In una playlist di tre video la figura del Santo Padre nelle parole di Pier Ferdinando Casini: il ricordo di oggi, alla vigilia della beatificazione, ed il discorso da Presidente della Camera in occasione della storica visita al Parlamento italiano del 14 novembre 2002.
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Pubblichiamo l’intervista a Pier Ferdinando Casini su ‘la Repubblica’ di Francesco Bei
Reduce dalla battaglia parlamentare contro la prescrizione breve, Pier Ferdinando Casini è volato subito a Panama per partecipare alla 124esima conferenza dell’Unione interparlamentare. Al telefono commenta la notizia del giorno, il segnale di Napolitano sul processo breve.
Nella sua dichiarazione di voto contro la prescrizione breve lei pronosticava che questa ennesima legge ad personam “non reggerà alle successive verifiche istituzionali”. Adesso Napolitano annuncia che valuterà gli effetti della legge.
«Il presidente della Repubblica, applicando la Costituzione, si riserva un esame approfondito del testo. È un suo diritto-dovere. E non dimentichiamoci la seconda verifica, quella della Corte costituzionale. I compiti di queste due istituzioni di garanzia sono diversi, ma è così che funziona un sistema con pesi e contrappesi».
Si aspetta che la nuova legge sul processo breve venga bocciata o dal capo dello Stato o dalla Consulta?
«Non mi permetto di entrare in valutazioni che non mi competono. Faccio soltanto notare al presidente Berlusconi e alla maggioranza che il nostro sistema si basa su un principio molto chiaro: non è vero che chi vince le elezioni diventa il padrone del paese e può fare tutto quello che vuole».
La giornata di mercoledì alla Camera vale anche come lezione per l’opposizione?
«Ormai è chiaro che ci sono diverse linee. Da una parte c’è chi, magari per paura, sulla giustizia vuole lasciare tutto così com’è. Dall’altra chi, come noi, accetterebbe una vera riforma della giustizia e, per certi versi, persino la sollecita». [Continua a leggere]
«Sulla giustizia il premier ha l’onere della prova. Allearci col Pd? Il no è programmatico»
Pubblichiamo l’intervista de ‘la Stampa’ a Pier Ferdinando Casini di Carlo Bertini
Capisco che Bersani sospetti che quella di Berlusconi sia tutta una finta, ma sulla giustizia lo invito a lasciare l’Aventino agli sfascisti di professione, per trattare a viso aperto, come è compito di una vera sinistra riformista». Proprio mentre da piazza del Popolo Nichi Vendola sostiene che la prima riforma da fare «è liberarci di Berlusconi», Pierferdinando Casini sfida invece il leader Pd «a giocare insieme questa partita della verità e a riprendere la sfida della Bicamerale per lasciare al Cavaliere l’onere della prova che fa sul serio».
Certo con il no al dialogo e il ricorso alla piazza si allarga il solco tra Pd e Nuovo Polo. Lo farete mai un vero accordo elettorale? «Come tutti i leader politici, Bersani è sensibile alle esigenze della propaganda e con la reiterazione della Santa Alleanza spera di prendere più voti nell’elettorato moderato. Ma noi sappiamo bene che un Terzo polo che nascesse con un’alleanza col Pd finirebbe per essere immediatamente subalterno. E nella migliore delle ipotesi subiremmo la sorte che toccò alla Margherita negli anni passati». [Continua a leggere]
Portare in Aula il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sul caso Ruby è una grandissima forzatura della maggioranza. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità, la maggioranza quella di un voto strumentale e sbagliato. Tuttavia, l’Aula è sovrana e non ci sono vie di fuga. Il voto sarà palese e tutto avverrà nella massima trasparenza.
Pier Ferdinando
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Per dar vita a un governo di responsabilità più ampio abbiamo chiesto a Berlusconi di dimettersi prima o dopo il voto alla Camera.
Ha ritenuto di non ascoltare il nostro consiglio. Peraltro ha ottenuto la fiducia che voleva per tre voti e ora ha solo il dovere di governare. Se non sarà in grado di farlo si è lasciata aperta solo una strada: costringere irresponsabilmente il Paese alle elezioni.
Sia chiaro che in quel caso siamo pronti a presentare agli italiani una proposta di governo alternativa al Pd e al Pdl.
Signor Presidente, io non parlo perché, poiché non offendo nessuno e mai l’ho fatto in quest’Aula, vorrei parlare con il Presidente del Consiglio.
Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, mi è sembrato, nelle parole pronunciate ieri dal Presidente del Consiglio al Senato e poi alla Camera, di sentire spartiti e melodie già visti, evocazioni di tradimenti e di ribaltoni, soliti anatemi contro la sinistra, programmi mirabolanti, come se lei venisse dalla luna e non avesse governato negli ultimi dieci anni.
Non una parola, signor Presidente, nemmeno accidentale, di autocritica. Non un gesto concreto, che desse valore al proposito di unire i moderati in un rinnovato patto di legislatura. Infatti, onorevoli colleghi, se si intende riunificare i moderati in questa legislatura o nella prossima, non bisogna lasciare questo evento al catalogo delle buone intenzioni, bisogna compiere degli atti politici affinché questo si verifichi. [Continua a leggere]
Se Berlusconi ha a cuore la riunificazione dei moderati, vada a dimettersi prima del voto alla Camera, altrimenti i suoi sono soltanto dei propositi ipocriti. Il suo è stato un discorso ottimo, ma per essere credibile mancava solo un chiarimento: la ragione per cui non si va a dimettere. Si è scatenata una caccia all’ultimo voto, e Berlusconi doveva dire un’ultima frase: ‘Ritenendo inutile una contabilità parlamentare che tutt’al più mi darà un voto di maggioranza, mi vado a dimettere’.
Se lo farà, avrà la possibilità concreta di fare un appello più ampio, di chiedere un governo di responsabilità, altrimenti si va verso un governo al buio. Il voto in più alla Camera servirà per andare alle elezioni, non certo per governare.
Bisogna riformare la legge elettorale e questo lo sanno tutti, ma evitiamo la contrapposizione tra Camera e Senato. Il fatto che il Senato abbia voluto a tutti i costi prendersi la paternità dell’iniziativa vuol dire che a Palazzo Madama pensano di farcela.
Bravi. Beati loro. Ma andiamo avanti perché la legge va cambiata.
Pier Ferdinando
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Signor Presidente, questa giornata segna l’epilogo di una stagione caratterizzata dall’odio, dai ricatti, dai dossier, da troppi rancori verso istituzioni e verso uomini colpiti anche nei loro affetti più intimi. Una stagione triste, che speriamo si chiuda oggi, perché ha disgustato gli italiani, alle prese con problemi più seri: disoccupazione, aziende che non riaprono, rifiuti che ricompaiono nelle strade, alluvionati siciliani o terremotati abruzzesi ancora nel dramma, famiglie che vedono assottigliarsi le riserve dei loro risparmi.
Noi continuiamo per la nostra strada, che è quella dell’opposizione repubblicana, che coincide con la strada della responsabilità, che nulla ha a che fare con le strade del trasformismo che a nostro parere sono il cancro della vita democratica. [Continua a leggere]
Cita cose condivisibili ma che non sono state fatte
Quello di Berlusconi è stato un discorso pieno di buoni sentimenti e di propositi, da primo giorno di scuola.
Peccato che sono passati 18 anni. Se lo avesse fatto nel ’94 sarebbe stato più credibile, nel senso che la maggior parte delle cose che ha detto, in realtà, non sono state fatte e gli obiettivi che si è proposto, molti dei quali condivisibili, non sono stati raggiunti. Sono solo parole.
Sono emblematici i casi della Salerno-Reggio Calabria e della Statale ionica che lui ha citato come esempio del ‘buon governo’. Proprio stamattina, in Commissione, sono stati tagliati quei fondi. Almeno si informasse.
Pier Ferdinando
Pubblicato da Pier Ferdinando Casini | su: Facebook
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