postato il 30 novembre 2017 | in "Economia"

Ospite di Otto e mezzo

Insieme a Marco Travaglio, nel programma di approfondimento di La7 condotto da Lilli Gruber in una puntata dal titolo “La verità sulle banche”

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Alla tavola rotonda organizzata dall’Istituto Affari Internazionali Roma, 24 luglio 2014 –... [Continua a leggere]



postato il 26 novembre 2017 da redazione | in "Economia, Rassegna stampa"

Banche: i manager non hanno pagato

Ora stop ai mega stipendi
L’intervista di Alessia Gozzi pubblicata su Quotidiano nazionale

UN GIOCO sporco nel quale troppi manager infedeli sono riusciti a farla franca occultando i propri patrimoni grazie alla complicità della politica e alle falle nei controlli.
È il quadro che sta emergendo dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche presieduta da Pier Ferdinando Casini. Due mesi di tempo e migliaia di documenti, con una missione impossibile: non cedere alle strumentalizzazioni politiche. È davvero dura abbassare i toni con i venti elettorali che soffiano…
«Una commissione d’inchiesta, avendo i poteri ma anche i doveri dell’autorità giudiziaria, dovrebbe eliminare qualsiasi strumentalizzazione politica. Purtroppo, a fine della legislatura, è una missione impossibile. Detto questo, abbiamo fatto un lavoro che nessuno poteva immaginare per intensità e costruttività».
L’ultima audizione, quella del dg del Tesoro, non ha soddisfatto nessuno. E lei?
«Nella mia veste di presidente devo essere equilibrato e vedere il bicchiere mezzo pieno ma, francamente, non è stata una performance brillante, su diverse domande è sembrato molto evasivo e sulla difensiva. Capisco il malumore tra i colleghi. Ma il vero confronto si avrà col ministro Padoan».
Tra le richieste ‘scottanti’ ci sono quelle di sentire Draghi e l’ex numero uno di Unicredit Ghizzoni. Che cosa ne pensa?
«La proposta di audire Draghi l’ha formulata solo il gruppo dei 5 Stelle. Una commissione d’inchiesta seria acquisisce il materiale relativo ai tempi in cui era governatore, ma evita di tirare in ballo il presidente della Bce, un signore che ha salvato l’euro e l’Europa. La cultura istituzionale è anche questa. Quanto a Ghizzoni, deciderà l’ufficio di presidenza dopo che avremo completato il tema Etruria. Francamente, se non fosse per le polemiche politiche sollevate, il tema sarebbe irrilevante».
In un primo bilancio del lavoro fatto finora, con lo scaricabarile che abbiamo visto tra Consob e Bankitalia, emerge che le cose così non funzionano…
«Che la Vigilanza abbia avuto delle falle e debba essere migliorata lo hanno ammesso gli stessi esponenti di Bankitalia e Consob, dai quali abbiamo avuto una collaborazione istituzionale notevole. Per questo, nel documento finale, non dobbiamo mettere solo critiche ma anche proposte concrete per prevenire altre crisi. Molte volte Bankitalia ha fatto esposti alle procure ma non tutte sono attrezzate per indagare reati così sofisticati: ci sarà bisogno di sezioni specializzate o di una procura nazionale contro i reati finanziari. Spesso, poi, il malaffare è stato possibile con la complicità della politica locale e di istituzioni finanziarie internazionali che si sono prestate al gioco sporco».
I manager sono bravi a nascondere i propri patrimoni…
«Finora abbiamo constatato che una quantità eccessiva di manager infedeli ha manipolato il mercato, alterando i dati reali delle aziende e vendendo prodotti tossici a risparmiatori deboli. Naturalmente, si sono premurati in tempo di occultare i loro patrimoni per rendere impossibili i doverosi risarcimenti ai truffati. Per non parlare di sproporzionati guadagni dei manager: non è possibile che in banche con pessime performance si prendano milioni per qualche mese. Anche questa è una riflessione seria che andrà fatta nelle conclusioni».
In questi giorni sono nate polemiche per la fuga di notizie sulle liste dei debitori, come risponde?
«Ho elementi concreti per ritenere che gli atti non siano usciti dalla commissione. Comunque, anche a nostra tutela, ho fatto un esposto alla procura di Roma. Ma mi meraviglio dell’ignoranza con cui si fa finta di non capire che la pubblicizzazione di questi atti non dipende da noi, che osserviamo uno specifico regolamento: la secretazione delle carte è decisa dalle fonti. Se poi qualcuno vuole fare la corrida…».
Molto materiale e poco tempo: pensate di riuscire a chiudere entro la legislatura?
«La quantità di carte che abbiamo ricevuto era preventivabile. Noi faremo il nostro dovere fino allo scioglimento del Parlamento e, poi, avremo comunque tempo per l’approvazione dei documenti finali».

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postato il 23 novembre 2017 da redazione | in "Economia, Rassegna stampa"

“Io non processo Consoli e Zonin”

E’ emerso un quadro sconcertante di corruzione e di prodotti tossici

L’intervista di Mattia Pertoldi pubblicata sul Mattino di Padova

L’indagine parlamentare dei crac di Veneto Banca e Popolare di Vicenza ha fatto emergere «un quadro sconfortante». Il flash è firmato da Pier Ferdinando Casini, presidente di quella Commissione d’inchiesta sulle banche che ha cominciato la sua analisi – e ormai l’ha conclusa per quanto riguarda gli istituti che toccano più da vicino il Nordest – proprio dalle ex Popolari venete.

Presidente, che quadro è emerso dalle vostre inchieste su Veneto Banca e Popolare di Vicenza?

«Sconfortante. Un quadro di corruzioni private e di tanti risparmiatori truffati cui sono stati collocati prodotti tossici. Risparmiatori che, in molti casi, non erano dotati di una cultura e di una professionalità sufficiente per valutare i rischi cui andavano incontro. Le audizioni, poi, hanno fatto emergere molte operazioni borderline come quelle legate alle cosiddette “baciate”, cioè a un sistema fatto di crediti elargiti in cambio dell’acquisto di azioni della banca. Senza dimenticare un sistema di controllo in cui non tutto ha funzionato a dovere. Direi che ce n’è a sufficienza per sostenere come questi siano esempi tipici di una crisi bancaria che non si dovrà ripetere. E il nostro compito è quello di offrire al legislatore le indicazioni giuste per evitare che in futuro si replichino episodi simili e garantire un sistema di prevenzione e controllo più efficace».

A fine ottobre aveva descritto la situazione che stava emergendo come “uno spettacolo non bello”. È emerso davvero un sistema di complicità quantomeno sospetto come hanno riportato i media in questi mesi?

«Mi sembra che questi aspetti siano già emersi nelle Aule di Tribunale. Il nostro compito non è quello di fare processi alle persone. Quelli si svolgono in Tribunale dove gli imputati possono difendersi. Noi dobbiamo analizzare i fatti da un punto di vista sistemico muovendoci, tra l’altro, in un orizzonte temporale molto limitato. Questa Commissione ha iniziato la sua operatività da un mese e ne avrà a disposizione più o meno un altro per una serie di inchieste che abbracciano la crisi delle ex Popolari, di Banca Etruria, Marche, Chieti e Ferrara oltre a Mps». [Continua a leggere]

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