postato il 16 dicembre 2017 | in "Economia, Rassegna stampa"

Banche: “Veleni da campagna elettorale. Io resto concentrato sui risparmiatori”

La sottosegretaria? Distinguere tra opportunità e conflitto d’interesse
L’intervista di Enrico Marro pubblicata sul Corriere della Sera

Cominciamo dal caso Boschi. Che ne pensa dell’audizione del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che ha rivelato dei suoi colloqui con l’allora ministra Maria Elena che riguardarono la crisi di Banca Etruria di cui era all’epoca vicepresidente il padre, Pierluigi Boschi?
«L’impatto sistemico del caso Boschi sui problemi delle banche italiane, se non fossimo già in campagna elettorale, sarebbe pari a zero», risponde il presidente della commissione d’inchiesta parlamentare sulle crisi bancarie, Pier Ferdinando Casini.

Non sta minimizzando?
«No, se parliamo delle migliaia e migliaia di risparmiatori ridotti sul lastrico».

Se parliamo invece di conflitto d’interessi?
«Per me un conto è l’opportunità, un conto il conflitto d’interessi. Finora quest’ultimo non è emerso. Vegas ha detto chiaramente che la Boschi non ha fatto pressioni». [Continua a leggere]

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postato il 30 novembre 2017 da redazione | in "Economia"

Ospite di Otto e mezzo

Insieme a Marco Travaglio, nel programma di approfondimento di La7 condotto da Lilli Gruber in una puntata dal titolo “La verità sulle banche”

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postato il 26 novembre 2017 da redazione | in "Economia, Rassegna stampa"

Banche: i manager non hanno pagato

Ora stop ai mega stipendi
L’intervista di Alessia Gozzi pubblicata su Quotidiano nazionale

UN GIOCO sporco nel quale troppi manager infedeli sono riusciti a farla franca occultando i propri patrimoni grazie alla complicità della politica e alle falle nei controlli.
È il quadro che sta emergendo dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche presieduta da Pier Ferdinando Casini. Due mesi di tempo e migliaia di documenti, con una missione impossibile: non cedere alle strumentalizzazioni politiche. È davvero dura abbassare i toni con i venti elettorali che soffiano…
«Una commissione d’inchiesta, avendo i poteri ma anche i doveri dell’autorità giudiziaria, dovrebbe eliminare qualsiasi strumentalizzazione politica. Purtroppo, a fine della legislatura, è una missione impossibile. Detto questo, abbiamo fatto un lavoro che nessuno poteva immaginare per intensità e costruttività».
L’ultima audizione, quella del dg del Tesoro, non ha soddisfatto nessuno. E lei?
«Nella mia veste di presidente devo essere equilibrato e vedere il bicchiere mezzo pieno ma, francamente, non è stata una performance brillante, su diverse domande è sembrato molto evasivo e sulla difensiva. Capisco il malumore tra i colleghi. Ma il vero confronto si avrà col ministro Padoan».
Tra le richieste ‘scottanti’ ci sono quelle di sentire Draghi e l’ex numero uno di Unicredit Ghizzoni. Che cosa ne pensa?
«La proposta di audire Draghi l’ha formulata solo il gruppo dei 5 Stelle. Una commissione d’inchiesta seria acquisisce il materiale relativo ai tempi in cui era governatore, ma evita di tirare in ballo il presidente della Bce, un signore che ha salvato l’euro e l’Europa. La cultura istituzionale è anche questa. Quanto a Ghizzoni, deciderà l’ufficio di presidenza dopo che avremo completato il tema Etruria. Francamente, se non fosse per le polemiche politiche sollevate, il tema sarebbe irrilevante».
In un primo bilancio del lavoro fatto finora, con lo scaricabarile che abbiamo visto tra Consob e Bankitalia, emerge che le cose così non funzionano…
«Che la Vigilanza abbia avuto delle falle e debba essere migliorata lo hanno ammesso gli stessi esponenti di Bankitalia e Consob, dai quali abbiamo avuto una collaborazione istituzionale notevole. Per questo, nel documento finale, non dobbiamo mettere solo critiche ma anche proposte concrete per prevenire altre crisi. Molte volte Bankitalia ha fatto esposti alle procure ma non tutte sono attrezzate per indagare reati così sofisticati: ci sarà bisogno di sezioni specializzate o di una procura nazionale contro i reati finanziari. Spesso, poi, il malaffare è stato possibile con la complicità della politica locale e di istituzioni finanziarie internazionali che si sono prestate al gioco sporco».
I manager sono bravi a nascondere i propri patrimoni…
«Finora abbiamo constatato che una quantità eccessiva di manager infedeli ha manipolato il mercato, alterando i dati reali delle aziende e vendendo prodotti tossici a risparmiatori deboli. Naturalmente, si sono premurati in tempo di occultare i loro patrimoni per rendere impossibili i doverosi risarcimenti ai truffati. Per non parlare di sproporzionati guadagni dei manager: non è possibile che in banche con pessime performance si prendano milioni per qualche mese. Anche questa è una riflessione seria che andrà fatta nelle conclusioni».
In questi giorni sono nate polemiche per la fuga di notizie sulle liste dei debitori, come risponde?
«Ho elementi concreti per ritenere che gli atti non siano usciti dalla commissione. Comunque, anche a nostra tutela, ho fatto un esposto alla procura di Roma. Ma mi meraviglio dell’ignoranza con cui si fa finta di non capire che la pubblicizzazione di questi atti non dipende da noi, che osserviamo uno specifico regolamento: la secretazione delle carte è decisa dalle fonti. Se poi qualcuno vuole fare la corrida…».
Molto materiale e poco tempo: pensate di riuscire a chiudere entro la legislatura?
«La quantità di carte che abbiamo ricevuto era preventivabile. Noi faremo il nostro dovere fino allo scioglimento del Parlamento e, poi, avremo comunque tempo per l’approvazione dei documenti finali».

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