insegnamento del democristiano Emilio Colombo: calma, calma, calma. Dovrebbero prendere fiato perché per loro si annunciano tempi grami».
Ma più attenzione alla formazione della classe dirigente?
«Certo, anche se la questione non riguarda solo loro. Sia chiaro: non è che siano incapaci. Hanno molte ragazze e ragazzi bravi, ma di poca esperienza. Se la stanno facendo ora sul campo».
Il che spiega la catastrofe?
«No. I pentastellati hanno pensato di governare il Paese riempiendo il vuoto con un’incredibile arroganza. Come posseduti da un delirio di onnipotenza che ha portato scarsi risultati, direi».
In Sicilia, uno dei loro granai…
«La fermo subito. I granai non esistono più. Ora è tutt’altra storia. Basti guardare a che cosa è successo nella nostra Emilia-Romagna, con la Lega che diventa il primo partito».
E conta in Europa. Parecchio.
«La Lega non conta in Europa e si gioca una partita davvero difficile. In fondo, popolari e socialisti, le grandi famiglie europeiste, potranno ancora governare. Tanto è vero che il Carroccio chiede alleanze al Ppe, sa da soli i sovranisti non ce la faranno mai».
E il Pd?
«Rischia grosso se pensa di accontentarsi del recupero di chi aveva votato D’Alema e Bersani. Devono guardare al centro, altro che ‘operazione identitaria’ come sento dire… Proprio il contrario».
Zingaretti: pronti alle elezioni.
«Per far che? Per perdere e cambiare i gruppi parlamentari da ‘renziani’ ad ‘antirenziani’? Per restare a vita all’opposizione?».

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