postato il 10 Settembre 2021 | in "Esteri, Interventi, Politica"

11 SETTEMBRE, 20 ANNI DOPO

L’intervento in apertura dei lavori del convegno al Senato, in occasione dei 20 anni dagli
attacchi dell’11 settembre 2001

“Siamo tutti americani…”

Echeggiano ancora nella mia mente queste parole pronunciate da tanti di noi all’indomani del terribile attentato alle Torri Gemelle.

“Siamo tutti americani” non era solo un attestato di solidarietà per quella grande nazione sorella terribilmente colpita. Era qualcosa di più, la rivendicazione della superiorità morale dell’Occidente ferito da un terrorismo inedito che non esitava a strumentalizzare l’appartenenza religiosa per fini di guerra e di morte.

A distanza di 20 anni, la riflessione di oggi non può essere un mero evento rievocativo: essa si lega infatti alle immagini strazianti dei cittadini afghani attaccati ai carrelli degli aerei in decollo da Kabul: una sorta di resa dell’Occidente costellata da contraddizioni e errori.
Una ritirata che segna un cambiamento epocale che non può essere minimizzato.

Noi italiani e europei siamo chiamati a dare senso ai valori e agli ideali dell’Occidente – se ancora in essi ci riconosciamo – dando finalmente un’anima all’intuizione europea.

La storia chiama tutti noi ad assumerci ulteriori responsabilità e uscire da uno stadio di infantilismo politico che delega all’America e agli americani l’onere di essere attore globale.

Apriamo la riflessione odierna, a cui concorreranno i principali leader delle forze politiche, ancora una volta con un devoto omaggio a tutte le vittime del terrorismo e ai tanti caduti italiani che, in ogni scenario di guerra, in questi 20 anni hanno fatto onore all’Italia e ai nostri valori: abbiamo l’impegno morale di operare perché il loro sacrificio non sia stato vano.

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postato il 17 Agosto 2021 da redazione | in "Esteri, Politica, Rassegna stampa"

Afghanistan: Sono scene vergognose ed è anche colpa nostra. Tradita ogni promessa

L’intervista di Francesco Malfetano pubblicata sul Messaggero

«Ciò che sta capitando in Afghanistan è una vergogna mondiale, in particolare per l’Occidente. E una fetta di responsabilità, certo non preminente, è anche nostra. Non possiamo far finta che non sia così. Per che cosa abbiamo partecipato a questa coalizione? Per questo epilogo? No di certo». Non usa mezze misure Pierferdinando Casini, protagonista della storia della Democrazia Cristiana e oggi senatore di Per le Autonomie, che vede negli sviluppi drammatici della situazione a Kabul, con i talebani ormai al potere, la fine di un’epoca.

Presidente Casini, le immagini delle ultime ore mostrano cittadini in fuga, disperati al punto da attaccarsi ai carrelli degli aerei sperando di riuscire a scappare. Sono video che non avremmo mai voluto vedere. Al netto della tragedia, cosa rappresentano quelle immagini?
«Davanti a quei video la domanda vera che purtroppo dobbiamo porci è ha ancora un senso parlare di Occidente? L’Afghanistan e questo epilogo a me sembra abbiano liquidato il concetto stesso di Occidente, con tutti i suoi valori e i suoi sistemi. Siamo moralmente responsabili delle immagini che vediamo. Quella gente ha creduto che fosse possibile quello che noi abbiamo affermato e cioè che le donne potessero determinare il proprio futuro, potessero studiare, che i matrimoni combinati non fossero più all’ordine del giorno, che ciascuno fosse padrone del proprio corpo che non potesse essere usato a piacimento dei peggiori e più bestiali istinti, che la gente potesse votare. Abbiamo tradito tutto questo. Prima la scelta di Trump di negoziare a Doha con i talebani ponendo la premessa per la delegittimazione dei governi faticosamente costruiti, e poi l’attuazione di quella politica compiuta da Biden in queste settimane, getta un’onta di vergogna su tutti noi. Italia compresa. Non possiamo far finta che una fetta di responsabilità non sia nostra. Siamo stati parte di queste coalizioni». [Continua a leggere]

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postato il 14 Agosto 2021 da redazione | in "Spunti di riflessione"

Afghanistan: Un fallimento voler esportare la democrazia. Ora salvare gli afghani che ci hanno aiutato

Credibilità dell’Occidente a pezzi, è anche peggio del Vietnam

L’intervista a QN – Quotidiano nazionale a cura di Alessandro Farruggia

«Diciamolo chiaramente: la credibilità dell’Occidente nei confronti dei suoi alleati da questa vicenda esce a pezzi, molto peggio di quello che è capitato dopo il Vietnam». Il senatore Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera e presidente della interparlamentare italiana, guarda avanti e all’orizzonte vede nubi minacciose. E non solo per la probabile caduta di Kabul.
Sorpreso, senatore Casini, della Caporetto afghana?
«Come avevamo rilevato durante l’esame parlamentare era abbastanza prevedibile quel che sta capitando ed è una pagina critica per l’Occidente, per l’alleanza che ha sostenuto l’intervento in Afghanistan e anche per l’Italia, che ha avuto tanti caduti in questa missione. Purtroppo vediamo che si sta tornando a vent’anni fa. Siamo andati in quel Paese per difendere dei principi, per lottare contro il terrorismo e avviare un processo democratico, tutto questo oggi sembra essere azzerato. Tutti sono parte di questo fallimento, nessuno si può tirare indietro».
Andarsene all’improvviso, senza avere creato le condizioni perché il governo afghano potesse resistere all’offensiva talebana non contraddice proprio queste motivazioni?
«Certo. Un ritiro affrettato ha negato quanto faticosamente portato avanti in questi anni, e ha fatto liquefare le forze di sicurezza afghane. Ma la scelta è stata maturata prima da Trump e poi da Biden, per l’Italia sarebbe stato velleitario pensare di fare qualcosa di diverso che ritirarsi. Abbiamo tutti preso atto che questo era l’orientamento americano e non potevamo fare altro che adeguarci. Ma è chiaro che per il futuro non ci sarà più consentito gestire vicende come quelle dell’Afghanistan in questo modo».
Quale è stato l’errore fondamentale dell’intervento in Afghanistan?
«Aver voluto creare una democrazia a modello di quelle occidentali. L’esportazione della democrazia così come la intendeva George Bush è una cosa irrealizzabile. La gestione di operazioni simili è sempre fallimentare, guardiamo cosa è successo in Iraq, dove una delle ragioni della nascita dello stato islamico è stata l’emarginazione di tutta la componente sunnita che è stata spinta ai margini ed ha fatto da brodo di cultura per la nascita dello Stato Islamico. In Afghanistan abbiamo sbagliato i fondamentali, insediando una classe dirigente corrotta che non si è manifestata in grado di governare con le sue gambe. Finito il nostro supporto militare, i nodi sono subito venuti al pettine e tutto si è liquefatto. Abbiamo fallito sia sul fronte militare che civile e abbiamo prodotto un cartello di illusioni. O l’Occidente fa un esame di coscienza serio oppure rischia di regalare pezzi di mondo alle potenze emergenti. Ad esempio, io credo che il prossimo regime talebano farà sinergia con la Cina».
Che fare nell’immediato?
«Per la nostra credibilità la prima cosa da fare è almeno portare in salvo i nostri interpreti e tutti gli afghani che hanno aiutato l’Italia in questa missione. Io mi auguro che i ministri degli Esteri e della Difesa, e in questo senso il Parlamento ha avuto assicurazioni chiare, si attivino subito per mettere in sicurezza queste persone. È inutile fare discorsi sui massimi sistemi. Sarebbe particolarmente deprecabile se dopo tutto questo fallimento ci fosse anche l’incapacità nostra di soccorrere quelli che sono stati leali con noi e ora rischiano di pagare un pesantissimo prezzo. Se non ci riuscissimo sarebbe veramente una vergogna».

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