Ospite di Otto e mezzo
postato il 27 Aprile 2011Allo spazio di approfondimento politico di La7 condotto da Lilli Gruber, con la partecipazione di Marcello Sorgi.

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Allo spazio di approfondimento politico di La7 condotto da Lilli Gruber, con la partecipazione di Marcello Sorgi.

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Nel bilaterale di oggi con la Francia l’Italia ha perso 4 a 1: abbiamo perso sulla Libia, sul nucleare, sull’operazione Lactalis e sull’immigrazione. Almeno abbiamo incassato il sostegno a Draghi alla Bce, ma è solo un pannicello caldo.
Pier Ferdinando
Bersani sa bene che oggi una grande alleanza significa solo fare un gigantesco favore a Berlusconi. Il problema di Berlusconi non e’ la sinistra ma e’ che certe cose le dicano moderati che fino a ieri sono stati con lui. Una grande alleanza contro Berlusconi e’ esattamente quello che lui auspica.
Pier Ferdinando
Il Presidente della Repubblica deve unire, lui invece divide
Silvio Berlusconi non è un uomo adatto a fare il Presidente della Repubblica perché il Capo dello Stato deve unire. Il grande successo di Napolitano è che tutti sanno che è un uomo di sinistra, ma da Presidente è diventato un pater familias. Berlusconi, dopo aver pervicacemente diviso il Paese, difficilmente potrà fare il Presidente della Repubblica.
Pier Ferdinando
Pubblichiamo l’intervista a Pier Ferdinando Casini su ‘Il Messaggero’ di Carlo Fusi
«Rivincita? No guardi, il passato è passato e io non ho bisogno di coltivare sentimenti di quel tipo: sarebbe un atteggiamento meschino che non mi appassiona. Certo, che il Pdl sia nel caos è sotto gli occhi di tutti, e che stavolta Buttiglione, Casini o Fini non c’entrano. Da un punto di vista strettamente politico, che Berlusconi navighi nelle difficoltà non mi dispiace così tanto; ma da quello del Paese il fallimento del premier mi preoccupa perché rischia di essere un altro serio colpo alla credibilità delle istituzioni». Insomma Pier Ferdinando Casini non è interessato a vendette: piuttosto intende dimostrare che le scelte fatte sono quelle giuste. A partire dalla nascita del Terzo Polo. «Il malinteso di fondo, nel quale Berlusconi davvero crede mi verrebbe da dire: in buona fede – è che chi vince le elezioni poi può disporre come vuole del Paese. Non è ovviamente così. E’ questo il peccato originale del berlusconismo. Lei prima mi chiedeva di rivincite. Bene, le dico questo: il fallimento del Cavaliere si acuisce perché si è progressivamente contornato di una maggioranza di yes-men che mano a mano gli ha tolto ogni freno inibitorio. Questo a dimostrazione che il nostro ruolo in alleanza con lui è stato storicamente importante perché ha consentito di temperare gli animai spirits più profondi del berlusconismo».
Tra cui c’è il populismo, come avete detto tante volte. E altrettante sostenete che bisognerebbe parlare di cose vere: ce l’ha con la scossa in economia di cui si è persa traccia?
«E’ sparita. Perché non sanno che pesci prendere. Perché quando si vive di demagogia si fanno le pentole ma non i coperchi. Quando il ministro Tremonti, peraltro uno dei migliori della compagine governativa, spiega che i controlli sulle aziende sono asfissianti dopo che lui è stato titolare dell’Economia per sette degli ultimi dieci anni: beh è surreale, sembra che venga dalla Luna. Il problema vero è che si alimentano le paure e i bisogni dei cittadini per bisogno di spot, non per risolvere i problemi. Berlusconi è un grande venditore e continua a vendere, ma dopo vent’anni da vendere non è rimasto più nulla. Neanche i sogni». [Continua a leggere]
Il governo non idee né sull’acqua né sul nucleare, se non quella di ovviare al terzo quesito, ovvero quello sul legittimo impedimento. Sull’acqua l’Authority potrebbe anche essere una buona idea, ma un giorno dicono una cosa per poi smentirla l’indomani, con una disinvoltura che la dice lunga. Ormai è un governo che ha perso la bussola.
Pier Ferdinando
Ho apprezzato lo spirito della proposta di Walter Veltroni per un’alleanza, ma dico no grazie: noi balliamo da soli.
Il Terzo polo è un’iniziativa politica nuova che non si concilia con la difesa del bipolarismo che Veltroni porta avanti.
Siamo di fronte a un bipolarismo selvaggio in cui Berlusconi e’ il migliore alleato del popolo viola, perché ha bisogno di quella piazza per tenere alto il livello di tensione nel Paese e per tirare fuori ogni giorno nuove proposte che minano l’equilibrio dei poteri tipico dei sistemi democratici. Il bipolarismo e’ fallito e non si può chiedere al Terzo polo di rinunciare a un’opzione vincente.
Pier Ferdinando
Il governo è alla frutta, ossessionato anche dal Terzo polo
C’è un governo che non governa e che non affronta i temi dell’economia. Il piano nazionale di riforme che hanno presentato è un decalogo di buone intenzioni ma non c’è lo slancio necessario, non c’è l’assunzione di responsabilità per riprendere la strada dello sviluppo, e se il Paese non si sviluppa ci sono più giovani disoccupati, più donne disoccupate, più disoccupati nel Mezzogiorno. È un elenco di buoni propositi che non si capisce come si potrà realizzare.
Intanto il governo è impegnato a creare leggi particolari sulla giustizia, e oggi alle varie ossessioni ha sommato anche quella sul Terzo polo. Perché mi sembra che oltre alle leggi ad personam stiano cercando di trovare anche leggi contra personam ed entità politiche.
Non sono affatto preoccupato, questo serve solo a far capire agli italiani come siano alla frutta. Purtroppo pero’ alla frutta portano anche tutto il Paese, perché vediamo uno stato di lacerante contrapposizione e di sostanziale paralisi su ogni tema fondamentale.
Pier Ferdinando
La notizia comincia a fare capolino sui giornali solo ora, ma il disegno di legge per modificare la legge elettorale del Senato è stato presentato il 5 ottobre 2010 e sta per essere esaminato dalla Commissione Affari istituzionali. Il disegno di legge 2356, di cui primi firmatari sono il vice capogruppo al Senato del Pdl Gaetano Quagliariello e il senatore Lucio Malan, consta di quattro articoli che sostanzialmente prevedono l’introduzione di un premio di maggioranza di 45 senatori per la coalizione vincente da ripartire su base regionale. Il “su base regionale” è estremamente importante perché metterebbe al sicuro il ddl da giudizi di incostituzionalità dato che l’articolo 57 della Costituzione dice esplicitamente che “il Senato è eletto a base regionale”. E’ evidente l’intento degli strateghi del Cavaliere che, dopo aver confezionato una “riforma” della giustizia su misura, pensano ora ad una riforma elettorale che metta fuori gioco definitivamente il Nuovo Polo di Casini, Fini e Rutelli.
I sondaggi di tutti gli istituti, infatti, dicono che in caso di elezioni al Senato non vincerebbe nessuno e dunque la coalizione formata da Udc, Fli, Api ed Mpa sarebbe determinante per formare qualsiasi maggioranza, così gli esperti del Cavaliere, considerato che le elezioni anticipate sono sempre dietro l’angolo, si sono dati la priorità di rendere inoffensivo il Nuovo Polo, e la maniera migliore sembra proprio quella di fare una legge elettorale che, con la scusa della governabilità, favorisca l’alleanza Pdl-Lega assicurando un cospicuo premio di maggioranza anche al Senato. Senza entrare nel merito della legge elettorale, ciò che è raccapricciante è la logica che c’è dietro a questa proposta ovvero l’idea che per trarre ovvi vantaggi si possa, a colpi di maggioranza, cambiare le regole, quelle regole che in un Paese normale andrebbero scritte insieme da tutte le forze politiche. Nemmeno un bambino che gioca a nascondino, e sta per essere scoperto, si sognerebbe di cambiare le regole del gioco. La scadente classe politica e il recente mercato delle vacche avrebbero dovuto spingere verso una riforma elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentati, invece si pensa solamente al modo di vincere facilmente le elezioni e di continuare ad avere la possibilità di mandare in Parlamento fedeli servitori, nani e ballerine. Tutto perfettamente e tristemente in linea con la lunga lista di leggi ad personam: l’interesse non è più quello collettivo, ma quello del Capo. Ed ora il Capo vuole vincere le elezioni.
“Riceviamo e pubblichiamo” di Adriano Frinchi
Montezemolo e Marcegaglia scendano in campo
Pubblichiamo l’intervista a Pier Ferdinando Casini su ‘Il Corriere della Sera’
di Paola Di Caro
ROMA — Silvio Berlusconi «sbaglia su tutto» . Ma su un punto «dice una cosa vera: in una situazione come quella che stiamo vivendo, è doveroso restituire la parola agli elettori» . Non è sfuggita a Pier Ferdinando Casini l’ipotesi formulata dal premier due giorni fa. Anzi, il leader dell’Udc la rilancia come unica via d’uscita possibile da una legislatura che, a suo giudizio, ha ormai bisogno di una «verifica».
Lei auspica il voto, ma una maggioranza in Parlamento c’è.
«È vero, ma chiedere agli italiani il loro parere su quello che è successo negli ultimi mesi serve a tutti» .
Pensa davvero che serva a Berlusconi?
«Beh, al suo governo sì, se è vero che è stato lo stesso Berlusconi ad evocare il voto. Il Cavaliere dopo 20 anni è finalmente riuscito a realizzare il suo desiderio: contornarsi di una maggioranza “aziendale”in cui nessuno dice non dico no, ma neanche “nì”, una maggioranza di “pigmei”. E infatti, lui stesso se ne rallegra: “Adesso — dice in continuazione — posso finalmente fare quello che voglio…”. Beh, visto che agli elettori nel 2008 era stata prospettata un’idea diversa di centrodestra, vogliamo chiedere cosa ne pensano di questa evoluzione?». [Continua a leggere]